STUDIO APERTO LIVE, OVVERO COME FARE UN PROGRAMMA SU UN MARCIAPIEDE


Per la serie: per parlare di attualità, rechiamoci direttamente sul luogo (del delitto). Non che l’idea sia brutta, per carità. L’informazione on-the-road permette al telespettatore di legare ciò che viene detto direttamente al luogo a cui il giornalista si riferisce. Una mossa che consente così di contestualizzare le notizie, o, in questo caso, un intero speciale, dedicato al pianeta transessuale.

La mossa è di Studio Aperto Live, appendice della testa giornalistica di Italia 1 capeggiata dal buon Mario Giordano, che settimanalmente, ogni sabato sera dopo la mezzanotte, si occupa per circa un’ora e mezza di un argomento specifico, direttamente da una piazza o da un luogo simbolo di ciò che la giornalista, sola in video ma circondata in silenzio dai tecnici di produzione in formato ambulanti, narra, lanciando i vari servizi. L’impostazione ricalca il settimanale Lucignolo, se non per la vena più seria data alla trasmissione, e l’enfasi di mistero e drammaticità che Gabriella Simoni (non in versione dj) si porta dietro dalle missioni di guerra e che rigetta spontaneamente allo spettatore parlando del caso Cogne, o dei ragazzi di Scampia, per finire, ieri sera, collegata da una piazza mezza a luci rosse di Milano per puntare il riflettore (la produzione ne porta solo uno) sul mondo transessuale, a due passi o due angoli dai marciapiedi calpestati da simpatiche signorine firmate o no che cullano la propria clientela. La Simoni, dall’espressione molto seria, snocciola via via i filmati: dal solito video in esclusiva che riprende l’incontro tra una transessuale ubriaca e il proprio magnaccia, alle candid in stile Le Iene che riprendono saluti e baci tra Silvia, una trans che soggioga i clienti nel proprio appartamento, e il cliente di turno, ripreso tra convenevoli e dichiarazioni di identità (generalmente è sposato, con figli). I clienti vanno da Silvia eccitati dalla sua ambiguità: due sessi in uno, oppure una con due sessi. E’ l’attrazione che non si può svelare, ma che qui si concretizza per cifre che vanno da 50 ad oltre 100 euro, dipende naturalmente dall’intensità e dal servizio che il cliente vuole avere. In un giorno si passa dai 500 ai 1000 euro, senza problemi. Manca solo che prima o poi esca Giulio Golia.

La Simoni parla muovendosi completamente, come una trottola alla ricerca di un equilibrio che non troverà mai, il paesaggio alle sue spalle di conseguenza muta, raccoglie le macchine che passano, i viali, i segnali stradali. La sensazione di straniamento inizia a farsi sentire, un po’ come quando ci si gira su se stesso per qualche secondo e ci si riferma di scatto. Si passa poi a catalizzare l’attenzione su storie di persone che hanno attuato in sè la tanto agognata mutazione sessuale, rivolgendosi ad un intervento chirurgico, oppure sposando quella donna che in un corpo estraneo non avrebbero potuto fare (alcuni filmati arrivano direttamente da Il Bivio di Ruggeri, che spesso ha trattato casi del genere), con tanto di commento a faccia pixelata della figlia di un trans 10 anni e, come dice il servizio, già adulta. E’ l’emancipazione del dolore. E il raggiungimento di una felicità che sembra isolare il trans dalla vita comune.

Come per qualsiasi programma che va a ficcare il naso in ciò che viene taciuto o nascosto, lo spettatore ha sempre l’ansia di vedere prima o poi immagini strane, di fatti che non pensava potessero accadere, o di quei fatti che volontariamente non approfondiamo perchè non sposano la nostra psiche. A dire il vero, la Simoni aiuta a mantenere alta la tensione. E l’ascolto lievita. Come leggiamo da Mediaset.it, il programma "è stato seguito da 1.593.000 telespettatori con il 24.51% di share", segnando l’ascolto record. Sarà merito del fattore trans (già traino di Striscia La Notizia per il Grande Fratello delle ambiguità firmata Platinette) o semplicemente di una formula (nuova?) di infotainment che assuefà lo spettatore riportandolo ad una realtà da giallo?

La Simoni chiude la trasmissione (in diretta), da quel momento la telecamera principale inquadra lo smantellamento del teatrino, i baci, gli abbracci e le strette di mano tra i membri di produzione, si coglie l’uomo del faretto. Lo show è finito, si ritorna alla realtà. Sorrisini per dire: ok, anche questa volta ce l’abbiamo fatta, che fatica.

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4 responses to “STUDIO APERTO LIVE, OVVERO COME FARE UN PROGRAMMA SU UN MARCIAPIEDE”

  1. anonimo says :

    Perdonami la franchezza ma il fatto che Studio Aperto Live abbia raggiunto risultati così alti soltanto per essere “andato a put…” è davvero sconfortante. Ci riflettevo proprio ieri, vedendo i dati d’ascolto, e ho pensato tra me e me: … LUCAS

  2. anonimo says :

    “è proprio vero che la gnocca paga sempre” (non era venuto scritto) 🙂 LUCAS

  3. anonimo says :

    Per la verità il programma raccoglie sempre risultati lusinghieri in termini di ascolti. Ciao.

  4. sbirciolo says :

    Dalle ricerche fatte, mi risulta che questa puntata in particolare abbia segnato uno share così alto, del 24%.
    Puntata dell’11/02/2006: tema: SOTTOMESSI – tensioni internazionali con i musulmani: 8,23% di share
    Puntata del 05/02/2006: tema: MAMME ASSASSINE – vicenda di Cogne e oltre: 16,96% di share
    Puntata del 15/01/2006: tema: BESTIE DI SATANA: 13,60% di share.
    Siccome il programma non è andato in onda regolarmente ogni sabato, questi sono comunque i risultati riportati sul sito di Mediaset.
    Come si vede (quanto odio però che a parlare siano per forza i numeri…), i trans tirano.

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