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ENRICO MENTANA CHE PARLA DI FORMULA 1 (SENZA GIORNALISTI E OSPITI)? QUALCOSA NON QUADRA (E 'MATRIX' AFFONDA)

C’è qualcosa che c’è sfuggito? Non tutto sembrava quadrare ieri sera in seconda serata. Enrico Mentana a Matrix s’è messo a disquisire del trionfo Ferrari in Formula 1, mentre l’avversario Bruno Vespa a Porta A Porta non si smentiva, sguazzando con insospettabile fierezza nella diatriba Mastella-De Magistris. Ma quando mai a Matrix si parla di sport, anche se di mezzo c’era il rocambolesco mondiale di Kimi Raikkonen? E soprattutto: perchè uno speciale così, a parte gli sforzi di lusso di Sky (che già delizia con telecamere ovunque) non ce l’ha offerto la Rai, che custodisce con celata soddisfazione i diritti dello sport che attualmente garantisce una platea di telespettatori ancora esagerata nonostante le prime (insignificanti?) crepe di una disaffezione però tutta da decifrare?

L’imbarazzo è palese. Federica Balestrieri domenica ha avuto una risicata quindicina di minuti per dire qualcosina nel dopogara del Gran Premio di Brasile, una battuta mozzata di Cesare Fiorio e una automozzata di Jean Alesi e poi via al TG1 (che è pure partito in ritardo di qualche secondo). Poi il nulla, a parte le incursioni nei vari telegiornali delle reti di Viale Mazzini, fino alla Domenica Sportiva su Raidue. Ma non s’era vinto un mondiale? Stupisce tutti infatti che se ne debba occupare Enrico Mentana, che pure gode di una redazione motori di gran lunga più emozionante e spigliata di quella Rai: mancava forse un argomento valido per intonare la puntata del lunedì di Matrix, se si è stati costretti a dirottare l’interesse (meritato, ma strano) sulla Formula 1, quando la Rai avrebbe tutti i doveri di farlo? Perchè la trasmissione di ieri sera chez Mentana appariva alquanto raffazzonata: nessun ospiten Ferrari, nessun collegamento da Maranello, Chicco se l’è dovuta cavare con una discussione a tre coinvolgendo Alessandro Zanardi e Max Biaggi, che non hanno potuto far altro che snocciolare banalità, giustamente ai margini di un evento che doveva poter essere raccontato da chi l’aveva vissuto. E non è sufficiente che tutto il peso venga scaricato sull’esclusiva (?) confezionata dal grande inviato Giorgio Terruzzi, che ha raccontato il dopogara e tutti i retroscena in una sorta di thriller-reality: era davvero così difficile ospitare un giornalista sportivo di Cologno Monzese in studio? Sussulti risigati: un servizio-cronistoria della stagione appena trascorso cerca di riemozionarci, ma è troppo poco. Almeno consegnateci i sempreverdi Andrea De Adamich e Claudia Peroni, che domenica sera, nel salotto calcistico di Controcampo su Italia 1, si stavano infervorando e non poco annusando i rischi di una possibila squalifica di Bmw e Williams. Non li avranno voluti in onda?

Il mistero rimane. E anche la delusione, che i dati Auditel non mancano di sottolineare. La troppa approssimazione di Matrix è stata duramente scontata da Mentana con 1.258.000 telespettatori e il 15,68% di share, non pochissimi, ma su Raiuno Bruno Vespa ha fatto il pieno di 1.771.000 telespettatori e uno share del 23,89%. Applausi comunque a Mentana per il coraggio: in Rai hanno una gallina dalle uova d’oro, la chioccia Formula 1, ma sono specialisti a distruggere con superbia le più luccicanti covate. Qualcuno ha notizia di eventuali speciali? Di appuntamenti esclusivi? La depressione continua.

