IL MIO NOME E' FLOP // STARFLASH, IL RITORNO AL BARATRO DI JERRY CALA'


Terzo appuntamento con la rubrica Il Mio Nome E’ Flop. L’imperterrita ricerca dei programmi più deludenti che la televisione (e da chi ne fa continuamente e presuntuosamente le veci) abbia mai sfornato nella sua storia più recente oggi ci conduce agli albori del 2005, inizi di gennaio, con Starflash, programma del venerdì sera di RaiDue spuntato dal germe trionfale di Furore e chiuso dopo soltanto una puntata, col benestare dei due conduttori, Elenoire Casalegno e Jerry Calà.

PRE-VISIONI >> // Evviva il gossip, osannato dai telegiornali, sempre più ricercato dalle casalinghe, materia di spensierato studio nelle parrucchierie italiane. Perchè non ci costruiamo su o intorno un bel programmino televisivo, tartassando di domande indiscrete i soliti vip nullafacenti, e magari condito di qualche notuzza musicale giusto per dare un po’ di vivace contorno? E’ così che parte la (corta) avventura di Starflash, la nuova produzione Rai che vede in pista in vesti di conduttori Jerry Calà ed Elenoire Casalegno il venerdì in prima serata, a partire dal 14 gennaio 2005, per 6 puntate. Una coppia di presentatori che, presi singolarmente, non sono di primo pelo, ma neppure così antiquati da considerare legittimo il proprio auto-pensionamento (e la stessa Casalegno a Sorrisi pregusta baldanzosa: «E questa potrebbe essere la coppia rivelazione del 2005, perchè no?»). La bionda Elenoire, scelta dal vicedirettore Sergio De Luca (il quale aveva affermato: «Abbiamo un conduttore volante e una conduttrice con i piedi per terra»), rientra in televisione dopo l’ultima esperienza catodica su RaiDue in seconda serata nell’estate 2004, Follia Rotolante, un tour musicale tra i gruppi new folk (non me ne vorrà, ma non me ne ricordo proprio…), ma con le spalle altri spunti di conduzione musicali su Mediaset, con il magazine Tribe e conducendo su Italia 1 la classifica Super, remake venuto male dello storico Superclassifica Show. A News 2000 di LIbero racconta, in merito alla scelta di puntare sul gossip: «Il fatto è che noi italiani siamo pettegoli, siamo dei finti perbenisti. Diciamoci la verità: piace a tutti spettegolare. In questo nuovo programma diremo tutto, ma proprio tutto, senza vergognarci di niente, giocando». Insomma, che si riveli proprio un flop sonante manco il pensiero più remoto. Jerry Calà, invece, ritorna in televisione dal lontano 1991, escludendo ospitate, film e teatro (con il Gran Calà). Vi ritorna contento «che in un periodo in cui la tv è frequentata da non professionisti, fuoriusciti dai reality, abbiano pensato di affidare un bel programma come questo» a lui che a 53 anni suonati e con un figlio piccolo a carico, «voglio fare cose diverse perchè il mio bimbo mi veda». Bene, allora aspettiamoci le migliori innovazioni, ma si parte male con le aspettative. Starflash sarà, a detta di Calà, «l’evoluzione, più buttata sull’umorismo, di Furore». Bene, per fortuna che si trattava di cose diverse. Parlava sicuramente per sè. E aggiunge: «Si preannuncia come un programma sopra le righe ed è per questo che ho accettato di fare il conduttore».

