VISIONE FINALI // "DISTRACTION" BATTE CRITICHE E ACCUSE: RICONFERMATO A SETTEMBRE 2006


Ne hanno dette di tutti i colori, hanno crocifisso conduttore e programma prima di vederlo in onda, hanno urlato al completo dominio del trash, all’abominevole stangata del buon senso e del buon costume, alla lesa dignità umana. Eppure è stato un successo. Il ritorno di Teo Mammucari in televisione, dopo la non troppo esaltante esperienza di 12 mesi fa su Canale 5 in seconda serata con Mio Fratello E’ Pakistano, è scoppiettante, alla guida di Distraction, format importato da Grundy Italia dal canale inglese Channel4, che in Italia ha riscosso un grande consenso di pubblico, se naturalmente poniamo l’uguale tra i termini dell’equazione ascolto e qualità. A livello meramente di ascolto, Distraction ha stracciato costantemente Music Farm, il reality canoro della prezzemolina Simona Ventura, proponendo uno show certamente al limite, volutamente eccessivo e provocatorio, condito dall’esperienza dissacratoria di Teo Mammucari, che l’ha reso subito cult, anche se senza tensione e grande atmosfera, come magari era più indicato. Alle accuse di associazioni, Moige, AIART, psicologi, Mammucari ha risposto con i numeri, che hanno rispolverato gli allori di Italia 1e fatto gioire il direttore di rete Luca Tiraboschi. Una formula nuova che sembra dunque essere riuscita nell’intento di farsi apprezzare, nonostante l’alone indelebile delle polemiche e qualche scelta autorale poco felice, ma come al solito quando un programma funziona fin dal principio, nessuno si azzarda a modificare il contenuto e il contenitore in corsa. E un successo francamente inatteso, soprattutto per l’etichettatura rapida di programma trash che ha subito fatto apparire il programma come dannato quando in realtà e più semplicemente mostrava il suo lato innocuo e goliardico, come ha ribadito Tiraboschi a Il Giornale all’indomani della prima puntata di Distraction, che ha sovvertito i parametri tradizionali della televisione moderna alla ricerca di una formula nuova, accattivante e il più possibile distante dalla regolarità dello schematismo attuale, dominato da reality-show autogenerantisi. I risultati sono avvenuti, le critiche zittite e la conferma pare prossima, per l’autunno 2006. Ma com’è tradizione, diamo un’occhiata più da vicino a che cosa abbia davvero funzionato a Distraction e che cosa invece merita una revisione più approfondita.