LA F1 SU SKY FINALMENTE E' ANCHE INTERATTIVA. MA ORA C'E' LA GRANA TELECRONISTI

Sarebbe stato il passo immediatamente successivo. Anche se nessuno l’aveva accennato, quando Sky orgoglliosamente presentava i frutti dell’atteso accordo con Bernie Ecclestone per portare la Formula 1 anche sul satellite, oltre alla sua indiscussa presenza in chiaro sulla Rai. Doveva essere scontato, però non se n’è parlato, eppure il colpo era vistosamente in canna ed è finalmente esploso, anche se a distanza di un mese e mezzo dall’ennesimo acquisto della tv di Murdoch. Come fu per D+, anche su Sky Sport 2 si potrà assistere ai Gran Premi di Formula 1 godendo della regia interattiva: basta un tasto sul telecomando per essere catapultati nel vivo della corsa, seguendola da vicino, anche con il supporto di altri tre canali, uno dedicato alle camera car, uno agli highlights e uno ai tempi ufficiali diramati dalla direzione gara, la stessa schermata che meccanici al muretto e telecronisti in cabina di commento osservano per fare due conti e disponibile anche su Internet, sebbene in versione leggermente ridotta, sul sito ufficiale della Formula 1. In tutto 4 canali, dunque, numero che rimane però lontano dai 6 messi a disposizione a suo tempo da D+, l’evoluzione di Tele+ prima di essere poi rilevata da Sky, che nel 2002 neppure si interessò ai diritti di uno degli sport più seguiti del pianeta. Ora la piattaforma si sta facendo perdonare, recuperando il tempo perduto ed offrendo agli appassionati puri un servizio impeccabile, che dota di un senso la scelta di Sky rispetto alla visione tradizionale delle corse su RaiUno: offrire repliche a ripetizione, prove libere in esclusiva e la possibilità della modalità in 16:9 non sembravano in effetti motivazioni succulente per spingere i fanatici dei motori a farsi tentare da Sky. Adesso invece i tentennamenti non sono più graditi e giustificabili. E se quelli del call center chiameranno insistendo di volermi propinare l’abbonamento, dopo aver loro rinfacciato per anni che no F1 no SKY, questa volta non ci sono scuse, accetterò volentieri – che poi al telefono non ci si metta al riparo dalle fregature, è un altro discorso – anche perchè, perlomeno per ora, non ci sono costi extra, che invece D+ infliggeva, per gustarsi a dovere la multiregia. Il tutto a partire dal Gran Premio D’Inghilterra di domani.

Ma proprio domani avverrà anche la girandola dei telecronisti assoldati per commentare le gare. Una girandola forse imprevista o forse calcolata, che non ha mancato di suscitare qualche polemica fra i tifosi della Formula 1 affilatisi a Sky. Via Paolo Leopizzi dal commento principale – andrà a riempire gli spazi di approfondimento pre e dopo gara -, dentro Carlo Vanzini. Al commento tecnico non c’è più traccia di Gabriele Tarquini, rilevato da Giancarlo Minardi. Sostituzioni che hanno preso alla sprovvista i sostenitori dell’uno o dell’altro, e ora impegnati a ristabilire i propri beniamini nel posto che li compete. Se su Minardi è assodato che sia un tecnico ineccepibile, non sono tutti convinti sulle sue doti da telecronista, e pure su l’uscente Leopizzi i pareri sono discordi, uniti però dall’avversione costante verso la pattuglia Rai guidata da Gianfranco Mazzoni. C’è anche nostalgia di Lucio Rizzica, affidato però al commento della GP2 e additato da molti come esempio da seguire. Si percepisce la chiara volontà di differenziarsi dalle proposte della concorrenza, che per la verità è tutt’altro che eccelsa – anche se a livello telecronistico si predilige la professionalità e la puntualità piuttosto che l’irruenza emotiva, Mazzone non è un Caressa – e per ora a Sky si sta cercando di trovare l’alchimia vincente in cabina di commento, alla quale bussa anche Marc Genè, collaudatore Ferrari, per poter dire da vicino la propria.

