C'ERA UNA VOLTA IL TG1. MA ORA SONO SPARITE LE NOTIZIE, E RIOTTA NON PERVENUTO


La depressione s’è trasformata con ineccepibile sfrontatezza in drammatica agonia. Il TG1 di Gianni Riotta, con la voglia matta di andarsene altrove, continua la sua deplorevole caduta nell’infimo. L’edizione serale di oggi si è confermata, come vuole la recente tradizione, al ribasso: informazioni scarne e risicate, papponi politici tutti da gustare, notizie finali importanti come la morte di una formica. Sapevamo già che al TG1 consentire a tutti i politici di dire le proprie puntuali baggianate, possibilmente salutando mammà davanti alla telecamera, fosse la priorità, anche quando ci sarebbero fatti di cronaca che meriterebbero incipiente puntualità. Puntualità ora decisamente sopita, di fronte anche ad eventi para-politici o a situazioni in cui un collegamento in diretta non farebbe poi così schifo.

Elemento uno: il Gay Pride a Roma. Un servizio e nulla più. S’è passato ad altro. il TG5 schiaffava ben 4 filmati, alla faccia della puntualità. Il TG2 non certo di meno, tra interviste raccattate qua e là per il corteo e racconti di una giornata che sarebbe comunque da sottolineare, se non altro per il fatto che ci fosse una marea di esseri umani riversata nelle vie della capitale. Non che questi ultimi due telegiornali si possano sottrarre dalla girandola sostanziosa di commenti e pareri dei politici, ormai il teatrino sbruffoncello di battute e controbattute da parte dei signorotti è divenuto elemento da avanspettacolo che suscita risa, ovviamente senza soverchiare di certo rabbia mista a compassione per un’operosità minima come il peso delle buste paga. Però almeno si apprezza il tentativo da reportage. Nulla da fare, oltre la cronaca pure le manifestazioni. Tira brutta aria in redazione, e ancora nessuno ha chiuso le finestre per la corrente.

Elemento due: il servizio sulle prove di Formula 1. D’accordo che le qualifiche fossero terminate giusto 25 minuti prima, ma collegarsi con Indianapolis per un minimo di resoconto, no? Gli inviati sono di casa, stipendiati Rai, bastava un’incursione in diretta per avere il quadro della situazione e nulla più, sapendo che realizzare un servizio completo in 25 minuti sia un’operazione impossibile – ma ci dovrebbero spiegare come fanno allora a realizzare e  montare i servizi dei posticipi di Serie A da fornire alle trasmissioni di approfondimento una decina dopo il fischio finale. Va in onda un servizio d’archivio di Ettore Giovannelli sul circuito di Indianapolis, sull’aurea americana, e ovviamente di macchine in pista e dei loro risultati neppure la traccia sul guard-rail.

Elemento tre: intervista sbrodolosa a Carlo Conti. Nulla è cambiato rispetto alle precedenti mandate dietro la scrivania del primo telegiornale italiano. Quando si può, perchè non è carino dare troppo nell’occhio, lo spazio finale del giornale è dedicato alla marchetta: intervista di Mollica ad uno dei conduttori certamente più in forma della squadriglia Rai, per celebrare il successo de L’Eredìtà, macchina da ascolti e da medie Auditel da far impazzire. Lodi ovviamente sperticate, a costo zero – gli omaggi non hanno prezzo – e tolleranza limitata. E’ purtroppo una tradizione consolidata e comune a molti telegiornali quella di festeggiare i successi della propria rete. Però si pensava che con il nuovo corso di Riotta, qualcosa al TG1 fosse cambiato, o almeno in odore di repentino cambiamento, e invece l’uguale ritorna inesorabile, pronto a raccogliere le solite vittime, poveri disgraziati che s’aspettano un telegiornale modello – e invece il modello, non seguito, è quello di Sky – sapendo bene che raccoglieranno un fallimento clamoroso.

Ma Riotta è stanco, lo ha detto a tutti, non vede l’ora di sbarazzarsi della creatura. Errori ed omissioni continuano, ora anche dal Vaticano piovono i primi malumori: la Santa Sede vedrebbe troppa laicità e poco cattolicesimo. Riotta sarebbe corso ai ripari, importando dal TG3 Aldo Maria Valli, neo responsabile dei servizi legati alla sfera cattolica. La nomina ha logicamente infastidito Fabio Zavattaro, storica voce delle vicende del Papa, e probabilmente spunteranno scintille. Il TG1 attuale è questo, anzi è tutto qua. Un misero collage di notizie malridotte che però lo rendono ancora il primo telegiornale italiano. Chi fa ascolti vince. E pazienza se a perdere sia il diritto all’informazione.

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4 responses to “C'ERA UNA VOLTA IL TG1. MA ORA SONO SPARITE LE NOTIZIE, E RIOTTA NON PERVENUTO”

  1. anonimo says :

    Thoms, sei un grande, e scrivi alla grandissima, anche se non sempre concordo su quanto dici (ad es.: Non mi toccare il mitiko Luzzazzi!).
    Spero presto di vedere qualche tuo format tv finalmente concretizzato! Un saluto! Gianni

  2. sbirciolo says :

    Ti ringrazio caldamente per i complimenti. Che ovviamente mi fanno sempre piacere.
    Su Luttazzi, effettivamente mi sono un po’ sfogato. Adoravo il suo stile, il suo sarcasmo tagliente e surreale, però ora lo trovo un po’ troppo piagnone, come se la tv fosse l’unico suo obiettivo. C’è un Fiorello che sta realizzando l’impossibile, senza una sola passata in tv. L’editto bulgaro di Berlusconi non credo sia proprio così determinante…

  3. anonimo says :

    Ciao, sono sempre Gianni. Ho letto un po’ della tua vicenda, relativa ai format ecc. ecc. Credo che effettivamente questo sia un campo molto ambiguo dov’è difficile stabilire se il prodotto (il format) abbia creatività o meno…Ora, mi chiedo in cosa consista la creatività di “Chi vuol essere milionario”. Sono 15 domande, e il montepremi a mano a mano raddoppia…Eppure il papà del format ci sta guadagnando i milioni…Vorrei sapere che ne pensi. Ciao, gianni

  4. sbirciolo says :

    Sulle diatribe relative ai format si sono espressi anche coloro che ne capiscono più di me nel tentativo di regolamentare il settore, non so con quanto successo, visto che, proprio come ricordavi tu, l’ambito su cui si andrebbe a ragionare è alquanto ambiguo. Si potrebbe però agire per punti, ovvero un programma strutturato in elementi registrabili, cosicchè se un altro programma, altrettanto diviso in punti, dimostri analogie con il precedente, possa venire fermato perchè copia palese. Il riferimento anche al presunto plagio di Cultura Moderna rientra a pieno titolo in questo marasma incontrollato, ma in quel caso mi sa che mancasse la registrazione dell’idea dell’ideatrice, e ovviamente chiunque ne potrebbe abusare.
    Chi Vuol Essere Milionario non sarà un risultato di creatività ai massimi livelli, però deve il suo successo alla semplicità di gioco, all’immediatezza, due elementi che stanno sempre più scomparendo, anche se per esempio un quiz come Cultura Moderna, proprio per la sua facilità di assimilazione, l’anno scorso è risultato uno dei programmi più visti. L’idea ha funzionato e ecco i soldi e i diritti.
    Relativamente a me, a parte la notorietà (!) raggiunta con la lettera a Sorrisi (peccatuccio di gioventù!), c’è ancora tanto da imparare e da discutere prima di affacciarsi nel mondo televisivo.
    Grazie per la tua visita.

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