CHE COSA HA FUNZIONATO  //  Una volta di più, anche se non ce ne sarebbe stato il bisogno, Teo Mammucari conferma le inimitabili qualità del presentatore dissacrante, quello che rompe gli schemi, che irride e che si fa irridere sempre col il ghigno pronto, che "umilia" ma al tempo stesso consacra. Teo fornisce un modo di porsi sopra le righe che indiscutibilmente lo fa amare o odiare senza mezzi termini: per fortuna non esistono tentativi di emulazione di uno stile che indiscutibilmente gli appartiene e che lo rende unico in qualsiasi programma conduca – portandosi però naturalmente dietro il rischio di stancare il pubblico. Senza dubbio un programma come Distraction non lo avrebbero potuto condurre altri, e il connubio realizzato con il presentatore è senza dubbio uno dei punti di forza del successo. Teo si è preso gioco di tutto, pure delle accuse delle associazioni e delle possibili chiusure del programma, tanto da dichiarare alla prima puntata «questa sarà anche l’ultima perchè so già che mi chiuderanno il programma»: ha sbeffeggiato la sacralità della televisione istituzionale e con essa l’ipocrisia. Un esempio? Ultima puntata: ci sarebbe un video, da mandare in onda, di un uomo che pur di far vedere a Teo che cosa fosse disposto a fare, si sarebbe buttato da una quarantina di metri in una piscina profonda pochi metri, provocandosi alcune fratture. Ma il video si rivela un bluff, un’astuta mossa confezionata da Mammucari per giocare con tensione e Auditel, sicuramente encomiabile. Alcune distrazioni, realizzate dagli autori – e probabilmente mutuate dal format originale inglese – si sono rivelate interessanti e spassose, a partire dalle uova sbattute volontariamente in faccia al tiro del bignè, passando per la Ruota di Leonardo e finendo con le prove finali, quelle che prevedevano il concorrente vincitore alle prese con una macchina nuova brillante da prendere a randellate in caso di risposta sbagliata o con una schiera animata di detonatori da azionare viva via con conseguente esplosione del premio perso ad ogni incertezza fatale alle domande rivolte dal conduttore – da Distraction a Distruction. Per quanto in molti abbiano inneggiato al deprecabile annientamento della dignità umana, io trovo più semplicemente che le scelte autorali, in questo senso, si siano dimostrate azzeccate e innovative, proponendo un modello di quiz a premio controcorrente che sfidasse il buonismo e la meritocrazia: e d’altronde, non c’è già Affari Tuoi che dispensa milioni di euro a pacchi senza muovere un dito, che non sia l’indice ad indicare alla cieca il contenuto da scartare? La puntata finale, quella dedicata ai vip, è stata senza dubbio la più godibile, forse e soprattutto per la presenza di personaggi famosi idonei per quel tipo di trasmissione – nonché amici da sempre di Teo Mammucari, vedi alla voce Carmen Di Pietro e Nadia Rinaldi: ormai i vip si sono abbassati a scazzottate nelle isole, a prove di sopravvivenza bestiali e a privazioni aberranti, e vederli prendersi a uova in faccia è sicuramente spassosissimo, magari meno il visionare le proprie prove in videocassetta – non mi spiego ancora che diavolo volesse fare la provocante Silvia Rocca, che abbiamo già avuto modo di osservare nell’ imbarazzante presenza a L’Incudine di Claudio Martelli, sgattaiolando a gattoni sul prato imitando malamente una pecorella. C’è un’allusione sessuale di mezzo capace di generare risate? Bah. Più volte Mammucari si è raccomandato, rivolgendosi ai bambini, di non imitare ciò che avrebbero visto in tv: se questa mossa appare forzatamente anacronistica, da scaricabarile, e al tempo stesso sacrosanta soprattutto per l’orario di messa in onda del programma, in realtà ricalca ciò che da tempo ci si ingegna ad architettare per proteggere dalle critiche preventive contenuti magari non completamente adatti ad una platea giovanissima. Faceva allo stesso modo Jackass, il programma americano importato da MTV che esordiva con una scherma anera su cui capeggiava l’avviso di non imitare le prove proposte dagli stuntmen del programma. Ma è paradossale che ciò che avveniva a Distraction in realtà i bambini lo conoscevano già. Vi dice niente Disnely Club di qualche anno fa? Bene, i bambini partecipavano alla "distruzione" del proprio professore, incubato in una cabina, azionando come in una cabina di regia le penitenze ad ogni risposta errata, dal getto di farina direttamente sul capo dell’incolpevole maestro alla caduta di liquidi o altre amenità. Insomma, nulla di sconvolgente, evidentemente, visto che si trattava di un programma kids-friendly di RaiDue del sabato pomeriggio. La definizione di trash per questa trasmissione non è calzante, e se dovesse calzare, calza poco e male. Distraction è classificabile come quiz o game-show, in cui ci sono concorrenti, domande da rispondere e semplici distrazioni a complicare la riuscita della manche. Non si può parlare quindi di trash, a meno che non si consideri trash le distrazioni, dando così una definizione alquando banale e riduttiva. Se il trash è l’esaltazione del nulla e il vitupero della volgarità fine a se stessa, in Distraction il trash è soltanto un pretesto, ma in realtà c’è ben altro.

