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'COLPI DI SOLE' NON DECOLLA, ANZI PRECIPITA. DALL'ENTUSIASMO DELL'ESORDIO ALLA RASSEGNA DEI PECCATI

Inutile girarci attorno, Colpi Di Sole non funziona. I dati Auditel sono piuttosto loquaci quando si tratta di sottolineare con appetente sconforto il precoce fallimento della nuova sit-com di RaiTre, tanto da dover rimpolpare senza riserve il manipolo di produzioni Rai che non hanno raccolto quanto auspicato, e sì che ce ne sono. Colpi Di Sole non cattura nessuno, l’appuntamento domenicale sfugge pure all’Auditel, il sabato raccoglie bricioline già spezzettate: il 16 giugno è scesa inesorabilmente al 3,23% di share con 536.000 spettatori, cifre da La7, senza che l’incentivo alla visione portato da Luciana Littizzetto, autrice di un cameo di cui si parlava fin dalle anticipazioni, sortisse alcun effetto, anzi. L’ascolto è precipitato, anche se RaiTre non s’è certo svenata nel promuovere la puntata speciale. Ma d’altronde nessuno si lamenta, o perlomeno non pare di sentire mugolii nei piani alti di Viale Mazzini: forse consci che si tratta di una sit-com senza pretese? E quindi da sistemare comodamente in estate, fuori da logiche Auditel e soprattutto in access-prime time su Raitre, tempi e luoghi meno indicati per una trasmissione che cerca i giovani?

Le strategie di palinsesto, apparse immediatamente suicide specialmente per un prodotto nuovo, ora però sembrano lasciare il posto ad una ventata piuttosto gelida di stilettate nei confronti di Colpi Di Sole. Che al sottoscritto non dispiacque più di tanto alla prima visione, tanto che anche Aldo Grasso si adoperò in una recensione sul Corriere che lasciava volentieri spiragli di sorriso. Fattore entusiasmo a prescindere, evidentemente. Perchè se si cerca di penetrare con insospettabile arroganza tra i tessuti della sit-com, si scovano inconvenienti pecche, a prima vista magari ignorabili, ma che alla lunga, divenendo ripetitive, possono frenarne la visione. MilleCanali parla così di Colpi Di Sole:

Colpi di sole è l’ennesima sitcom (questa volta su RaiTre) che fa un po’ fatica a farsi apprezzare, nonostante le buone intenzioni degli autori, i quali avevano annunciato che nella sitcom si sarebbe parlando di problemi dei nostri tempi (famiglia, omosessualità, ecc..). In realtà c’è lo sberleffo continuo e irriverente, la scenografia è splendida, colorata e accattivante, ma i testi ricordano un po’ troppo quelle della Premiata Ditta e le trovate sono a volte incomprensibili o per niente esilaranti. Un centro estetico femminile, diretto da un parrucchiere rigorosamente gay (un luogo comune dei più diffusi, ma gli autori si riscattano quando lo fanno cadere in crisi perché si stente attratto dalle donne), una manciata di shampiste (rigorosamente stupide), clienti noiose, troppo esigenti e la solita telecamera fissa, nascosta dietro uno specchio che amplifica eccessivamente le vicende e costringe i protagonisti a fissarla, appesantendo il tutto.

Tralasciando colpevolezze eccessive, selvaggiamente rintracciate nell’analisi sopra, è comunque evidente che in Colpi Di Sole c’è una insostenibile leggerezza di dialoghi, personaggi e scenette che rasenta una prematura insopportabilità. Una sit-com che nasce già macchietta, che cerca di ironizzare sul mondo unto e colorato di un salone di bellezza, finendo per ritrarre con una goliardia superflua la propria caricatura, enfatizzandone senza maestria i tratti più pruriginosi e discordanti. Anche Mirella Poggialini, dalla sua rubrica su Sorrisi & Canzoni TV, non lesina qualche accesa critica:

CINQUE a Colpi di sole di Raitre, che vorrebbe catturare gli spettatori di Fazio ma propone una serie di scenette scipite e farsesche, recitate con spigolosa rigidità e poco spiritose: la forfora come metafora è sgradevole, i rimandi satirici sono deboli. Dov’è la sceneggiatura?