Il problema di fare un collage delle voci vincenti si sintonizza però a frequenze così basse da poter essere ignorate. Sky si sta adoperando con successo per offrire una tv alternativa e competitiva, inserendosi proprio nelle trame scadenti della tv generalista e correggendo ineccepibilmente errori e mancanze. Rimane soltanto l’ultimo cruccio, quello del motociclismo, i cui diritti sono in mano a Mediaset – unici diritti positivi, dopo quelli del campionato di calcio rivelatisi decisamente un malaffare – fino al 2011. Se non si trattasse di un accordo in esclusiva – nonostante prove e gran premi vengano negati, benchè siano in chiaro, a chi decide di vederli via satellite perchè criptati – Sky dovrebbe farci un pensierino, anche perchè perlomeno la MotoGp, a livello di ascolti nella tv generalista, sta meditando il sorpasso sulla Formula 1, un dato da non sottovalutare perchè testimonia quanto anche il motociclismo si stia ritagliando una grossa fetta di pubblico. La proposta di Sky irrobustita dalla regia interattiva potrebbe contribuire ad aumentare l’interesse verso la Formula 1, mettendo in ginocchio la stessa proposta in chiaro, ma disporre di un binomio realizzato con l’arrivo del motociclismo sarebbe l’ideale. Attualmente chi cerca le due ruote sul satellite le trova su Eurosport, che le segue tempestivamente ma con l’unica aggravante di una telecronaca internazionale. Però non c’è ancora nessuno che pensi a questo nuovo affare. E intanto quelli di Cologno Monzese non stanno certo a guardare, e sul digitale terrestre offrono la regia interattiva dei gran premi delle due ruote. Una mossa certamente meno pubblicizzata ma che evidenzia come anche a Mediaset non si giochi propriamente sul sottile. A tutto vantaggio degli appassionati.

ASCOLTI IN CRISI PER LA FORMULA 1 IN CHIARO: COLPA DELLA SOLITA NOIA DA GRAND PRIX?

Magari SportAutoMoto, nel numero in edicola questa settimana, dipinge scenari un po’ troppo apocalittici. Ma il pericolo emorragia di pubblico è ormai diventato un nemico da combattere anche per lo sport che televisivamente funziona più di tutti, la Formula 1. L’ultimo dato Auditel riferito al passato Gran Premio di Monaco (seguito da 7.797.000 spettatori su RaiUno e uno share del 44,25%) non è certo esaltante, nonostante segua il trend in calando delle ultime tre edizioni, le quali, rispetto al 2004, hanno visto scomparire improvvisamente un sostanzioso manipolo di di quasi cinque milioni di teleappassionati. Il calo in effetti appare ogni gran premio sempre più evidente, soprattutto se messo in relazione con l’arrembante progressione verso l’alto dell’ascolto riservato dal pubblico alle gare del Motomondiale (l’ultimo appuntamento al Mugello è stato seguito da 8.159.000 spettatori e il 46.50%). E dire che fino a qualche tempo fa la Formula 1 assicurava alla Rai i soliti dieci milioni fissi ogni domenica di gara. Ergo è forse giunto il momento di prendere di petto il problema. Ammesso, naturalmente, che di televisivo si tratti. Perchè molti esperti non hanno certo dimenticato quanto il circuito di Montecarlo sia tradizionalmente ostile allo spettacolo e dispensatore supremo di noia, con sorpassi zero ed emozioni che evaporano nei due minuti della partenza (alla quale erano in quasi 10 milioni ad assistere). In realtà, rispetto all’anno precedente, gli ascolti sono rimasti sostanzialmente stabili, nonostante il ritiro di Michael Schumacher, anche se si parla soltanto di gran premi corsi ad orari stralunati, nella prima mattinata. Con l’arrivo in Europa, fin dalla corsa a Barcellona, la flessione è invece risultata evidente. Che cosa succede?

