ROMA, UNA DEVASTAZIONE AUDITEL SENZA FINE


Nulla da fare, non c’è verso. Il pubblico italiano, perlomeno quello della prima serata del venerdì, non ne vuole saperne di vedere Rome, il kolossal firmato BBC, HBO e Rai Fiction di cui abbiamo tanto parlato, e il cui strascico di aspettative e polemiche ha accompagnato le prime tre settimane di programmazione. Puntate tre, appunto, ma ascolti deludenti: a partire dall’esordio in linea con la media di rete attuale (10% di share) ma non con quella auspicata dal neo direttore di rete Marano né con le legittime speranze di Agostino Saccà, direttore di Rai Fiction, che aveva presentato la miniserie in pompa magna, vantandosi delle prestigiose partnership e millantando col sorriso in faccia i bei 65 milioni di dollari (su un totale di 100) spesi in Italia (la fiction è infatti stata girata interamente a Cinecittà). Fino alla terza serata, dai dati massacranti: 4 punti di share in meno (6,77%) rispetto allla prima serata, 1.753.000 telespettatori, 2 punti e mezzo invece lasciati per strada rispetto ad appena sette giorni fa, un calo di un milione tondo di spettatori se parliamo dell’avvio del 17 marzo. E dire che siamo appena a metà miniserie. Un ecatombe da ascolti da domenica sera, sempre per RaiDue, ovviamente. Pure RaiTre, con Andrea Vianello e il suo Mi Manda Raitre, tipica trasmissione di servizio, ha fatto meglio: 2.295.000 telespettatori, 8,69% di share, senza naturalmente contare il sistematico trionfo del diretto concorrente, Italia 1 che, con un filmetto non eccezionale come Il Risolutore supera il 10%. Non un ascolto eccelso, ma sufficiente per ributtare Marano nella melma. Lo straziante comunicato Auditel, vestito da bollettino di guerra, recita purtroppo così.

Le cause di questo persistente flop – ci tocca chiamarlo così, ahimè annuncio con disprezzo che i dati Auditel sono l’unica fonte di attendibilità per giudicare la resa (più che la validità) di un prodotto televisivo – possono essere molteplici, tutte continuamente elencate: dalla versione soft realizzata solo per il pubblico italiano con annesse censure e tagli di alcune scene violente e di sesso, alle polemiche per le rimanenti scene violente e di sesso, passando per i buchi storici nello storyboard della fiction, vuoi pure per esigenze cinematografiche, ma forse scoccianti per chi si aspettava un resoconto visuale dettagliato sulla Roma imperiale. E dire che pure gli storici che hanno collaborato alla realizzazione sono stati attaccati da altri storici. Da quel poco che abbia visto, nei ritagli di tempo, non mi pareva neppure uno scarso prodotto, nonostante l’impostazione tipicamente da americanata: se non altro spettacolari sono scenografie e costumi, che valgono il prezzo del biglietto.

Un biglietto che evidentemente hanno comprato in pochi: i giovanissimi sono ammaliati da Zelig Circus (in salita dopo accenni di crisi, superando il 29% di share sui Canale 5), rimaneva il pubblico più adulto (abituato però ad una rete ad hoc come RaiUno e non ad una young-friendly come RaiDue), mentre quello medio può sfruttare il venerdì come giorno pre-weekend per scappare di casa per una birra. Magari la riduzione della complessità sarà pur grossolana, ma forse può rispecchiare in parte la composizione di quel pubblico, non certo abituato ad un prodotto del genere, che forse, come abbiamo già ripetuto più volte, avrebbe fatto miglior figura, con presentazione adeguata – cioè in pompa magna – su RaiUno. Non rimane ora che tentare la seconda serata (come ha fatto BBC1, mentre su BBC2 fece il 20% di share, ben oltre il 14% di media, in prime time). O si può sempre cambiare giorno di programmazione, ma forse ormai è troppo tardi per le consuete e folli manovre bizantine di cambio palinsesto. Visto che Roma brucia, chiamate almeno i pompieri.

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