'FESTIVALBAR 2007' PARTE BENE, CON UN TRIO SOLISTA CHE NON INCIAMPA NEI SINGOLI


E’ andata bene. Forse benone. Non certo malaccio. L’edizione numro 44 del Festivalbar è partita ieri sera su Italia 1 e l’esordio fa già sorridere un po’ tutti. Sicuramente Andrea Salvetti, ma anche il direttore della rete Luca Tiraboschi tirano già sospiri di sollievo, leggendo i dati Auditel. La partenza è promettente: ben 2.832.000 telespettatori con il 13,20% di share. Il problema viene ora, e si profila di una certa consistenza. Anche l’edizione 2006 della kermesse partì con fragore (3.080.000, 13.72%), salvo però creare i primi ruvidi grattacapi una settimana più tardi, quando il fragore scese (2.072.000, 9.55%). Però l’anno scorso c’erano i mondiali, mentre questa volta si profila un interessante campo libero, ovvero pochi avversari, competitor deboli, palinsesti svuotati. Se il Festivalbar funzionerà, lo si vedrà tra sette giorni. Per ora possiamo soltanto fare rozzi paragoni, e riconoscere che, benchè la partenza sia stata positiva (anzi, positivissima, visto che Tiraboschi e Salvetti non si erano spinti oltre una previsione dell’1111,5%), i veri tempi d’oro sono già passati e per ora stentano ad arrivare. L’annata 2004, quella della coppia Incontrada-De Luigi, compì un’impresa clamorosa, quella di far confluire al video ben 4.593.000 telespettatori ed uno share stellare del 19.97%, numeri da sballo per Italia 1. Anche nel 2003 l’Auditel sorrise alla manifestazione e al duo Maccarini-Hunziker, lanciatissima da Zelig, che catalizzarono l’attenzione di 4.437.000 telespettatori per uno share del 19.59%. Funzionò meno nel 2004, con il trio Maccarini-Grandi-Nardi, che comunque assicurò un buon risultato (3.297.000, 13.96%), più o meno proprio quello racimolato con apparente soddisfazione ieri sera. Siamo ben oltre la media di rete, siamo ben oltre le previsioni, però oggettivamente al ribasso, dei grandi capi. Ci sarebbe da sorridere, dunque.

Il nuovo trio alla conduzione ci ha messo del proprio, nonostante nessuno dei tre fosse convinto di stare su un palco condiviso con altri conduttori. La situazione è paradossale, in effetti, ma tutto sommato ha mietuto risultati. Non si sono intralciati, anche perchè era difficile pestarsi i piedi. Enrico Silvestrin, faccia da MTV ma con la professionalità di un anchorman, ha condotto con dovizia l’ordine delle esibizioni, ha dosato gli inneschi di schiamazzi da parte del pubblico, ha somministrato con sicurezza i momenti della serata, senza sbavature. Molti – compreso il sottoscritto – avevano chilate di riserve su Giulio Golia, Iena con le contropalle ma con il terrore che si trovasse spaesato in un contesto così diverso. E invece, benchè il lavoro sulle spalle non fosse così gravoso, non ha sfigurato, immerso nella folla e poi saltato sul palco a presentare i cantanti. Il problema, semmai, che i ruoli che il Festivalbar designa sono sempre i soliti, e i prescelti a rivestirli si avvinghiano anche degli immancabili stereotipi. Così se Silvestrin si ritaglia il numero 1 da appiccicare alla t-shirt da sbandierare, se Giulio Golia incita la folla e dispensa battutine che però si disperdono facilmente nel rimbombo delle grida, anche Elisabetta Canalis non si esime certamente dalla figura di bellona di turno, con spontaneità dimenticata a casa e dozzine di imperfezioni con cui stilettare le presentazioni. Sguardo semi-fisso sulla telecamera, scollatura sbarazzina, Elisabetta ha recitato se stessa, con la convinzione che si tratti di un impegno da prendere sottogamba e dove forse il talento non è indispensabile. Meglio Canalis attrice (!) che presentatrice allo sbaraglio, anche in una delle trasmissioni più facili da portare a termine.

Ma è anche vero che senza la bellona i maschietti reclamerebbero, e allora andrebbe bene pure così. Anche perchè ci ha pensato la musica a compensare necessariamente queste mancanze, con esibizioni ravvicinate il cui ritmo incalzante ha contribuito a ridurre al minimo le sempre più inutili disquisizioni sul nulla, relegate a semplice contorno. C’è del buono in questo Festivalbar, in questa ripetitività malandrina che coltiva con menefreghismo la fresca frenesia di una serata disimpegnata, da ben 44 anni. E pazienza se le rivoluzioni tecnologiche tanto sbandierate siano passate in secondo piano, per il popolo di telespettatori che per essere invogliato a surfare sul web la trasmissione, ne deve essere colpito. Se il Festivalbar non ha mirato propriamente al cuore, ha fallito non di molto.

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