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DAVID SASSOLI DECLAMA FOSSILIZZATO L'ENNESIMA VELINA AUDITEL: RAIUNO BATTE DR. HOUSE. DI UN PELO

Ma che tristezza, questa Rai. David Sassoli avrebbe voluto fossilizzarsi quando, in chiusura del TG1 di questa sera, ha dovuto necessariamente piegarsi al volere aziendale declamando l’immancabile velina Auditel che decantava la vittoria di ieri sera di Raiuno. A Viale Mazzini non se la passano bene, gli ascolti latitano, la rete di Fabrizio Del Noce subisce gli avversari Mediaset 5 serate su 7: cos’altro c’è di meglio allora che puntualizzare per benino le vittorie? Se sulla forma si può discutere – e purtroppo si discute da tempo, ma mai che fosse cambiato qualcosa sullo stile – il contenuto fa estremamente ridere. Il giornalista del TG1 ha fatto notare come ieri sera la fiction Gente Di Mare 2 ha battuto la serie americana Dr. House, che giusto sette giorni fa stracciò Raiuno e pure L’Isola Dei Famosi, ovviamente a suon di numeri. Ma il bello è che il distacco, soprattutto nel periodo di sovrapposizione – su cui si è puntualizzato con estrema precisione – è minimo: per Gente Di Mare 2 5.164.000 telespettatori (share del 20,30%) mentre per Dr. House 5.012.000 telespettatori (share del 19,70%).

Chissà invece quanto avranno gioito ai piani alti della Rai, gongolando su un successo risicato ma soprattutto vuoto, visto che il 20% di share è un dato inferiore di almeno 3 punti alla media di rete garantita alla Sipra. Ma tant’è, tocca pure sorridere viste le disgrazie, e non c’è miglior modo che accentuare la spallata data a Dr. House che, come ampiamente pronosticabile, sconta la latitanza del pubblico più giovane adeguatamente ripartito tra festoni prefestivi e campionato di calcio, mostrando però una sorprendente tenuta di ferro. Mediaset, non a caso, fa notare come sul target commerciale non ci siano rivali, e risponde piccata all’analisi fornita dalla Rai anche sugli ascolti dei propri talk-show di seconda serata: Matrix, si legge sul comunicato stampa, batte Porta A Porta, ma pure in questo caso si ragiona al fotofinish. Semmai, anche qui, si potrebbe ragionare sul contenuto: Bruno Vespa ha di nuovo puntato sul caso Cogne, seppure mischiato tra gli altri delitti sanguinari, mentre Enrico Mentana ha addirittura dedicato la puntata al Dr. House, in una delirante costruzione di un’apoteosi mediatica che farebbe impallidire pure David Sassoli – senza dubitare del valore reale della serie, che farebbe volentieri a meno di essere sostenuta così spudoratamente da logiche aziendali. La tv s’è ridotta così, ahimè, e la battuta di Sassoli sul finire del telegiornale è cristallina: "Lotta all’ultimo spettatore". Aiuto.

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ENRICO MENTANA CHE PARLA DI FORMULA 1 (SENZA GIORNALISTI E OSPITI)? QUALCOSA NON QUADRA (E 'MATRIX' AFFONDA)

C’è qualcosa che c’è sfuggito? Non tutto sembrava quadrare ieri sera in seconda serata. Enrico Mentana a Matrix s’è messo a disquisire del trionfo Ferrari in Formula 1, mentre l’avversario Bruno Vespa a Porta A Porta non si smentiva, sguazzando con insospettabile fierezza nella diatriba Mastella-De Magistris. Ma quando mai a Matrix si parla di sport, anche se di mezzo c’era il rocambolesco mondiale di Kimi Raikkonen? E soprattutto: perchè uno speciale così, a parte gli sforzi di lusso di Sky (che già delizia con telecamere ovunque) non ce l’ha offerto la Rai, che custodisce con celata soddisfazione i diritti dello sport che attualmente garantisce una platea di telespettatori ancora esagerata nonostante le prime (insignificanti?) crepe di una disaffezione però tutta da decifrare?

