"COTTI & MANGIATI" DAL 3 LUGLIO SU RAIUNO. MA SCORDATEVI LE INNOVAZIONI


Ieri Il Corriere Della Sera parlava del 3 luglio. E’ questa – a scanso di ulteriori ripensamenti dalla stanza dei bottoni di RaiUno – la data di partenza della nuova sit-com – o meglio, minifiction, Saccà è attento alle definizioni – della rete ammiraglia Rai, Cotti & Mangiati, di cui da qualche giorno è in rotazione il promo, macchiato però da quel prossimamente che non fornisce ancora la conferma dell’avvio della nuova produzione Magnolia. Inedita, rispetto alle anticipazioni che avevamo fornito nel post generale e nell’ultima analisi, è la collocazione oraria prospettata dal quotidiano. Non più gli ultimi minuti della fascia pre-serale, in access-TG1, ma subito dopo la testata giornalistica, alle 20.30, per sei minuti – anche se il Corriere, relativamente alla questione di durata, non è chiaro, parla di 4 episodi da 6 minuti l’uno in successione, mentre in avvio di articolo parla di cinque minuti globali, boh – o appunto direttamente in sostituzione di Affari Tuoi, diviso tra la riconferma autunnale e l’anno sabbatico, con Mister ancora in panchina ma in attesa di un cenno dalla dirigenza per scendere in campo. Le indiscrezioni erano fondate sul cast della sit-com, che poggia sui volti noti di Flavio Insinna e Marina Massironi, e sul nome alla regia, quello di Franco Bertini, spalleggiato da Fabrizio Gasparetto, uno dei dieci sceneggiatori, già firma di Camera Cafè, la sit-com alla quale oggi tutti si ispirano. Il format – si ribadisce con saccenza misto orgoglio – è tutto italiano, Rai Fiction.

Per i dettagli inopinatamente enfatici, vi rimando all’articolo di Valerio Cappelli, una bella promozione in piena regola – quando Cotti & Mangiati viene definito «esperimento senza precedenti», rimango basito. Ma d’altronde il Corriere non è nuovo a esaltare trasmissioni della Rai, visto che tempo fa si lanciò in un’apoteosi di complimenti sul nuovo corso stile Clerici di Affari Tuoi, dopo soltanto un paio di puntate. Mai un preambolo fu così nefasto, vista la decadenza del gioco dei pacchi e il ritorno da re della banda di Striscia. Magari questa volta il tono dell’articolo è meno spettacolarizzato, ma sembra quasi di vedere leggendo la trasmissione ApriRai che la domenica mattina su RaiDue presenta i programmi dell’azienda in una sorta di compiaciuta anteprima esclusivamente autoreferenziale. A parte i commenti dei protagonisti – che per benino spiegano ruoli, sfaccettature e isterismi del personaggio interpretato – e le annotazioni dal dietro le quinte, non scopriamo nulla di nuovo: famiglia milanese, telecamera fissa piazzata in cucina di sedici metri quadrati, scenette di vita quotidiana imperniate di battute fulminee e sketch di sottile ironia che già ci fanno assaporare le mirabolanti situazioni grottesche e talvolta imbarazzanti del duo Canalis & De Luigi a Love Bugs, altra sit-com il cui profumo aleggia già indissolubile sulla nuova produzione Magnolia. Un esempio? La moglie perde l’orecchino che finisce nel budino che stava preparando, il marito lo recupera per vie corporee, lo porta a lucidare ma comporterebbe una spesa troppo salata e così ingoia pure l’altro. Che ridere. Altra scena: il figliolo si vuol fare il tatuaggio, il papino si aspetta l’effigie di un drago e invece si ritrova la parola mamma colorata nell’avambraccio. Fantasia portami via.

Insomma, l’andazzo è questo. Risate a denti stretti – occhio alla dentiera, mi rivolgo al pubblico senile di RaiUno – umorismo forse più indicato per RaiDue, non serve rimembrare il clamoroso flop degli zoppi Mr. Bean all’italiana Lopez & Solenghi dipinti malamente da Max & Tux. Il rischio è quello. E sinceramente non si tratta neppure di tutta questa clamorosa novità, anzi. La telecamera fissa ormai sta diventando un must, la claustrofobia dilaga nei copioni, le scenette rapide e indolori rappresentano l’inflessibile dimensione dell’attenzione – e conseguente risata – del pubblico: non ci trovo nulla di così innovativo. Il responso, come al solito, lo darà il pubblico, anche se ci sarà da considerare l’attenuante del periodo estivo che un po’ falsa i risultati Auditel. Ma, visto l’andazzo che si prefigura e gli ultimi esperimenti di fiction mignon che Rai Fiction ha prodotto – ultima, la debordante inconsistenza di Sottocasa, puntualmente depennata da Centovetrine e senza soluzione di decollo a breve termine, con in più la zavorra di altre 200 puntate di pungente agonia – non mi stupirei più di tanto di fronte ad un tiepido accogliemento della stantia platea televisiva assolata.

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