DESPERATE HOUSEWIVES, LA POGGIALINI ALL'ATTACCO SU SORRISI & CANZONI


Così scrive la critica televisiva Mirella Poggialini nella sua rubrica La Pagella Di Mirella su Sorrisi & Canzoni TV in merito alla seconda serie di Desperate Housewives (lunedì, ore 21.00, FoxLife).

5 alla nuova serie di Desperate Housewives, ora su FoxLife di Sky. Le serie successive alla prima rischiano, come in questo caso, di cristallizzare tipi e temi: le protagoniste sono più macchiette, costrette in ruoli che che interpretano meccanicamente, la sceneggiatura non vola alto, si ripete e lascia dei vuoti. Ora appare una sit-com come tante altre, non è più una sorpresa.

Mirella Poggialini (critico televisivo del quotidiano Avvenire), La Pagella Di Mirella, Sorrisi & Canzoni TV n.10, 2006

Prendo spunto da questa osservazione per analizzare la seconda serie di Desperate Housewives, in onda ora solo su FoxLife (canale 111 di Sky), telefilm-comedy capace, nella prima stagione, di incollare al video telespettatori di mezzo globo. Le aspettative, d’altronde, sono forti, e qualsiasi telespettatore, dopo essersi gustato 23 episodi tutti quanti intensi e ironici, pretende di assistere ad un prosieguo ancora più coinvolgente. E’ il castigo che attanaglia qualsiasi produttore/autore che ha raggiunto il successo planetario, e che non può più fallire, dopo aver messo in atto il colpaccio della vita. Marc Cherry, mente pulsante della serie, è già stato attaccato dalla critica americana, che non ha molto gradito i primi episodi della seconda serie, meno incisivi e creativi, e ha puntato il dito contro l’eccessiva attenzione del produttore verso un nuovo serial, al quale si sta dedicando, a discapito delle casalinghe disperate. Come da copione, Cherry ha subito rigettato le accuse al mittente, ma è innegabile che, ahimè, fin dalle primissime puntate, si senta un po’ il fiato corto. E lo dico con sconfortante schiettezza benchè, io stesso primo fan di Desperate, cerchi continuamente di sublimare gli episodi, che per la verità non appaiono così strepitosi. Manca, senza dubbio, il filo di mistero che lega tutte le vicende, rimanendo continuamente in background. D’accordo, c’è la famiglia Applewhite, che custodisce in cantina il proprio segreto, ma è un segreto a sè stante, incapace di strutturare una narrazione di più ampio respiro (anche perchè nel giro di due episodi il mistero si esaurisce). Le casalinghe (e questo è un punto mosso dalla critica americana) appaiono a loro volta isolate, non più unite dalla ricerca della verità che ha fatto fuori la loro quinta collega, Mary Alice Young. Ognuna si culla all’interno delle proprie vicende personali, che le portano agli opposti, crocifiggendole nel proprio ambiente di vita.

La sceneggiatura rimane attenta, caparbia, ma perde a livello narrativo, come già spiegato. Ogni scena termina con un’azione, e dalla stessa azione (in un contesto diverso) ha origine una nuova scena, e questo è un elemento che non mancherò mai di sottolineare. A tratti prevale la noia, per poi venire bruscamente interdetti da una mirabolante gag, dal richiamo di un doppio senso o da una macchina di verità che decide lei stessa come portare avanti la narrazione. Non mancano lampi di genio, ma si sente la lontananza di un copione serrato che aveva reso indimenticabile la prima serie del telefilm. Eviterei però il termine sit-com, se va a cogliere quel genere di commedia alla Casa Vianello che trionfò in tv negli anni Novanta. Non siamo ancora a quel livello, e credo proprio che neppure alla lontana si corra il rischio di sfiorarlo. Sicuramente la sorpresa non è più l’elemento portante, a livello narrativo. In ogni momento si aspetta un colpo di scena, e non sempre se ne esce soddisfatti. Teri Hatcher, la splendida Susan Mayer, conferma il suo talento e dona fantasia: è la più pagata ma paga molto in termini di spettacolo. Le altre 3 non sono da meno, certo. Dicono che vanno avanti da sole, senza interlacciare l’una con l’altra per non riabilitare tensioni e invidie. Non ci volevo credere, ma favorire l’assolo delle casalinghe non porterà tanto lontano. Aspettiamo ancora un po’ e giudicheremo.

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2 responses to “DESPERATE HOUSEWIVES, LA POGGIALINI ALL'ATTACCO SU SORRISI & CANZONI”

  1. anonimo says :

    Io ho visto in questi giorni la seconda serie di DH e l’ho trovata bella e divertente come la prima se non di più, l’unica nota stonata è il mistero di casa Applewhite.

  2. sbirciolo says :

    Rispetto alla prima serie, ineccepibile e magistrale, direi che salta subito all’occhio che ci sia qualcosa di diverso, anche se non è facile individuare subito le differenze e i motivi di una visione che, personalmente, non rispecchiava quella legata alla prima serie. Sicuramente è mancato l’intrigo, almeno uno forte che rimanesse di base alle varie vicende, generando inconsapevolmente altre – la morte di Mary Alice che poi si incrocia con quella della Huber – e alcuni temi forti capaci di ripercuotersi in un respiro temporale più ampio – come la perversione sadomaso di Rex.
    Il mistero Applewhite non riesce ad intrecciarsi perfettamente con le vicende delle casalinghe, che rimangono comunque invischiate in episodi spesso futili e poco convincenti. Soltanto nel finale di stagione 2, a mio parere, DH si riprende, recuperando la vena degli albori, anche se il finale rimane una spanna dietro quello memorabile della prima mandata di episodi.

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