Dando un’occhiata al format previsto, non è molto difficile capire perchè Starflash sia stato etichettato come primo programma tridimensionale. Ce lo spiega Jerry, scrutando il nuovo studio, presso gli ex Studi De Paolis a Roma"Sarò un disturbatore, un giudice un po’ sui generis, deus ex machina (facciamo basta con le citazioni latine? ndr) da una postazione volante che controllerà le tenzoni di quattro squadre capitanate da vip. Cercheremo di smontare il gossip che riguarderà soprattutto gli ospiti vip, di giocare anche su questo". In soldoni, Jerry Calà si limiterà a dare un giudizio sui concorrenti, semplicemente con le gambe all’aria, aggrappato ad un dolly mascherato da disco volante («una scenografia spaziale»), le gru utilizzate in fase di ripresa televisiva, ricreando all’amatriciana la spettacolarità della scenografia che fu, per esempio, de Il Gioco Dell’Oca di Jocelyn. Ma ce lo vedete per aria uno non proprio agilissimo? Quattro sono le squadre che si alterneranno nelle 6 puntate, ognuna composta da 9 persone comuni e capitanate ciascuna da un vip: per la prima puntata si sono mobilitati Amanda Lear, Carmen Russo, Alessia Merz e Walter Nudo, un bel parterre a costo zero. E dire che la Casalegno, sempre a News 2000, affermava quanto fosse difficile ottenere personaggi famosi: «Quasi tutti i personaggi dello spettacolo hanno partecipato a un "reality", questa è la verità. È difficile trovarne uno che non l’abbia fatto. E poi sono questi i personaggi che si prestano meglio al gossip»Marzia Turcato su RadioCorriereTV illustra impeccabilmente lo svolgimento del gioco: «Il format si presenta come un gioco: in ogni puntata, infatti, i vip, tutti personaggi famosi e molto chiacchierati, vengono divisi in quattro gruppi. A ognuno viene dato un colore. La sfida consiste nell’affrontarsi in una gara principalmente incentrata su musica, gossip e gustose anticipazioni sulla vita del jet set internazionale. I concorrenti, quindi, non potranno limitarsi a rispondere, ma anzi dovranno cantare e mettersi in gioco al cento per cento». Nessun premio è messo in palio ai concorrenti vip, che si guadagnano al massimo soltanto la partecipazione alla puntata successiva. 

Un posto di rilievo spetta alla musica (d’altronde, l’ispirazione furoniana si dovrà pur farsi sentire in qualche modo…) con la presenza di ospiti cantanti (si parte con Al Bano e i Cugini Di Campagna). Calà canterà con un’orchestra internazionale, I Bravo, con la missione di attaccare il germe della canzoncina facile al pubblico dello studio e di quello a casa. Canzoncina facile, ho detto: Jerry sfodererà un repertorio anni ’60-70 che canta nel proprio one-man-show Gran Calà e che, dice, «conoscono anche i ragazzi di 18 anni». Un tentativo neppure tanto velato di conquistarsi la platea giovane?

COSA ABBIAMO VISTO >> // Non avendo personalmente assistito alla meravigliosa creatura di Jerry Calà, mi metto nelle mani di chi l’ha seguito. A partire da Aldo Grasso il quale sul Corriere Della Sera scrive così in merito alla prima puntata dello show: «Ridateci le Lecciso, se il prezzo della loro assenza è Albano, con i suoi medley, la sua (ma non nostra) «Felicità», il suo trash canoro. Albano era l’ospite d’onore — già questo la dice lunga — del più brutto varietà del 2005 (ma siamo a gennaio, il primato è ancora scalfibile). Stiamo parlando di Starflash, uno sgangherato show condotto da Jerry Calà (oddio, c’era ancora in circolazione Jerry Calà e qualcuno ha pensato bene di riproporlo) e da Elenoire Casalegno, impegnata in un’imbarazzante imitazione di Simona Ventura (Raidue, venerdì, ore 21,03). Reclutati quattro reduci dell’Isola dei famosi, a formare altrettante squadre capitante appunto da Alessia Merz, Carmen Russo, Walter Nudo e Amanda Lear, Starflash sembra uno di quei vecchi varietà delle tv locali (ma il «Pomofiore» era più dignitoso) in cui i concorrenti si sfidano a colpi di quiz musicali e domande gossipare, tipo «Gira la maglia», «La graticola», «Chi fermerà la musica>, «Chi sbagli paga», «Cerca il falso» e cose simili. Da vergognarsi. L’idea è di Massimo Pasquali che l’ha realizzata con l’apporto intellettuale di Mariano D’Angelo, Francesca Martini, Stefano Sarcinelli e dell’immancabile Paolo Taggi (Taggi, Taggi a quando il prossimo libro su come si fanno i programmi televisivi?). Sarebbe infatti bello sapere di chi è l’idea di piazzare Jerry Calà su un braccio meccanico per far venire il mal di testa a concorrenti e spettatori. A un certo punto, a elevare il livello qualitativo degli ospiti sono apparsi persino i Cugini di campagna per proporre un karaoke stile Furore. Una sola perla. Calà fa una battutaccia su Amanda Lear: «La prossima volta vorrebbe nascere maschio». E lei, gelida, signorile: «E tu vorresti nascere intelligente».Grazie, Amanda!». (da Patrick Ray Pugliese Official Forum). Un altro utente del forum aggiunge: «Che fosse un collage di giochini scemi, lo si poteva immaginare. Che fosse il trionfo della caciara, vista la contemporanea presenza di Elenoire Casalegno (nella foto), una che potrebbe urlare anche durante la messa, e di un incombente Jerry Calà, che già più di vent’anni fa tentava inutilmente di far ridere (senza testi), lo si poteva tranquillamente sospettare. Quel che non ti attendevi, invece, da Starflash [..] è che fosse anche un programma paradossalmente lento e senza pepe. Si parlava di gossip, si stendevano ospiti vip (Alessia Merz, Walter Nudo, Carmen Russo e Amanda Lear) su un’inutile graticola di domande senza sugo. Si promettevano mari e monti. Invece, niente. Robetta all’acqua di rose (il giochino della torre, capirai…) e cattiverie entry level per uno show "salvato" a malapena – ed è già detto tutto – da qualche cantata in coro sullo stile del karaoke del vecchio Furore. Senza il coraggio di puntare né sull’una (il gossip) né sull’altra (le canzoni) cosa. Per non parlare della gara fra le quattro squadre: non c’era suspense, il regolamento non si è mai capito, e in definitiva nessuno ci credeva.
Per salvare questa creatura deforme, agli autori non resta che virare il tutto, alla velocità della luce, sul modulo canzonetta-trenino della domenica costanziano. Si potrebbe recuperare qualche punticino di share. Altrimenti, un dignitoso harakiri sarebbe la scelta migliore».

