DOPO LE ELEZIONI, ECCO LA RAI CHE CI ASPETTA


Il quotidiano Libero di giovedì 11 maggio 2006, all’indomani dell’elezione di Giorgio Napolitano presidente della repubblica, traccia un prospetto del futuro della Rai, sulla quale penderebbe la nuova costituzione parlamentare, ora in mano al centrosinistra. E così ora ci si diverte, in nome dello spoil system, ad ipotizzare nuove candidature, migrazioni di uffici e intrighi al potere. Questa è la situazione che si prospetta essere prossima.

RETI RAI  //  Cambio della guardia al timone di RaiUno: via Fabrizio Del Noce – che voci ormai datate davano prossimo all’arrivo al Biscione, in sostituzione di Giovanni Modina alla guida di Canale 5 – entra Giovanni Minoli, ora direttore di Rai Educational. Nulla di nuovo sulle altre reti Rai: il leghista Antonio Marano, che aveva sostituito qualche mese fa Massimo Ferrario, rimarrà alla guida di RaiDue, mentre RaiTre rimarrà salda nelle mani di Paolo Ruffini.

TG RAI  //  Il capovolgimento politico non porterà troppe novità, anche perchè l’unica mossa ventilata, quella dell’addio di Clemente J. Mimun dal TG1 per fare posto all’arrembante Ferruccio De Bortoli, direttore de Il Sole 24 Ore pare sia stata seccamente smentita dall’attuale direttore del TG1, che non sembra per nulla deciso ad avanzare le dimissioni dal suo incarico il prossimo 15 giugno. Paralizzate anche le dirigenze di TG2TG3, guidate rispettivamente da Mauro Mazza e Antonio Di Bella.

Se i telegiornali rimarranno intoccati, rimango alquanto perplesso sul futuro di RaiUno. La rete ammiraglia del servizio pubblico pare sia destinata a perdere Fabrizio Del Noce. Sia chiaro, personalmente ho mal sopportato la sua presenza ai vertici della rete, disdegnando a più riprese l’arroganza e la supponenza di un giornalista, abusandone spesso – un fatto su tutti, la microfonata sul naso di Staffelli, un’incipiente e indecorosa caduta di stile che da sola doveva bastare per pretenderne le dimissioni. Sarà pur vero che sotto la sua gestione si sono ottenuti i migliori risultati a livello di ascolto, ma non dimentichiamoci flop colossali e le gestioni dei pezzi forti dell’azienda, tra cui proprio Paolo Bonolis, artefice della rinascita Rai e poco supportato nel futuro professionale. Se quindi sghignazzo per i saluti di Del Noce, però piango due volte. Una: per l’arrivo di Del Noce a Canale 5, e non vedo che diavolo possa portare di idee ed innovazioni: sto già tremando – in confronto Modina è un galantuomo. Due: l’arrivo a RaiUno di Giovanni Minoli, altro esempio di arroganza mascherata da supponenza, che gode del silenzio mediatico che lo rende al di sopra di tutto. Minoli da tempo gestisce Rai Educational, per carità autore di prodotti encomiabili, sul filo della cultura e del ricordo storico, generalmente su RaiTre. Ma pare così distaccato dalla televisione quotidiana, così legato alla venerazione del sommesso che ce lo vedo davvero poco alla guida di una rete così importante come RaiUno. Quello che temo è che possa importare nella prima rete lo stesso modello di Rai Educational, sopprimendo così le opportunità di intrattenimento anche leggero e di sperimentazioni in nome di una televisione non urlata ma continuamente devota al sapere. Spero che, se si dovessero mantenere questi cambi di panchina, ci si aspetti una prospettiva meno cupa. Ma finchè la televisione che conta – e che è troppo legata al riflesso politico, soprattutto nell’informazione – ruoterà intorno a questi nomi, credo sia impossibile augurarsi passi in avanti. 

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