LA TERRIFICANTE DEVASTAZIONE DEL SOGNO DI ESSERE GENITORE


Mi stupisco perchè nessun genitore ogni tanto non prenda a frustate il proprio marmocchio affiliato a Satana. O marmocchi, se il diavolo si incarna contemporaneamente in due monelli, che magari vivono proprio sotto lo stesso tetto e scatenano le proprie ire funeste sull’altro inconsapevole adepto della setta dei capricci. Ok, non sono ancora genitore. Evidentemente non so neppure che cosa voglia dire sobbarcarsi l’infausta gestione di due o tre figlioli pestiferi, capaci di fare pipì in giardino, di traforare mobili armati di trapano, di arrampicarsi su per i mobili, per poi atterrare, dopo il salto alla cieca, sulla schiena del fratellino di torno. E, di fronte alle distruzioni comportamentali dei propri figli, ci sono i genitori. Accondiscendenti, affranti, arresi. Uno scenario terrificante. Inizio ad aver paura a dover diventare prima o poi un genitore.

Il docu-reality che da ormai un mese e mezzo va in onda nella seconda serata de La7, S.O.S. Tata, illustra con sagace impegno, a fronte di un intento nobile quanto rischioso come quello dell’educazione a domicilio, quello che può accadere quando la vita famigliare sfugge di mano, quando trionfa la rassegnazione di fronte al capriccio e l’insoddisfazione di aver fallito come genitore. Le famiglie che si susseguono, ormai al limite della degenerazione mentale, sono costrette così ad affidarsi ad agenti esterni, che, perchè esterni, riescono a rivelarsi un’autentico toccasana. Anche se poi, in fondo, il copione ad ogni caso si ripete con modifiche minime. Sta alla tata di turno riportare l’armonia, rinfondere fiducia in una famglia dominata dalla sovversione infantile e di colpo e con successo ristabilita nelle sue profonde gerarchie. Il bambino più dispettoso torna ad essere docile, egemonizzato dall’affiancamento con le figure genitoriali, che riprendono fiducia e sostengono i figlioletti nelle proprie attività ludiche. Non a caso, infatti, i genitori, spaventati dalla propria inverosimile inadeguatezza di genitore, hanno paura di qualsiasi contatto con i figli, non riescono a stare loro accanto, non riescono a progettare un’attività comune, e preferiscono, loro malgrado, sottostare ai ricatti e farsi delegittimare dai capricci. Alla fine, il demonio sembra scacciato, la tata di turno, col mantello da eroe e scudo anti-proiettili, vince sui demoni e riporta la vita in famiglia. Bel lieto fine, con una lettera di saluto in calce per strappare le ultime lacrime, e via alla centrale delle tate. Ecco, si suppone che il futuro rimanga roseo così come era diventato, una volta conclusa la missione. Magari sarebbe interessante fare un Dopo l’intervento, per vedere davvero se l’orfine promosso sia stato mantenuto, o se il demone del figlio impazzito si sia riesumato e tornato in circolo. Trionfa il lieto fine, ma a che prezzo?

Quello che spaventa è l’incapacità di gestione da parte dei genitori. Ed è un aspetto fortemente traumatico, specialmente agli occhi di chi in un futuro più o meno prossimo ricoprirà quello stesso ruolo, di madre o padre. Si profila uno scenario di guerra, apocalittico, così come lo si osserva dalla tv, con solo due possibilità di soluzione: la rassegnazione alla passività o lo sfruttamento della forza. Ma in entrambi i casi, in una società votata allalla fugacità dei rapporti, alla precarietà di un costante attaccamento ai figlioli, lasciati in balia di tate, nonni o televisioni e alla mancanza di punti di riferimento stabili come regole o ruoli all’interno di un nucleo famigliare, le speranze di uscire vincitori sono ridotte.

Colpa della televisione? E’ evidente come il mezzo televisivo, nell’ultimo decennio, abbia strutturato i comportamenti e le aspettative del piccolo pubblico, semplicemente perchè li copia e li risputa in formato pixel. Mentre osservavo (come la Tata nei primi due giorni di appostamento) i comportamento dei marmocchi di turno, notavo come i bambini guardassero spesso la telecamera del cameraman, che a sua volta osservava le marachelle: come se ci fosse un sordido effetto di protagonismo, che ampliava la preoccupazione che scaturisce dalle perversioni infantili dei monelli. Tutto questo crea, inevitabilmente, un forte senso di frustrazione ed angoscia a colui che si appresterà appunto a diventare genitore. La tv come fonte di legittimazione delle azioni, dunque. Ma è solo questo?

La colpa è dei genitori? O è la società a dover essere crocifissa? Nell’intercambiabilità di ruoli, posizioni e protagonisti, nella continua multiconnessione di cause, conseguenze e azioni, pare sempre più difficile la definizione di una via d’uscita. Che salvi, prima di tutto, il bambino, e poi il genitore del nuovo Millennio. La società non si può cambiare, l’evoluzione difficilmente si controlla, ancor più difficilmente la si sovrasta. Rimane la televisione, che oggigiorno ci illustra ma ci fa paura, prova a salvare ma al tempo stesso umilia, comtemplando e purtroppo mescolando barbaricamente codici e modelli diversi. Le famiglie sull’orlo della crisi hanno tentato la carta televisiva, senza altra scelta loro plausibile. Hanno cercato l’amplesso mediatico forrnendo loro la merce del programma. Non era più facile (e più rassicurante) affidarsi ad un psicoterapeuta piuttosto che sbandierare la propria inconsistenza di genitore (e, annessa, incontrollabilità dei figlioli) al mondo catodico intero? Rimane indelebile, ad ogni modo, il proprio fallimento. Tristemente, è la tata ad uscire vincitrice, non certo la famiglia.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: