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ANCHE CECCHI PAONE SI RITIRA: L''ISOLA' DELLA VENTURA SI DISPERA (MA SARA' VERO?)

Piangere le è difficile, così s’accontenta di ridere amaro, affogando in una proverbiale disperazione. Le ne andrà mai bene una a Simona Ventura? L’Isola Dei Famosi continua a mietere vittime volontarie, ma per fortuna che il dio Auditel continua a graziarla – anche se, ad onor del vero, motivi per dichiararsi entusiasmi della quarta edizione del reality ce ne sarebbero pure – altrimenti si sarebbe davvero lasciata andare ad una santificante macellazione. Quanto avevano faticato in ufficio a raccattare nomi più o meno famosi, nessuno che se li filava, Simona sull’orlo dello svenimento causa mancanza di protagonisti: puntano tutto su Cristiano Malgioglio, ma il pubblico birichino decide di sbarazzarsene; provano allora a sostenere Francesco Coco, anche perchè il cachet che lo aveva spinto ad isolarsi non era certo quello di un metalmeccanico, ma insospettabili problemi lasciati a casa lo spingono ad abbandonare la ciurma; dai, rimane Alessandro Cecchi Paone, l’orso rubicondo sceso in Honduras per ritemprare ormoni e pregiudizi, ma bastano 6 settimane e un’incomfessabile voglia di palmare a farlo cedere. Due ritirati, uno dei più interessanti brutalmente eliminato. Simona si distende sconsolata sul widewall che ad inizio puntata la osanna illuminandone la falcata: fuori tutti i personaggi di primo piano, quelli di primo pelo – i nip – si sbracciano con lodevole snobismo con la speranza di metterci una decorosa pezza dando fuoco a qualche diatriba, ma le improvvise ed incredibili defezioni spalancano le porte al nervosismo dietro le quinte, con il rischio di azzardare mosse sconfortanti pur di prevenire eventuali disagi.

Di sostituti l’Isola s’è sempre munita per rispondere ad abbandoni scontati o imprevedibili specialmente nelle prime edizioni, ma stavolta il cambio della guardia rischia di risultare indigesto: ancora Ivan Cattaneo? La Ventura se l’è direttamente portato da Music Farm, con la speranza di rimpolpare l’Honduras del fattore omosex che lo stesso Malgioglio, più che il deludente Cecchi Paone (che ne doveva essere il paladino, e invece) schierò per potersi fregiare del titolo di regina della spiaggia, facendo divertire (e ovviamente inorridire) un po’ tutti. Riuscirà Cattaneo ad armarsi di urletti a tema per non far sentire troppo le mancanze di due punti di riferimento, che sono ahimè ritornati all’estenuante normalità? Ma più che Cattaneo, che probabilmente è la prima pedina di un gruppo di recuperati da vari reality messo alle strette dalla sopraggiunta ed inevitabile carenza di materia umana prima, a fare maggiormente scalpore è il secondo nuovo arrivo nell’Isola, quello della modella russa Victoria Petroff. Perchè la bionda top-model, di cui nessuno nasconde passati amorosi bollenti e soprattutto di un certo livello, alle telecamere c’è avvezza parecchio. E la stessa Ventura non può che ammetterlo, sperando così di lavarsi dignitosamente la coscienza dopo che di un terzo dei non famosi s’è malamente scoperto di malandrini trascorsi televisivi (da Vittorio De Franceschi a Viviana Bazzani, che strenuamente ha voluto difendere la propria verginità mediatica). Il problema è che Simona s’era solennemente impegnata a ribadire che quest’anno avrebbe scelto concorrenti dal passato più lindo possibile, con una storia da raccontare ma il più possibile lindi da esperienze compromettenti che possano far scatenare le più inverocende supposizioni: e ora arriva questa Victoria qua, che passa tranquillamente per palese raccomandata, ma tanto ormai chi si accolla il rischio di un non famoso davvero non famoso? Nessuno, e via con un’altra slinguata di immancabile ipocrisia (a partire da Massimo Giletti come opinionista, colui che della Ventura disse peste e corna compreso l’Isola Dei Famosi, sputando sul trash: però, complimenti eh).

Intanto Vittorio De Franceschi ha già adocchiato la procace Victoria. La mossa degli autori voleva destabilizzare il testosterone del gruppo, e soprattutto quello del bellone di turno? Peccato che insistenzi iliazioni vogliono il bel Vittorio in rapporti (platonici?) con un "tonico" stilista, ergo poco incline al profumo femmineo. E di nuovo, così, ecco spuntare l’alone gay-friendly che sembra connotare quest’Isola furente e dissossata, con rotule che scappano un po’ ovunque e articolazioni che sembrano girare entusiaste prima di doversi piegare a cigolii sospetti. Simona Ventura sospetta ma non vuole credere a repentini sfaldamenti, però forse è meglio prenotare una visitina. Sempre che gli autori non abbiano già chiesto un consulto (ma avranno beccato il dottore giusto?)…

