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PER LA RAI LE SITCOM SONO UN TABU': NEPPURE 'COLPI DI SOLE' EVITA L'ENNESIMO FALLIMENTO

Gli affari vanno malino. Forse maluccio. Oppure male male. In casa Rai si continua a sonnecchiare inermi di fronte alle difficoltà di apprezzamento verso le sit-com sfornate da Viale Mazzini per conquistare i giovani, stregati dalle magie di Italia 1. Ma l’ultimo esperimento in ordine di tempo sta cavalcando con imperiosità il viale ombrato del fallimento. Colpi Di Sole non decolla, neppure con le rotelle ai piedi e il pilota automatico: la seconda puntata ha fatto ancora peggio, precipitando dal 5,16% al 4,74% di share, in un weekend ancor più sazio di aurea estiva ma non certo complice di un calo così impercettibile da risultare pericoloso. La parola flop sta per cadere inesorabile come un’ascia chiodata sulla testa di autori e sceneggiatori, benchè il prodotto finale, sfidando puntuali critiche preventivenon sia neppure così disprezzabile. Ma a molti è indigesta a priori la telecamera fissa, operazione di ripresa lanciata da Camera Cafè e unico metodo legittimo per programmi di questo tipo: da uffici a camere da letto, da toilette a cabine di jet, c’è il solito imperturbabile oblò a consentirci di spiare dialoghi e battute, una formula di successo che si è levigata con lo scontato abuso.

Ma il problema va oltre il singolo caso. Colpi Di Sole, tutto sommato una sit-com veloce e divertente, sconta una collocazione suicida, piegata al weekend che elimina i giovani dalla poltrona e ad una rete, RaiTre, che ai giovani non ha mai parlato. In altri lidi, magari quelli già floridi di Italia 1, ad un’orario accettabile, avrebbe potuto trarre un minimo d’onore, nonostante quella ripetitività di genere che segue le tristi orme della moltiplicazione indiscriminata dei reality-show. Ma a Viale Mazzini non sono stati capaci per ora di imbeccarne una, che fosse degna di nota. Con Magnolia si puntò su Cotti E Mangiati, spiattellata con ottimismo nell’access-prime time di RaiUno, prima di doversi accontentare delle briciole lanciate da Cultura Moderna. Da lì allora lo spostamento alle 14.00, una mossa scellerata che vide cadere lo share dal 17% al 9%, nella morsa infernale delle soap opera di Canale 5 che non ebbero nessun riguardo quando falcidiarono la neonata Sottocasa. Si salvò il salvabile piazzando la sit-com alle 17.00, orario da sbadiglio post-spuntino, gli ascolti rinsavirono ma non così tanto da far sperare ad un nuovo ciclo di episodi.

Ma si sa che prima di abbozzare un intervento, l’allarme deve suonare beato almeno due volte. La seconda scampanellata, sempre a luglio 2006, la offrono Valerio Mastrandea e Marco Giallini nel ruolo di Buttafuori, ore 20.00 su Raitre. Si parte con un 6,32% di share, ma i sorrisi non si sprecano di certo, si rimane in balia tra il 5% e il 7% e parlare di successo è come dire ad un muto di urlare. Però per fortuna c’è l’occasione di un riscatto, al Mipcom di Cannes: la Fox compra il format della Wilder per ridistribuirlo con il titolo Bouncers un po’ ovunque (dal mese scorso è in onda su Sky, canale FX). E’ lo stesso destino capitato alla fiction 48 Ore: due prodotti che riscossero magri ascolti, prima di ottenere una consacrazione che, a prima vista, non sembrava poi così scontata.

Antonio Marano, grande capo di RaiDue e illustre conoscitore di scommesse perdute, da settembre scorso ha calato l’ambo, partorito dalla voglia matta di sperimentare a qualsiasi costo, anche solo per evitare che la prevista (imminente?) detronizzazione avvenga senza lasciare la lapide intonsa. Marano inizia in silenzio con Andata & Ritorno, sit-com mignon che vorrebbe parlare di attualità nei vagoni della metropolitana ma, piazzata dopo il TG2 delle 18.30, raccoglie il 6,59% all’esordio, per poi veleggiare sotto il 5%. Non funziona, però è un esperimento e almeno applaudiamo per lo sforzo. Compiuto anche dal duo Enrico Bertolino e Max Tortora, novelli Piloti della Piccione Airlines, ma con medesimi – ovvero scarsi – risultati: si parte dal 3% per toccare il 7-8%.

Un filetto imbarazzante che testimonia l’estrema difficoltà della Rai ad intercettare il pubblico giovane, quello che dovrebbe sorbirsi questi capolavori. Italia 1 è il modello di questa affannosa ricerca. Ma se Camera Cafè, per dirne una (e unica), che raccoglieva mediamente il 10% di share, toccava le cifre record del 27% tra i giovani, le sit-com Rai non registrano sensibili apprezzamenti dalla fascia più redditizia, riscontrando addirittura percentuali migliori tra il pubblico più vetusto, proprio quello che dovrebbe invece spegnere la televisione. Una grana non da poco, per i dirigenti di Viale Mazzini, sempre più interessati ad intraprendere politiche di svecchiamento del pubblico televisivo, operazione che perlomeno a RaiUno pare quasi proibitiva, ma che neppure negli altri canali minori riscuote risultati positivi.

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