L’imbarazzo è palese. Federica Balestrieri domenica ha avuto una risicata quindicina di minuti per dire qualcosina nel dopogara del Gran Premio di Brasile, una battuta mozzata di Cesare Fiorio e una automozzata di Jean Alesi e poi via al TG1 (che è pure partito in ritardo di qualche secondo). Poi il nulla, a parte le incursioni nei vari telegiornali delle reti di Viale Mazzini, fino alla Domenica Sportiva su Raidue. Ma non s’era vinto un mondiale? Stupisce tutti infatti che se ne debba occupare Enrico Mentana, che pure gode di una redazione motori di gran lunga più emozionante e spigliata di quella Rai: mancava forse un argomento valido per intonare la puntata del lunedì di Matrix, se si è stati costretti a dirottare l’interesse (meritato, ma strano) sulla Formula 1, quando la Rai avrebbe tutti i doveri di farlo? Perchè la trasmissione di ieri sera chez Mentana appariva alquanto raffazzonata: nessun ospiten Ferrari, nessun collegamento da Maranello, Chicco se l’è dovuta cavare con una discussione a tre coinvolgendo Alessandro Zanardi e Max Biaggi, che non hanno potuto far altro che snocciolare banalità, giustamente ai margini di un evento che doveva poter essere raccontato da chi l’aveva vissuto. E non è sufficiente che tutto il peso venga scaricato sull’esclusiva (?) confezionata dal grande inviato Giorgio Terruzzi, che ha raccontato il dopogara e tutti i retroscena in una sorta di thriller-reality: era davvero così difficile ospitare un giornalista sportivo di Cologno Monzese in studio? Sussulti risigati: un servizio-cronistoria della stagione appena trascorso cerca di riemozionarci, ma è troppo poco. Almeno consegnateci i sempreverdi Andrea De Adamich e Claudia Peroni, che domenica sera, nel salotto calcistico di Controcampo su Italia 1, si stavano infervorando e non poco annusando i rischi di una possibila squalifica di Bmw e Williams. Non li avranno voluti in onda?

Il mistero rimane. E anche la delusione, che i dati Auditel non mancano di sottolineare. La troppa approssimazione di Matrix è stata duramente scontata da Mentana con 1.258.000 telespettatori e il 15,68% di share, non pochissimi, ma su Raiuno Bruno Vespa ha fatto il pieno di 1.771.000 telespettatori e uno share del 23,89%. Applausi comunque a Mentana per il coraggio: in Rai hanno una gallina dalle uova d’oro, la chioccia Formula 1, ma sono specialisti a distruggere con superbia le più luccicanti covate. Qualcuno ha notizia di eventuali speciali? Di appuntamenti esclusivi? La depressione continua.

TEMPO DI ACQUISTI MEDIOCRI PER 'CARABINIERI 7'. MENTRE LE REPLICHE VANNO A PICCO

E’ incredibile constatare quanto amore riservi Canale 5 ad una delle fiction più longeve ma anche più banali della sua storia, Carabinieri. In arrivo la settima serie, come al solito girandola di attori che se vanno e altri che entrano, starlette e vippetti, professionisti in mezzo a solide canaglie, che s’innalzano sulla folla anonima per via delle loro proverbiali baccanalate. Non ha maledettamente stupito nessuno l’arruolamento stupefacente di Francesco Arca, recentemente intossicatosi con la vicenda Vallettopoli mischiata a quella più eccitante della caccia alla cocaina nei locali più scapestrati della movida milanese. Un perfetto inetto, con l’esperienza di un nuotatore del Sahara, irrobustirà le fila dei carabinieri nel nuovo set allestito tra le mura di Montepulciano. Il bell’Arca – un altro dei belli e inutili, vedi anche alla voce Luca Dorigo – non si metterò la divisa, ma interpreterà la parte di un affascinante personal trainer, ma se non fosse per quella puntigliosa dotazione di muscoli, a quest’ora sgobberebbe in pizzeria. Intanto rimane indagato, ovvero si sta ritagliando un emozionante biglietto da visita da vidimare alle porte di Cinecittà. Ma d’altronde ne sono passati tanti a Carabinieri, uno più, uno meno, che differenza fa.

