OHIBO', PURE L'ASSOCIAZIONE CATTOLICA DEPENNA DISTRACTION


Ne abbiamo viste parecchie, soprattutto in questi giorni, funestati dal caos elettorale e, giorni prima, dibattendo sulle novità che la nostra amata e bistrattata televisione propinava a consumo del telespettatore. Venne l’emblema del sovracitato Distraction, che fu, subito dopo la sua prima messa in onda, l’erede naturale delle polemiche già sorte con facilità con Rome, fiction pure questa già sovracitata. Colpita da qualsiasi organo catodico-educativo, pure impersonificato dal senatore Michele Bonatesta, nostra consueta conoscenza, senza citare gli ormai esperti in materia Moige e Codacons, ora Teo Mammucari deve difendersi dall’ennesimo attacco che questa volta arriva dritto – aprite le orecchie – dall’AIART, l’associazione che riunisce i telespettatori cattolici. L’osservazione pungente proposta dal presidente Luca Borgomeo vuole essere di sollecito all’intervento definitivo da parte dell’AGCOM, incaricata di vegliare sulla trasmissione trash di Italia 1: «Purtroppo Mammucari e gli ideatori del programma continuano a produrre volgarità e contenuti insulsi. Comminare una multa a Italia 1 serve, ma poco. L’importante è spostare questa trasmissione in seconda serata, quando davanti alla tv non ci sono bambini. Distraction non è certo una tv per tutti».

Avevamo già tentato di smontare l’intervento del senatore Michele Bonatesta sempre a proposito di Distraction, ed eviterei di riproporre la stessa squallida azione di scomposizione dell’accusa. Continuando a tralasciare che cosa sia davvvero la volgarità e quale sia la soglia da varcare per definire insulso un contenuto, credo sia opportuno sfatare la duratura tesi che i bambini alle 22.30 vanno a letto, anzi. Eccezion fatta – spero – per gli under10.  Lo spostamento di un programma televisivo non sempre è la soluzione per scacciare il mostro cattivo che può nuocere ai bambini, e soprattutto dovremmo chiederci se davvero questa tv – che davvero non è per tutti? – rappresenti davvero il famigerato mostro cattivo. Ancor più emblematico è senza dubbio che questo attacco sia giunto da un’associazione cattolica, di fronte alla quale mi sarei aspettato perlomeno una difesa della moralità civile e umana e la protezione del buonsenso – valori che magari rispecchiano di più l’impostazione cattolica tradizionale – come cardine del confronto. E invece la critica dell’AIART si è banalmente uniformata alle altre – da quelle di pubblicitari a quelle di psicologi -, scadendo senza troppi moralismi nell’osservazione più facile e meno dispendiosa, l’accusa in toto. Sinceramente, se deve essere comminata una brutale osservazione a Distraction, preferirei forgiare la mia accusa sulla scarsità dell’impianto del programma e sulla deludente inventiva degli autori, che hanno mutilato il format-evento inglese per adagiarlo sul tappeto da salotto della tv italiana. Dimenticandosi, appunto, di importare dalla Gran Bretagna il gusto folle di una trasmissione cult. Più che vedere un uovo spiaccicato in faccia o un viso mascherato da elastici, che stonano di certo perchè si tratta di azioni non rese fine al gioco televisivo della distrazione, ma piuttosto declassate come semplice alternativa all’ansia umana della risposta ad una domanda, sarebbe più interessante – e al contempo utile – riflettere sulla pochezza del nostro sistema autorale, incapace di sfornare trasmissioni alternative e valide – di intrattenimento o di gioco – e di copiarle pure dagli altri paesi. Questione di adattamento necessario, vuoi per cultura, norme sociali e morali? Bene, ma allora perchè importare un prodotto per poi mutilarlo? Il problema e ostacolo vero è che, come abbiamo osservato in questa analisi, Distraction piace molto, raccoglie il pubblico – e in mezzo a questo mi ci metto senza problemi pure io, vuoi pure per la stima incondizionata verso Teo. Non è un programma serio, non è eccezionale nella sua fattura, fa ridere, provoca spensieratezza. Il risultato finale, quello degli ascolti come obiettivo primario, è raggiunto. Ma contemporaneamente una trasmissione vuota. Manca tutto il resto. Spinge col trash per poi immediatamente contenerlo. Analizzeremo comunque la trasmissione in maniera più approfondita. Per ora possiamo solo sperare che finisca presto il successo della televisione senza idee.

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