La sceneggiatura c’è, ma è ben nascosta, e anche quando c’è da disquisire di attualità e problematiche esistenziali, sembra di tuffarsi in un bollettario di gags demenziali che non certo sguazzano in una spigliata analisi, preferendo invece vendersi con sfacciata frivolezza alla ricerca di una battuta che spesso tradisce. Il cast non se la caverebbe poi così male, se si togliesse d’impaccio da quelle urticanti maschere nevrotiche che si sono appiccicate con coraggio, immolandosi ad una comicità spiccia che travalica la più brillante irrealtà. E poi c’è quella telecamera fissa, divenuta ormai stra-abusata e icona di un genere già inflazionato. Una modalità di ripresa divenuta insostenibile se ci si mettono perfino gli sguardi fissi a privarci di un minimo di serietà realizzativa. Il problema delle scelte di palinsesto potrebbe anche accoppiarsi a questa brulicante scorpacciata di nei: cambiare collocazione lo si fa sempre prima di dichiarare il decesso. Ma sembra che alla Rai, piuttosto che tentare di valorizzare una propria produzione, anche se magari non proprio così eccelsa ma comunque degna di essere testata in condizioni ottimali, ci si accontenti di occupare spazio vuoto in palinsesto, senza preoccuparsi di flop da dover gestire, visto che siamo fuori da periodi di garanzia. Magari, prima di riproporre una sit-com in tv, ci penseranno di più.

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DANIELE LUTTAZZI NE HA ANCHE PER SKY. IL PIU' CELEBRE DEI PIAGNONI TORNA AD INVEIRE

Non ne possiamo più dei piagnoni. Daniele Luttazzi torna ad esternare amari lacrime di nuovo a mezzo stampa: questa volta tocca al Corriere Della Sera registrare l’ennesimo sfogo dell’ultimo del trenito epurato, ancora invisibile alla tv pubblica, mentre Santoro e Biagi hanno riacquistato l’ambita celebrità dopo l’editto bulgaro di Berlusconi. Giustamente Biagi, una volta scarcerato dall’oblio (forzato?), l’aveva richiamato a corte nel suo nuovo programma RT – Rotocalco Televisivo su RaiTre, un’intervista farlocca dal buonismo così corrosivo da rimanerne nauseabondi. Ma tra pari la solidarietà è d’obbligo, e quindi c’è poco da fare. Stupisce però la costanza di Luttazzi, uno che stimavo quando a Mai Dire Gol faceva impazzire al timone del finto tg Tabloid. Poi inavvertitamente i veleni lo hanno tramortito, finendo per produrli lui stesso.

Questa volta lo sfogo è ancora più pungente. Non c’è di mezzo la Rai, che avrebbe già fatto molto per disarcionarlo («In Rai le nomine sono politiche e quindi un pensatore libero come me darebbe fastidio» aggiunge al solito piccato), ma addirittura Sky, quel polo satellitare che proprio per l’assenza di qualsiasi rapporto verticale dovrebbe avere una massima libertà di espressione. E invece anche l’impero di Rupert Murdoch ha detto niet quando sulla scrivania è piombato il progetto di un tg satirico sull’attualità – che già esisterebbe, su Sky Show, ma vaglielo a dire. Ma insomma, ti pareva che non gliene andasse bene una. «Gli ho detto il titolo e tutti ridevano, poi mi hanno detto che avevano parlato con il marketing e che il marketing diceva che la gente non avrebbe capito il titolo e che era da cambiare: se avevano da ridire sul titolo, avrebbero avuto da ridire su tutto» spiega con una punta di nervosismo e un’altra di orgoglio, perchè il ritorno a Sky sarebbe stata poca cosa, ben altro botto sarebbe stato l’ingresso in Rai, al pari di Santoro e Biagi che perlomeno tornano a fare quello che facevano prima, badando al massimo ad accarezzare le sensibilità altrui, evitando di frustrarle come al solito. E infatti Luttazzi spera di rientrare a Viale Mazzini da martire risorto, magari portandosi con se anche Beppe Grillo e Sabina Guzzanti, che «sono nella mia stessa situazione: non si vuole ammettere la satira come controcanto, non è tollerato chi solleva dubbi».

