E PER FORTUNA CHE FA TV DI QUALITA', SENZA IL PESO DELL'AUDITEL…


Francamente insopportabile. Massimo Giletti non perde mai occasione per vantarsi dei risultati ottenuti con l’ultima edizione della sua Arena, collocata nella Domenica In a blocchi di RaiUno. Nelle numerose interviste rilasciate ai quotidiani in merito al caso intercettazioni, al Premio Troisi – che lui stesso condurrà martedì 1° agosto in prima serata – al siluramento di Mara Venier, il popolare conduttore non manca mai di far notare quanto sia stato bravo, quanto il pubblico abbia apprezzato via Auditel la propria trasmissione, tagliuzzando abilmente i contorni di quella modestia che un presentatore professionale dovrebbe sempre esibire, allontanando gli aloni di una presumibile arroganza. Riporto cinque stralci di dichiarazioni, pare un disco rotto ma ogni volta aggiustato sapientemente e distrutto di nuovo. Anche perchè i numeri li riporta sempre, ma per non rischiare di risultare monotono, quando capita tira pure fuori le punte di share. Perbacco, la precisione.

Partiamo con l’intervista di Micaela Urbano su Il Messaggero. Dopo una disquisizione sui pettegolezzi che lo circondano, situazione che per la giornalista non dovrebbe essere divertente, Giletti risponde così:

«Meglio scherzarci sopra. E poi la migliore risposta è sono vivo, sano e pronto a tornare a Domenica In. Forte di una media di share del 27%».

D’altronde Giletti è stato riconfermato, insieme a Baudo, mentre la Venier – che non va proprio a nozze né con Giletti che con Cucuzza – è stata fatta fuori: un motivo per  cullarsi sull’alloro profumato ci dovrà pur essere. E pure su Libero, quando la giornalista Donatella Aragozzini gli (e si) chiede come mai l’hanno riconfermata (l’Arena, ndb) il conduttore eccolo che si appella al numerino:

«In forza del 26,88% di share dello scorso anno, è un bel viatico».

E come se non bastasse ci infila qualche altro dato pure nell’evidenziare il contenuto della prossima edizione.

«L’attualità sarà sempre lì, non si può togliere perchè l’anno scorso ha fatto punte del 35%».

Complimentoni. Tenete a mente questo numero. Perchè lo riesuma anche nell’intervista rilasciata a Telesette alla giornalista Gabriella Persiano. Compiaciuto, Giletti esonda.

«Oggi mi soddisfano altre cose, ad esempio il 35% di share che raggiungo la domenica pomeriggio».

Maria Volpe invece appare la più misurata, evita di suggellare in bellavista il mero dato d’ascolto, al quale però non può sfuggire, anticipandolo con un virgolettato prima del corpo dell’intervista. Si pensava toccasse proprio a Giletti fare i bagagli per lasciare il posto a Lorena Bianchetti e invece sorpresa, addio Mara. Ma il rischio, per carità, non l’aveva mai toccato. E infatti:

«Mai avuto paura di essere cacciato, forte del mio 27% di share»

Concetto ribadito anche a Enrico Salvadori sul Quotidiano Nazionale:

«La conferma è meritata e non lo dico io. Il segmento di mia conduzione ha avuto una media del 27% che ha soddisfato tutti».

Finita la compilation dell’autocelebrazione neppure tanto velata, si rende necessaria una mia riflessione. Giletti millanta spesso di dare vita ad una trasmissione di qualità. Sempre a Il Messaggero ribadisce che nella sua Arena

«si pensa. Niente urla, risse parolacce. Fanno ascolto? E chi se ne infischia? Noi andiamo a caccia della qualità processando la tv e quindi la società che rispecchia in quel determinato momento. Rifettendo sull’apparenza e sulla sostanza con lo spettatore, che non ha il ruolo dell’utente, ma del cliente. Infatti ha risposto in massa ai dibattiti».

Esilarante. Mettendo da parte – perchè ci vorrebbe troppo tempo – la missione a caccia della qualità, che mi pare ampiamente fallito come obiettivo, troppa carne al fuoco e sempre condita del vocabolo trash, troppi pareri discordanti e contemporaneamente volontà unica di stabilire un giudizio moralistico (come è stato per Distraction), con il reality tema ricorrente, viene meno comunque l’equazione tv di qualità = zero ansia di ascolto. Nel senso: se una trasmissione è fatta bene, non ci deve essere l’assillo dell’Auditel alle 11 del giorno dopo.  Evidentemente Giletti sa bene che l’Auditel è importante e ci tiene ad essere preciso, proprio perchè si aggrappa a questo strumento per legittimare con ancor più veemenza le qualità della propria trasmissione. Quando invece si poteva facilmente limitare a coglierne i punti di forza.

Preso atto di come Giletti usa comportarsi, non viene così difficile capire il perchè delle tante inimizicie. Farà pure successo – e il modo talvolta è discutibile – e quindi il successo genera automaticamente invidia, ma anche i modi e lo scarso aplomb contribuiscono all’odio ormai sdoganato da parte di Teo Mammuccari – che più volte ha preso di mira velatamente in Distraction, schiaffeggiando la sua tv di qualità – e di Lucio Presta, che si era rivolto al conduttore su un marciapiede di Roma sull’onda di un velenoso sputo. Poi ci sono pure le critiche di Barbara D’Urso e l’astio di Simona Ventura, più volte messa alla griglia da regina dell’Isola del trash. Ma Giletti non si scompone, anzi. «Se ti attaccano, – dice – è perchè funzioni». Toh, pensavamo ci infilasse di nuovo qualche altro numero. 

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One response to “E PER FORTUNA CHE FA TV DI QUALITA', SENZA IL PESO DELL'AUDITEL…”

  1. anonimo says :

    Massimo Giletti si dimette dall’Ordine dei giornalisti
    Massimo Giletti si è dimesso dall’Ordine dei giornalisti. Lo annuncia l’Ordine del Piemonte, dove lui era iscritto, e che ha accolto le sue dimissioni archiviando così il procedimento disciplinare che lo vedeva incolpato di violazione delle norme sul divieto di commistione tra informazione giornalistica e pubblicità.
    «È una scelta quella di Giletti – commenta il presidente dell’Ordine del Piemonte Sergio Miravalle – che attesta la consapevolezza dell’incompatibilità tra attività giornalistica e pubblicità». È la conclusione – spiega una nota dell’Ordine – di una vicenda che aveva già visto Giletti sottoposto, sempre per la stessa violazione sulla pubblicità, a tre sanzioni disciplinari nel 1998, nel 2005 e nel 2006, rispettivamente a dodici, due e poi ancora dodici mesi di sospensione. Il nuovo procedimento riguardava lo spot del pollo Amadori nell’ambito di Domenica In su Rai Uno.
    «Nel corso dell’audizione di Giletti – sottolinea inoltre il presidente Miravalle – è stata rilevata l’esistenza di una sorta di ‘obbligo contrattualè imposto dalla Sipra, la concessionaria di pubblicità Rai a prestare volto e immagine a favore di clienti pubblicitari, ricevendone un compenso».
    «Svolgo la mia attività all’interno di uno dei programmi più importanti della Rai – scrive infatti nella sua lettera di dimissioni Giletti, dopo aver espresso consapevolezza e condivisione delle regole deontologiche – e questo non mi permette di sottrarmi, anche se per scelta in pochi e limitati casi, di prestare la mia immagine in tele promozioni pubblicitarie che rappresentano la vera risorsa finanziaria della Rai».

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