Che la Formula 1 mantenga fascino e adrenalina misto ad una sempre maggior dose di noia è assodato. Ora si tratta però di capire se, oltre ai limiti di spettacolo imposti dallo stesso sport per via delle barcollanti norme regolamentari, possa sussistere un problema offerto direttamente dalla televisione. Tolta di mezzo Sky, che ha iniziato proprio con il Gran Premio di Monaco, senza troppo clamore, a trasmettere le gare di Formula 1 – in una maniera per ora del tutto analoga a quella di RaiUno e in attesa di gustarci il formato ad alta definizione e magari un bel multicanale stile D+ – rimane la Rai, da più di dieci anni l’unica deputata ad elargire in chiaro le meraviglie dell’automobilismo top, la quale però, forte di una solida tradizione legata ai diritti stretti in pugno (fino al 2012), sembra non stia facendo nulla per adeguare la propria offerta al mercato. Se è vero che Sky, così conciata, non sembra ancora fare paura (l’ascolto medio di Sky Sport2 e Sky 16:9 è stato di 235.167 telespettatori, ma ben 1.386.006 milioni di contatti nel weekend tra prove e gara), l’ascolto in calando testimonia che evidentemente non è più il tempo di cullarsi sugli allori e di rimboccarsi le maniche, di fronte ad un pacchetto da anni offerto con le stesse modalità, ormai divenute stantie. Lo storico Ezio Zermiani se ne è andato in pensione, oggi il peso grava sul vicedirettore Maurizio Losa, ma lo scarso interesse che RaiSport dona alla Formula 1, dilettandosi oltretutto in virtualismi scenografici totalmente superflui, scredita con coraggio l’onesto lavoro di giornalisti ed esperti che non sarebbero neppure malaccio – benchè qualcuno vorrebbe fare volentieri a meno del valido Gianfranco Mazzoni.

Ma il trattamento generale ad uno sport che raccoglie, nonostante tempi di crisi, numeri da sballo, non è affatto adeguato: le trasmissioni dedicate sono numericamente e qualitativamente scarsine, le prove libere non si sa ancora perchè non vengano trasmesse neppure in sintesi a tarda notte, gli approfondimenti sono così scontati che seguendoli, sembra di proseguire con gli sbadigli ereditati dalla corsa. Sintomatica è stata la concorrenza del Giro D’Italia, la cui tappa domenicale è stata capace di dare del filo da torcere all’evento monegasco. I limiti di RaiSport nel maneggiare la Formula 1 rimangono evidenti, la trascurezza dei gran premi a volte tocca i peggiori bassifondi e neppure la rinsavita Sky accende una rivalità che porterebbe a cercare miglioramenti a Viale Mazzini. Gli unici sorrisi in un’azienda dominata ora dal ritorno puntuale del totopoltrone vengono donati dalla raccolta pubblicitaria, che non sembra affatto risentire del calo di ascolti durante le dirette delle gare, anzi. «Noi vendiamo dei pacchetti per la Formula 1 – spiega Paolo Lutteri, responsabile per lo sport di Sipra – e perdipiù abbiamo la fila di clienti che chiedono di entrare nei minispot». I quali, caso assolutamente anomalo, contano su una platea di spettatori tipica dei grandi eventi di RaiUno e costano la metà, per via della collocazione oraria meridiana. Minor costo, maggiori investimenti. E allora chissenefrega se il pubblico diminuisce, basta che gli inserzionisti continuino a ricoprirci d’oro. Speriamo, per la Rai, che non si accorga troppo tardi di un fallimento gestionale di cui fin da ora avvertiamo con profondo sospetto inquietanti crepe.

LA FORMULA 1 TORNA AL COMPLETO SU SKY. ERA ORA.

Finalmente, era ora. Sky si è riappropriata del campionato mondiale di Formula 1. Aveva praticamente tutti gli sport, dal calcio in esclusiva al tiro al piattello. Mancava solo l’automobilismo: da oggi il ritorno al gran completo sul satellite. Contratto da 15 milioni a stagione per 3 anni, Bernie Ecclestone sorridente dopo l’ennesima firma strappata ai magnati catodici, e tifosi incalliti fìnalmente pronti a gustarsi totalmente il Mondiale di Formula 1. Che sarebbe già nelle mani della Rai, o meglio lo è stato sempre, e soprattutto dal 2002 senza alternative. Cinque lunghi anni trascorsi dalla nascita di Sky, sulle ceneri di D+, che era riuscito a trasmettere il Mondiale attraverso tutte le migliorie possibili, dal canale mosaico – indimenticabile – ai canali diversificati per inquadratura, compreso quello dedicato solo ai dati e al cronometraggio. Poi l’arrivo di Murdoch e diritti volatilizzati, con annessa delusione del sottoscritto che si sarebbe volentieri abbonato di corsa a Sky se avesse potuto usufruire della Formula 1. Ora si può.