Qui la questione si complica. Daniele Luttazzi è indubbiamente un talento puro, un mostro creativo che ha fatto delle bizzarrie la sua bandiera, ma improvvisamente il suo percorso ha intrapreso una folle deriva egocentrica/autarchica/messiaca che ha finito per autodistruggerlo senza che lui se ne rendesse conto. Nella tv pubblica, in nome della libertà di espressione, ha sfidato regole e buoncostume, ed il minimo che un’azienda può fare è allontanarlo. Lui s’è rinfrancato con i teatri pieni e i libri venduti, quindi non è propriamente vero che sia stata «tarpata la mia creatività e sono stato separato dal mio pubblico», un’affermazione ignorante che testimonia una cieca frustrazione di fronte all’impossibilità di dettare con superbia le proprie opinioni. Evidentemente l’unico obiettivo è la tv, la popolarità mediatica, perchè altrimenti non si spiega. Poi per fortuna s’è messo di mezzo Berlusconi, urlando da Sofia e dotando Luttazzi di un prelibato motivo in carne ed ossa per reclamare a gran voce ciò che gli spetterebbe, ma nel frattempo giacere indisturbato nel fasullo dimenticatoio, facendo così aumentare l’attesa di un ritorno e quindi mantenendo viva l’attenzione, non è certo una brutta cosa: periodicamente si inveisce contro qualcuno ed il gioco è fatto. Luttazzi sa bene che cos’è la satira, ce lo ha dimostrato da sempre e ad onor del vero anche con risultati apprezzabili. Ma nel frattempo ha totalmente perso lo stile che lo contraddistingueva, riducendosi a macchietta esplosiva, portatore di messaggi ormai stantii che scontano la sua inquietudine verso quel mondo al quale vuole per forza appartenere. Luttazzi non solleva dubbi, commenta i fatti a suo modo, col solito ghigno malefico che scoperchia coperchi senza però preoccuparsi di appoggiarli da qualche parte. Satira sarà pure controcanto, ma è così banale quando si spara sulla gente senza far scattare neppure una briciola di riflessione – perchè dire piani d’azione sarebbe stato troppo, anche per uno come lui.

PER LA RAI LE SITCOM SONO UN TABU': NEPPURE 'COLPI DI SOLE' EVITA L'ENNESIMO FALLIMENTO

Gli affari vanno malino. Forse maluccio. Oppure male male. In casa Rai si continua a sonnecchiare inermi di fronte alle difficoltà di apprezzamento verso le sit-com sfornate da Viale Mazzini per conquistare i giovani, stregati dalle magie di Italia 1. Ma l’ultimo esperimento in ordine di tempo sta cavalcando con imperiosità il viale ombrato del fallimento. Colpi Di Sole non decolla, neppure con le rotelle ai piedi e il pilota automatico: la seconda puntata ha fatto ancora peggio, precipitando dal 5,16% al 4,74% di share, in un weekend ancor più sazio di aurea estiva ma non certo complice di un calo così impercettibile da risultare pericoloso. La parola flop sta per cadere inesorabile come un’ascia chiodata sulla testa di autori e sceneggiatori, benchè il prodotto finale, sfidando puntuali critiche preventivenon sia neppure così disprezzabile. Ma a molti è indigesta a priori la telecamera fissa, operazione di ripresa lanciata da Camera Cafè e unico metodo legittimo per programmi di questo tipo: da uffici a camere da letto, da toilette a cabine di jet, c’è il solito imperturbabile oblò a consentirci di spiare dialoghi e battute, una formula di successo che si è levigata con lo scontato abuso.

