LA7 REINTEGRA IN TV DANIELE LUTTAZZI. MA NON E' LA RAI AD INTERROMPERE IL SUO ESILIO


Evviva, è ritornato. Anzi, lo hanno fatto ritornare. Fine della polemica, la reintegrazione così agognata e sofferta spazza via i malumori. Daniele Luttazzi torna ad essere un uomo libero, reindossa il costume d’artista satirico che non guarda in faccia nessuno, riemerge dall’oblio condito dalle polemiche vestite da frecciate per ristabilirsi in pompa magna in tv. E peccato se invece che passare dal portone principale si deve approfittare di un pertugio sul retro. L’importante è risalire sul palco mediatico, basta che lo regga a sufficienza. Il palco è quello piccolo ma caloroso di La7, l’impresario all’occorrenza è il direttore Antonio Campo Dall’Orto. Che ha senza dubbio fatto un’opera pia: spezzare il buio che circonda Luttazzi, rivingorendo il suo ego e nutrendolo proprio con bocconi succulenti di televisione. Da ottobre l’artista epurato da Berlusconi avrà a disposione dieci seconde serate per dare vita ad una sorta di one-man show, dove avrà praticamente carta libera su tutto, da quello che potrà dire a quello che potrà fare. «Avrà la stessa libertà di tutti gli altri suoi colleghi» concorda Dall’Orto, salvo poi specificare che «sono loro a decidere e ad assumere le responsabilità di quello che portano in video». Come dire, io recito da salvatore della patria, poi per eventuali conseguenze vedetevela tra di voi. Anche se la paura di querele non sembra spaventare nessuno. «Negli anni ne abbiamo prese – precisa Dall’Orto – ma non siamo stati mai condannati».

Ma poi, pensandoci bene, chissenefrega delle querele. Ora solo champagne, prego, si deve brindare al ritorno di Luttazzi. Che per troppi suona come maledettamente ritardato, e soprattutto in un contesto meno indicato per riadditarsi come sbattitore delle coscienze. La7 non è mica la Rai, vuoi mettere? Però il convento al momento sta passando questo, ed è sempre meglio mangiar qualcosa che rimanere a digiuno. La succulenta portata offerta da Sky era andata a finire male, e stavolta l’occasione è un po’ più ghiotta per non essere afferrata, a dispetto delle reali aspettative. «Infatti io credevo che Luttazzi sarebbe tornato in tv solo a patto di essere reintegrato in Rai – prosegue il direttore di La7 – Invece, quando ho visto che la Rai non si decideva, l’ho invitato ad entrare nella nostra squadra», in una rete dove si appresterà a realizzare un programma definito dallo stesso artista «innovativo, ci sarà da divertirsi», e in molti sospettano che spizzicherà molto dal suo repertorio teatrale. Il Barracuda Tour non l’ha tenuto certo disoccupato, benchè a più riprese faccia notare quanto la tv lo renda tale: è quel vizietto dell’onnipotenza televisiva, che dilania chi non partecipa ai meccanismi catodici, subendone l’esclusione come annullamento totale del proprio lavoro. Ora Luttazzi ottiene ciò che voleva, e che chiedeva da sempre: il suo (meritato?) spazio in televisione, sostanzialmente per dire quello che vuole senza freni e senza limiti. Agitando se possibile il sacro precetto della libertà di espressione. Fin dove sia lecito, è tuttora ignoto. Ma tanto basta per incassare i primi attestati di stima. Il primo che alza la mano è giustamente Michele Santoro, anche lui reintegrato in tv dopo anni di malcontento lontano dalla tanto amata telecamera. Del ritorno a tutti i costi degli epurati ne aveva fatto una crociata: proprio con questa invocazione esordì nella prima puntata di Annozero su RaiDue. Non sarà la Rai, è La7, ma basta disprezzare. «L’importante è che si sia rotto quel blocco di sistema che impediva a Daniele di tornare su qualunque rete – dichiara trionfante l’ex parlamentare europeo -. Solo un anno fa sembrava impossibile perchè Berlusconi condizionava tutto il sistema. Il cambio di governo ha avuto un effetto positivo». Ci risiamo con Berlusconi, argomentazione sempre molto gettonata per condire con striature di veleno effervescenti proclami. La vicenda del famigerato editto bulgaro, che sarà stato magari anche becero, ma ha amplificato quegli eccessi morbosi che Luttazzi sfoggiava a Barracuda, rosicchiato da una frenetica attenzione ad una rivincita politica – gli attacchi contro l’ex premier non mancavano di certo – lo aveva tolto di mezzo. Per qualcuno è andata meglio – Santoro e Biagi sono ripiombati in Rai -, per qualcuno peggio – vedi i Guzzanti. Luttazzi espia forzatamente le colpe per un periodo maggiore, ma anche lui riguadagna l’agognato accesso in tv. «Luttazzi non è pazzo – ci tiene a precisare Dall’Orto – e ha già pagato a sufficienza per quello che ha fatto». Macché pazzo, Luttazzi: è intelligentissimo, abile come nessuno. Perchè mai si dovrebbe accontentare di essere stato rieletto nell’olimpo catodico, quando la scommessa è di appartenere alla Rai? Intanto ha accettato il contentino. Ma il ritorno a Viale Mazzini è l’unico obiettivo, perchè bisogna per forza fargliela pagare, a Berlusconi, che ha utilizzato proprio la Rai per bastonarlo con suprema autorità. Sai che goduria, ritornare in casa del nemico, finalmente rinfacciare «il sopruso prepotente di un vigliacco che si è fatto forte del suo potere e dei suoi soldi», confida l’artista ad A. Dimenticandosi che a Mediaset, la roccaforte di Silvio, militò con successo prima di diventare l’uomo polemico di oggi. Ma in fondo non importa a prescindere se a qualcuno non possa piacere, questo Luttazzi. A nessuno può essere negato il diritto di discorrere a suo modo e a suo dire. E’ per questo che ancora in molti lo temono: hanno paura delle sue scatenate briglie sciolte. E finchè potevano, le hanno tenute legate. «A differenza di altri che in questi anni hanno continuato tranquillamente a lavorare in Rai (e chi, visto che i compagni di sventura sono stati reinseriti dopo tempo e difficoltà? ndb), non ho mai chiesto aiuto ai politici» rimarca Luttazzi, che sa bene a che santi votarsi: Grillo, i Guzzanti, tutta gente che sta scontando il fatto di avere le gambe tagliate da qualcuno che li odia per benino. Non che Daniele risparmi frecciate acuminate: in un’intervista a La Stampa, aveva avuto da dire su tutti i personaggi principali del tv-biz, da Fiorello a Bonolis, da Gnocchi a Fabio Fazio, anche se ora precisa di aver «soltanto riferito quello che loro hanno detto di se stessi».

