'UN DOTTORE QUASI PERFETTO', UN PILOT DELUDENTE SALVA MEDIASET DALL'ENNESIMO FLOP


E’ passato colpevolmente inosservato al mondo della tv l’inestimabile flop dell’unica puntata della fiction Un Dottore Quasi Perfetto, trasmesso proprio venerdì scorso da Canale 5 in prima serata. Primo esempio in Italia di puntata pilota – sistema che in America è ormai diventato la prassi – ovvero un episodio unico per testare il gradimento del pubblico e poi, in caso di risultato positivo, dare il via ad una lunga serialità. Ma lo sceneggiato prodotto dalla Fidia Film, produzione ormai di fiducia a Cologno Monzese visto le sette stagioni di Carabinieri, ed interpretato da Luca Ward, ha raccolto un misero 14,43% di share in prime time, un ascolto decisamente misero per una rete ammiraglia e assolutamente indicato per archiviare la striminzita ma senza dubbio anche coraggiosa scommessa nel sempre ribollente calderone dei flop televisivi – che quest’anno non sono certamente mancati, anche nel reparto fiction del Biscione.

Dovremmo in realtà applaudire questa scelta coraggiosa di puntare comunque su un progetto sperimentale, però ahimè di Un Dottore Quasi Perfetto non ha funzionato nulla, come ho avuto già modo di spiegare su TelecamereBlog: solita fiction all’italiana, a metà tra commedia e puro collage di banalità, vicende sentimentali che annebbiano le minime scene ospedaliere, copioni dai limiti inenarrabili ed insostenibile leggerezza nervosamente corrosiva. Qualcuno parlava pure di un simil Dr. House, ma il paragone, oltre ad essere sprecato a prescindere – con la serialità americana il divario non si azzererà tanto facilmente – è decisamente fuoriluogo: il dottor Alessandro Franchi non ha nulla del burbero primario che ha stregato gli appassionati su Italia 1. E la colpa non è necessariamente imputabile in blocco a Luca Ward, doppiatore d’alto rango e all’occorrenza attore calmo e suadente, che s’è limitato a rivestirsi di barba irsuta e fascino da dispensare, benchè non sia propriamente un ragazzino.

Gli altri volti noti del cast, da Katia Ricciarelli a Massimo Ceccherini, hanno fatto giusto una comparsata, come se non si volessero affatto immischiare in un progetto di cui evidentemente percepivano limiti e fallimenti. Era sufficiente ascoltare per un secondo l’estenuante colonna sonora per rendersi conto che qua di America non ci fosse nulla, e soprattutto non ci fosse niente da sorridere. Sogghignano invece a Cologno Monzese, scampato il rischio di una serie disastrosa da dover smaltire senza poter esercitare recesso – in programma ci sarebbero stati ben 12 episodi da 50 minuti ciascuno, per sei prime serate – semplicemente copiando, questa volta bene, come fanno negli States, abituati a testare i prodotti al pubblico prima di commissionare con decisione le fiction. Prima o poi dagli USA impareranno anche ad imparare per bene come si realizzano le fiction un po’ più internazionali delle solite manfrine amorose di cui siamo purtroppo abituati.

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