LOREDANA LECCISO E' L'UNICA NUAFRAGA CONFERMATA: L''ISOLA' DI SUPERSIMO PARTE NELLA NEBBIA

Se la dovrebbero passare decisamente male Simona Ventura e il suo fidato clan se l’unico nome degno di nota per rinvigorire l’Isola Dei Famosi quinta edizione è quello altisonante di Loredana Lecciso. Il cast è in alto mare, i vip non si trovano, chi viene trovato o rifiuta o viene spinto a farlo, e in quest’ultimo caso annoveriamo il diniego forzato di Riccardo Bossi, figlio del senatùr Umberto. Quest’ultimo caso è però la prova di una difficoltà quasi insormontabile nel tentativo di rimpolpare una benchè minima truppa da spedire in Ecuador: se tocca rivolgersi ai figli dei vip per fare il botto, allora stiamo freschi. Perchè di celebrità vere, passate o presunte neppure l’ombra, rimarrebbero quelli che volentieri non si negano ad un florido riciclo, vedi proprio la signora Lecciso, che bisserebbe con estrema felicità l’esperienza di un reality, dopo averci esordito con la prima edizione della Fattoria, esperienza alquanto disastrosa. Dalla Magnolia nessuno si sbilancia, ma i bene informati riferiscono che si stia trattando ora di centesimi, discrepanze di cifre e qualche remora opportuna sono elementi su cui si deve ancora lavorare. E il bello è che, se la consideriamo tale – vista la sua non ufficializzazione – Loredana sarebbe al momento l’unica naufraga pronta a partire. E gli altri cinque dove sono? In teoria la produzione dovrebbe radunare dodici partecipanti, e fortunatamente un cospicuo apporto verrebbe da sei naufraghi sconosciuti reclutati attraverso casting normali. Ma neppure in questo caso girano visioni comuni, tanto che è la stessa Ventura a mescolare le carte annunciando quasi perentoria «non è vero che saranno sei famosi e sei sconosciuti», e relativamente ai famosi aggiunge: «Nessun nome è stato deciso, nessun concorrente ha firmato». Una conferma puntuale: la tribù dell’Isola è ancora vuota, quando mancano due mesi esatti alla partenza del reality (confermata per mercoledì 19 settembre su Raidue).

In verità, alcuni nomi circolavano nell’ambiente, ma sono stati freddamente smentiti. Alcuni in maniera scontata, come nel caso di Azouz Marzouk, il padre di famiglia che a Erba perse moglie, figlio e suocera in uno dei delitti più drammatici e spettacolarizzati dell’ultimo periodo. La smentita di una sua eventuale partecipazione non ha affatto tardato, ma già circolava quanto bastava per alimentare le malelingue, agevolmente supportate dal fatto che all’affascinante e luccicante mondo dello spettacolo Azouz non aveva affatto paura di adocchiare divertito. Scartata anche la partecipazione di Ilona Staller e quella di Federica Moro, avvenuta in realtà in un totale silenzio. Anna Falchi era stata vista entrare ed uscire repentinamente dalla sede milanese di Magnolia, la società di produzione dell’isola, ma ha ribadito ben presto che, nonostante frenetici contatti, non se ne sarebbe fatto nulla. Rinunce su rinunce, a Simona e al suo staff non sono rimaste neppure le briciole. Dove pescare i pesci necessari, sperando che siano eccellenti? Perchè se è vero che il vippame indenne dal reality quantitativamente scarseggia, non può essere bypassata un’ulteriore scrematura sulla base della qualità. Non basta un personaggio qualsiasi, l’importante è che sia televisivamente forte. Anche perchè, e qui starà la difficoltà, da quest’anno si cambia, niente sotterfugi trasgressivi, «basta con i litigi, le parolacce, le volgarità», afferma decisa SuperSimo. Tocca trovarne di belli, bravi e buoni, e non è detto che ci si riesca. Simona lo spera, anche perchè l’Isola rappresenta la base della sua rinascita artistica, dopo il fallimento su Raiuno e la scontata ripartenza dal lido felice per poter ripuntare a vette più ambite. Ovviamente, fallire non è assolutamente contemplato. Già Miss Italia negatole dalla piccola Mirigliani non le è ancora andato giù, e ora ci si mette un’Isola ancora a pezzi a tentare nuovamente di destabilizzarla. Intanto il tempo stringe e in molti iniziano già a tremare.

RAIDUE HA '7 VITE': BASTERANNO PER EVITARE COSTANTI DECESSI?

Ci risiamo. Alla Rai hanno ancora voglia di sperimentare, nonostante un’impressionante catalogo di fallimenti senza appello nel settore sit-com. O minifiction. Oppure reality-com. Perchè farà parte di questa nuova esuberante categoria il nuovo progetto per il preserale autunnale di RaiDue, 7 Vite. Il direttore di Rai Fiction Agostino Saccà è imperterrito: dopo gli onori raccolti al FictionFest di Roma, dove si è esaltato al ritmo delle strepitose fiction prodotte per l’azienda di Stato e dove ha ribadito – semmai ce ne fosse stato bisogno, viste le evidenze – che ce ne saranno sempre di più e più, garantisce – viste le evidenze – massimi sforzi anche in quei prodotti tradizionalmente invisi alla tv pubblica, quelle sit-com così tanto divorate dai giovani e invece profondamente ignorate quando vengono distribuite nella triade di canali Rai. Le conferme di continue débacle non si contano più: prima fu Cotti & Mangiati con Flavio Insinna e Marina Massironi, poi venne il flop – tutto italiano, però – di Buttafuori su Raitre, e sempre sulla terza rete il neonato Colpi Di Sole se la sta passando malissimo. Abbiamo escluso l’altro disastro, Sottocasa, classificabile come soap-opera e naturalmente come ennesimo tentativo fallito di imporsi in questo particolare settore, nel quale la concorrenza di Mediaset se la cava decisamente meglio. E ora arriva 7 Vite. Se a questo drammatico case history ci aggiungiamo le precarie premesse dalle quali la sedicente reality-com (meglio situation comedy, basta con gli affascinanti ma vuoti neoinglesismi) tenterà di sopravvivere, ci sono tutte le condizioni per mettersi subito in agitazione.