Ma il problema va oltre il singolo caso. Colpi Di Sole, tutto sommato una sit-com veloce e divertente, sconta una collocazione suicida, piegata al weekend che elimina i giovani dalla poltrona e ad una rete, RaiTre, che ai giovani non ha mai parlato. In altri lidi, magari quelli già floridi di Italia 1, ad un’orario accettabile, avrebbe potuto trarre un minimo d’onore, nonostante quella ripetitività di genere che segue le tristi orme della moltiplicazione indiscriminata dei reality-show. Ma a Viale Mazzini non sono stati capaci per ora di imbeccarne una, che fosse degna di nota. Con Magnolia si puntò su Cotti E Mangiati, spiattellata con ottimismo nell’access-prime time di RaiUno, prima di doversi accontentare delle briciole lanciate da Cultura Moderna. Da lì allora lo spostamento alle 14.00, una mossa scellerata che vide cadere lo share dal 17% al 9%, nella morsa infernale delle soap opera di Canale 5 che non ebbero nessun riguardo quando falcidiarono la neonata Sottocasa. Si salvò il salvabile piazzando la sit-com alle 17.00, orario da sbadiglio post-spuntino, gli ascolti rinsavirono ma non così tanto da far sperare ad un nuovo ciclo di episodi.

Ma si sa che prima di abbozzare un intervento, l’allarme deve suonare beato almeno due volte. La seconda scampanellata, sempre a luglio 2006, la offrono Valerio Mastrandea e Marco Giallini nel ruolo di Buttafuori, ore 20.00 su Raitre. Si parte con un 6,32% di share, ma i sorrisi non si sprecano di certo, si rimane in balia tra il 5% e il 7% e parlare di successo è come dire ad un muto di urlare. Però per fortuna c’è l’occasione di un riscatto, al Mipcom di Cannes: la Fox compra il format della Wilder per ridistribuirlo con il titolo Bouncers un po’ ovunque (dal mese scorso è in onda su Sky, canale FX). E’ lo stesso destino capitato alla fiction 48 Ore: due prodotti che riscossero magri ascolti, prima di ottenere una consacrazione che, a prima vista, non sembrava poi così scontata.

Antonio Marano, grande capo di RaiDue e illustre conoscitore di scommesse perdute, da settembre scorso ha calato l’ambo, partorito dalla voglia matta di sperimentare a qualsiasi costo, anche solo per evitare che la prevista (imminente?) detronizzazione avvenga senza lasciare la lapide intonsa. Marano inizia in silenzio con Andata & Ritorno, sit-com mignon che vorrebbe parlare di attualità nei vagoni della metropolitana ma, piazzata dopo il TG2 delle 18.30, raccoglie il 6,59% all’esordio, per poi veleggiare sotto il 5%. Non funziona, però è un esperimento e almeno applaudiamo per lo sforzo. Compiuto anche dal duo Enrico Bertolino e Max Tortora, novelli Piloti della Piccione Airlines, ma con medesimi – ovvero scarsi – risultati: si parte dal 3% per toccare il 7-8%.

Un filetto imbarazzante che testimonia l’estrema difficoltà della Rai ad intercettare il pubblico giovane, quello che dovrebbe sorbirsi questi capolavori. Italia 1 è il modello di questa affannosa ricerca. Ma se Camera Cafè, per dirne una (e unica), che raccoglieva mediamente il 10% di share, toccava le cifre record del 27% tra i giovani, le sit-com Rai non registrano sensibili apprezzamenti dalla fascia più redditizia, riscontrando addirittura percentuali migliori tra il pubblico più vetusto, proprio quello che dovrebbe invece spegnere la televisione. Una grana non da poco, per i dirigenti di Viale Mazzini, sempre più interessati ad intraprendere politiche di svecchiamento del pubblico televisivo, operazione che perlomeno a RaiUno pare quasi proibitiva, ma che neppure negli altri canali minori riscuote risultati positivi.

E' IL GRANDE RITORNO DI FABRIZIO FRIZZI: MA TRA RAIUNO E RAITRE CHI CI GUADAGNA?

