AUDITEL E L'OCCASIONE MANCATA


E’ cambiato qualcosa? O sono io che non ho percepito il mutamento? O magari, se c’è stato, è stato incomprensibile? Mediaset ha spinto per la pubblicazione dei dati Auditel relativi alla fascia 15-64 anni di pubblico. Una rivoluzione. Mancata. Operazione che l’azienda di Cologno Monzese faceva già di routine, specialmente in caso di confronti tra trasmissioni non esaltanti, ma che scovavano il proprio riscatto nel confronto dei dati del cosiddetto pubblico pubblicitario, ossia quello più appetibile dagli investitori pubblicitari e più lesto a smuovere il mercato. Quello che dovrebbe cambiare è semplicemente l’ufficialità istituzionale della pubblicazione di questi dati alla stregua di quelli assoluti tradizionali, che riguardano – lo sappiamo ormai benissimo – numero di telespettatori totali e share. Picchi, contatti, settori di pubblico, sono tutti dati che non vengono mostrati pubblicamente, ma di cui gli addetti ai lavori dispongono senza troppo sforzo – se questo sistema non fosse stato efficiente, l’avrebbero cambiato radicalmente molto prima.

La rivoluzione chiesta da Mediaset, alla fine, non ha cambiato nulla. Se non, in negativo, la formulazione del tradizionale comunicato stampa ascolti, quotidianamente pubblicato nel sito del Gruppo Mediaset. Ora il papiro dei numeri d’ascolto parla quasi esclusivamente di pubblico commerciale, considera lo share della fascia 15-64 di ogni programma che segnala e, soltanto tra parentesi, il numero di ascoltatori totali. Perdendo per strada – non penso incosapevolmente – il share complessivo. Dall’altra parte della barricata, l’istituto Auditel, perlomeno via web, del pubblico 15-64 anni non ne tiene ancora conto. Nulla è cambiato. Che rivoluzione allora è? La stessa Auditel ieri, in una nota diffusa da AdnKronos, ha smentito la notizia che avrebbe diffuso soltanto i dati del pubblico commerciale – e veramente nessuno lo pensava, visto che tutti i principali organi di informazione che hanno trattato la notizia hanno chiaramente specificato in che cosa consistesse la differenza – e anzi ha confermato che nessuna novità di comunicazione di dati sarebbe stata introdotta. Come infatti è stato verificato.

Nel frattempo si è mosso un sottile polverone. Dipollina su Repubblica ha fornito un’analisi chiara della situazione, insistendo sulla dicotomia Rai-Mediaset nella rilevazione dell’ascolto e nella conseguente proclamazione di vincitore e vinto, mentre Aldo Grasso stamane sul Corriere punta la lente ironicamente sull’esclusione del pubblico anziano, una sorta di gaffe di Mediaset che non rende onore al proprio punto di riferimento, Silvio Berlusconi, che con 69 anni è fuori dalla fascia più redditizia per i pubblicitari. Quello che rimane a chi ogni tanto cerca di capire con esasperata ignoranza gli esiti di una sfida tv, è una disseminazione forsennata di dati smembrati, già sezionati, decontestualizzati. Non cambia nulla, alla fine. Rimarrà la solita confusione del vinco io, no vinco io. Magari sarebbe stato un bene rendere pubblico un quadro completo dell’ascolto televisivo, compresi picchi, contatti, fasce di pubblico nel minimo dettaglio, per realizzare un’analisi coerente. L’arrogarsi del successo tv così continuerà ad essere strumentalizzato. Peccato, era un’occasione buona per (iniziare a) cambiare le carte in tavola.

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