DANIELE LUTTAZZI NE HA ANCHE PER SKY. IL PIU' CELEBRE DEI PIAGNONI TORNA AD INVEIRE


Non ne possiamo più dei piagnoni. Daniele Luttazzi torna ad esternare amari lacrime di nuovo a mezzo stampa: questa volta tocca al Corriere Della Sera registrare l’ennesimo sfogo dell’ultimo del trenito epurato, ancora invisibile alla tv pubblica, mentre Santoro e Biagi hanno riacquistato l’ambita celebrità dopo l’editto bulgaro di Berlusconi. Giustamente Biagi, una volta scarcerato dall’oblio (forzato?), l’aveva richiamato a corte nel suo nuovo programma RT – Rotocalco Televisivo su RaiTre, un’intervista farlocca dal buonismo così corrosivo da rimanerne nauseabondi. Ma tra pari la solidarietà è d’obbligo, e quindi c’è poco da fare. Stupisce però la costanza di Luttazzi, uno che stimavo quando a Mai Dire Gol faceva impazzire al timone del finto tg Tabloid. Poi inavvertitamente i veleni lo hanno tramortito, finendo per produrli lui stesso.

Questa volta lo sfogo è ancora più pungente. Non c’è di mezzo la Rai, che avrebbe già fatto molto per disarcionarlo («In Rai le nomine sono politiche e quindi un pensatore libero come me darebbe fastidio» aggiunge al solito piccato), ma addirittura Sky, quel polo satellitare che proprio per l’assenza di qualsiasi rapporto verticale dovrebbe avere una massima libertà di espressione. E invece anche l’impero di Rupert Murdoch ha detto niet quando sulla scrivania è piombato il progetto di un tg satirico sull’attualità – che già esisterebbe, su Sky Show, ma vaglielo a dire. Ma insomma, ti pareva che non gliene andasse bene una. «Gli ho detto il titolo e tutti ridevano, poi mi hanno detto che avevano parlato con il marketing e che il marketing diceva che la gente non avrebbe capito il titolo e che era da cambiare: se avevano da ridire sul titolo, avrebbero avuto da ridire su tutto» spiega con una punta di nervosismo e un’altra di orgoglio, perchè il ritorno a Sky sarebbe stata poca cosa, ben altro botto sarebbe stato l’ingresso in Rai, al pari di Santoro e Biagi che perlomeno tornano a fare quello che facevano prima, badando al massimo ad accarezzare le sensibilità altrui, evitando di frustrarle come al solito. E infatti Luttazzi spera di rientrare a Viale Mazzini da martire risorto, magari portandosi con se anche Beppe Grillo e Sabina Guzzanti, che «sono nella mia stessa situazione: non si vuole ammettere la satira come controcanto, non è tollerato chi solleva dubbi».

Qui la questione si complica. Daniele Luttazzi è indubbiamente un talento puro, un mostro creativo che ha fatto delle bizzarrie la sua bandiera, ma improvvisamente il suo percorso ha intrapreso una folle deriva egocentrica/autarchica/messiaca che ha finito per autodistruggerlo senza che lui se ne rendesse conto. Nella tv pubblica, in nome della libertà di espressione, ha sfidato regole e buoncostume, ed il minimo che un’azienda può fare è allontanarlo. Lui s’è rinfrancato con i teatri pieni e i libri venduti, quindi non è propriamente vero che sia stata «tarpata la mia creatività e sono stato separato dal mio pubblico», un’affermazione ignorante che testimonia una cieca frustrazione di fronte all’impossibilità di dettare con superbia le proprie opinioni. Evidentemente l’unico obiettivo è la tv, la popolarità mediatica, perchè altrimenti non si spiega. Poi per fortuna s’è messo di mezzo Berlusconi, urlando da Sofia e dotando Luttazzi di un prelibato motivo in carne ed ossa per reclamare a gran voce ciò che gli spetterebbe, ma nel frattempo giacere indisturbato nel fasullo dimenticatoio, facendo così aumentare l’attesa di un ritorno e quindi mantenendo viva l’attenzione, non è certo una brutta cosa: periodicamente si inveisce contro qualcuno ed il gioco è fatto. Luttazzi sa bene che cos’è la satira, ce lo ha dimostrato da sempre e ad onor del vero anche con risultati apprezzabili. Ma nel frattempo ha totalmente perso lo stile che lo contraddistingueva, riducendosi a macchietta esplosiva, portatore di messaggi ormai stantii che scontano la sua inquietudine verso quel mondo al quale vuole per forza appartenere. Luttazzi non solleva dubbi, commenta i fatti a suo modo, col solito ghigno malefico che scoperchia coperchi senza però preoccuparsi di appoggiarli da qualche parte. Satira sarà pure controcanto, ma è così banale quando si spara sulla gente senza far scattare neppure una briciola di riflessione – perchè dire piani d’azione sarebbe stato troppo, anche per uno come lui.

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3 responses to “DANIELE LUTTAZZI NE HA ANCHE PER SKY. IL PIU' CELEBRE DEI PIAGNONI TORNA AD INVEIRE”

  1. anonimo says :

    ma va cagare coglione, tieniti paolo bonolis e gigi marzullo.

  2. sbirciolo says :

    Peccato.
    Già fatto, grazie.

  3. anonimo says :

    Credo che per scrivere di quello che fanno gli altri serva molto rispetto e molta umiltà. Nei modi (“siamo stufi dei piagnucoloni”, leggi qui: chi subisce un torto) e nei contenuti (bacchettare l’altrui indipendenza di giudizio ed emancipazione intelletuale) percepisco risentimento ed un gioire delle avversità di qualcuno di veramente capace e che meritava di stare dove stava. Gli ascolti che faceva Luttazzi facendo satira al vitriolo dimostrano che c’era una grande voglia di freschezza, da certa parte del pubblico, e non solo di reality narcotici sculettanti. Forse non ci rendiamo conto dello schifo che va in onda ogni giorno in forma di volgarità e disgustose polemiche sul nulla. Scrivo tutto questo perché sia chiaro che chi sta dall’altra parte dello schermo (qualsiasi schermo) non si beve qualsiasi cosa gli si racconta. Saluti. Antonio Giuliodori

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