Come si conviene da gentiluomini, però, prima annotiamo qualcosina del nuovo progetto, girato nel centro di produzione tv Rai di Napoli – nel quale dovrebbe svilupparsi anche la soap Agrodolce, ancora in stand-by – e prodotto dalla Publispei, soggetto di fiducia della Rai, visto che le ha fornito il successo Un Medico In Famiglia. 7 Vite è incentrato sulle vicissitudini di un ragazzo (Luca Seta) caduto in coma a 15 anni e improvvisamente risvegliatosi a 30 anni, gettando d’impulso gli occhi in un mondo profondamente modificato. Davide, questo il suo nome, ritorna così a casa, dove riassapora la presenza della sorella, del suo amico d’infanzia e della madre di quest’ultimo: è mosso da una grande voglia di crescere, di recuperare il tempo perduto, senza sapere che finirà innamorato della cugina (interpretata da Elena Barolo, ormai attrice dopo l’esordio a CentoVetrine) mentre la sorella è rimasta ancora singole e il suo amico continua a cibarsi di Playstation e video porno raccattati su Internet. Una trama tutto sommato interessante: perlomeno non si approfitta dello stra-abusato metodo di ripresa a telecamera fissa e permette un racconto di respiro più ampio. Ma ovviamente qui iniziano i dolori. Parecchi.

7 Vite sarà realizzaa dal vivo, davanti ad un pubblico vero. Esempio lampante, è quello di Buona La Prima! di Ale & Franz, che su Italia 1 ha ottenuto buoni risultati: lì i due comici improvvisavano senza copione, qui gli attori del serial recitano misurandosi però immediatamente con la platea, le cui «risate, se ci sono, sono vere» precisa puntiglioso il direttore di Rai Fiction Saccà, che spiega al Corriere Della Sera: «Il principio è un po’ quello teatrale: gli attori provano le scene e poi recitano dal vivo al piccolo gruppo di spettatori». Che ovviamente saranno il parametro primo per valutare il successo o il fallimento del progetto. Per il momento i gruppi di spettatori scelti da nord e sud per valutare alcune puntate-pilota sembrano aver fornito indicazioni positive, come conferma lo stesso Saccà: "Sono piaciute soprattutto ai giovani – dice – non sapendo da quale rete fossero prodotte". E’ proprio qui, in questo punto dolente, che si annida l’inghippo, che da solo basterebbe a palesare i primi forti sentori di malriuscita. I giovani assoldati per giudicare le puntate-pilota non sapevano a quale rete fosse destinata la sit-com, ma hanno provato ad indovinare, così prima hanno pensato che si trattasse di Italia 1 e poi di Canale 5. Soltanto dopo, forse allo stremo e forse in mancanza di ulteriori alternative – Raiuno bocciata e Raitre pure, nonostante gli ultimi tentativi – hanno pronunciato RaiDue. Il che darebbe immediatamente l’idea che, se l’obiettivo fosse quello di arpionare il pubblico giovane, l’unico risultato sarebbe il disastro. E invece per Saccà i giovani-cavie «avevano percepito la modernità del progetto» e per questo soltanto per ultimo avevano nominato RaiDue. Beato lui che ci crede.

Come se non bastasse una sfacciata evidenza di inseguire il target di riferimento nel canale sbagliato o perlomeno quello meno indicato – e il bello è che neppure gli altri due farebbero al caso… -, i più puntigliosi fanno notare come 7 Vite nasca da un format spagnolo. Rigirando con maledetta benevolenza il coltello nella fastidiosa piaga dell’utilizzo di sceneggiatori stranieri quando qua in Italia di menti ne avremmo a volontà. E Saccà è laconico: «Speriamo così di ridurre i rischi al minimo». Ovvero: fiducia zero nella ciurma creativa made in Italy. La motivazione è eccezionale quando inopportuna: «Ci misuriamo in un campo poco esplorato: una produzione di tipo industriale, con un linguaggio fortemente innovativo». Siamo davvero curiosi di sorbirci queste millantate innovazioni, anche perchè le soluzioni sono due: o queste piacciono e quindi via libera agli applausi per l’obiettivo centrato, oppure queste non piacciono e così si dirà che sperimentare è inutile perchè tanto il pubblico italiano non capisce le innovazioni. Un bivio complicato, che di certo non spiega il perchè dell’ennesima adozione di un’idea straniera, anche perchè c’è sempre di mezzo l’insostituibile adattamento italiano, che ritocca o stravolge il copione originario. E anche in questo caso, a seconda dei risultati, si potrebbe sparare a zero contro un format seguito pedissequamente o un riadattamento di scarso successo perchè troppo lontano dall’originale. Le premesse, come detto, non sembrano sprizzare ottimismo, anche perchè, a rincarare la dose, ci si mette di mezzo anche la collocazione oraria: 7 Vite sostituirà, udite udite, la striscia quotidiana delle 20.00 di Tom & Jerry, dagli ascolti assicurati. Quando qualcuno tenta un’esperimento va sempre lodato, e maggiormente applaudito quando prova a scompaginare scelte di palinsesto che, benchè fruttino ottimi ascolti, sono più stantie di una mela ammuffita. Ed infatti ora il rischio è questo: riuscirà 7 Vite a non far rimpiangere la striscia di Tom & Jerry in quanto ad ascolti, oppure un fallimento – dato per scontato, visto il trend negativo delle ultime esperienze – decreterà il ritorno del sempre uguale (ovvero cartoon prima dell’edizione serale del TG2? Ci sono sempre le guest-star (come Maria Amelia Monti, Max Tortora, Nino Frassica ed Amanda Lear) pronte a raddrizzare la faccenda, ma senza la garanzia che basti una faccia nota – o le rassicurazioni ottimiste del fido Saccà – a risollevare morale ed ascolti.

