MA E' TRASH FILOSOFEGGIARE SUL NULLA?


Con mia enorme disperazione, assuefatto prima da Quelli che il Calcio e poi da Buona Domenica, improvvisamente, in uno sbalzo di neuroni, piombo su RaiUno, dove Massimo Giletti conduce, fino alle 18.00, la sua famigerata Arena, secondo blocco di Domenica In. La disperazione sta nell’essermi perso tre quarti di un dibattito estremamente interessante e attuale, che ruotava sulla televisione (toh, non ne parlano mai) e specialmente sulla volgarità, visto che dalle 17.38 in poi si parlava di Distraction, il nuovo programma di Teo Mammucari che ha debuttato con buoni risultati di ascolto martedì in prima serata su Italia 1 (e d’altronde mica potevano esimersi dal dire la loro). Come al solito, nell’eccesso autoreferenziale del tubo catodico, ogni dimensione umana-culturare viene completamente sfasata, rimodificata, attualizzata nei canoni specifici di un determinato taglio, dato solitamente dal conduttore. E con un parterre di star tra cui Alba Parietti (simpatica showgirl con l’hobby del presenzialismo), Alessandro Rostagno (firma del quotidiano Libero e dalla lingua biforcuta), Paolo Villaggio, Barbara Palombelli (moglie di Francesco Rutelli nonchè affermata tuttologa) e Gianni Ippoliti, il quale aveva già sparato contro il game-show di Italia 1, è facile prevedere fuoco e fiamme. Sfondo, nel widewall, l’inquietante scritta Le vittime della tv, e in calce i volti di Carmen Di Pietro, Cristiano Malgioglio, Loredana Lecciso, Roberto Da Crema e Flavia Vento.

Le premesse per far male insomma ci sono tutte. Soprattutto per la serie "vince chi filosofeggia meglio sul nulla", perchè d’altronde è proprio questo quello che si fa: l’esaltazione del vuoto, la complicità ammiccante del pretestuoso, il trash che ripiomba nel trash di chi ne parla compiaciuto. La cara Alba ridonda di trash di fronte ad una definizione di Distraction, colpendo, incalzata da Giletti, la stupidità delle domande rivolte da Mammucari ai concrrenti. L’assuefazione aberrante di protagonismo televisivo è devastante, e si incunea nello spazio lasciato vuoto tra il gusto dello show (inteso come mostrarsi) e il culto della moralità/cultura. L’arrivo di Flavia Vento è gustosissimo, anticipato dal filmato tratto da Libero che ritrae in perfetto stile 30 telecamere formato reality il dramma di Roberto Da Crema, che si vede davanti un finto attacco di cuore con annessa simulazione di intervento della Croce Rossa, poi la confessione della bischerata e il vaffa liberatorio. Ecco, entra la bella quanto vuota Flavia Vento, racconta la sua avventura da Libero e soprattutto confessa candidamente di aver recitato consapevolmente la parte della stupida, finendo sotto un tavolo in plexiglass o cantando con l’ugola dispersa altrove repertori di musica italiana. Ed è esilarante come qualcuno si scandalizzi ancora di ciò che la televisione ci mostra: una ragazza del pubblico, basita, infatti si dispiace della povera Flavia per aver perso, nel prostrarsi alla tv che comunque, come la showgirl ha ammesso, la fa vivere, la propria dignità. Aggiungiamo noi, evidentemente la signora del pubblico non ha ben capito dove i limiti della televisione siano collocati, che quello che vede dentro la cornice del televisore ha valore soltanto lì dentro, e che tutto è permesso, a cavallo tra realtà canzonata e finzione verso il reale.

La finta demagogia non tira più. E infatti in studio è presente pure Elisa Manna, responsabile del settore politiche culturali del Censis, che corregge la visione catastrofica di fronte allo show di Teo alimentando l’incapacità dei genitori di tenere a bada i propri figli e soprattutto di rendere loro conto che ciò che vedono è, in effetti, finzione o realtà fine al mezzo televisivo (mezzo, come l’ha definito più volte Rostagno, uno che non le manda a dire). Cercando il colpo ad effetto, Giletti spiattella in video i dati auditel per mostrare la differenza tra gli spettatori tra 4/12 anni che seguivano lo stesso giorno dalle 17 la tv dei ragazzi, e quelli che si sono poi affidati a Mammucari in prima serata, millantando un raddoppio di pubblico giovane in prima serata. Certo, il numero di spettatori cresce verso le 20.30, mica siamo scemi. Era più ad effetto spiattellare le percentuali di pubblico e lo share dei giovani (che noi avevamo riportato nell’analisi fatta da PuntoCom). Infatti tutto questo è un preambolo che porta dritti al risultato del tele-sondaggio: il 91% dei votanti chiede maggiori controlli sui programmi tv. Sicuramente verso il pubblico più piccolo, al quale però, tempo fa, in pieno pomeriggio Disney Club, in chiusura di puntata, proponeva una coppia di insegnanti che accompagnava la classe nello studio, chiusa in una cabina, a cercare di rispondere a domande: ogni risposta sbagliata portava al getto in stile doccia di liquidi e quant’altro potesse essere funzionale alla "pena", un po’ come accade con le uova in faccia da Teo. Un programma per i piccini, ricordiamolo: sadismo irrefrenabile nel vedere la propria maestra imprigionata nell’inferno.

Dopo l’excursus al 1955, Duecento Al Secondo di Mario Riva, chiusa anzitempo, il meglio lo riserva Pippo Baudo, già apparso dietro il pubblico e poi piombato in un siparietto da cabaret con Paolo Villaggio. Alla domanda di Giletti su come gli fosse sembrato lo show di Teo, Pippo ha risposto: "Non mi è piaciuto, arrivederci", e se ne è andato. Fretta di prepaparsi per le sue due ore di programma o la diplomazia ogni tanto va usata per evitare grattacapi? Rimane il migliore, il baudo Nazionale. Perlomeno finchè non si mette pure lui a parlare di tv. S’era già dichiarato ostile al trash, speriamo duri almeno lui – perlomeno a non parlarne.

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