AIART DI NUOVO ALL'ATTACCO CONTRO IL PREMIO DEL GRANDE FRATELLO


Devo ammettere che ho una sregolata propensione a focalizzare la mia attenzione sulle critiche che quotidianamente qualcuno, da qualche parte nel globo, indirizza spietatamente verso la televisione. Non so perchè, ma provo un sadico eccitamento nel sentire le innumerevoli accuse, composte con assoluta padronanza lessicale e formale, tanto che qualche volta inorridisco di fronte alle dichiarazioni. Questa volta, a capitare sotto tiro, è di nuovo Luca Borgomeo, presidente della onlus AIART, l’associazione dei telespettatori di stampo cattolico che, dopo aver attaccato a più riprese Distraction, il game show di Teo Mammucari, ora ci riprova ancor più agguerrito contro il Grande Fratello, che ha concluso la sesta edizione proprio giovedì scorso incoronando vincitore Augusto De Megni (nella foto tratta da Sorrisi.com) che si intasca un bel bottino di novecento mila euro. Un premio che rasentava pure il milione, se non fosse stato per la farsa del rientro in ciurma del terzo classificato finale, Fabiano Reffe il quale, a poche puntate dal termine, era stato ripescato dagli inquilini in extremis mandando in malora un centinaio di migliaia di euro. Un premio che, comunque, rimaneva eccessivo per molti "moralisti", chiamiamoli così, che hanno colto subito e pure a posteriori questo sacrilegio come pretesto per una critica senza remore.

Ecco cosa dichiara Borgomeo all’agenzia ADNKRONOS: «Il Grande Fratello è il frutto di una sottocultura che purtroppo sta prendendo piede nella nostra società e che privilegia l’apparenza alla sostanza, finendo così per rovesciare la scala dei valori e dei principi che costituiscono il tessuto connettivo di una comunità e del suo patto sociale». Fin qui la doverosa postilla iniziale, un po’ di fango gettato non fa mai male. La definizione di sottocultura è originale, perlomeno non si tratta delle solite argomentazioni ritrite. No, questa volta ci si addentra nella sociologia antropologica, perbacco. Roba da acculturati. E prosegue, questa volta prendendo come bersaglio il famigerato premio finale: «E’ immorale che il vincitore metta in tasca 900mila euro per non fare assolutamente nulla: un vero scandalo. Uno schiaffo alla miseria, uno sperpero di risorse in un certo senso pubbliche, visto che per mandare in onda quella trasmissione viene utilizzato l’etere che, fino a prova contraria, è un bene di tutti, della comunità, dello Stato». Diamine, sto sbiancando. Passi pure l’immoralità, lo schiaffo gratuito e sonante alla miseria, ma che ci sia uno sperpero di risorse pubbliche ne siamo sicuri? Verrebbe subito da dire: beh, Mediaset è privata, chissenefrega, mica sono i soldi di noi contribuenti. Non è errato, in effetti, dire così. Ci saranno tanti sponsor dietro il GF da permettere un premio del genere. Forse Borgomeo non intendeva propriamente il canone, ma l’ETERE, sì, avete sentito bene. L’etere, signori. L’aria che respiriamo, pure. L’atmosfera, che permette di veicolare il segnale, di farcelo arrivare nelle nostre case. Il GF lo inquina, diamine. Inorridisco e mi spavento: mi stupisco di quali argomentazioni si tirino fuori pur di manifestare il proprio fremente disappunto senza correre il rischio di risultare banali e ripetitivi. L’arma ora è quella dell’esagerazione verbale, se ne sparano di ogni, si esalta lo sproloquio. Aberrante, davvero. Non serve aggiungere che una giustificazione del genere sia offensiva e risibile.

Ma Luca Borgomeo prosegue nella sua egloga tagliente accusando – nell’evidente ed esasperata esagerazione della generalizzazione – i produttori del format, rei di dare ai giovani «un pessimo esempio e veicolano un messaggio devastante, non solo perchè quella trasmissione è un chiaro esempio di tv spazzatura, ma anche perchè un premio così elevato può riuscire a convincere i giovani che basta fare niente per guadagnarsi una cifra che una persona comune non riesce a mettere insieme nemmeno in una vita di onesto lavoro». Sorvolerei sulla labile definizione di tv spazzatura, inquadrabile da più punti di vista e con conclusioni delle più disparate. Al massimo dico qualcosa sulla questione del premio, per carità, elevato, ricordando che tanti altri programmi, a partire proprio dall’intoccabile (il perchè ancora non me lo so spiegare) Affari Tuoi, venditrice di sogni a pacchi grazie al meccanismo della fortuna sfondata, finendo con mezzi più istituzionali e sociali come Lotto, SuperEnalotto e concorsi a pronostico. In questo contesto più ampio, la critica dritta al GF appare riduttiva e al di sopra delle parti. Soltanto perchè la vincita cospicua si può realizzare attraverso uno show televisivo basta per raggiungere la deprecabilità del contesto? Per non parlare di altri show, da Miss Italia ai reality vip: vendono nuove possibilità di collocazione sociale, non gestito necessariamente dal mittente (il programma in questione) ma dall’apparato sociale. Quello di Borgomeo è un attacco generalizzato e per questo sterile, che finisce per sparare nel mucchio delle banalità, senza proporre una soluzione ma limitandosi alla distruzione. Sono piuttosto la società e il sistema dei media a creare il vero squilibrio, ad enfatizzare personaggi e situazioni fino allo sfinimento. E’ questo, per me, la vera malattia, da combattere e sconfiggere. Non un premio che potrà pur cambiare la vita, ma non rappresentare un pericolo così nefasto per l’intera umanità. Sarò pure cinico, ma non sono soldi miei, fino a prova contraria.

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