Se ne va Luca Argentero. Un altro degli inossidabili fortunati: scappato senza arte dalla casa del Grande Fratello ed inventatosi improvvisamente attore d’alto rango, con la voglia sfrenata di fare cinema di qualità – che giustamente mal si concilia con una fiction mediocre e di basso profilo come Carabinieri. Ci vuole coraggio a sfidare se stessi, e perlomeno Luca non ha urlato la sua intraprendenza, costruendosi almeno un abbozzo di carriera. Sconvolge però sapere che al suo posto arriva Alessia Ventura, una che sarebbe già del giro e con una Talpa coraggiosamente obliterata pur di mantenersi per decenni una fama di cui forse non godeva neppure prima di gettarsi sgambettando nello Yucatan. Alessia, ex letterina, ex realityara, ex showgirl, arriva dalla partecipazione a Fratelli Di Test con Carlo Conti, ovvero soliti contorni senza gloria che però evidentemente le bastano. Ma perchè entrare in Carabinieri? Non è abbastanza famosa? Mistero. Mentre scopro soltanto ora che Alessia Ventura e Luca Argentero sono realmente cugini. Il che dà inavvertitamente adito ad una maliziosa correlazione, che i più corretti avranno anche tolto dal repertorio mentale, ma che invece, complici anche gli scandali recenti, fa impallidire le solite e noiose raccomandazioni. C’entra qualcosa la Ventura con il lancio nel mondo dello spettacolo del cugino Argentero? La domanda potrebbe essere facilmente smentita dalla presa di coscienza che la Ventura non sia in realtà affatto famosa, anzi c’è chi sostiene che forse toccherebbe invertire i fattori: non sarà stato Luca a far splendere la cugina Alessia? Domande stucchevoli, senza dubbio. Alessia si consolerà con Francesco Arca, facendo altresì i conti con gente meno esperta di lei, con un curriculum pressochè – e spaventosamente – lindo/inesistente e con la determinazione di un torero pochito ammansueto.

Carabinieri 7 andrà bene? Perchè, a parte le solite inutile questioni dietrologiche su chi ha spinto quello, chi ha spintonato quell’altro e chi nel frattempo c’ha inserito anche una palpatina furtiva, ai gran capi di Cologno Monzese interessano i dati nudi e crudi. E la sesta serie della fiction non è andata affatto benino, anzi: di bastonate ne ha prese parecchie. E così via a rimodellare il cast, che già subisce annualmente modifiche non minoritarie, senza la paura di stravolgere trame e relazioni. Su Canale 5 ora vanno in onda le repliche dell’ultima stagione, che hanno sostituito Tempesta D’Amore, soap-opera che a sua volta ora tappezza lo scarso access prime time di Rete 4. Solo che la soap tedesca ha lasciato in eredità un succulento 26% di share medio, che Carabinieri si sogna, attestandosi ad un magro 15%. Chissenefrega, diranno quelli a Cologno Monzese, evviva il preserale di Rete 4, che rinsavisce. Ma intanto Cultura Moderna sta crepando, il pomeriggio di Canale 5 è diventato più noioso, il traino per il colabrodo 1 Contro 100 è più debole di una Panda a pedali. Ah, l’amore.

FRIZZI BATTE MAMMUCARI: DOPO UN MESE DI SFIDA, DOMINANO I 'SOLITI IGNOTI'