CHE COSA NON HA FUNZIONATO  //  Gli amanti delle bellezze in valletta non approveranno, ma la presenza di Gabriela Barros, designata come co-presentatrice a fianco di Teo Mammucari, si è rivelata alquanto superflua. Non interagiva con la trasmissione, rimanendo spesso avvinghiata al cofano dell’auto in palio limitandosi a sporadici collegamenti dal forte contenuto allusorio-sessuale con Mammucari: di lei rimanevano soltanto il sorriso, neppure sbalorditivo, e la camminata sensuale, che diventava bollente quando la Barros, scarsamente loquace ma abbastanza banale, attraversava la Fossa dei Dannati – idea interessante, peccato sia stata poco sviluppata -, abitata da videoamatori ritenuti particolarmente folli per via del video mandato, i quali scrutavano attraverso il vetro dal basso lo studio, e quindi si presume pure le mutandine della valletta. Con il passare delle puntate, Teo Mammucari ha puntato molto e ha investito più tempo della trasmissione sui giurati, una banda di cinque uomini – che non so se definire un po’ strani o attori – candidati a turno a ricoprire il ruolo di giudice per una sera. Una banda non nuova a Mammucari, visto che proprio lui li aveva fatti esordire nella scorsa sua produzione, Mio Fratello E’ Pakistano, in onda l’anno scorso su Canale 5 con risultati modesti. La presenza dei Giurati pure a Distraction era stata annunciata fin dal promo del programma e non ero stato subito entusiasta, e infatti il mio arricciamento di naso era giusticato: Teo Mammucari si prendeva gioco di loro, non soltanto attraverso prove da bambini dell’asilo per assicurarsi il controllo della puntata, ma anche banalizzandoli. Io spero vivamente che quei cinque giurati fossero attori e perfettamente coscienti del ruolo ritagliato loro – e allo stesso tempo interpretato perfettamente con una finzione puntuale – altrimenti dovrei parlare di circonvezione di incapace e non mi pare carino, nonché una caduta grossa di stile da parte di Teo Mammucari. Nonostante questo, la presenza dei Giurati poteva benissimo essere evitata, perlomeno nei termini ridicoli della loro esposizione nel programma. Nell’euforia dell’eccesso e della ricerca dello stupore da raggiungere in tutti i modi, alcune distrazioni potevano essere risparmiate all’occhio del telespettatore. Almeno personalmente, non ho molto gradito la scelta di puntare sui figuranti adamitici sia nel caso della cabina telefonica, riempita a suon di nudità che schiacciavano il povero concorrente che se ne caricava uno ad ogni risposta, sia nel caso del percorso comprensivo di gara sui sacchi e carriola, che ha incoronato alcune figure emblematiche, come il simil Garibaldi, inneggiato nell’ultima puntata da Carmen Di Pietro. La volontà di scandalizzare era chiara: i bollini di pixel a coprire le nudità erano eufemismi, visto che il pubblico in studio si sorbiva senza filtri forme procaci ed appendici saltellanti. Una sfida al buongusto che non è stata vinta, così come quella della prenotazione a suon di pipì, distrazione magari meno scontata ma altrettanto evitabile. E’ mancata la scenografia? Per certi versi sì. Lo show infatti rimaneva costantemente statico, senza alcuna possibilità di dinamismo – ma era così pure l’originale inglese?. Lo studio non aiutava certo ad aumentare il movimento: nessun riecheggiamento de Il Gioco Dell’Oca, che godeva di una scenografia ad alto respiro, pronta a catalogare respiri ed emozioni, pure con il supporto di telecamere on-board ad incrementare la spettacolarità. Rispetto alle premesse, sotto questo punto di vista Distraction ha deluso: ci si aspettava una forte spettacolarizzazione di prove e protagonisti, che si è maldestramente ridotta ad una festa paesana goliardica, senza l’alone del grande evento e senza atmosfera e tensione. Insomma, se le premesse erano quelle di stupire come mai prima, i risultati si sono dimostrati sotto tono – e Jocelyn aveva fatto molto di meglio una decina di anni orsono. Non recupera punti neppure l’esibizione del vip di turno con i due wrestler Kishi e Black Pearl che sbudellavano la celebrità sul tappetone, rendendolo così incapace di rispondere a banali domande che Mammucari gli rivolgeva. La staticità della trasmissione si è evidenziata inoltre dal continuo rimando manches-video del pubblico, con Mammucari costretto continuamente a fare la spola tra palco e spalti lucidando costantemente la sua vena dissacratoria nei confronti degli autori dei filmati – alcuni davvero orrendi, ma d’altronde non erano altro che performances interlocutorie per apparire in tv e magari come concorrente, sulla falsariga e pure maldestramente imitata del tormentone Italiaaaaa 1 che da qualche anno ha reso invasati migliaia di giovani – e ogni tanto rimettendosi i panni che aveva a Libero, quando cacciava dal pubblico persone disattente o dall’abbigliamento out avvalendosi dei buttafuori – che, per la legge del riciclo, sono ripiombati a Distraction in veste di maggiordomi. Questa volta il metodo scelto era l’arrivo di una finta e datata mamma in attesa del parto, col pancione in bella mostra, che entrava nella platea e reclamava un posto a sedere, facilmente rimediato facendo scansare la persona considerata di troppo.