Dicono che alla Rai non si scompongono più di tanto. L’interesse di Sky era ben noto da alcuni mesi, le trattative procedevano senza ingorghi e il contratto si sarebbe fatto. Alla Rai va bene così: trasmissioni di approfondimento – un paio, però, non di più, e non si capisce perchè -, qualifiche e gara in diretta, con un entusiasmo risibile. Mancano le prove libere, mai trasmesse dalla tv di stato nonostante fossero incluse nel pacchetto dei diritti acquistati. Un mistero totale: neppure un misero riassunto a tarda notte, come fa Italia 1 con il Motomondiale, un trattamento incomprensibile. Le trasmissioni di approfondimento sono ormai stantie, senza un briciolo di dinamicità, gli opinionisti hanno fatto il loro tempo, lo studio è sempre più sganciato dalla praticità, orgogliosamente assuefatto di grafiche 3d e scenografie stellari che non servono a nulla, spesso le dirette dei gp viaggiano da una rete all’altra, pena il disorientamento totale di chi se li registra. Rimangono giusto i telecronisti e i commentatori/giornalisti, ottimi professionisti all’occorrenza polispecialisti che però vengono risucchiati dal clima di maretta generale che sembra concedere a questo avvenimento sportivo, dall’ascolto mostruoso, non tutta l’importanza che meriterebbe – giusto per dirne una, il calcio rimane l’unico motivo di interesse, ma non c’è mica solo quello.

Sky rispolvera così le vecchie maniere, facendo contenti gli appassionati puri che non si accontentano di un’offerta Rai così striminzita. Già annunciati un canale in 16:9 – ok, ma noi aspettiamo altre novità -, e la preminenza del canale Sky Sport 2 (la Formula 1 farà parte del pacchetto Sport, disponibile senza costi aggiuntivi) mentre c’è ancora incertezza sul pacchetto dei giornalisti coinvolti nell’avventura, che coprirà così un’estate piuttosto magra di eventi sportivi di rilievo – Sky pare prorio aver puntato sulla Formula 1 anche per mantenere l’interesse su di essa in un periodo non così attrattivo. Visto che si partirà però giovedì con le prove libere del Gran Premio di Monaco, e via per i restanti 13 Gran Premi più altre due stagioni, a Montecarlo troveremo il telecronista Paolo Leopizzi, in attesa che a fiancheggiarlo arrivino Guido Schittone (nella foto), ex redazione sportiva Mediaset e Nuvolari, e come commentatore, il collaudatore della Ferrari Marc Genè. Ma alla fine l’importante sarà riacquistare quel ben di Dio sfornato a suo tempo da D+, che Sky dovrebbe ereditare, esulandoci da sorprese dell’ultimo minuto.

FORMULA E 1 / UN BEL GRAN PREMIO COL BISTURI

Premetto che stavo per impazzire quando sono ritornato a casa. Sono uscito alle 9, mi sono gustato il Gran Premio per un’oretta, come al solito ho programmato il videoregistratore dalle 9 in poi, RaiUno, per vedere poi in differita l’esito della gara malese, vinta poi da Fisichella (foto a lato, inzuppato voracemente da Button, per l’apoteosi dello spreco lussurioso). Operazioni da routine, robetta. L’unica cosa che non avevo preventivato era che dalle 9.29 gli ultimi 5 giri del Gran Premio venivamo trasmessi su RaiDue, dove poi RaiSport avrebbe proseguito con la cerimonia di premiazione e i commenti a Pole Position. Appena Gianfranco Mazzoni l’ha comunicato a me che guardavo la corsa 2 ore e mezza dopo, è partito il nervoso. Già imprecavo, al diavolo la Rai, al diavolo il canone, al diavolo l’universo. Poi mi sono detto: vabbè, erano solo gli ultimi 5 giri, ma pensa a chi quei cinque giri servivano per chissà quale cosa, e non è la prima volta che un Gran Premio, come quello del Canada di 3 anni fa, passa da una rete ad un’altra (un telespettatore tuonò allora furioso con una mail a Sorrisi, come se fosse responsabile per l’accaduto).