MONICA LEOFREDDI SBUFFA IN SILENZIO: SFUMATA L''ISOLA', NESSUN SUSSULTO IN ARRIVO SU RAIDUE

Fa un po’ specie che anche una professionista silenziosa e a modo come lei sia dovuta ricorrere alla carta stampata per manifestare apertamente i primi segnali di disagio. Monica Leoffredi si affida al quotidiano Libero per continuare con coraggio la sassaiola contro mamma Rai, che aveva già visto partecipanti illustri come la simil-inviperita Raffaella Carrà, scagliarsi contro la tv di Stato. Tempi duri per l’azienda di Viale Mazzini, tremendamente lacerata da paralisi dirigenziali e creative che portano artisti e conduttori ad una sorta di ribellione mediatica per testimoniare le molte cose che non vanno. C’è chi tira in ballo disquisizioni economiche, lotte all’ultimo centesimo in busta paga o chi invece percepisce regolarmente lo stipendio ma viene sottoutilizzato o messo in bella mostra in soffitta. La Leofreddi ha rinnovato il proprio contratto con RaiDue per un altro anno, e ovviamente ia conferma in Rai non ha fatto notizia. Nel suo curriculum mancano quei programmi importanti, i cosiddetti sbanca-Auditel, quelle trasmissioni che rimangono impresse negli annali e che ti consegnano alla consacrazione definitiva o contribuiscono a scavarti un’ampia fossa in cui progressivamente scomparire. 

Finora Monica ha maneggiato con parsimonia il talk-show L’Italia Sul Due, un concentrato soffuso di frivolezze in tandem con Milo Infante, che ha retto benissimo nella pennichella pomeridiana della seconda rete, poi è riuscita, questa volta con Gabriele Cirilli, ad illuminare il periodo estivo con lo show Se Sbagli Ti Mollo, anche questo un concentrato di frivolezze tra innamorati che raccolse i giusti plausi e numeri favorevoli. E’ mancato l’acuto, anche perchè nessuno si è preoccuparto di fornirne le condizioni. E proprio quando sembrava che qualcosa si stesse smuovendo, arriva la stonatura, quel mezzo reality-talk Donne, che ha incenerito il prime time di RaiDue e ne ha rabbuiato il pomeriggio. Non le è valso fortunatamente la carriera, ma forse c’è anche questa caduta non certo inattesa alla base dell’addio forzato all’Isola Dei Famosi. Dopo il diniego perentorio della padrona del reality attualmente più seguito, Simona Ventura, la Leofreddi sembrava l’unica capace di raccoglierne l’eredità. Ma la candidatura non convinse fino in fondo nessuno, neppure i giornalisti che pure scrivevano bene di lei. «C’era questa idea, partita dal direttore – annuisce Monica – ma era tutto da vedere. Non avevo neppure mai parlato con Giorgio Gori, il produttore, e Marano mi aveva chiesto di non smentire». Ma il toto-conduttrice – in ballo c’era anche Roberta Lanfranchi – è svanito il tempo di un panino. Gori ha convinto la Mona a scendere dal piedistallo fatato di RaiUno, dove aveva riportato le ferite peggiori, per risalire in quello casereccio di RaiDue, e soprattutto al timone di quell’Isola che può essere soltanto sua. Fortunatamente le menti l’hanno capito in tempo. E non perchè Monica non sarebbe capace di cimentarsi con le vere luci della ribalta, ma forse non sarebbe riuscita a sfoderare tutta quella spregiudicatezza richiesta per rendere sferzante un insulso concentrato di ex celebri inviperiti per dover stare a stecchetto in mezzo al nulla. Troppo trash sfolgorante, lontano dallo stile Leofreddi, più pacato e misurato, ma non di certo meno effervescente. Ma l’Isola sarebbe pur sempre stata l’occasione della vita, la possibilità poi di poter aspirare finalmente all’alto che meriterebbe.

Sfuggitale di mano, è ripiombata nella meno edificante routine. Un piccolo passettino in avanti c’è stato, magari meno entusiasmante: quello di affiancare Giancarlo Magalli a Piazza Grande. E’ pur vero che si deve campare, «in questo periodo di scarse offerte di lavoro non si butta via niente...» scherza ma poi mica tanto Monica, che dovrebbe aver capito che dalle parti di Viale Mazzini la stima si misura malamente col contagocce. Un indizio gli immancabili intoppi per rinnovare il contratto, che «per me sono la norma». E giù frecciate vorticose. «Credo di essere il personaggio che guadagna meno in Rai. Purtroppo non ho le spalle coperte per poter fare quello che vorrei». A questo proposito pare aver repentinamente rimediato rivolgendosi al manager – degli scontenti – Lucio PrestaTra noi c’è sempre stata stima a distanza, parlandoci mi sono trovata bene» conferma Monica). Ma gli ostracismi non finiscono certo qui. «Durante le trattative mi hanno quasi detto: "è già tanto che non ti diamo meno» afferma senza dimostrarsi troppo sconsolata, ma piuttosto realista: «Non mi lamento, ma in 22 anni di Rai non ho avuto gratifiche». E neppure uno stipendio da re, visto che si parla di 300mila euro che, fatti gli opportuni paragoni, sono poca cosa rispetto ai milioni incamerati con meno fatica da Re Mida Bonolis. E’ brutto dire che guadagni una miseria, ma se lo dice anche BaudoNon dirlo in giro, nessuno ci crederebbe» l’ha ironicamente ammonita) allora l’affare si fa straordinariamente cupo. Anche perchè di motivi per giustificare questa manciata di soldini non ce ne sarebbero, anzi. «Per anni, a L’Italia Sul Due abbiamo fatto numeri pazzeschi e portato tanta pubblicità» constata la Leofreddi, che è ben coscia del fatto che «i soldi veri si fanno con le prime serate o con Sanremo». Con una gratificazione super, insomma.

