"SOTTOCASA" NON SCALFISCE "CENTOVETRINE": IL DOMINIO DI CANALE 5 E' SALVO


Sugli ascolti della nuova soap-opera, sorry, real-drama di RaiUno, Sottocasa, ci eravamo espressi molto vagamente, non potendo disporre di dati esaustivi su cui come al solito filosofeggiare, e molti utenti ci hanno chiesto via e-mail dati più precisi. La fascia 12.00-15.00 comunque non aveva manifestato scossoni sia su Canale 5 – che non sembrava aver pagato dazio alla nuova avventura di Sottocasa – che su RaiUno, ancora trainata dal TG1 e poi uccisa nel proseguio del dominio della concorrenza che piazza il finale di Beautiful e la partenza lancio di CentoVetrine.

Oggi sul Corriere Della Sera Aldo Grasso, nella rubrica quotidiana A Fil Di Rete, ci aiuta puntualmente a chiarirci più precisamente le idee. Il dato Auditel della media di ascolto dei primi cinque episodi di programmazione – e ce ne sono ancora 190 da assaporare nel dopo-pranzo – non è certo entusiasmante: 1.384.000 telespettatori e il 9,25% di share. Meno del 10% dunque, e meno dell’11% di media che RaiUno totalizzava prima dell’arrivo del real-drama, schiacciata dal domino soapoperaro di Canale 5. Insomma, la partenza di Sottocasa non è stata delle migliori, no. E si potrebbe pure ragionare basando i pensieri sulla lunga serialità, sull’uscita alla distanza, perchè no. Ma Centovetrine, al suo esordio su Canale 5 nel 2001, fece subito 4 milioni di telespettatori e il 27% di share, per poi salire vertiginosamente fino al 30-31%. Il buongiorno si è subito visto. Sottocasa d’altronde paga una scarsa visibilità mediatica, pochi agganci nei salotti tv e una continua presenza nell’anonimato, in una fascia oraria killer come quella del dopo pranzo, che pare poco incline a cambiamenti di telecomando. Aldo Grasso sottolinea come il nuovo Sottocasa focalizzi l’attenzione su «meno sentimenti e più problemi sociali, nella tradizione europea più che in quella americana», ma il dato Auditel «non è granchè incoraggiante e la prestazione degli attori ancor meno», aggiungendo che «forse il problema più grosso non sta nel prodotto, quanto nella sua collocazione oraria». Probabilmente, per incalzare la leadership di Canale 5 – che era comunque già corsa ad eventuali ripari rimescolando spot e telepromozioni per evitare esodi indesiderati di pubblico – occorreva una maggior promozione, un cast di maggior richiamo, da grande evento, per acchiappare subito interesse e una sinergia con le altre trasmissioni Rai. La scommessa naturalmente non può dirsi ancora persa – a noi tutto sommato il prodotto non pareva così malvagio -, ma di certo le premesse sono tutt’altro che incoraggianti. Per la soddisfazione di Saccà…

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