Probabilmente Antonio Ricci se ne sarà fatta una ragione. Nessuno in giro lo ha visto imbizzarrito, e di motivi per mangiarsi la tappezzeria ce ne sarebbero a iosa. La sua gallina dalle uova d’oro, Cultura Moderna, le prende regolarmente dalla concorrenza, che non è quella assatanata di Affari Tuoi, a metà tra destino e tarocco, puntualmente da smascherare per screditare – a ragione o meno – il nemico di turno, ma è quella decisamente più bonacciona di Fabrizio Frizzi, che presenta senza troppi clamori Soliti Ignoti. Giochetto di una semplicità inaudita, fatto di carte difficili da manovrare di soppiatto, sulle quali Ricci sa di non potersi rivalere. Giochetto semplice come Cultura Moderna, sembrerebbe, e invece il quiz di Teo Mammucari, padrone incontrastato dell’estate scorsa, s’è rifatto il look e ora paga incredibilmente pegno. I maligni ovviamente si immaginano già Ricci a visionare tonnellate di videocassette per pescare il marcio nel concorrente. Sicuramente il padrone di Striscia non sarà raggiante di gioia. Anche perchè non si tratta più dell’effetto sorpresa, che perlomeno nella prima settimana poteva alterare i veri valori di campo. Dopo un mese esatto di programmazione, il gioco di Frizzi ha sorprendentemente preso il largo, mentre la banda capitanata da Mammucari non ha mai dato segnali di ripresa, anzi insistendo con quelle modifiche inutili che potrebbero aver fatto perdere appeal al programma. Nessuno è intervenuto nel modificare qualcosina, forse si sperava in un calo fisiologico dell’avversario. E invece Cultura Moderna sta per affondare e per giunta chi la dovrebbe salvare latita. Frizzi ringrazia, e intanto se la gode.

Ovviamente sono i numeri che ci consentono, pur con la naturale freddezza del caso, paragoni millimetrici: con i numeri non si discute, parlano chiaro. L’esordio di Frizzi è stato scoppiettante, anche se la prima settimana si è consumata su una sostanziale parità tra i due avversari diretti dell’access prime-time. Cultura Moderna non ha ripetuto i grandi numeri di un anno fa, Soliti Ignoti ha invece mostrato di saper tenere duro con caparbietà, riuscendo a spuntarla complessivamente. Il vantaggio in share è risicatissimo, e anche il numero di telespettatori totali non registra coraggiose differenze. Ma la seconda settimana inizia immediatamente con il botto per Frizzi, che tocca il 28,02% di share, lasciando nettamente al palo Cultura Moderna, ferma al 21.98%. E’ il preludio di una settimana che si preannuncia vincente. Se il gioco di Mammucari paradossalmente riesce anche ad incrementare lo share dello 0.13%, quello di Frizzi piazza un sorpasso ancor più grintoso, guadagnando l’1.68% (raggiunge una media del 26.86%). A livello di numero di telespettatori, il divario è ancor più palese. Ma Ricci non corre ai ripari, Cultura Moderna continua a proferire noia, precludendosi in partenza l’auspicato recupero. Che non arriverà mai. Nella terza settimana di programmazione, Soliti Ignoti realizza la migliore performance, toccando una media del 28.03% di share (la puntata più vista in assoluto è quella di sabato 30 giugno, con il 30,78%) e lasciando a Cultura Moderna le briciole, in numero ancor minore rispetto a sette giorni prima (calo dello 0,84%). E’ il segno inequivocabile della disfatta della ciurma di Antonio Ricci, che stranamente non decide di correre ai ripari, affidandosi magari ad una chisura di programma ritardata per far salire lo share. Che complessivamente scende, fino a toccare il punto più basso nella quarta settimana (22.88%, -0.65%) e segnando il record negativo nella puntata di venerdì 6 luglio (21.18%, mentre Frizzi tocca il 28,24%). L’ultima settimana di riferimento ha visto anche lo spostamento su Rete 4 in access prime-time della soap-opera Tempesta D’Amore, che ha abbandonato, per la delusione degli appassionati, il pomeriggio di Canale 5, dove raggiungeva risultati eccezionali. Appoggiato sulla terza rete Mediaset, raggiunge la media di rete, ma lo spostamento non ha giovato affatto alle prestazioni di Cultura Moderna, non ha catturato il pubblico più anziano, anzi ha paradossalmente allontanato il pubblico femminile. Per Ricci, insomma, si tratta, da tutti i punti di vista, di una debacle colossale, che rafforza la genuinità di Soliti Ignoti e di un conduttore non urlatore come Fabrizio Frizzi, che si è autorispolverato puntando su un prodotto fresco ed evidentemente efficace. Antonio Ricci invece è partito da vincitore uscente, ma per riconfermarsi campione ha provato a modificare qualcosa, ha raddoppiato la presenza femminile – e dire delle tonnellate di copertine spruzzate di Lydie Pages, che affianca Juliana Moreira, volte a testimoniare un successo straripante -, ha stravolto il meccanismo delle nomination, ha aggiunto attese snervanti: il pubblico evidentemente non l’ha digerito più come prima. Ecco il confronto:

CONFRONTO AUDITEL

 

SOLITI IGNOTI

CULTURA MODERNA

1a SETTIMANA

5.342.000 (25.18%)

5.266.000 (24.24%)

2a SETTIMANA

5.217.000 (26.86%)

4.770.000 (24.37%)

3a SETTIMANA

5.189.000 (28.03%)

4.419.000 (23.53%)

4a SETTIMANA

5.200.000 (27.31%)

4.393.000 (22.88%)

MEDIA FINALE

5.237.000 (26.85%)

4.712.000 (23.75%)

I dati Auditel non sono ovviamente assoluti: una maggiore precisione si riscontrerebbe confrontando le sovrapposizioni esatte dei due programmi. Anche se forse non cambierebbe il risultato. Che invece Ricci saprebbe interpretare alla perfezione: a sostenere Frizzi c’è il solito, stantio, pubblico tradizionale. Se tentasse questo tipo di arringa, non fallirebbe affatto su tutta la linea. Che Raiuno sia la patria di una platea meno giovanile è ben assodato, e anche la composizione del pubblico che segue Soliti Ignoti si piega senza problema a questa supposizione, fornendo i riscontri attesi: il game di Frizzi tocca il 35,60% di share tra gli ultra 65enni, e il 29% tra i 55-64enni. Non propriamente pubblico attivissimo, quello cosiddetto pubblicitario, che tanto fa gola e testo dalle parti di Cologno Monzese. E infatti si parla di un misero 17% di adolescenti a seguire la caccia all’identità nascosta. Mediaset continua a rallegrarsi, nonostante la sconfitta in valori assoluti, perchè colpisce il target di riferimento, i 15-64enni, fascia nella quale riscontra valori migliori, anche se non più di tanto. Se Frizzi può contare sulla sicurezza senile, Teo Mammucari invece si vede sfilare anche i giovani. Con ora la preoccupazione che si sta navigando attorno al 23% di share, l’obiettivo minimo che soddisfa i pubblicitari. Se non si interverrà su Cultura Moderna, pare proprio che tutta la flotta sia destinata repentinamente ad affondare. Per la felicità di Fabrizio Frizzi. Che davamo per coraggioso spacciato e che invece, da buon intenditore, ha ricostruito con silenzioso entusiasmo il suo gradito ritorno.

CONTRO LE ATTESE, FRIZZI BATTE MAMMUCARI. E PER 'CULTURA MODERNA' E' GIA' ARIA DI CRISI

Massimo Donelli questa volta non impugna la tromba per suonare le rosee note del trionfo. L’abbiamo trovato in un ruolo particolare, quello dell’esaltatore di qualsiasi programma di Canale 5, sbandierando l’entusiasmo tipico del direttore di rete alle agenzie stampa. Ma stavolta nessuno squillo gioioso, rimangono le campane da listare a lutto, perchè il malato c’è, e al momento non si regge neppure in piedi.

