COLPO ALLO STOMACO PER L'ESORDIO DI 'COLPI DI SOLE'. A PARTE QUELLA COLLOCAZIONE DA SUICIDIO


Per una volta che io fossi stranamente ottimista, eccoti puntuale la mazzata col tremendo sogghigno. Colpi Di Sole, nuova sit-com a telecamera fissa di Raitre, esordita domenica sera alle 20.30, è immediatamente caduta nel fosso. Un ascolto risibile, 1.007.000 telespettatori, con uno share da briciole, 5,16%, numeri che Fabio Fazio moltiplicava almeno tre volte, celebrando Che Tempo Che Fa. E’ alquanto becero sfoderare in primis le sentenze sputate dall’Auditel, ma è quello che viene meglio un po’ a tutti ed è quello che consente anche di spaparanzarci in una distesa rumorosa di variegate spiegazioni.

La sit-com non è affatto male: giovane, spigliata, irriverente ma mai trasgressiva, veloce e ritmata. Esattamente tutti elementi che nessuno si sognerebbe di trovare su RaiTre, la storica rete dell’impegno culturale, dei temi importanti, degli approfondimenti politici, di tutte quelle menate che esulano dall’intrattenimento spiccio e dalle derive trashiste della tv di giornata. Rete sbagliata, ma anche collocazione sbagliata, per la gioia di chi si adopera ad aggiungere sfiga su sfiga: chi vuoi che ci sia a cena il sabato e la domenica sera, perdipiù giovane, a sorbirsi le avventure della parrucchieria più stramba della televisione? A parte mia nonna e le sue santissime amiche, direi nessuno. E il mistero è così profondo che sopravvive allegramente, sbeffeggiando chi ha lavorato col sudore per far ridere qualche anima pia. Perchè di qualche anima pia, ahimè si tratta, ed ora magari in Rai qualcuno penserà pure che forse RaiDue sarebbe stata più idonea alla trasmissione, se non altro per scansare le insopportabili strisce di Tom & Jerry, ormai stantiee come gli scheletri dei Faraoni.

Le potenzialità di Colpi Di Sole, di cui ha tra l’altro parlato bene pure Aldo Grasso – uno che se c’è da mazziare, lo fa senza guanti e senza paura – erano caruccie e valide, pur senza gridare all’eccellenza, dote ormai sparita: poche banalità, caparbi rimandi realtà-fantasia, accenni d’attualità con venature irriverenti, macchiettismo verace e sorprendente. Naturalmente a dispetto delle solite mortificanti aspettative, quando si tratta di qualcosa che si presenta come già visto. Il già visto si riferisce all’utilizzo indiscriminato della telecamera fissa, tecnica sdoganata da Camera Cafè e poi stra-abusata ovunque. In effetti, il metodo di ripresa peculiare di questo tipo di prodotto aliena forse un po’ troppo le caratteristiche dei personaggi dalle situazioni, rendendo i protagonisti parodie di se stessi e forzatamente finti nei confronti del telespettatore. Ma i peccati si perdonano a tutti e la succosa dinamicità degli episodi, che si sussuegono con fragrante velocità, rimedia all’inconveniente.

Però è chiaro che l’esordio ha spezzato le gambe, tritandole finemente. Senza dimenticare che in estate nessuno ha voglia di discorrere col tubo catodico, quindi figuriamoci se l’ascolto possa risalire. Oddio, noi ce lo auguriamo, ma sono appena finiti i ceri su cui sperare in silenzio.

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