Dopo l’unica possibile, l’avventura all’Isola da conduttrice, non se ne vedono in giro nell’immediato. A parte piombare a Piazza Grande, nubi avvolgono il destino di Se Sbagli Ti Molloquest’anno Marano ha deciso di non ripetere, magari in autunno…») ed eventuali sbarchi in prime time («Chissà, la coppia LeofreddiMagalli, con cui avevo già lavorato ai tempi dei Cervelloni potrebbe essere promossa in prima serata…»), tanto che l’impressione lampante che emanano queste dichiarazioni è la supposta mancanza di verve con cui Monica affronterà il nuovo anno di contratto. D’altronde però, e qua l’ipocrisia non attecchisce, meglio privilegiare la sicurezza piuttosto che puntare sull’indefinito. Perchè tale era la possibilità di cambiare aria, e lo si sa, cambiare aria alla cieca equivale ad autodistruggersi. Anche se il gioco potrebbe valere la candela, visto che i soldi si fanno anche «passando da Rai a Mediaset e da Mediaset alla Rai…» – ognuno raccolga la provocazione che si sente. E comunque non nega che quelli di Cologno Monzese si siano fatto sentire. «Ci siamo parlati – conferma Monica – mi hanno fatto una proposta, ma su Milano. Avrei avuto vantaggi economici, ma volevo tornare a Roma». Nessun reality o Verissimo in ballo, precisa poi, ma «se ne sta ancora parlando» e così lascia aperte porte inaspettate e soglie che fanno gola, aspettando soltanto di essere oltrepassate. Chissà se a farle cambiare idea, dandole la grinta che le servirebbe, potrebbe aiutarla la scarsa attestazione di stima di Simona Ventura, che a distanza la bocciò senza troppa enfasi quando il nome della Leofreddi circolò tra le possibili sostituzioni. «Non credo sia molto adatta per l’Isola», sentenziò la bionda conduttrice, ora tornata sui suoi passi proprio per evitare l’abbandono ad un fallimento completo. E Monica non lesina stoccate al riguardo: «Simona predica la solidarietà femminile e poi…». Però, a parte le scaramucce, rimane il fatto che l’Isola sfuma, che su RaiDue le possibilità di costruirsi la consacrazione sono assai limitate, che mancano le occasioni importanti per definire l’exploit che le manca. E così si va avanti di espedienti, in attesa di cogliere il colpo della vita. Intanto le toccano tre appuntamenti da condurre, proprio con Gabriele Cirilli, ovvero Notte Mediterranea, ennesima serata spettacolo fatta di musica e comicità. Serate che sembrano d’allenamento per mete migliori, e Monica di questi allenamenti non ne ha più bisogno.

SIMONA VENTURA CELEBRA LA SUA RINASCITA. CON UN BEL DIETROFRONT AL SAPORE DI SMACCO

E’ rinata, Simona Ventura. Come l’araba fenice, «risorgo dalle ceneri», annuncia con la recuperata verve, tornata a farle brillare gli occhi e a ristabilirla dopo una violenta carriolata di fango raccolto per strada. La resurrezione, tutt’altro che scontata – anche se prevedibile per essere stata indotta – avviene sulle pagine di Vanity Fair. A cui Simona si rivolge di nuovo per legittimare il suo ritorno in quinta marcia, dopo aver viaggiato controvoglia con la retromarcia. Tempo fa al settimanale si era frettolosamente esposta come nuova icona di RaiUno, ormai lanciatissima nel conquistare quel pubblico tradizionale più incline a consacrare personaggi televisivi. Invece l’agognata promozione nella prima rete ha partorito una celeberrima delusione, che ha i contorni bruciacchiati di Colpo Di Genio e delle intemperanze frenetiche e poco sdolcinate con quelli di Miss Italia, anche se si dovrebbe leggere Patrizia Mirigliani, insomma la querelle per assicurarsi un posto a Salsomaggiore, prima di essere sbattuta fuori con le più rozze maniere.

La patroncina della kermesse non aveva certamente gradito il flop di Colpo Di Genio, che in effetti è catalogabile con successo come esperimento più malriuscito della sfolgorante carriera della conduttrice. "Il programma non è riuscito – ammette Simona – mancavano le idee. E io in particolare ho sbagliato a pensare che, per andare su RaiUno, dovevo cambiare me stessa". Bastava cambiare rete. E infatti in autunno rieccola su RaiDue, rieccola al comando dei programmi che è ben conscia di saper condurre come nessun’altro, programmi che le sono cuciti addosso. Prima Quelli Che Il Calcio…, poi L’Isola Dei Famosi, che è di una taglia troppo impegnativa per essere indossata senza gemiti da Monica Leofreddi, la candidata che sembrava più probabile per sostituire la Ventura, che invece prediligerebbe ben altre cuciture. Fallimento? Recupero di coscienza? Simona dice di essersi trasformata in una conduttrice tradizionale, in una «presentatrice classica»: un mutamento sconveniente, dai risultati pessimi. E invece era sempre lei, Supersimo, solo che, molto più semplicemente, si trovava alla guida di un programma altrettanto pessimo, dalle capacità di improvvisazione inesistenti e di per sè poco coinvolgente. Con l’aggravante che il pubblico non era certo quello simil-carampano della seconda rete, che davanti alla tv ci stanno anche zia Assunta e nonna Rosa e bisogna tentare di convincerle che non si campa soltanto di Toto Cutugno o Raffaella Carrà. Simona s’è riproposta tale e quale, con quel suo fare sferzante e scintillante che non può logicamente far presa su un manicotto insaziabile di anzianotti. Più che Simona, mancava il programma, quello sì era assente. Sarà per la prossima, allora. «Tornerò su Raiuno – confessa senza demoralizzarsi – ma con un programma nuovo, cucito addosso a me: lo stiamo preparando col direttore Fabrizio Del Noce».