BOLLETTINO AUDITEL  //  Distraction e Music Farm sono partiti e terminati insieme, il 21 marzo 2006 – dopo il rinvio di una settimana per evitare la contrapposizione con il confronto politico elettorale tra Berlusconi e Prodi su RaiUno – per una continua sfida diretta che ha visto per otto prime serate un risultato monotematico: il dominio del game-show di Teo Mammucari sui cantanti rinchiusi da Simona Ventura. L’esordio è stato subito emblematico: Distraction parte in quinta con 4.113.000 telespettatori e il 14,69% di share, un dato oltre le previsioni, anche se forse il battage mediatico e pubblicitario che ha coinvolto il pubblico nell’attesa dell’arrivo del programma su Italia 1, con annessa mobilitazione preventiva delle associazioni pro-minori, ha contribuito sensibilmente ad acuire la curiosità dei telespettatori. Music Farm ha comunque fatto capolino con coraggio, segnando il 13,98% di share e 2.952.000 telespettatori – nonostante la chiusura a 00.30, oltre un’ora e mezza dopo la fine di Distraction. Lo si sa, i calcoli si fanno dalla seconda puntata per emettere i primi giudizi. E Distracton si dimostra in calo: 3.441.000 telespettatori e l’11,96% di share, inferiore al 12,65% (con 2.654.000 telespettatori) di Music Farm, che risale la china per via della chiusura ultranotturna, ma da Mediaset non perdono tempo a segnalare i dati chiari della sovrapposizione, nella quale la spunta Distraction con 3.602.000 e il 12,70% contro i 2.610.000 e il 9,20% di Simona Ventura. Il 4 aprile nuovo confronto in onda e nuovo successo di Distraction, che incrementa pubblico arrivando a 3.853.000 telespettatori e il 14%, ben sopra il 12,9% e i 2.467.000 telespettatori di Music Farm. L’andamento dei due programmi pare andare stabilizzandosi. La quarta puntata vede addirittura un calo di Music Farm, che scivola al 10,76% di fronte al 13,26% di Mammucari, mentre la quinta puntata, in onda di mercoledì 19 aprile per evitare la Champion’s League di martedì su Canale 5 – mentre Music Farm rimane al martedì, con il 12,70% solito di share – migliora perfino i dati dell’esordio, facendo segnare 4.118.000 telespettatori e il 15,17% di share, consolidando così un successo chiaro e limpido del programma di Teo Mammucari. La sesta puntata va in onda martedì 25 aprile, giorno festivo ma gli ascolti rimangono immutati: Distraction conserva 3.475.000 telespettatori e il 13,77% di share, mentre RaiDue, per evitare di subire continuamente la potenza del gioco di Italia 1, furbescamente separa in due Music Farm, con l’Aspettando scorporato dal reality e comunicando così i risultati della seconda parte: ne uscirebbe un 14,11% di share, mentre in realtà si tratta del solito 12,9%, considerando a tutti gli effetti anche la prima parte, che terminava alle 21.30. Il giochetto ad ogni modo non evita la debacle, da come si nota nelle ultime due puntate. La settima, dedicata da Teo Mammucari ai concorrenti più simpatici e pure sfigati delle sei precedenti puntate e alle prove più carine esibite, vola a 4.024.000 telespettatori e al 15,28% di share, battendo di nuovo Music Farm sia nel confronto col solo reality (14,96%) che con entrambe le parti separate (13,4%), nonchè nella sovrapposizione (15,3% contro 11%). La puntata finale di Distraction del 9 maggio 2006, che vede sfidarsi i vip, realizza il 14,78% di share e 3.937.000 telespettatori, surclassando di nuovo Music Farm, anch’essa giunta alle battute finali (14,09% senza anteprima e 10.91% con l’anteprima). Risultati dunque che fanno sorridere il direttore di rete Tiraboschi: Distraction, originariamente destinato alla seconda serata di Canale 5 e poi esploso su Italia 1 in prima serata, tornerà in autunno con la seconda edizione.

