TIVIDI // "48 ORE" PER DECIDERE LA CANCELLAZIONE?


Quarantott’ore per cancellare l’intera serie? Non potrebbe essere fantascienza, visti i numerosi casi di prodotti eliminati dopo soltanto una serata per ecatombe Auditel. L’esordio, ieri sera su Canale 5 in prima serata, dei primi due episodi della nuova serie 48 Ore, prodotta per Mediaset da Angelo Rizzoli e con protagonisti Claudio Amendola, Claudia Gerini e Adriano Giannini, è assolutamente negativo. I dati Auditel parlano chiaro: per il primo episodio, Un’Altra Vita, 4.411.000 telespettatori e il 16,23%; per il secondo, Questione Di Coraggio,  si è scesi a 3.638.000, con il 16,03% di share. Numeri insostenibili per la rete ammiraglia di Mediaset, che aveva presentato il prodotto in pompa magna, con quell’inevitabile alone di fiction-evento (e annessa copertina-marchetta su Sorrisi E Canzoni TV numero 18/2006) e che invece si ritrova tra le mani una fiction che è almeno 8 punti sotto l’obiettivo minimo di rete, che è del 24% di share (e soprattutto di fronte al 25,35% di share su RaiUno dell’ennesima replica de Il Commissario Montalbano). Risultati da Italia 1, dunque, e infatti ieri Distraction, alla sua settima puntata (delle 8 previste), ha portato a casa un ottimo 15,28% con 4.024.000 telespettatori, pur finendo mezz’ora prima rispetto ai commissari all’amatriciana spostati in toto a Genova.

Spesso si parla di numeri Auditel, specialmente se sono negativi, senza occuparsi del prodotto, ma limitandosi allo sfascio dell’ascolto televisivo. In molti casi si dice: vabbè, i numeri non ci danno giustizia, ma il prodotto è comunque valido e di qualità. Bene, da quanto si legge nella blogosfera – alla quale mi appello visto che non ho seguito 48 Ore, semplicemente perchè non mi appassiona il genere, e se mi appassionasse credo che rimarrei ancorato ai migliori prodotti americani – pure la fiction, in sè, non valeva mezzo euro. A Davide, il patron di Daveblog sono bastati tre minuti per farsi subito un’idea chiara: «Non ho mai visto 24, per cui non sono in grado di fare paragoni con quella cosa che sta andando in onda su Canale 5 in questo momento. Nè mi lancerò in disamine dettagliate e prevenute, visto che ho abbandonato al minuto TRE. Dopo una sequenza area tipo CSI: Grande Raccordo Anulare, ed una scena serratissima con qualche effettaccio speciale di troppo, ma un’appeal che tutto sommato mi stava facendo dire: "ah, però", ebbene, al minuto TRE lo spettatore piomba all’improvviso in una dimensione parallela in cui un gruppo di supergiovani quaranta-cinquantenni festeggia sul balcone, facendo i trenini davanti ad uno schermo karaoke e cantando i Watussi. Il colpo di grazia mel’ha dato la stonaterrima Gerini col suo lancinante "alle PORTE del Kilimangiaro"».

Un commento di Esaù, invece, illustra, mettendo da parte il sottile sarcasmo, cosa a prima vista non sembra aver sortito gli effetti sperati – e forse neppure quelli cercati: «48 ore è imbarazzante sotto tutti i punti di vista: Ris e Distretto di Polizia, per rimanere in Italia, sono dieci spanne sopra. I problemi di 48 ore sono troppi:
1) gli attori: l’unico che un po’ si salva è Giannini, mentre Amendola e la Gerini sono da fare cascare le braccia;
2) le storie sembrano scritte da un principiante, fanno acqua da tutte le parti e sono prevedibili (per dire: c’è un magistrato che sta per essere ucciso e la squadra di eroi capeggiata da Amendola, nell’era dei cellulari, mentre corre forsennata a casa sua non pensa minimamente di chiamarlo per metterlo in guardia. E poi: che il rumeno sarebbe morto si era capito anni luce prima);
3) la sceneggiatura offre chicche come “
Si vive e si muore per amare";
4) i personaggi sono una parata di stereotipi, a cominciare dall’hacker (ma perché un hacker deve essere per forza giovanissimo, brufoloso, amante dei fumetti, sfoggiare magliette con l’Uomo Ragno stampigliato e avere un ufficio che sembra la cameretta di un dodicenne?);
5) la regia, anzichè salvare il salvabile, peggiora la situazione con inquadrature da studentello di cinema;
6) poco da fare: in Italia siamo costretti, in una serie d’azione, a inserire la vita privata dei personaggi, l’amore, gli sguardi languidi. Ma mentre in
Ris quest’aspetto è ben calibrato, e in Distretto di Polizia valorizza il tutto, in 48 ore le pagine “sentimentali” sono posticce e, anche queste, malscritte.
7) la noia:
48 Ore, che dovrebbe essere una serie al cardiopalma, offre invece uno scivolo per andare a dormire.

Parlando di questa roba, 24 e CSI manco andrebbero nominati. Ma possibile che gli autori non si rendano conto del prodotto che hanno confezionato? Pensano che la gente sia stupida?

In programma sono previste ancora altre 5 prime serate, per un totate di altri 10 episodi (serie costata 9 milioni di euro). Ora: a leggere i commenti, pare che gli autori e gli sceneggiatori non ne abbiano azzeccata una manco per sbaglio. Io aggiungo solo questo: i telefilm sono una spanna sopra qusti prodotti italiani che devono per forza riconoscersi nella proprie peculiarità nazionali. E costano terribilmente meno. Non è ora di iniziare a valorizzarli?

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