Il capo di RaiUno e quello di RaiDue, Antonio Marano, non a caso sono state le due persone che l’hanno supportata, hanno evitato che si piegasse ai piagnistei vuoti come case abbandonate, «non mi hanno fatto mai mancare la fiducia, anzi mi hanno rinnovato il contratto per due anni». Se Del Noce ha investito su di lei con tutta l’insistenza di un corteggiamento agognato, Marano non ha mai smesso di farle la corte, anche quando Simona annunciava il trasferimento su RaiUno, e per l’occasione ha goduto dell’apporto di Giorgio Gori. Fu lui, infatti, a pressarle l’animo per ristabilirla nel suo ambiente naturale, l’unico che la metta in condizione di esplodere. «L’Isola è casa tua», le ripeteva, mentre «telefonava di continuo, non si è mai arreso, neanche davanti a un mio secco rifiuto». Il patron di Magnolia l’aveva intuito, che Simona si sarebbe spontaneamente consegnata al macero accettando la buia avventura nella prima rete, e voleva assolutamente sottrarla da un fallimento i cui sentori erano ben identificabili da un naso sopraffino. E ora che la debacle si è consumata con conseguenze più o meno deprecabili («Ho pensato seriamente, per la prima volta in vita mia, di mollare la tv, sono sempre stata molto combattiva, ma stavo troppo male» giura Simona), non rimane che progettare la rinascita, e renderla effettiva. L’Isola promette la sua completa e indolore reintegrazione, anche se profuma alacremente di furtivo passo indietro, e la Mirigliani junior l’aveva ben capito, che Simona a Miss Italia non si sarebbe rivelato un buon affare. Non è adatta per Raiuno, ripeteva con quel fare rintronato di una che improvvisamente confessava di aver preso un abbaglio, ma senza minimamente badare ai modi utilizzati per spettacolarizzare il suo disagio. «Per quattro anni la Mirigliani mi ha inseguito, per farmi condurre la manifestazione. Per anni ci siamo scambiate messaggi, regali di Natale, anche con suo padre», Simona non se lo spiega. Fa pendant con l’instintiva querela mossa repentinamente contro Patrizia, che «mi ha scaricato nel momento in cui ero più debole, è stato un gesto poco corretto nei miei confronti. Prima che come professionista, come donna». La Mirigliani è una testa calduccia: tuttora aspira ad un conduttore tradizionale, anche se la Ventura le piaceva eccome, per quel modo estroverso di sparigliare carte e ragnatele, però una volta gettato l’occhio sul dato Auditel di Colpo Di Genio, non s’è più ripresa. Quel 15% di share non l’ha certo rallegrata. E non che Simona abbia riso di gusto. "Però Funari ha fatto anche peggio, il 12% – dice come per scusarsi, ma in realtà non c’è traccia di recriminazioni – e dire che il suo programma era più bello del nostro: almeno c’erano le idee».

Schietta, sincera, la Ventura. Una professionista vera. Che come tutte improvvisamente si ingarbuglia e di sfuggita architetta una soluzione per ricomporsi più velocemente possibile, ma qualche pezzo sfugge e bisogna ritornare indietro per recuperarlo, pena lo sfascio totale. Con quell’umiltà che fatica ancora a scrollarsi di dosso l’invidia, Simona s’è ristabilita su RaiDue. Ma puntando sull’usato sicuro. S’è scottata troppo, e soprattutto senza vedere la fiammella, quando ha appoggiato bruscamente il dito su Raiuno. Lei non lo ammette, è rimasta la stessa dei fasti isolani, ma al pubblico di Raiuno non è piaciuta. Oppure non è piaciuto il programma. Però anche Le Tre Scimmiette non fecero certo furore, ma anche in quel caso il programma era una schifezza ingarbugliata che non poteva aiutarla a costruire il suo exploit. D’altronde il salto su Raiuno era troppo ghiotto per non essere spiccato, e Simona s’è gettata senza fare i conti con una serie sterminata di variabili. Rimane però saldo il dilemma: sarà Simona o sarà ciò che fa a non attirare il pubblico della prima rete Rai? Il passo indietro non aiuta certo a darsi risposte, la Ventura starà per un’altra stagione a crogiolarsi beata tra le sue certezze, senza però domandarsi se si tratti di spudorata sfortuna, coincidenze malevoli o disaffezione cronica. Se vorrà ripresentarsi al portone di Raiuno, farebbe molto meglio a premunirsi di previsioni azzeccate: digerirebbe l’ennesimo ed umiliante dietrofront, una come lei, adatta al meglio e al massimo?