IL BOLLETTINO AUDITEL >> // E’ bastato il pessimo esordio su RaiDue del 14 gennaio 2005 per dichiarare cancellato senza appello Starflash, che ha debuttato con scarsi risultati Auditel, 1.690.000 telespettatori e il 7,23% di share. Anche se in realtà, all’indomani della messa in onda, l’allora direttore di rete Massimo Ferrario, con in mano i dati d’ascolto, aveva preannunciato «necessari correttivi», salvo però rimarcare «nulla da dire invece sui conduttori che stanno lavorando molto bene, ma i risultati non sono in linea». Se il 17 gennaio si prospettava comunque un minimo di ossigeno, il giorno successivo arriva la notizia della chiusura del varietà (?). A contribuirne sono stati i programmi della concorrenza? Se RaiUno rimaneva più o meno sulla sua media su carta con la serie tedesca Un Ciclone In Convento, è Canale 5, con Paperissima condotto da Gerry Scotti e Michelle Hunziker a fare incetta di ascolti, con 8.540.000 telespettatori e il 33,67% di share. Passi pure per la rete ammiraglia, ma pure Italia 1, programmando il tradizionale filmetto del venerdì, Il Santo, ha raccolto 3.552.000 telespettatori per il 14,07% di share. E’ anche vero che programmi di intrattenimento di questo genere su RaiDue, salvo Furore, non erano mai stati accolti con grande enfasi. Si pensi, per esempio, al Compagni Di Squola di Pino Insegno e Gianpiero Mughini, che a stento rimanevano a galla sul 10% di share. Certo, non è mai un 7%, ma neppure un 15%. E dire che i due conduttori, all’indomani della registrazione della prima puntata, in attesa della messa in onda erano raggianti. Calà ottimista: «Nella prima puntata mi sono divertito moltissimo e anche gli ospiti. Forse avrò detto qualche strafalcione, ma le papere le facciamo anche noi» e la Casalegno conferma: «L’obiettivo è quello di giocare e divertire il pubblico a casa. In realtà, i primi a divertirci siamo io e Jerry, tanto che a volte abbiamo difficoltà a tenere sotto controllo la situazione. Anche gli ospiti, nella prima puntata, si sono divertiti molto, appassionati e sfidati tra di loro».