Fa un po’ tenerezza rivedere in video Fabrizio Frizzi. Tornerà da protagonista su RaiUno per tutta l’estate – da lunedì 11 giugno al posto di Affari Tuoi – con I Soliti Ignoti, e contemporaneamente su RaiTre, al timone del Circo Massimo Show con Belen Rodriguez. Fa tenerezza perchè il suo ritorno in video da titolare nella rete che l’ha visto crescere è avvenuta sorprendentemente senza un filo di clamore o almeno un minimo di entusiasmo.  A parte le irrinunciabili copertine sui giornali specializzati, che hanno soprattutto sottolineato le aspettative che cadono su Frizzi, chiamato a non far rimpiangere i pacchi di Flavio Insinna, lo storico conduttore Rai affronta il suo nuovo percorso professionale in un sospettoso silenzio.

Lui dice che i vecchi attriti con Fabrizio Del Noce di un paio di anni fa non c’entrano più nulla («E’ stata una tempesta che si è risolta in un bicchier d’acqua: ho sempre detto che sono un uomo Rai e quando l’azienda chiama, rispondo come un buon soldato») e che il suo inaspettato ripescamento a Viale Mazzini non è il freddo risultato di un dovuto recupero dall’oscuro anonimato («Non è vero, come scrivono i giornali, che ho accettato di condurre "Circo" perchè come professionista starei ormai raschiando il fondo del barile»). Ma è molto difficile in effetti non leggere la sua candidatura alla trasmissione meno entusiasmante di RaiTre in un’ottica di sopravvivenza televisiva. Un declassamento voluto a tutti i costi compensato però dall’inaspettata promozione su RaiUno in un ruolo arduo: tener testa all’irresistibile Teo Mammucari e la sua Cultura Moderna con un programma, I Soliti Ignoti, che sfodera la stessa materia prima – personaggi dall’identità da svelare – partendo da zero, da esordiente e con tutte le preoccupazioni che attanagliano programmi sulla rampa di lancio. Ci aveva provato già Giancarlo Magalli giusto un anno fa con Mister – Il Gioco Dei Cognomi, giochetto onesto ma senza mordente condotto in porto per una striminzita settimana, prima di venir soppiantato dall’altrettanto poco efficace sit-com Cotti & Mangiati. Frizzi rappresenta un po’ quel Magalli, sapendo ormai di non aver nulla di perdere, di averci provato a tutte le ore – a Cominciamo Bene su RaiTre conduce con saggezza un talk-show dai toni familiari – e di cogliere l’occasione per poter finalmente ripartire da una posizione di rilievo. Ma, inevitabilmente, l’impegno circense sulla terza rete Rai ha lo strano effetto di annullare quello slancio positivo che il buon Frizzi sta cercando di seminare attorno alla nuova avventura sulla rete ammiraglia. RaiTre non è RaiUno: sembra quasi che prima della proposta di access prime time, sia capitata quella del circo, una proposta interessante per risaltare con coraggio sul treno di quelli che contano, anche se passando per l’ultimo vagone attaccato per fortuna.

D’altronde, il passaggio a Mediaset non aveva sortito grandi risultati e il ritorno a mamma Rai divenne inevitabile, prima di condurre con tranquillità Miss Italia prima di venir fatto fuori con poca eleganza dal direttore Fabrizio Del Noce. Lo stesso direttore che oggi gli offre una delle collocazioni in palinsesto più allettanti e redditizie. Scelta strana, quella di puntare su un nome che si credeva almeno un po’ inviso, e invece siamo piombati in un’epoca in cui l’ipocrisia è stata sostituita dall’indifferenza e dove diatribe e acciacchi lasciano il tempo che contano – Del Noce e Staffelli sono finiti in tribunale dopo la microfonata al naso, ma quando si incontrano per strada una battuta simpatica e pacifica spunta sempre. In una televisione così viziata dall’eccessiva volontà di protagonismo, il ritorno sulla scena di Fabrizio Frizzi stona, prima ancora di lambire l’attesa steccata decisiva. Le due nuove sfide cercheranno magari di compensarsi reciprocamente: se I Soliti Ignoti si rivelasse – come probabile – un ennesimo flop forse già annoverato in archivio, ci sarà sempre il circo a lenire le sofferenze. A scapito di qualche considerevole soddisfazione. 