MATINEE & SOIREE, COME SPALMARE IL CAZZEGGIO SPRUZZANDOLO DI INUTILITA'

Marco Giusti se ne sta lì a bordopalco a sollazzarsi dispensando fastidiosi sogghigni, con una faccia sorniona che sprizza supponenza, ridendo ogni tanto del nulla, o più tranquillamente incespicando velatamente con le parole. Se uno in pubblico non è propriamente fluido, dovrebbe evitare perlomeno di esporsi in malauguranti digressioni, anche se si sta parlando di un autore non certo novizio, quel Giusti padre di Blob e da una settimana e mezzo infelice tutore di Soirée, l’appendice di Matinée spiattellato dalle 19.00 alle 20.00 nella fascia preserale di RaiDue. Marco Giusti si palesa in pubblico, risiede nel parterre, mentre solitamente gli autori bofonchiano dietro le quinte. Per cui l’apparizione costante in studio risulta alquanto incomprensibile perchè, da buon ma attivo spettatore, Giusti avrebbe poco da sorridere. Il programma ha dieci giorni di vita, ma respira parecchio affannosamente. Nicola Savino e Flavia Cercato ce la mettono tutta pur di rendere comprensibile una trasmissione senza traiettorie giustificabili/volute, ma i risultati sono deprimenti. Angosciava già il 5% risicato di Piloti, sit-com sostituita dal nuovo esperimento voluto da Marano – un altro esperimento fallimentare, ma nessuno glielo dica -, ma ora con Soirée si tocca con mano il baratro. Partito lunedì scorso con il 3,48% di share e 431.000 spettatori, esordio peraltro insignificante, il programma galleggia attorno al 3%, prestazione nettamente insufficiente per una rete che perlomeno prima godeva di un paio di punticini di share in più: meglio un disastro che l’apocalisse. Ma se ad una sit-com impalpabile – mai che una funzioni, in Rai, di questi tempi – si sostituisce un programma più vuoto di un bidone, non si può prevedere l’eccellenza.

Perlomeno Matinée ha una sua funzione, che in teoria sarebbe quella di fare le veci a Piazza Grande nel periodo estivo, riproponendo l’esperimento del formato radio in televisione su cui si puntò appena un anno fa per scongiurare le ansie da repliche millenarie per coprire la fascia mattutina di RaiDue. Ma in pratica tenta con successo scarsuccio di occupare un paio d’ore prendendo come spunto la radio, quindi anche musica e videoclip, con un insensato chiacchericcio, interrotto da telefonate intonate da imitazioni e frammentato con l’entusiasmo di un becchino da una raggiata di notizie raccattate sui quotidiani. Poi entra l’ospite di turno, tra una marketta e l’altra il tempo passa, ma non di certo l’insoddisfazione. Rossella Brescia e Giampiero Ingrassia, quest’ultimo forse reduce da una torta di troppo mal digerita, non sono Sabrina Nobile e Max Giusti, sostituiti con ignote motivazioni, e non è certo loro intento ricalcare gli stili dei predecessori, che infatti non sbattevano sul tavolino in mezzo allo studio il loro stile, quanto si limitavano ad un fresco cazzeggio, ma tanto è quasi mezzogiorno, la casalinga prepara il pranzo e non bada alla tv, ancor meno alle inutilità. Stesso copione si dovrebbe ripetere sei ore dopo, ma l’atmosfera precipita e il vuoto aumenta. Il sorriso compiaciuto di Max Giusti non garantisce al telespettatore un’oretta ben spesa davanti allo schermo: l’obiettivo, misero e modesto, è rifilare video vintage generalmente senza un filo logico, mandare video vintage come riempitivo, spezzandoli ovviamente perchè altrimenti saremmo su MTV, e invece qui chiama RaiDue, e ricommentare le notizie della giornata, magari ampliandole con commenti estemporanei di vip o presunti tali che permettano di ricoprire almeno un paio di minuti di trasmissione, che di solito è meglio di niente. Così stasera si parlava dell’iPhone, del nuovo gioiello Apple. Intervisteranno un esperto di tecnologie, faranno ricorso al più comodo inviato Rai a New York, chiederanno a qualcuno del pubblico? Macchè. In linea c’è Max Pezzali, per carità bravissimo cantante. Ma che vuoi che sappia dell’iPhone – e infatti, non a caso, sbiascica qualche banale frasuccia perchè altro non potrebbe dire, non si parla certo di musica, anche se c’è spazio per una markettuccia nel finale.

Non c’è un minimo di coerenza, a Soirée: si vive al minuto, proponendo qualcosa, sperando che da questo qualcosa nasca qualcos’altro, e se il destino vuole l’aborto, c’è sempre un’imitazioncina da spolverare. Ci pensa allora Nicola Savino, poliedrico giovanotto dall’ugola modulabile, a fare le veci del vecchio Giusti. Carino questo Rocco Siffredi, anche se agganciato ad una tempesta di doppi sensi. Carino, però dopo due puntate forse è il caso di fare basta. E invece le tarocche incursioni telefoniche di Siffredi diventano parte integrante della trasmissione. Finchè, beh chiaro, non si raccatta l’ennesimo ospite pronto a sfornare l’ennesima marchetta, ricevendo le più ovvie attestazioni di stima dai conduttori ed esibendosi in sorrisi sornioni di circostanza che fanno sempre ed efficacemente scena, perchè il grosso del lavoro è fatto, semplicemente mettendo in saccoccia il gettone di presenza, merce richiestissima per sopravvivere in questo rutilante mondo dello spettacolo, dove ogni mossa è lecita per conquistarsi visibilità.

Il problema è che ci siano trasmissioni che nascono apposta, ovviamente sotto mentite spoglie, per offrire ad artisti, letterati, scrittori, registi, spazio pregiato per promuovere se stessi o l’opera di turno, sostenendo anche quella noiosa carrellata di domande di contorno che servirebbero giusto a mascherare la marchetta, ma che invece la ridicolizzano con entusiasmo. Savino e la Cercato guidano senza troppi demeriti – perchè occasioni per dimostrarli non ce sono – un carrozzone tremendamente insipido, dove la musica viene scodellata a caso e dove l’unica missione è quella di non fare torti a nessuno. Raiuno e Canale 5 risucchiano il pubblico del preserale, aggiungiamoci Italia 1 che si ciba delle briciole rimanenti: Soirée non può certo pensare di cavarsela sparecchiando la tavola. Marco Giusti accavalla le gambe godendosi la sua creatura. Contento lui.

