GLI AFFARI ROSA DELLA CLERICI IN VERSIONE CANTA TU


No, ditemi se non pare la succursale de La Prova Del Cuoco. Ok, d’accordo, non ci sono i fornelli, mancano i cuochi col cappellone da chef provetto, le immense mensole rosso o verde riempite di aggeggi, spezie e barattoli di pasta, Anna Moroni con le ricette da passeggio, il vischioso Beppe Bigazzi dalle suonanti rime fiorentine. Ma, diamine, quelle dannate canzoncine da Zecchino D’Oro? Ce le portiamo ancora dietro, in stile sagra paesana con baby dance per non far annoiare i bambinetti portati a zavorra dai genitori? Ok, almeno il maialino c’è, imprigionato nella sua aiuola dorata, con l’aria di quello che perlomeno per qualche tempo non verrà inforchettato in una calda griglia unta. Peccato, sarà costretto a sorbirsi carezze inconsapevoli ogni santa sera, gridato a portafortuna, eletto dispensatore di buona sorte. Certo, a Striscia avevano Boh, il cucciolo(ne) di San Bernardo, poi destinato a ben altra felice sede a scopo benefico-sanitario, che faceva ridere grandi e piccini. Ecco, allora pure noi di Affari Tuoi dotiamoci di un quadrupede, e porcellino fu. Rosa, chiaramente. In tinta con l’arredamento, ci mancherebbe. Pacchi rosa, magari pure firmati, hot couture, colorazioni da fiaba, tavolo a forma di diamante, tappezzeria regale (tutto già ampiamente anticipato). Poi arriva la madrina, infiocchettata da pacco natalizio (per rimanere in tema), nastri in testa, solito abito da favola, in stile Cenerentola, con la solita scarpetta che non entra al piede, fa sempre scena. Beata innocenza. E poi, loro, le suddette canzoncine. Le tagliatelle della povera nonna Pina, bistrattate in ogni dove, incasellate nelle memorie dei 20 concorrenti, che si ritrovano ad un tratto bambini spensierati, che me frega se dentro il pacco mio ci sono 500.000 euro. Oppure ci sono le tagliatelle, ormai chi se le scorda più dopo lo scavicchiamento di bonolisiana memoria c’è l’arrotolamento alla forchetta, speriamo monouso. Come no, il notaio c’è sempre, chi lo muove da lì, la Clerici scherza, magari punta sul voi come modalità di appello della sua istituzione. Il clima è ilare, festoso, proprio da sagra paesana. C’è pure la porchetta, come detto, perlomeno in potenza. Balzi qua e là, movimenti sinuosi strusciando l’abito prosperoso, decolletè spaziale, recita di fine anno, avanti i bambini, grazie.

Poi non ho retto più. Il dito, senza spiegazione alcuna, ha voluto cambiare canale. Pensava di aver trovato il solito quiz/game show, che Pupo aveva già provvisto a umanizzare un po’. Che diavolo mi frega della sacralità silenziosa del Milionario del beato Gerry Scotti, o la finta compostezza di Amadeus a L’Eredità. Qui prendo in giro, scherzo, infamo l’Infame, il concorrente deve ridere, magari anche lo spettatore infarcito in poltrona. Ok, lo show. Ci manca il quiz. Quiz per modo di dire, si gioca alla cieca. Oltre alle stupidaggini da scuola materna, giusto per improvvisare (esilaranti?) siparietti scimmiottando le eresie di SuperQuark, che rieccheggia in versione sigla nelle decantazioni culturali dell’autore che spiega che diavolo sarà mai quella cosa lì, c’è pure il sacro miliardo di lire.

Inorridisco, cambio canale. L’apoteosi dello stereotipo infantilistico, ci manca la cucinetta baby con fornelli in plastica, e il pranzo è servito. I deliziosi premi finiscono come contorno, tra una portata di allegria allergica e l’altra. Pian piano ci si arriva, certo, ma prima gli spettacolini, dobbiamo ingraziarci il pubblico giovanissimo. Ok, farà pure parte del dna cromosomico dell’Antonellina, un bel marchio di fabbrica, piazzato in fondo alla gonnella. La Endemol avrà pure scelto bene, Il Treno Dei Desideri, dopo i primi intoppi in partenza, è arrivato a destinazione con buoni risultati, maciullando simpaticamente il vagone di razza, La Corrida nelle due ultime puntate. Si porta dietro l’allegria da maestrina di canto, amata dai piccini, sorrisa dalle mammine. Solarità devastante, piacevole compagnia. Ok, ok, ma perchè tutto questo macellato in un game show come Affari Tuoi? E’ logico, l’Antonellina non si può (nè credo voglia) trasformare nel Bonolis coi boccoli, o in un Pupo coi tacchi lucenti. Ma proprio a lei dovevano affidare un programma che reputo ancora serio, perlomeno nell’atmosfera, nonostante gli attacchi da cabaret rivolti da Pupo, che stereotipava (aggiungo male) Bonolis esasperando le sue (felici, allora) deviazioni sul rapporto personale-simbiotico-sadico con il concorrente di turno? No, Affari Tuoi coi lustrini non mi piace. La spensieratezza mi sembra così fuori luogo da sembrare sintonizzati con i giochini da Disney Club. Eppure lei, l’Antonellina, sembra funzionare bene, immersa nel remake di Cenerentola. La finta femme fatale, dalla scarpetta che si deve per forza rifiutarsi di entrare, continua a piacere. Battuta Striscia La Notizia nei primi due giorni della settimana. Ok, bene, viva la Rai. Ma cambiate nome allora a questo benedetto programma. Bambini, pensateci voi. Ve ne prego.

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