COLPO ALLO STOMACO PER L'ESORDIO DI 'COLPI DI SOLE'. A PARTE QUELLA COLLOCAZIONE DA SUICIDIO

Per una volta che io fossi stranamente ottimista, eccoti puntuale la mazzata col tremendo sogghigno. Colpi Di Sole, nuova sit-com a telecamera fissa di Raitre, esordita domenica sera alle 20.30, è immediatamente caduta nel fosso. Un ascolto risibile, 1.007.000 telespettatori, con uno share da briciole, 5,16%, numeri che Fabio Fazio moltiplicava almeno tre volte, celebrando Che Tempo Che Fa. E’ alquanto becero sfoderare in primis le sentenze sputate dall’Auditel, ma è quello che viene meglio un po’ a tutti ed è quello che consente anche di spaparanzarci in una distesa rumorosa di variegate spiegazioni.

La sit-com non è affatto male: giovane, spigliata, irriverente ma mai trasgressiva, veloce e ritmata. Esattamente tutti elementi che nessuno si sognerebbe di trovare su RaiTre, la storica rete dell’impegno culturale, dei temi importanti, degli approfondimenti politici, di tutte quelle menate che esulano dall’intrattenimento spiccio e dalle derive trashiste della tv di giornata. Rete sbagliata, ma anche collocazione sbagliata, per la gioia di chi si adopera ad aggiungere sfiga su sfiga: chi vuoi che ci sia a cena il sabato e la domenica sera, perdipiù giovane, a sorbirsi le avventure della parrucchieria più stramba della televisione? A parte mia nonna e le sue santissime amiche, direi nessuno. E il mistero è così profondo che sopravvive allegramente, sbeffeggiando chi ha lavorato col sudore per far ridere qualche anima pia. Perchè di qualche anima pia, ahimè si tratta, ed ora magari in Rai qualcuno penserà pure che forse RaiDue sarebbe stata più idonea alla trasmissione, se non altro per scansare le insopportabili strisce di Tom & Jerry, ormai stantiee come gli scheletri dei Faraoni.

Le potenzialità di Colpi Di Sole, di cui ha tra l’altro parlato bene pure Aldo Grasso – uno che se c’è da mazziare, lo fa senza guanti e senza paura – erano caruccie e valide, pur senza gridare all’eccellenza, dote ormai sparita: poche banalità, caparbi rimandi realtà-fantasia, accenni d’attualità con venature irriverenti, macchiettismo verace e sorprendente. Naturalmente a dispetto delle solite mortificanti aspettative, quando si tratta di qualcosa che si presenta come già visto. Il già visto si riferisce all’utilizzo indiscriminato della telecamera fissa, tecnica sdoganata da Camera Cafè e poi stra-abusata ovunque. In effetti, il metodo di ripresa peculiare di questo tipo di prodotto aliena forse un po’ troppo le caratteristiche dei personaggi dalle situazioni, rendendo i protagonisti parodie di se stessi e forzatamente finti nei confronti del telespettatore. Ma i peccati si perdonano a tutti e la succosa dinamicità degli episodi, che si sussuegono con fragrante velocità, rimedia all’inconveniente.

Però è chiaro che l’esordio ha spezzato le gambe, tritandole finemente. Senza dimenticare che in estate nessuno ha voglia di discorrere col tubo catodico, quindi figuriamoci se l’ascolto possa risalire. Oddio, noi ce lo auguriamo, ma sono appena finiti i ceri su cui sperare in silenzio.