PER LA RAI LE SITCOM SONO UN TABU': NEPPURE 'COLPI DI SOLE' EVITA L'ENNESIMO FALLIMENTO

Gli affari vanno malino. Forse maluccio. Oppure male male. In casa Rai si continua a sonnecchiare inermi di fronte alle difficoltà di apprezzamento verso le sit-com sfornate da Viale Mazzini per conquistare i giovani, stregati dalle magie di Italia 1. Ma l’ultimo esperimento in ordine di tempo sta cavalcando con imperiosità il viale ombrato del fallimento. Colpi Di Sole non decolla, neppure con le rotelle ai piedi e il pilota automatico: la seconda puntata ha fatto ancora peggio, precipitando dal 5,16% al 4,74% di share, in un weekend ancor più sazio di aurea estiva ma non certo complice di un calo così impercettibile da risultare pericoloso. La parola flop sta per cadere inesorabile come un’ascia chiodata sulla testa di autori e sceneggiatori, benchè il prodotto finale, sfidando puntuali critiche preventivenon sia neppure così disprezzabile. Ma a molti è indigesta a priori la telecamera fissa, operazione di ripresa lanciata da Camera Cafè e unico metodo legittimo per programmi di questo tipo: da uffici a camere da letto, da toilette a cabine di jet, c’è il solito imperturbabile oblò a consentirci di spiare dialoghi e battute, una formula di successo che si è levigata con lo scontato abuso.

Ma il problema va oltre il singolo caso. Colpi Di Sole, tutto sommato una sit-com veloce e divertente, sconta una collocazione suicida, piegata al weekend che elimina i giovani dalla poltrona e ad una rete, RaiTre, che ai giovani non ha mai parlato. In altri lidi, magari quelli già floridi di Italia 1, ad un’orario accettabile, avrebbe potuto trarre un minimo d’onore, nonostante quella ripetitività di genere che segue le tristi orme della moltiplicazione indiscriminata dei reality-show. Ma a Viale Mazzini non sono stati capaci per ora di imbeccarne una, che fosse degna di nota. Con Magnolia si puntò su Cotti E Mangiati, spiattellata con ottimismo nell’access-prime time di RaiUno, prima di doversi accontentare delle briciole lanciate da Cultura Moderna. Da lì allora lo spostamento alle 14.00, una mossa scellerata che vide cadere lo share dal 17% al 9%, nella morsa infernale delle soap opera di Canale 5 che non ebbero nessun riguardo quando falcidiarono la neonata Sottocasa. Si salvò il salvabile piazzando la sit-com alle 17.00, orario da sbadiglio post-spuntino, gli ascolti rinsavirono ma non così tanto da far sperare ad un nuovo ciclo di episodi.

Ma si sa che prima di abbozzare un intervento, l’allarme deve suonare beato almeno due volte. La seconda scampanellata, sempre a luglio 2006, la offrono Valerio Mastrandea e Marco Giallini nel ruolo di Buttafuori, ore 20.00 su Raitre. Si parte con un 6,32% di share, ma i sorrisi non si sprecano di certo, si rimane in balia tra il 5% e il 7% e parlare di successo è come dire ad un muto di urlare. Però per fortuna c’è l’occasione di un riscatto, al Mipcom di Cannes: la Fox compra il format della Wilder per ridistribuirlo con il titolo Bouncers un po’ ovunque (dal mese scorso è in onda su Sky, canale FX). E’ lo stesso destino capitato alla fiction 48 Ore: due prodotti che riscossero magri ascolti, prima di ottenere una consacrazione che, a prima vista, non sembrava poi così scontata.

Antonio Marano, grande capo di RaiDue e illustre conoscitore di scommesse perdute, da settembre scorso ha calato l’ambo, partorito dalla voglia matta di sperimentare a qualsiasi costo, anche solo per evitare che la prevista (imminente?) detronizzazione avvenga senza lasciare la lapide intonsa. Marano inizia in silenzio con Andata & Ritorno, sit-com mignon che vorrebbe parlare di attualità nei vagoni della metropolitana ma, piazzata dopo il TG2 delle 18.30, raccoglie il 6,59% all’esordio, per poi veleggiare sotto il 5%. Non funziona, però è un esperimento e almeno applaudiamo per lo sforzo. Compiuto anche dal duo Enrico Bertolino e Max Tortora, novelli Piloti della Piccione Airlines, ma con medesimi – ovvero scarsi – risultati: si parte dal 3% per toccare il 7-8%.

Un filetto imbarazzante che testimonia l’estrema difficoltà della Rai ad intercettare il pubblico giovane, quello che dovrebbe sorbirsi questi capolavori. Italia 1 è il modello di questa affannosa ricerca. Ma se Camera Cafè, per dirne una (e unica), che raccoglieva mediamente il 10% di share, toccava le cifre record del 27% tra i giovani, le sit-com Rai non registrano sensibili apprezzamenti dalla fascia più redditizia, riscontrando addirittura percentuali migliori tra il pubblico più vetusto, proprio quello che dovrebbe invece spegnere la televisione. Una grana non da poco, per i dirigenti di Viale Mazzini, sempre più interessati ad intraprendere politiche di svecchiamento del pubblico televisivo, operazione che perlomeno a RaiUno pare quasi proibitiva, ma che neppure negli altri canali minori riscuote risultati positivi.