IN RAI E' GIA' VIA ALLA GUERRA DELLE POLTRONE POST-ELETTORATO


La guerra delle poltrone in Rai è appena iniziata. E si prospetta a tutti gli effetti un’estate caldissima, dopo il travaglio elettorale e la nuova composizione politica, per decidere personaggi e ruoli all’interno dell’azienda di Viale Mazzini, che ormai per tradizione affronta ogni cambiamento di governo rimescolando le cariche interne, a piacimento dei politici al potere – dura a morire, purtroppo, questa pratica, e ha ragione Capezzone quando afferma dei «momenti più bassi dell’occupazione partitica del serivizio pubblico, pagato con i soldi dei contribuenti». Avevamo già dato un’occhiata alle anticipazioni di Libero, nelle quali tutto sommato le prospettive di modifica non erano enormi – maggiori novità riguardavano soltanto Clemente Mimun e Del Noce alla guida di RaiUno. Ora il confronto si infiamma, anche alla luce delle dichiarazioni del ds Fabrizio Morri il quale, intervenuto su Canale Italia a Era La Rai 21.15, ha le idee chiare in merito alla rifondazione del servizio pubblico visto dall’alto: «Non spetta a me deciderlo, ma credo che presto dovrà cambiare il direttore del TG1. Mimun ha diretto in maniera del tutto parziale il primo telegiornale del Paese. Comunque bisognerà fare prima un nuovo direttore generale, Non so se questa figura è già dentro o fuori dall’azienda, ma di sicuro il suo profilo deve essere di tipo manageriale. Mentre sono convinto che il CDA può continuare a lavorare». Questa dichiarazione è bastata per dare il via al valzer delle poltrone.

Il futuro di Clemente Mimun, secondo quanto afferma il sito Dagospia, in realtà non sarebbe legato al TG1, benché il rinnovo non sembrasse smentito dal diretto interessato, ma alla direzione di RaiSport, finita nella bufera per le intercettazioni telefoniche sul campionato di calcio. Il presidente della Rai, Petruccioli – vicino ai Democratici di Sinistra – vorrebbe al comando del TG1 Ferruccio De Bortoli, come anticipato qui, ma ieri all’ANSA ha ribadito la sua stima nei suoi confronti, definendolo «un professionista di grande valore sul cui apporto la Rai conta anche per il futuro». Il presidente Rai ha inoltre detto la sua su Giovanni Minoli, che sembrava destinato a sostiture Del Noce alla guida di RaiUno e che invece pare sia candidato a ricoprire il ruolo di direttore generale, se non verrà confermato Meocci: «Si fa il nome di Minoli, si fanno tanti nomi, ma io non ne ho ancora fatti e neppure il CDA», aggiungendo pure una nota su Enzo Biagi: «Intanto Biagi è spesso e volentieri in Rai, comunque con lui troveremo il sistema di come avvalerci, nel modo per il quale lui stesso si dichiarerà disponibile, delle sue grandi capacità di autore e giornalista». Insomma, i segni buoni ci sono.

Su Mimun torna anche Sandro Curzi, ora consigliere Rai dopo un passato nella scrivania di Liberazione e del TG3. Il giornalista viene definito pronto per la direzione di un telegiornale vicino all’opposizione, per esempio il TG2 – e questo la dice lunga su quanto l’informazione sia spudoratamente di parte, fin dall’alto, alla barba del libero e impeccabile servizio giornalistico – e ammesso che Mimun non inizi a scalpitare per diventare direttore di rete, al posto dell’ormai dato con le valige in mano Del Noce. Il TG1, secondo il consigliere, dovrebbe invece andare ad «uno dei nomi più indiscutibili del giornalismo italiano» – ma non ne dice né fa allusioni, mentre Maurizio Gasparri al TG1 vedrebbe bene Clemente Mastella – e io spero in cuor mio che sia soltanto una provocazione. Per il TG3, invece, pare che in pole position ci sia Bianca Berlinguer, insieme ad altri candidati pronti a sedersi sulla poltrona del telegiornale della terza rete.

Curzi è pronto anche ad accogliere Giuliano Ferrara da La7 – per un’eventuale striscia quotidiana dopo il TG1, ora saldamente in mano al direttore Mimun – e Marcello Veneziani, e inoltre a limitare gli spazi di azione di Bruno Vespa, al quale devono bastare le tre serate concordate di Porta A Porta, lasciando spazio anche ad altre personalità nella conduzione di puntate speciali dedicati a fatti di cronaca, politica ed attualità. Porte aperte anche a Fiorello, il cui arrivo a Sanremo è pressochè una questione di formalità in coabitazione con il guru della kermesse Pippo Baudo. Proprio il Pippo Nazionale è oggetto della sarcastica riflessione sempre di Gasparri che punta il dito contro l’innovazione retrograda: «Basta con Pippo Baudo, non se ne può più. La Rai non si può rinnovare così: invece di dare spazio ai nuovi talenti, continua a puntare su gente come Baudo. Metterei un freno. Basta». Non so perchè, ma mi sento di condividerlo, questo intervento.

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