ROME / SERVE UNA CENSURA AL QUADRATO?


La fiction Rome, che ha esordito con modestissimi risultati venerdì sera su RaiDue, com’era prevedibile, fa discutere. O meglio, continua a far discutere, visto che già il suo arrivo in Italia era stato accompagnato dalla scia di tragressione in formato video, che era inizialmente sbarcata in America e poi in Inghilterra e che apparteneva propriamente alla Roma imperiale della quale HBO (canale via cavo USA, dove la fiction va in onda interamente), BBC e Rai Fiction hanno tentato di ricrearne l’atmosfera. Non è bastato costruire una fiction parallela a quella più esplicita andata in onda al di fuori dai nostri confini. No. Troppe scene crude, violenze, orgasmi. La depurazione istituzionale, che cercava di spazzare le ultime polemiche, invece le ha rimesse in circolo doppiamente, prima per la troppa censura, poi per una censura non corretta.

E la seconda istanza è quella promulgata dal solito Osservatorio sui diritti sui minori che, alternato con gli alterchi del Moige, torna a tuonare sullo schermo. Dalle pagine de La Repubblica, dall’articolo "Roma", fiction violenta. "RaiDue rispetti i minori", rimbombano le parole del presidente, Antonio Marziale: «La fiction Rome non è una trasmissione rapportabile alla sfera minorile, ci sono state plurime rappresentazioni di amplessi violenti, una rappresentazione costante di violenze fisiche e verbali, scurrilità». Insomma, le solite frasette che i direttori di rete, di fronte ad un prodotto comunque di valore come questo (come ha puntualizzato giustamente Lord Lucas commentando il post precedente), censurerebbero molto volentieri. Pure il senatore Michele Bonatesta intona la cantilena, aggiungendo che «il programma è violento, volgare e sessualmente inadatto ad un pubblico di soggetti in età evolutiva». Di nuovo la difesa del pubblico monello al centro dell’arringa d’accusa. E’ anche vero che Rome era stata spedita in prima serata (quindi in fascia protetta) e su RaiDue, rete comunque più giovane di RaiUno e forse meno indicata per questo tipo di prodotto. Non a caso ora sembri proprio che la fiction lasci il prime time per collocarsi in seconda serata, per evitare ulteriori vincoli morali e per far fronte comunque ad un ascolto Auditel decisamente sotto tono.

Ma il direttore di RaiDue, Antonio Marano, subentrato da un paio di settimane al leghista Massimo Ferrario, non sembra indicare cambiamenti di palinsesto per la serie in cui ha creduto molto e rimanda al mittente le accuse: «A me risulta che l’azienda abbia preso i provvedimenti del caso, per tutelare la visione dei minori. E poi molti film storici violenti dati in prima serata, dal Gladiatore a Braveheart, certo non contenevano meno violenza». Evidentemente le polemiche di Marzano colpiscono l’efferatezza sessuale che sconvolgerebbe la platea di minori, e non tanto le scene di battaglia, altrimenti avrebbero trovato il modo di cancellare pure il wrestling su Italia 1.  Forse, come scrive Antonio Dipollina nell’articolo Chi sbaglia il canale?, un prodotto d’elite (per certi versi) non dovrebbe essere spedito in una tv generalista, e perdipiù in prima serata. Se il costo per il telespettatore è vedere un sceneggiato menomato, tanto vale che lo guardi in lingua originale nell’edizione originale. E non escludo che molti non l’abbiano già fatto prima.

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