Riacquistato il senno, sono andato a spulciare la guida tv ed effettivamente dalle 9.30 la Formula 1 doveva traslocare su RaiDue, quindi mi sono rimangiato l’astio e il cambiamento in corsa della corsa, pur non essendo pienamente giustificato (perchè se un evento non può essere trasmesso integralmente su una rete, tanto vale spostarla in quella dove non ci sarebbero problemi di palinsesto in quell’ora, come RaiTre), era stato ampiamente segnalato. E già, quindi, la prima vivisezione di un evento di cui la Rai detiene i diritti assoluti per l’Italia. Non male, direi.

Ora: di solito i Gran Premi che vanno in onda la mattina vengono riproposti su RaiDue nel preserale. Dico riproposti evitando di dire replicati perchè la regia scartabella le scene più importanti, va di forbici e quello che il telespettatore vede è un bel collage dei momenti più significativi della corsa. Un atteggiamento che non sopporto. Prima la sintesi veniva proposta alle 19.00, ma fino alle 19.15 le luci del semaforo non si accendevano. Prima della partenza, quindi, commenti pre-gara e spot pubblicitario recuperato dalla mattinata, e via. Si chiude di solito prima delle 20.00, quindi alla fine lo spettatore vede metà gara netta. Ottima scelta, per chi ha in assoluto i diritti. Complimenti. Ma da oggi i Gran Premi vanno direttamente alle 17.00, ma che dico, alle 17.15 e oltre, dopo Quelli Che Il Calcio che regolarmente sfora le 17.05. Soppresso Stadio Sprint, l’ora d’aria era riservata a Speciale Numero Uno, che questo pomeriggio ha ceduto la poltrona a questa famigerata sintesi. Finita alle 17.55. Ma che diamine. Alle 19.05 esordiva Vivere Il Mare, trasmissione divulgativa che seguiva TG2, TG2 Dossier e TG2 Eat Parade, un trittico che parte alle 18. E dire che alle 19.50 arriva Domenica Sprint, appendice ideale, in teoria, della corsa. E invece no. Il bello è che poi alle 20.10 ci sorbiamo, per la gioia di grandi e piccini, i cartoni animati Warner Show. Bah. Dalle 19.05 alle 20.30 c’è tutto il tempo per almeno 4/5 di gara (che non me ne voglino i fanciulli); purtroppo la sintesi è obbligata, ma almeno è limitata. Lo ribadisco, evidentemente questa Formula 1 alla Rai non piace troppo. Figuriamoci ai veri spettatori affezionati, orfani di Tele+ (mannaggia a te, Murdoch). Ridateci il canale mosaico, vi scongiuro.

DOMENICA DI SPORT IN SUBBUGLIO SU ITALIA 1

Come al solito, nuovi cambi improvvisi di palinsesto ripiombano all’ordine del giorno. Questa volta prendono di mira Italia 1, nella giornata domenicale complessivamente dominata dallo sport. L’occasione del Gran Premio Del Bahrein, prima prova della nuova stagione di Formula 1, dovrebbe lanciare il secondo appuntamento stagionale di Grand Prix, sempre condotto da Andrea De Adamich, punta di diamante della redazione sportiva Mediaset legata ai motori, che reputo altamente professionale (soprattutto Giorgio Terruzzi, già firma per il Corriere Della Sera, caporedattore e polispecialista).

D’improvviso, alle 11.55, dopo l’ennesima partita del Cervia che ha cancellato l’impronta del reality Campioni da dosso, parte la sigla mozzata di Guida Al Campionato. E lo stesso Alberto Brandi si fa portavoce della meraviglia della collocazione oraria, a ridosso di Studio Aperto, senza cercare alcuna motivazione alla scelta repentina del doppio appuntamento, fino alle 13.45, dopo il telegiornale. Grand Prix non è stato cancellato, bensì rinviato alle 16.05, dopo il termine della gara, che si disputava alle 12.30 (e l’orario solito delle 11.55 poteva essere un traino succulento, di fronte all’opposizione di Pole Position su RaiUno). Fino alle 16.55, quando ripartiva la fiera del calcio con Domenica Stadio.