VISIONI INTERNE  //  In realtà, nonostante gli ottimi risultati del programma, in Mediaset non si sono prodigati in fiumi di complimenti su Distraction. Il nome della trasmissione è per esempio apparso come citazione nella nota di Mediaset che, tra le altre segnalazioni, aveva considerato Distraction come nota positiva della programmazione Mediaset e sempre vincente rispetto a Music Farm. Il direttore di Italia 1 Tiraboschi si era invece limitato a riconfermare lo show anche per la prossima stagione, dopo aver comunque difeso Distraction su Il Giornale dalle critiche all’indomani della prima puntata. E’ così lo stesso Teo Mammucari il più loquace nel dare un giudizio sulla sua esperienza a Italia 1, direttamente sulle pagine di Sorrisi & Canzoni TV (numero 19): «Il bilancio è più che positivo, oltre ogni mia aspettativa: trattandosi di un format nuovo per la tv italiana, il successo non era poi così scontato. Invece, audience oltre gli obiettivi e un numero impressionante di bambini e adolescenti all’ascolto. Le critiche fanno parte del gioco, ci possono anche stare. Quello che non accetto sono le sentenze preventive, emesse prima della messa in onda». La scommessa pare vinta.

VISIONI ESTERNE  //  Distraction era stato ampiamente preannunciato come il primo game-trash-show della televisione, dove la spazzatura è di casa e la dignità evaporata. Numerose e accese infatti sono state le critiche sia prima della messa in onda della prima puntata sia dopo di essa, che hanno coinvolto le associazioni a tutela dei minori e del buongusto. Noi al tempo stesso ci eravamo divertiti a smagnetizzare l’acume delle accuse di varie personalità, dall’ intervento corrosivo del senatore Michele Bonatesta a quello di Luca Borgomeo, presidente dell’AIART, l’associazione che raccoglie i telespettatori cattolici, che a suo tempo si era pure scagliato contro il premio stellare che toccava al vincitore del Grande Fratello 6. Di Distraction se ne è occupato pure Massimo Giletti – più volte accusato goliardicamente da Mammucari di proporre una televisione finta e falsamente bonaria – nell’Arena di Domenica In, in un dibattito comunque intriso di paradossi e contraddizioni. Tutte le opposizioni al programma in realtà non hanno sortito alcun effetto: il programma non è stato spostato ad altra collocazione oraria, ma gli autori si sono limitati più volte a ricordare al pubblico giovanissimo di non imitare ciò che vedevano in video, quello stesso pubblico giovane che ha contribuito al successo di Distraction.

IL FUTURO DI DISTRACTION  //  Lo abbiamo già anticipato poco sopra: Distraction tornerà con una seconda spumeggiante edizione in autunno. Luca Tiraboschi, direttore di Italia 1, lo aveva già anticipato a margine della conferenza stampa di presentazione di Colorado Cafè Live. Il game-show di Teo Mammucari così rimarrà su Italia 1 nonostante il prodotto originariamente fosse destinato alla seconda serata di Canale 5, sicuramente grazie al grande apporto del pubblico giovanissimo, tradizionalmente legato alla seconda rete Mediaset e che ha permesso il successo del programma – nonché i sorrisi dei pubblicitari, che hanno ringalluzzito il programma con spot freschi come quelli delle suonerie dei cellulari. In realtà, però, pare che Teo Mammucari, interrogato sul futuro di Distraction, avesse ammesso di avere un progetto con Ricci ma di essere comunque pronto ad una nuova edizione. Per tutti coloro che si aspettavano eventuali repliche o serate destinate al meglio della trasmissione, c’è una buona notizia: domenica 28 maggio 2006, dalle 21.00 alle 23.15 Italia 1 propone i migliori frammenti di Distraction, con una selezione dei giochi più divertenti tra i 30 proposti nel corso delle prime sei puntate e i concorrenti più spigliati e simpatici. Chissà, magari in estate Italia 1 riproporrà le singole puntate dello show, per permettere a chi non lo avesse visto di poterselo godere senza l’assillo di controprogrammazioni killer. Oppure agli appassionati che si sono già gustati la prima serie di otto puntate non rimane altro che attendere settembre per la seconda edizione. Confidando magari in qualche accorgimento sacrosanto: maggior dinamismo, meno spazi vuoti, più tensione e minor senso di partita a bocce tra amici. Perchè gli ingredienti ci sono e tutti di qualità, ora serve amalgamare il tutto nella maniera migliore. Le critiche rivolte al programma non sono del tutto fuori luogo: l’imperativo ora è di cercare di correggere eventuali errori e provare a mediare tra spettacolo e buongusto, operazione impegnativa ma non certo possibile, naturalmente se si vuol rimanere ancorati alla prima serata. Perche dalle 22.30 i bambini vengono automaticamente considerati già preda di Morfeo e tutto diventa incredibilmente lecito.