Ed è un malato di lusso. Cultura Moderna termina la prima settimana di programmazione leccandosi appuntite ferite, la spunta Frizzi a sorpresa, canalizzando l’attenzione del pubblico sul nuovo gioco dell’access-prime time di Raiuno, quel Soliti Ignoti che, con una semplicità disarmante e altrettanto appeal, riaccende il sorriso a Viale Mazzini, e fa sprofondare nell’incertezza quelli di Cologno Monzese. Perchè la questione s’è fatta grave, il programmino di Teo Mammucari, proprio quello che vinse un Telegatto e che non ebbe rivali l’estate scorsa, confermandosi con record su record programma più visto dei tre mesi di latitanza tv, ha perso improvvisamente le marce e ora neppure a folle la macchina cammina. Gli addetti ai lavori ci tengono a sottolineare che in realtà si sfidano due programmi che adocchiano tipologie di pubblico differenti: come dire, nessuna sfida, ognuno gioca per conto suo. Ma con l’Auditel non si scherza, e i numeri attestano verità agghiaccianti per la banda di Ricci. Passi una prima settimana col fattore sorpresa, con sorpassi e controsorpassi. Però la seconda settimana è incominciata con un verdetto netto: vince Frizzi, 6.069.000 telespettatori e il 28,02% di share, mentre Ricci si attesta sui 4.795.000 e un 21,98%. Un divario pesante, ben 6 punti di share. Una batosta cruenta, che fa zittire Donelli e preoccupare i dirigenti del Biscione, che già si pregustavano una nuova estate di sorrisi.

Ogni misfatto nasconde una soluzione, un motivo, un’insinuazione. E il calo di Cultura Moderna si aggrappa ad un deciso cambiamento di formula, che rende il gioco meno appetibile e divertente, oltretutto noioso e senza grinta. L’arrivo di Lydie Pages al fianco di Juliana Moreira ha rafforzato il parco femmineo nella trasmissione, ma intanto è scomparsa proprio la Moreira, che dal raddoppiamento di bocce non ha guadagnato nulla, anzi ha progressivamente perso contatto con Teo Mammucari, e per fortuna che almeno lui si mantiene in esercizio scatenando da vero instancabile la sua proverbiale irriverenza. Però il gioco, che dovrebbe scalpitare, incespica malamente. E lo fa nella parte finale, quando si aspetta che esca dalla cabina il vip di turno per approvare o meno le candidature dei talentuosi. Però ognuno di loro, singolarmente, deve attendere una manciata di minuti devoti alla suspence per sapere se c’ha azzeccato, e soprattutto la scelta viene fatta in una rosa di candidati, rendendo la ricerca del vip molto meno spontanea ed esilarante. Ma senza dubbio, l’attesa inutilmente spasmodica del finale fa inevitabilmente crollare pazienza ed attenzione del pubblico, che già non tollera sbrodolamenti oltre misura – e già che la prima serata riparte alle 21.20 se non oltre, proprio come ai brutti vecchi tempi, prima della tregua forzata.

Non che l’avversario diretto sia francamente irresistibile. Soliti Ignoti ha lacune evidenti, proprio come il restyling del concorrente di Canale 5, con il quale condivide una struttura di gioco particolarmente immediata da far a meno di inutili orpelli per migliorarne l’appeal. Ma se Cultura Moderna s’è complicata la vita rielaborandosi senza motivi apparenti, Soliti Ignoti sconta l’effetto novità e una conduzione, quella di Fabrizio Frizzi, che, seppur non si dimostri esaltante nè tantomeno briosa, non stona più di tanto con il gioco che non dispensa sussulti o emozioni a ripetizione, anzi è una litania da processione che ben s’adatta alle attenzioni ridotte di un target alticcio d’età che tradizionalmente s’incolla a RaiUno. Da qui le differenze di tipologia di pubblico, da qui un motivo per giustificare un distacco così cospicuo tra due programmi quasi simili – entrambi giocano sul fattore identità – e soprattutto un crollo così inaspettato del gioco che giusto un anno fa fece sfracelli, anche quando dall’altra parte c’erano i Mondiali.

