NIENTE SHOW-BIZ, SIAMO CINESI


E’ bastato il successo di Supergirl, la trasformazione cinese di American Idol – show in stile Amici che ha visto vincitrice la 21enne Li Yuchun, battendo tutti i record di ascolto – per far intervenire in grande stile il governo cinese all’interno dell’annosa evoluzione dei media di massa orientali, in particolare di quella televisione che strizza un po’ troppo l’occhio ai modelli americani e ne trae spesso spunto per legittimare la propria mutazione. Dopo folle di cinesi urlanti di fronte alla tv, che via sms hanno spinto al successo la ragazza dai capelli per aria, decretandola vincitrice tra le altre aspiranti cantanti, e dopo le discese in piazza e l’arrivo in massa degli sponsor pubblicitari, pronti a coprire d’oro non solo la ragazzotta dall’ugola felice ma tutti i programmi del genere, urge una soluzione. Ed è entrata in campo senza incertezze la SARFT, ovvero la China’s State Administration of Radio Film and Television. E’ bastato così davvero poco perchè si levassero i primi malumori istituzionali, che hanno facilitato l’immediata stesura di un decalogo di comportamento per evitare l’evirazione integralista del Paese, reprimendo soprattutto la folle sterzata verso il consumismo e alla spettacolarizzazione del trasgressivo.

Supergirl ha già spaventato troppo, ha messo in visibiglio ordate di giovani, ha contribuito a creare con facilità miti da seguire. Ed ora si cambia: le regole per i concorrente verranno inasprite, gli atteggiamenti televisivi ricondotti entro la tradizione dei costumi cinesi, abiti comodi e mai provocatori, che sia mai un ombelico a far capolino. Cancellata anche qualsiasi forma di soddisfazione: no ai premi, perdipiù se in denaro. E i concorrenti, per partecipare in tv, dovranno almeno avere diciotto anni. Tutto questo per spaventare i pubblicitari, che di conseguenza troverebbero i programmi tv molto meno allettanti, e soprattutto ordate di ragazzini che ripiegherebbero da qualche altra parte. Pure la struttura stessa della trasmissione televisiva dovrà essere subordinata ai dettami istituzionali: le tv locali non potranno giovare della distribuzione degli show – come era successo proprio con Supergirl, produzione Hunan Tv che finì per coprire capillarmente il territorio cinese grazie all’apporto delle altre emittenti nazionali -, i programmi televisivi non dovranno esondare oltre il numero stabilito durante un anno e, in stile protezionistico, sarà vietata la copia o semplicemente la riproduzione di format già esistenti o realizzati all’estero. Non tanto per tutelare il sistema autorale interno, bensì per evitare lo sbarco in patria di tendenze sociali decisamente inappropriate, almeno per la dirigenza cinese. E sotto questi nefasti auspici, la nuova produzione di Hunan Tv Television, l’Alibaba’s Yahoo Star Search troverà immediatamente le prime enormi difficoltà di realizzazione.

La deviazione verso spettacolo e pubblicità è già diventata una mira fissa delle tv cinesi, ormai stanche del predominio di CCTV, la televisione di stato, che da sola racimola la bellezza di 11 miioni di dollari nella preponderante sinergia di film, radio e televisione. L’annoso monito della SARFT mira invece a tagliare le gambe a queste piccole emittenti, che invece premevano per svincolarsi dalla rigidità istituzionale, proprio sulla scia del miracolo economico della stessa Hunan Tv, ricoperta d’oro grazie a quel Supergirl, trasmissione più vista che la tv cinese ricordi, del quale oggi, però, è sempre più incerta la seconda edizione, già in via di boicottamento, come avevamo analizzato in un post precedente. E non è soltanto colpa del sistema di votazione, via sms, a complicare la situazione – benchè la China Mobile abbia intascato parecchio grazie agli otto milioni di voti da due centesimi l’uno, rafforzando così, stando alle critiche istituzionali, lo sdoganamento della democrazia, sul modello del sistema sociale e politico occidentale. Supergirl ha contribuito in modo sostanziale anche ad accrescere la fiducia dei pubblicitari nel dare visibilità ai propri prodotti. Un esempio lampante è senza dubbio l’azienda alimentare Menghiu Dairy, alla quale è bastato piazzare il nome del proprio yogurt nella scritta della trasmissione per vedere immediatamente triplicati i dati di vendita e un incasso eccezionale di 185 milioni di dollari. Tutto per una scritta. Potere della televisione. Ed è proprio quel potere che continua a creare difficoltà all’amministrazione cinese, la quale cerca di opporsi alla deriva democratica e individualistica della società aizzando la propria legittimità da monopolio e facendo leva sulla tradizione da comunità delle proprie radici. Un duello serrato, che mescola modernità e globalizzazione, in un turbinio impazzito di mode, tendenze e ideali al quale basta davvero poco per infiltrarsi in quei sistemi intatti e destrutturalizzarli. E, intendiamoci, non sempre è un male.

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