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2 responses to “VISIONE FINALI // "DISTRACTION" BATTE CRITICHE E ACCUSE: RICONFERMATO A SETTEMBRE 2006”

  1. anonimo says :

    Thomas, ma cosa mi combini. Mi litighi col baffo di Costanzo? Suvvia, pensavo che anche tu fossi un anti-Costanzo e invece cosa fai? Attacchi quel povero baffo? Difendendo quasi Maurizio Costanzo? Sta volta secondo me hai toppato…Luca

  2. sbirciolo says :

    Odio terribilmente la superficialità. Non sono un acerrimo difensore, come ho scritto su TVBlog, di Maurizio Costanzo, non impazzo di gioia nel vedere i trenini realityari a Buona Domenica, non vivo esclusivamente delle sue creazioni ma sono capace di riconoscerne i meriti. Non a caso a giorni arriva un bel post che cerca di rispondere alle continue sparate a zero che stanno invadendo la blogosfera, in maniera eccessivamente gratuita e pure sgradevole. Lasciando stare comunque il Baffo, che astutamente sfrutta il polverone mediatico cercando di ritagliarsi una buona visiibilità – e non c’è niente di male se ciò viene fatto in maniera regolare – credo che continuare a dare contro Costanzo sparando a zero sia controproducente. Avevo detto la mia tra i commenti in un post raccolto su LiberoBlog: il problema non è Costanzo, ma coloro che lo seguono e seguono le sue produzioni. Le argomentazioni contro Costanzo sono alla fine dei conti inconsistenti. Costanzo ha creato il talk-show, ha contribuito all’evoluzione della televisione italiana. Lo rinnegate perchè vi porta i personaggi dei reality nella domenica pomeriggio? Cambiate canale, non lo seguite, la televisione si basa sui dati Auditel e quando Costanzo vedrà che gli ascolti calano correggerà il tiro. Vogliamo parlare dei tronisti? Bene. Mica è colpa sua o della De Filippi se c’è gente che continua a seguire i tronisti nelle discoteche, che sbava ossessivamente per portarsi a casa una goccia di sudore del beniamino? Il problema è di coloro che seguono questi personaggi, queste mode, queste trasmissioni, che così facendo danno corda e contribuiscono a raggiungere gli obiettivi ai quali Costanzo e consorte astutamente puntano, e sanno che per centrarli hanno bisogno dell’appoggio del pubblico e dei media.
    Caro Luca, non difendo Costanzo – che ha certamente dei modi discutibili di produrre televisione ma è anche uno che ci mette la faccia, che sperimenta e che sa che cosa fa – ma al tempo stesso non me la sento di sparare a zero, quando le colpe dello scatafascio televisivo – se proprio vogliamo chiamarlo così – è del pubblico che segue le loro scelte e le loro trasmissioni, idolatrandoli. Certo, fa scena attaccarlo gratis… Ma arrivateci voi a dove è arrivato Costanzo e poi potrete dire la vostra. Ah, dimenticavo. Costanzo odia i reality-show – salva soltando il GF – e figuratevi quanto gliene può fregare di avere tutte le domeniche vip e ex reclusi se non perchè sa che cosìm porta a casa la pagnotta che il PUBBLICO gli fa guadagnare. Anche con le critiche e le sparate a zero.
    Spero di essere stato chiaro.

    Saluti.

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