La soluzione sarebbe semplice: cambiamenti in corsa. Ma Cultura Moderna è registrata, ergo anche intervenire sul montato non è così facile, anche perchè si deve agire di bisturi, con l’accortezza di non turbare la spontaneità del decorso delle singole puntate. Visto che le puntate sono registrate, non è poi così difficile modificarne l’ordine temporale, così ecco che ieri sera da Mammucari vincono i 500.000 euro in palio, ma non vi è stato nessun impatto sull’ascolto. Un’ulteriore, fiammante batosta. Neppure servire in anticipio la vittoria di un concorrente serve a far cambiare canale. Proprio nella puntata più interessante, la sconfitta assume proporzioni disastrose. E Del Noce intanto è libero di ridersela, anche perchè così, per immediata correlazione, con Soliti Ignoti – che quindi si candida a sostituto di Affari Tuoi – riabilita lo sfiduciato Fabrizio Frizzi, ristabilendolo con successo nella rete ammiraglia dalla quale era stato cacciato e poi recuperato. Una rivincita niente male, di fronte a previsioni funeree sulla sua nuova avventura. Ricci è avvisato, e chissà che non prepari missive per scovare i soliti ignoti tarocchi, a cui è tanto affezionato.

LUCA DORIGO TORNERA' SUL TRONO DI MARIA DE FILIPPI. A PATTO CHE MELITA NON SI RIFACCIA SOTTO…

Carampane defilippiane, state pur tranquille. Il vostro adorato Luca Dorigo tornerà ad illuminare i vostri pomeriggi pre-compiti, comodamente seduto su quel trono sul quale è salito e sceso in barba ai capovolgimenti amorosi ormai un paio di volte. E la terza è dietro l’angolo. A Maria De Filippi Luca ha detto sì, e da settembre sarà uno dei (nuovi?!) tronisti di Uomini & Donne, per la gioia di chi invece non lo sopporta e nuovamente dovrà fare i conti con l’arcigno destino che crea i mostri e giustamente li coltiva, in mancanza di lodevoli alternative.

Il bel Dorigo ha così – evidentemente – fatto naufragrare la nascente liason con l’ex contadina realitara Andrea Lehotska, accreditata come sua ultima fiamma, dopo essersi spupazzato senza successo Amalia Roseti e la provocante Melita Toniolo, che proprio al GF7 suggellò la loro intesa cavalcando il pompiere Alessandro Tersigni, scatenando l’irritazione plateale del Dorigo. Irritazione che pare stia in realtà diminuendo. I due ex fidanzati sembra stiano collaborando per un riavvicinamento, che non dipenderebbe soltando dala distanza ravvicinata delle rispettive serate in discoteca – come al solito, chissà che meriti avranno per salire in consolle e urlare a caso – sabato scorso a Follonica. Il manager di Dorigo, Luca Casadei, che al settimanale Star+Tv conferma il ritorno sul trono del suo pupillo, non si sbottona più di tanto, anche perchè c’è di mezzo l’ennesima carriera da tronista, che aveva rischiato di perdere per l’interessamento alla Lehotska durante e dopo il reality Un Due Tre… Stalla!, ergo stavolta si sta più cauti. Ma mantenere frigidi i bollori del biondo non sarà impresa da piccoletti: Melita è nuovamente pronta a ricadere tra le braccia del suo ex, dopo che l’altro tenebroso, il Tersigni, che in verità non s’è mai prodigato sulla stampa in sviolinate d’amore, aveva appreso del riavvicinamento dei due ex piccioncini frugando indispettito tra gli sms della morettina. Lei giura che sono soltanto messaggi innocui, ma la scoperta di un possibile tradimento solo col pensiero può essere annoverata come motivo utile per recidere i legami. Un po’ quello che dovrebbe fare il bel Dorigo, se non volesse buttare alle ortiche l’ennesima possibilità di coltivare la propria notorietà a costo zero.

MARIA DE FILIPPI RIVUOLE SUL TRONO LUCA DORIGO. A PATTO CHE LASCI LA SUA NUOVA FIAMMA

Ci sarebbe da comprendere, urgentemente, quali siano i prosperosi meriti di Luca Dorigo. A parte l’inattaccabile dotazione da fustacchione, tra i normodotati di cervello non ci si capacità della costanza imprevista della sua notorietà. Che questa volta è pronta a rasentare l’inimmaginabile. Maria De Filippi lo rivuole sul trono di Uomini & Donne, ma lui intanto si sta spupazzando Andrea Lehotska, e sa molto bene che sul pulpito trash del pomeriggio di Canale 5 non c’è posto per due.