BOOM DELLE SOAP OPERAS TEDESCHE IN TV: DOPO REALITY E SITCOM, E' UN NUOVO AFFOLLAMENTO

Dopo la moltiplicazione di reality-show, dopo la fermentazione prolifica di sitcom a camera fissa (di cui l’ultima, in ordine di tempo, parte stasera, Colpi Di Sole, auguri), ecco ora la diffusione sterminata delle soap operas. All’inizio fu Canale 5, prima con Vivere, poi con Centovetrine, che la spodestò dalla collocazione pomeridiana; seguì, arrancando, RaiUno, nella fascia del dopo-pranzo che l’ha visto sempre soccombere, anche con il tentativo fallito di Sottocasa. Esulando Rete 4, da sempre tradizionalmente madrina del filone sudamericano del genere, anche le reti ammiraglie Rai e Mediaset si sono interessate al genere che, per motivi alquanto sconosciuti, improvvisamente è divenuto materia di forte interesse (semplice questione di tappabuchi?). Se RaiUno ha voluto emulare il competitor Canale 5 finendo bastonato, la rete regina di Mediaset ha invece proseguito con successo nella strada già segnata dai due prodotti Endemol che seguono a ruota Beautiful, sfoderando l’estate scorsa una soap tedesca, Tempesta D’Amore (foto), che aveva il brillante compito di sostituire Maria De Filippi durante la latitanza dei tronisti. Aspettative minime, ed improvviso successo, tale da meritare la promozione in autunno e addirittura da scalzare il deludente Maurizio Costanzo con Buon Pomeriggio.

Come al solito, quando un prodotto sorprendentemente funziona, ecco che tutti vi si tuffano. Canale 5 capisce con merito che le soap tedesche tirano, e allora in primavera esordisce Cuori Tra Le Nuvole, che gode del traino di Tempesta D’Amore, nonostante ascolti non eccelsi – e intanto la rete di Massimo Donelli scodella ben cinque soap al giorno, di cui tre consecutive, impresa riuscita soltanto a Rete 4, e la tendenza a seguirne le orme è sempre intensa. Nessuno, giustamente, si pone il problema se delle soap vi sia ora un sovraffollamento.  Perchè è della partita anche RaiUno – e d’altronde, come non potrebbe? – scottato dalla delusione di Sottocasa e non soddisfatto completamente dai risultati modesti di Incantesimo. Del Noce ha dato l’ok per Julia (locandina), ennesima soap tedesca (trasmessa tra il 2005 e il 2006 dal canale ZDF) dalle venature melodrammatiche, che tenterà di nuovo l’ardua missione dopo il TG1 delle 13.30, sfidando il tris di Canale 5, che non si limita a mantenere il duetto Beautiful-Centovetrine, ma che irrobustisce la sua corrazzata con l’arrivo di Vivere, che si sposterà dalle 12.30 per sostituire per un’ora Uomini & Donne. Bene, non vi pare che tutte queste soap siano un po’ troppe?

I più arguti sostengono che le produzioni europee, specialmente tedesche, traggono il proprio successo (indiscutibile?) dalla contestualizzazione sociale delle proprie storie, più a misura nazionale.  I più scettici si aggrappano alla solita recitazione mediocre – forse voluta – che connota insitamente il genere, senza distinzioni di culture e nazionalità. Però questi prodotti funzionano, e allora eccoteli spuntare ovunque, ed è inutile negare che spesso si trovino a raccattare gli spazi più improbi del palinsesto, tra spostamenti raffazzonati e allungamento di puntate per coprire i tempi morti. Tempesta D’Amore è stata sballottata per tutto il pomeriggio di Canale 5, e anche Cuori Tra Le Nuvole ha subito le solite vessazioni. Ma nonostante gli spostamenti improvvisi, il pubblico non è mancato. La buona insofferenza ai maltrattamenti irrobustisce il valore di queste soap opera, stuzzicando così le più astruse procedure di raccolta format e ideazione di nuove. RaiTre ha sempre la fida Un Posto Al Sole, con il solito spin-off estivo, e intanto attende la prima soap siciliana, Agrodolce: 50 puntate da esibire a tarda estate, per le quali Rai Fiction ha sborsato 5 milioni di euro (Saccà ha il portafoglio bucato, Rome costò un tesoretto e i risultati furono scarsissimi). Se ne parlava da tempo ed ora pare in fase di realizzazione.

