GENTILONI, IL DUOPOLIO TV E UNA DOMANDA DA IGNORANTE


Ammetto, sbeffeggiando la mia puntigliosa ignoranza, di non aver carpito, fin nei profondi appigli tecnici, il disegno di legge del sistema radio-televisivo proposto dal Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. Scanso, sudando, tutte le critiche e le esternazioni delle due opposte fazioni che, coerentemente, si impegnano sempre a portare acqua al proprio mulino (anche se non sempre si accorgono che si ritrovano pale rotte) e alla fine ho capito con certezza soltanto una cosa: un canale Rai, uno Mediaset e uno Telecom devono, entro 15 mesi dall’approvazione della legge, fare le valige e spostarsi in toto nel digitale terrestre. Gentiloni vuole smantellare il supposto duopolio Rai-Mediaset, vuole far emergere nuovi soggetti, vuole dare loro la possibilità di giocarsi sul campo le proprie prospettive. Via un canale a testa, si libereranno preziose frequenze da rinviare al mercato. Così qualcun altro potrà finalmente trasmettere.

Ora. Entro il 2012, l’intera attuale tivù generalista si dovrà spostare nel digitale terrestre. Sistema che offre una tonnellata di frequenze e che favorirà spontaneamente un succoso ventaglio di possibilità di programmazione. Ammesso che entro il 2007 Rete 4 e RaiTre (o RaiDue, visto che a Viale Mazzini sono tuttora profondamente indecisi su quale rete spedire al digitale terrestre) debbano necessariamente partire, in cinque anni quale sarebbe il vantaggio di un nuovo polo che sostituirebbe lo spazio lasciato vuoto dai suddetti canali cacciati? In cinque anni riuscirebbe con successo ad affermarsi? Ma se poi tanto nel 2012 cambierà il campo della partita, tutti dirottati sul digitale terrestre? Quando Gentiloni parla di pluralismo, di che diavolo disquisisce? Certo, poi c’è l’affaire pubblicità, c’è la spina dell’Auditel, tutte materie da analizzare con puntigliosa precisione. Mediaset è già saltata dalla sedia (Emilio Fede sta già maledicendo i comunisti), anche perchè già vede imminente una prosperosa riduzione degli introiti pubblicitari. La Rai ancora sta alla finestra e anzi attende direttive per la sua autoregolamentazione interna.

Ad ogni modo, rimane una televisione ancora incollata al mero dato monetario. Si vuole fare ascolti, anche la Rai, che con una mirabile faccia tosta via Cappon pretende un vistoso ritocco del canone annuale, ha già fatto tesoro del precetto che si campa con la pubblicità e che i soldini del canone si acquieta la voglia del pubblico di trasmissioni da servizio pubblico. Piuttosto che sbattersi la testa per lanciare reti nell’etere digitale, se riuscissero per primi a ritoccare il metodo Auditel sarebbe già buona cosa, visto che tutto è tarato sul sistema di misurazione dell’ascolto. Poi agiamo sulle idee. Perchè Gentiloni vorrà pur spezzare il presunto duopolio (profondamente negato da Landolfi), ma è perfettamente inutile far entrare nel campo televisivo nuove entità che in cinque anni annasperanno in un cocente anonimato, con la speranza, asintoticamente ridotta a zero, che tanto la televisione rimarrà non meno degradata di ora. Il problema, forse, sta propria da un’altra parte. Ma loro del governo dicono, da qualche parte toccherà pure iniziare.

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One response to “GENTILONI, IL DUOPOLIO TV E UNA DOMANDA DA IGNORANTE”

  1. amnesi says :

    E’ la stessa cosa che ho pensato io. Si liberano frequenze analogiche per un nuovo soggetto televisiovo che, a tutti gli effetti, dopo cinque anni dovrà emigrare al digitale. Chi è che si compra delle frequenze per fare un doppio investimento solo per cinque anni? Voglio dire, se io mi comprassi le frequenze lasciate libere da Rete4 e RaiTre, investirei tutto sul digitale…mica mi metto a fare la doppia spesa! No?

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