Per chi non sapesse chi fosse – verificata la propria ignoranza di fronte a costui, è necessaria immediata purificazione dai peccati – ecco un succoso excursus sulla sua carriera amorosa degna di un’ameba. Non sono bastate le mazziate vereconde di Amalia Roseti, la capellona bellicosa che lo strusciò pericolosamente fino a farlo capitolare ai suoi piedi, steso poi dopo un no platealmente crocifisso. Il bel Dorigo c’era rimasto maluccio, aveva riversato sopra Amalia tonnellate di insulti, adeguatamente sparsi anche a Buona Domenica, il regno privilegiato delle vacuità tronistiche. Ma ogni innamorato si porta con sè pure geni indistruttibili di fesserie, e così ritorna sul trono per la seconda volta. Amalia torna pure ella sul luogo del delitto, questa volta per pulire le indecorose macchie di sangue ed accendere il cuore già trafitto di Dorigo. Che da buon fesso accetta di spupazzarsi Amalia ma lei, da brava serial-killer, agita di nuovo il pugnale e lo abbandona all’inutilità dopo cinque mesi di convivenza. La capellona finirà a rimpolpare le sgallettate Pupe, mostrando tra l’altro limiti mentali da far inorridire. Ma la sua consistenza era stata già saggiata con profondo disgusto dopo questo tira e molla da fumetto di Topolino.

Ma chi è fesso tende a proseguire convinto ed inconsapevolmente claudicante per la via della palese ingenuità. Senza amore non sa stare, così Luca in autunno flirta con Melita Toniolo, giusto il tempo di rinchiuderla con angoscia nella casa del Grande Fratello 7. Angoscia giustificata. La procace ventenne alterna pianti e slinguate al bel Alessandro Tersigni, pompiere focoso con il quale non tarda certo ad aggrapparsi alla pertica. Con buona pace di Dorigo, che lustra le corna appena spuntate sulla capa prima di sclerare in diretta nella trasmissione di Alessia Marcuzzi: una scenata epica con la convinzione che bastino proclami d’orgoglio per vedersi ristabilita una benchè minima dignità. Melita piange col contagocce giusto il tempo di un caffè, e via col pompiere alla ricerca di passioni da domare.

Mica è finita qui. Finora Luca ha collezionato una mirabile distesa di fallimenti amorosi da far impallidire il liceale occhialuto con panzetta irsuta tradizionalmente inviso a belle ragazze o al massimo affiliato al clan deprecabile delle bruttine senza riserva. Poi improvvisamente la chiamata – con lo zampino di Maria – nel cast raffazzonato di Un Due Tre… Stalla!, reality che stava giusto scontando un meritato periodo di crisi, complici ascolti deludenti che urlavano miglioramenti. Missione alla quale basta un moscerino, Luca togliti la maglietta, mungi le vacche con il bicipite in primo piano e le ragazzine non tarderanno a sbavare. Missione opportunamente compiuta. Però il bel Luca ci ricade, flirta con la 25enne Andrea Lehotska, modella ed ex valletta di Markette con un libro in uscita (dal titolo illuminante come una fiammata in Antartide: Sex appeal di un cotton fioc, che roba immonda sarà) e tempo da dilapidare in occhietti dolci. Lei per ora se ne sta zitta, di fronte al richiamo squillante di Maria De Filippi. Luca sa che ultimamente si campa di popolarità – sito ufficiale straripante di autocelebrazioni e blog ufficiale intasato da foto da copertina ahimè lo testimoniano -, e risalire sul trono che l’ha reso inspiegabilmente celebre contribuirebbe a rafforzare le sue quotazioni, oltre agli ascolti della trasmissione che l’ha segnato come cornuto d’Italia doc. C’è una bionda sul suo ritorno in tv, e questa volta potrebbe sperimentare che cosa si provi a vestire il subdolo costume da traditore. E’ la tv, più che la bellezza. A non farci morire di fame (di fama).