Di fronte all’avanzata delle soap opera tedesche, e ai tentativi italiani, timidi, coraggiosi o soddisfacenti, di sfoderare succose telenovele, abbiamo perso di vista le produzioni sudamericane, che negli anni ’80-’90 proliferavano con virulenza, insediandosi anche da noi. Improvvisamente sono sparite dalle attenzioni dei media, snobbate dopo un lungo corso. Sarebbe davvero interessante sapere cosa ne pensino i brasiliani, una volta appreso che i loro amori e tradimenti sceneggiati, perlomeno in Italia, stanno lentamente perdendo colpi.

"COLPI DI SOLE" E' LA NUOVA SIT-COM DI RAITRE. ENNESIMA CONTROFIGURA DI SERIE DI SUCCESSO?

Non le abbiamo viste ancora tutte. Dopo i reality-show declinati all’inverosimile, venne il tempo della moltiplicazione forsennata delle sit-com a camera fissa. Dapprima fu Camerà Cafè, delizioso collage di siparietti che sdoganarono il nuovo sistema di ripresa. Ora divenuto preda di qualsiasi produzione del genere che si rispetti. Venne Cotti & Mangiati su RaiUno, flop senza remore che però almeno lanciò Flavio Insinna, dovrebbero arrivare altri progetti rimasti però ancora nel cassetto. Arriverà a breve, nel weekend di RaiTre, la nuova scommessa Rai, pronta a sostituire il talk-show di Fabio Fazio, Che Tempo Che Fa, che con orgoglio si appresta a fare le valige per le meritate vacanze. Si tratta di Colpi Di Sole, ennesima sit-com che si preannuncia a telecamera fissa – almeno stando a quanto mostrano i promo in onda sulla terza rete Rai – destinata a rimpolpare la fascia dell’access-prime time, dal 3 giugno alle 20.20, probabilmente per tutta l’estate. L’ambientazione, ovvero una delle poche rimaste, dopo aerei, uffici, cucina, toilette, sarà un salone di parrucchiere per signore, luogo per eccellenza del becero gossip tra una messimpiega e un bigodino arruffato.

Ad orchestrare i flussi del pettegolezzo, suffragando così le solite ovvietà da stereotipo, ci sarà l’immancabile coffeur/proprietario del locale dichiaratamente gay, Rocco – interpretato da Paolo Giovannucci, nome alquanto sconosciuto – che dovrà tenere a bada un esercito di signore facoltose e poco incline al silenzio, tra una chiacchera e l’altra con Manuel Casella, che interpreta il barista del bar a fianco del salone di bellezza e che duiventerà presenza costante delle conversazioni delle clienti. Per l’ex naufrago dell’Isola Dei Famosi, fidanzato di Amanda Lear, sarà l’ennesima occasione di farsi notare, dopo le ultime apparizioni come inviato del reality La Sposa Perfetta, attualmente in onda su RaiDue. Insieme a Casella, pare sia confermata la partecipazione a uno o più episodi di Luciana Littizzetto (nella foto), che per fortuna raddrizzerà con la sua surreale comicità un menabò che non sembra offrire pregevoli spunti per ridere e sdrammatizzare, ma anzi agita il rischio di amplificare le banalità: il coiffeur Rocco proverà attrazione per una ragazza, che naturalmente gli scombussolerà la vita, come nella migliore tradizione. L’elemento omosessuale è ormai divenuto una presenza costante nelle fiction italiane: stavolta l’hanno conficcato nell’ambiente gay-friendly più consono, un salone per parrucchiere, sperando che non affoghi negli immancabili gridolini da diva che dipingono le macchiette da baraccone.

RaiTre ha già nella memoria il flop di Buttafuori, sit-com che ha vissuto in un profondo anonimato, prima di essere coccolata dalle televisioni estere, che l’hanno molto apprezzato. Non gioverà alla causa neppure la collocazione nel fine settimana, tradizionalmente portatrice di un bacino di pubblico più limitato. Ma la scanzonatura del progetto mi fa stranamente pensare positivo. Il che è abbastanza raro.