IL DAY-AFTER DEI CONDUTTORI >> // E’ soprattutto Jerry Calà a cercare di tirare fuori, dopo la somma delle soluzioni che non hanno funzionato, decretando, senza troppa sorpresa da parte del conduttore, la prematura eliminazione in palinsesto dello show, su TGCOM, a partire dal mirabolante effetto gru: «Non ha funzionato l’idea centrale, quella della conduzione volante» ammette, e aggiunge, togliendosi qualche sassolino dalle scarpe: «Per l’esordio sarebbero forse serviti ospiti di maggior richiamo. La decisione della sospensione è arrivata nel momento in cui io stesso ero andato a parlare con gli autori per manifestare le mie perplessità sull’opportunità di andare avanti con il programma». Jerry tenta di difendere la sua creatura: «Sulla carta l’idea centrale della trasmissione, il fatto cioè che io svolazzassi su un trespolo all’interno di una scenografia spaziale, sembrava divertente, vincente. E invece nella realizzazione pratica, anche per motivi tecnici sia di movimento e soprattutto di ripresa, mi sono trovato a fare grande fatica, mi sentivo isolato rispetto al programma, nell’impossibilità quindi di esprimere tutta la mia energia. Insomma, si trattava di una formula che non mi rendeva giustizia». Aggiungo io: ma questa benedetta idea della gru svolazzante non l’avevano provata? O si erano soltanto basati sull’intuizione scenica, rimandando alla diretta la ricezione – poi negativa – del feedback del conduttore stesso e del pubblico? Calà conclude rimarcando la difficoltà di andare in onda con una controprogrammazione non da noccioline: «Non siamo stati facilitati dal giorno di programmazione, in una serata che vede un programma della concorrenza raccogliere oltre il 30% di share (Paperissima, ndr): per questo, senza nulla togliere ai nostri quattro ospiti che sono stati spiritosissimi, Amanda Lear, Carmen Russo, Alessia Merz e Walter Nudo, sarebbero serviti forse nomi di maggior richiamo». Beh, gli ospiti erano riciclati dall’Isola Dei Famosi, giocavano in casa. Volea forse portare in pista star internazionali? Boh.

REVIEWS >> // In merito alla precoce sospensione di Starflash, ci viene in aiuto con la pungente ironia Manuel Santillan sul sito TerraNauta: «Quella che doveva essere la trasmissione di punta della primavera di Rai Due è, infatti, durata una sola puntata. Giustificazione? Non fa audience. E c’è da aspettarselo quando prendi un format quasi uguale a quello di Furore, trasmissione già di dubbio gusto, e, arricchendo la scenografia con barocchismi che avrebbero fatto rabbrividire uno sceicco negli anni ’80, la fai condurre da due “sorpassatissimi” Jerry Calà ed Elenoire Casalegno. A questo punto viene da chiedersi se i dirigenti Rai osservano quello che accade nella propria azienda o sono troppo occupati a leggere i dati Auditel».

FORMAT E DINTORNI >> // Non sembrano esserci emulazioni di Starflash, neppure in campo internazionale. E’ l’autore Massimo Pasquali a confermarlo in una intervista a Il Mattino: «si tratta di un format completamente italiano, venduto all’estero e poi tornato nel nostro paese». Al massimo rimane la possibilità dell’evoluzione di Furore, ma sempre Pasquali rifiuta la parentela: «Furore era un gioco prettamente musicale. Starflash è basato sul gossip e hanno importanza le squadre». Le ricerche che ho effettuato non mi hanno portato a nulla, se non a scoprire, dalle pagine di Sorrisi (n.3 / 2005) che inizialmente il programma si sarebbe dovuto chiamare I Quattro Cantoni, salvo mutarsi in Starflash dall’intuizione del conduttore stesso. Malizioso aggiungo: toh, per la prima volta che produciamo noi un programma, lo vendiamo all’estero (e non si sa con quali risultati oltre i nostri confini) e lo facciamo rientrare (per flop estero o per spirito materno?), eccolo qua il flop. Ci dobbiamo rassegnare alla mera importazione di format stranieri?

FORMAT E DINTORNI >> // Starflash, produzione Rai, autore Massimo Pasquali con Mariano D’Angelo, Francesca Martini, Stefano Sarcinelli e Paolo Taggi.

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