D’altronde lui non è un conduttore, è un artista di satira. Sai, la satira, roba scottante ma pregiata. Lo ribadisce in un simil-monologo di due colonne che il quotidiano Repubblica gli offre, ricopiando l’intervento fatto dal comico ad Articolo21. Due colonne a ruota libera, dove si rimarca l’importanza vitale della satira, che «per definizione è libera e può rovinare l’immagine edulcorata che i politici vogliono dare di sè». I politici sono sempre di mezzo, e anche la religione, vuoi mettere i soprusi della Santa Sede, pensa solo a quante ne avrebbe potute dire se fosse stato in video quando scoppiò il caso dei preti pedofili. «In questi sei anni ho rifiutato diverse proposte da emittenti satellitari proprio perchè per loro sarebbe stato un problema affrontare satiricamente temi come la politica e la religione» spiega ora rasserenato, perchè su La7 finalmente «avrò carta bianca, niente controlli, come è giusto che sia, la satira controllata che satira è?». Evidentemente non si è mai posto il problema di individuare il confine tra satira e offesa. Guai a chi lo ferma. Ora che è pronto a riappropriarsi dello spazio tagliato su misura per cantarle a chiunque. E ci scommette che molti attendano soltanto questo momento per gridare alla giustizia. «Grillo e i Guzzanti farebbero ascolti enormi» presume con quella ritrovata carica, che lo abbandona anche a ragionamenti affatto scontati di audience. Anche qua, però, senza considerare che c’è altrettanta gente che si tiene alla larga dall’osannare le sue libere sparate. Però quelli si chiamano traditori, gente contro la satira pura e cruda, contro la libertà di espressione. Molto facile da dirsi. Ma anche un ammasso di vacuità, questa satira, fatta di sberleffi prolungati da agitare a più mani per mettere i colpevoli con le spalle al muro, almeno teoricamente. Ma la satira ha armi deboli, non cambia nulla, non risolve le cose, non propone soluzioni, usa la tecnica del paradosso per suscitare coscienze, inviti che cadono prontamente nel vuoto. Certo, libertà di espressione. Peccato che a livello pratico nessun proclama si traduce in azioni concrete: basta a rafforzare il proprio ego, un’esperienza orgasmica che non supporta bendette interferenze.

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2 responses to “LA7 REINTEGRA IN TV DANIELE LUTTAZZI. MA NON E' LA RAI AD INTERROMPERE IL SUO ESILIO”

  1. anonimo says :

    Chiedo scusa se intervengo da utente anonimo, ma tant’è. Mi sono assuefatto all’abitudine tutta italiana di nascondere la mano dopo aver lanciato il sasso, come si suol dire. Nel commentare questo intervento mi limito ad un paio di domande. Curiosità, per meglio dire: si parla di limite tra satira e offesa. Offesa. Su quali basi poggiamo il termine “offesa”? In quale ventaglio di offerta televisiva possiamo inserire Daniele? Infine: perchè devo ottenere dal signor Luttazzi informazioni che in un Paese – chiedo scusa per la “P” maiuscola, l’italia non la merita – libero dovrei poter assimilare attraverso tg e affini? Grazie. Saluti.

  2. anonimo says :

    daniele luttazzi è solo merda come quelli che lo guardano

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