PIPPO BAUDO PRONTO PER SANREMO 2007. E INTANTO E' TEMPO DI AUTO-ELOGIO


Pippo Baudo non mi è mai stato tanto simpatico. Sarà per quella sua aria da finto umile, di quello che so tutto io, che maschera la supponenza con la indomita manifestazione di superiorità, a volte velata, a volte eterea. Ok, sarà pure una colonna portante della televisione italiana: può evitare di ricordarcelo continuamente? La tv fortunatamente non vive soltanto delle sue prodezze – e anche dei suoi scivoloni, per ultimo il floppone Sabato Italiano, che si arrogava il diritto di riportare il varietà agli antichi splendori, per poi essere sonoramente fischiato dal pubblico di casa. Ora, terminata l’esperienza sicuramente soddisfacente sotto il profilo degli ascolti, dell’appendice di Domenica In, Ieri, Oggi E Domani, è tempo dei tradizionali bilanci. La sfida era sicuramente ostica: sfidare la concorrenza calcistica di Serie A su Canale 5, partito folle e poi scemato in poco tempo, dall’aut-aut con annesso addio di Bonolis all’arrivo mesto e sottotono di Mentana. I numeri gli danno ragione.

A Il Messaggero di domenica 14 maggio 2006 il presentatore storico della Rai commenta così, in un’intervista a Marco Molendini, l’obiettivo insperato raggiunto. «Quando sono stato chiamato da Meocci e Del Noce a coprire il buco del calcio contro Bonolis ha detto – mi sono detto: "pazienza, anche se tutti danno la partita persa in partenza mi butto". E, allora, Serie A faceva il 30 per cento. Ma c’era l’intuizione che il calcio ormai è prosciugato dalla tv satellitare e che il pubblico della domenica non è fatto solo di tifosi. Così la mia idea di rispondere con una tv pulita, con ospiti non ovvi, con ragionamenti ha avuto successo. Ricordo che abbiamo tenuto una media del 27 per cento, e già a venti avremmo salvato la pelle». Passi che il calcio nella tv generalista stia incontrando un periodo difficile. Ma qua si rasenta la perfezione dell’auto-elogio. Ha detto ospiti non ovvi: ah no? E le innumerevoli marchette di gente che promuoveva album, film e libri, che coglieva l’occasione di una solare chiaccherata goiuto per giustificare una presenza altrimenti discutibile? Non ci vuole molto a fare un programma se si chiama gente come Fiorello, Benigni, Villaggio, tutti personaggi adorati dal pubblico. E’ una tv pulita quella che fa giocare i bambini, in stile Bim Bum Bam, nella peggior copia dei format kids-friendly che hanni imperversato negli anni scorsi? Sicuramente sì, ma una tv pulita del genere sono capaci tutti a farla. Ecco, mi sfuggono i ragionamenti. Fare leva sui sentimenti del popolo, sul continuo amarcord è facile: sfido io ad inventarsi qualcosa di nuovo, caro Pippo. E’ chiaro che il pubblico attempato, quello grumato di ricordi, lo segua. Una mano sicuramente è arrivata gratis dal fallimento calcistico di Canale 5, senza dubbio. Ma – purtroppo – è anche altrettanto vero che chi vince una sfida, è legittimato ad esaltarsi.

Molendini prova ad estorcergli un giudizio sulla nuova formula di Domenica In, tagliuzzata in tre fasce per evitare liti di sovraesposizione tra i conduttori, così si diceva. «Ha funzionato per caso – afferma Baudo -.  I tre tempi sono stati frutto della necessità. Ma, alla fine, non presentare la stessa faccia per sei ore di seguito ha dato i suoi frutti. E’ un abbozzo che va irrobustito. Bisogna dare contenuti e ogni segmento deve avere uno stile diverso. Io sono andato d’accordo con tutti. Essendo il più vecchio ho dato consigli a Mara e spesso ho sentito Giletti». E ti pareva: il patriarca che dispensa dritte agli figliocci. Domenica In ha retto la sfida con Buona Domenica, anche perchè se gli autori avessero disperso i conduttori tutti insieme, in un marasma mediatico a briglie sciolte, il programma non sarebbe durato più di una settimana.

Non poteva mancare un’ancorata riflessione sul momento – definito in – della tv pubblica, a dispetto delle previsioni non così incoraggianti. Se la Rai ha tenuto testa alle emittenti rivali, è merito della stantia programmazione e della continua affezione del pubblico over54 che non si stacca dal video, oltre alla fetta di acculturati assuefatto dai contenuti plausibilmente culturali. Ed infatti eccotele qua, le fiction e Fabio Fazio. Baudo attacca: «Merito della fiction, di programmi come quello di Fazio, dell’affetto che la gente nutre per la Rai, che sente come propria. Per questo, quando si parla di ridurre il servizio pubblico, ci vuole attenzione. La Rai non è come le autostrade». Quando parla di gente, intende pure il pubblico affezionato ai telefilm, che viene continuatemente maltrattato dalle sospensioni e dai continui spostamenti di palinsesto delle serie preferite? Dubito sul loro affetto verso l’azienda di Viale Mazzini.

La chiosa finale è dedicata all’evento più prestigioso – così pare: il Festival di Sanremo. E dopo l’ecatombe panarielliana, la kermesse canora era stata subito riposta, anche se ufficiosamente, nelle sacre e salvifiche mani di Pippo Baudo, avvezzo ormai al palco dell’Ariston, un nome garantito. E lui è già passi avanti: «Dico che ci sta. Sarebbe una bella coincidenza. Ma la Rai ora è davvero in alto mare, a rischio: senza irettore generale, con i dirigenti in sospeso. Spero che la situazione non duri molto. Anche il Festival, dopo gli ultimi avvenimenti, ha bisogno di una bella verniciata». E lui si improvviserà abilmente imbianchino della Rai. E intanto Alex Britti aveva già bocciato la sua candidatura all’edizione 2007, e pure Maurizio Gasparri criticava l’attaccamento dell’azienda pubblica a personaggi stantii che continuano a mantenere le redini delle linee guida dello sviluppo televisivo invece di dare spazio alle nuove leve. Io rimango convinto che, finchè ci si aggrappa cocciutamente alla tradizione e alla continua riproposizione di ciò che è antico e forse superato, possiamo scordarci nuove soluzioni, aperture a nuove forme di televisione e tentativi di evoluzione. Pippo Baudo, buon ritorno al passato.

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