VOTARE GLI "AMICI" DI PECHINO E' REATO?


Ogni tanto dovremmo uscire con lo sguardo dai nostri tradizionali confini televisivi. Oddio, da una parte ci usciamo già abbastanza, raccattando qua e là format stranieri che spesso adattiamo per l’Italia – nascono così Le Iene, il Grande Fratello, L’Isola Dei Famosi, Distraction. Prodotti verso i quali spesso ci scanniamo, prodotti che deploriamo anche gratuitamente, appellandoci alla moralità infangata o immolandoli in nome del dio Trash che impera spesso indisturbato nell’olimpo televisivo nazionale. Dall’altra parte, non vediamo nulla di quanto viene trasmesso negli altri network internazionali. Ed è un peccato. Perchè, oltre a poter scannarci contro la peggio tv straniera, tanto da riconsiderare in positivo le trasmissioni di casa nostra, otterremmo le prove che qualche buon frutto nasce pure nel nostro orticello. E’ il caso di Amici di Maria De Filippi. Ok, lasciamo da parte l’ultima burrascosa edizione, flagellata da litigi, capricci e discussioni puerili. Nonostante provenga da Saranno Famosi, il format riadattato da Maria De Filippi, che mescola ballo, canto e recitazione in una scuola per artisti, è già materia di sagace osservazione da parte di molti network stranieri, colpiti dalla formula originale del progetto, che ruota appunto sulla completezza artistica dei ragazzi. Oltre ai network, pure l’Università di Lisbona ha sorpreso piacevolmente il direttore della scuola di Amici, nonchè autore del programma, Chicco Sfondrini, quando ha ricevuto via e-mail la notizia che l’università portoghese avrebbe sviluppato un corso per analizzare le personalità dei ragazzi della scuola. Sono riconoscimenti di cui essere soddisfatti, anche perchè non capita spesso che un’idea italiana (che non sia una fiction) valichi con successo i propri confini, e quando accade bisogna andarne fieri.

Amici trova il suo punto di forza nella varietà artistica dell’insegnamento ai ragazzi, che si svolge appunto su tre livelli differenti, a dispetto di altri format dove si gareggia solo sul ballo o sul canto (un esempio lampante è Operazione Trionfo condotto in Italia da Miguel Bosè). Una formula così azzeccata che è arrivata (da quanto si legge sul Corriere Della Sera di oggi, pagina 16) pure in Cina, nella Pechino comunista, dove ha preso il nome di Supergirl, ideato nel 2005 e mandato in onda nella rete privata cinese Hunan Tv. Un successo considerevole, 400 milioni di telespettatori incollati al video, medie impazzite di fronte allo show dei talenti, votati dal pubblico a casa a furia di sms. L’anno scorso vinse la 21enne Li Yuchun, spinta al trionfo da 8 milioni di fans, letteralmente andati fuori di testa tanto da organizzare comizi nelle piazze in stile campagna elettorale per indurre al voto di un concorrente piuttosto che un altro. L’estasi del divismo catodico piomba in Cina con la potenza mediatica che neppure l’attestazione dell’atterraggio su Saturno riuscirebbe a catalizzare la stessa attenzione. Li Yuchun diviene subito diva, pluridecorata, riconosciuta, presa a modello da milioni di giovanissimi. E per giunta eletta via sms, il primo metodo mediale di democrazia. Una parola che suona così strana al governo cinese tanto da far scattare le ire dell’Amministrazione centrale che controlla radio, televisione e cinema. Supergirl non tarda ad essere bollata come deleteria per l’armonia della società socialista, capace di provocare confusione e baccano, oltre naturalmente a creare in fabbrica delle starsacrilegio! -, e inoltre attentatore alla moralità dei giovani, attaccata dalla volgarità. Sembra di leggere la solita dichiarazione degli Osservatori sui diritti minorili o del Moige o di quanti altri (tra i quali includiamo perchè no pure il pluricitato senatore Bonatesta) attaccano violentemente l’eccesso ingiusitficato dei programmi televisivi. Soltanto che magari, in Italia, ogni tanto ci percorre il sospetto che tutti questi attacchi abbiano una qualche forma di legittimazione, mentre laggiù, in Cina, la propaganda denigratoria promossa da Il Quotidiano Del Popolo, di matrice comunista, e dal China Daily, che dopo la finale aveva tuonato contro il sistema sms-democratico per eleggere la vincitrice, appare davvero campata per aria. Ovviamente se rapportata al nostro modello di società.

E il regime, visto lo strabordante successo della prima edizione, teme il bis di Supergirl. La trasmissione considerata manipolativa dagli integralisti dell’ideologia cinese, che ha lanciato modi, gesti e attitudini comportamentali – e la trionfatrice ne è la mandante primaria – potrebbe quindi chiudersi qua. Ed è una situazione disarmante. In Italia fortunatamente non siamo a questi (infimi?) livelli, benchè il richiamo alla dignità perduta sia continuamente presente. Magari arricciamo il naso se non sappiamo chi si arricchisce con i soldi spesi per inviare gli sms di voto, ma tolleriamo ancora molto. Forse è l’ora di sorridere guardando il proprio orticello. Se magari ci ricordassimo ogni tanto anche di annaffiarlo amorevolmente, eviteremmo di dover sbirciare ammaliati il giardino del vicino. Le erbacce, tanto, escono pure nel suo. 

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One response to “VOTARE GLI "AMICI" DI PECHINO E' REATO?”

  1. anonimo says :

    Bello il tuo blog, veramente carino ^_^

    Mi piace leggere tutti i tuoi nuovi commenti 😀

    Un saluto, da Hire

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