I motivi di questo cambiamento senza preavviso di palinsesto non si trovano. Specialmente, il doppio appuntamento di Guida Al Campionato. Forse sarebbe stato più saggio piazzare un doppio Grand Prix, per un prima e il dopo della gara, anche se a diretto confronto con Quelli Che Il Calcio Su RaiDue. Evidentemente serviva un traino forte per Domenica Stadio, incapace, dalla partenza del campionato di calcio, di raccogliere risultati interessanti, finendo sempre presa a mazzate dallo Stadio Sprint che Varriale conduceva nell’ultimo anno di calcio in Rai. Non è una cattiva idea: RaiDue contava fin dalle 13.45 su un intero pomeriggio di sport, fino alle 18. Varriale raccoglieva il testimone dalla Ventura, che per 3 ore prima aveva parlato di calcio, seppur mascherato ogni tanto dallo spettacolo e dal consueto vippame da salotto tv. Stadio Sprint risultava così l’appendice giornalistico che completava il pomeriggio di campionato. Ora, invece, col trasloco della Serie A su Mediaset, il clone di Stadio Sprint viene anticipato generalmente da un film o un telefilm, che non spinge certo poi a sorbirsi le interviste dei calciatori. Domenica Stadio appare così sperduta in un palinsesto domenicale di Italia 1 che, dopo Guida Al Campionato, elimina lo sport dalle sue corde, fino alle 17. Magari De Adamich a qualcosa è servito, visto che già alle 17.00 su RaiDue parte Speciale Numero Uno, rubrica che raccoglie grande consenso, a dispetto delle magre aspettative che attanagliavano la Rai il giorno dopo la perdita dei diritti tv.

MA I GIORNALISTI DI RAI SPORT SONO POLISPECIALISTI?

Guardo gli sport olimpici spalmati su RaiDue, resi voce dai commentatori di RaiSport, e mi chiedo spontaneamente: ma i vari Bizzotto, Fusco, come diavolo riescono a poter agilmente disquisire su più discipline sportive? Nel senso: Stefano Bizzotto segue da sempre, normalmente, i campionati di calcio stranieri. Ora lo vediamo giostrarsi commentando le discipline più varie, come il pattinaggio su ghiaccio, oppure, non è il questo il caso, la specialità di tuffi ai mondiali. Per essere pronti al commento, si studiano in dieci minuti un Bignami o sono così professionisti da saper gestire qualsiasi disciplina sportiva si apprestino a commentare?

Confidando vivamente sulla professionalità del gruppo RaiSport, chiudo con una riflessione su Ettore Giovannelli, inviato motoristico sulle piste del mondiale di Formula 1, a strappare dichiarazioni all’imbellettato Briatore o a estorcere mugolii al Jean Todt di turno. Magistrale poi la sua capacità di scattare dall’inglese al tedesco e viceversa. Ora, vederlo (sì vederlo, perchè lui e colui che intervista trova sempre spazio in un riquadro sullo schermo) in un contesto totalmente diverso come quello del circo bianco crea un po’ di spaesamento. Nel parterre intervista per esempio Ghedina, appare leggermente impacciato, come se avesse in pugno domande alla Schumacher e le dovesse in qualche modo smorzare. Ok, si tratta sempre di velocità, anche se per mezzo di due tavolette come suole, però vederlo cincischiare in mezzo alla neve non è proprio il massimo per chi l’ha sempre visto fare lo slalom sulla griglia di partenza di un Gran Premio.

Per cui, aspettiamo te, Ettore, e Stella Bruno (indimenticabile) puntuali il 12 marzo in Bahrein per la prima gara del mondiale. Non ci sarà Ghedina, tranquillo. A meno che non lo invita qualcuno.