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La Vita In Diretta non fa gossip: Michele Cucuzza la dice lunga

Cucuzza GilettiDelle indiscrezioni che vorrebbero Massimo Giletti al suo posto a La Vita In Diretta non c’è traccia, tra un sorriso affibbiato alla primogenita Carlotta e uno d’ordinanza al fotografo assoldato alla giornalista di turno. Michele Cucuzza di fronte al settimanale Visto non si sente neppure in discussione: questa domanda non è segnata nel taccuino. Al massimo si arriva alla presa di consapevolezza che magari nulla è eterno. «Non ho mai pensato di dover rimanere a tutti i costi davanti alle telecamere» sentenzia il conduttore imbeccato da una domanda malandrina, che senza girarci attorno auspicava, all’età di cinquantacinque anni, un bel pensionamento fatto di hobby da coltivare. Certo, «se l’azienda lo riterrà mi farò da parte», ma non c’è alcuna voglia di fare i bagagli: La Vita In Diretta, se va tutto bene, sarà affar suo anche nella prossima edizione. Salvo ovviamente bruschi cambiamenti di programma che intanto si insinuano, e chissà che magari non si realizzano. Il futuro da pensionato non è nelle corde di Michele, anche se di cose da combinare ne avrebbe comunque: «Scrivo e ho un blog che mi tiene in contatto con i più giovani. Mi criticano e mi piace molto». Se tentate di cercarlo con Google fermatevi: il tutto è rannicchiato nel suo sito ufficiale, non si chiama blog ma zona interattiva (abbastanza inquietante), in cui i post scorrono e per commentarli bisogna rivolgersi ad altri link. Un blog travestito da sito web del Novanta, un sistema raffazzonato per tentare di rimanere al passo coi tempi senza rinnegare le proprie incapacità.

Gente che critica ovviamente ne ha. Gli hanno fatto notare una possibile caduta di stile su Mino Reitano, intervistato dal programma nel pieno della sua malattia. Quanto basta per ardire speculazioni. «Qualcuno ha descritto questo incontro come la “morte in diretta” – spiega Cucuzza – Ho ribattuto che evidentemente non avevano visto il programma, perchè la nostra era la storia di un uomo che ci stava parlando di un futuro, di progetti». L’osservazione dell’internauta d’altronde è la storica pietra facilmente scagliabile contro un programma contenitore che da sempre mescola senza troppi pudori cronaca rosa e nera, in un miscuglio che affascina e terrorizza: dall’omicidio con inviata alla marchetta sorridente del conduttore di turno il passo è sempre brevissimo e spesso fastidioso. L’occasione dunque è di quelle ghiotte: che cosa risponderà Cucuzza di questa propensione spiccata ad accarezzare la morbosità? L’impressione è di rispondere chiudendosi gli occhi: «Andando in onda in fascia protetta, non raccontiamo nei dettagli un delitto, come spesso avviene in programmi di seconda serata». Siamo così passati al racconto delle favole. Il delitto di Erba è divenuto ormai presenza fissa nel rotocalco che continuamente rimescola sul torbido anche in assenza di notizie, trasformando cronaca in serial. Per non parlare dell’omicidio di Meredith, che trova sempre il modo di far capolino. Che ora Cucuzza tenti di sublimare il caos consapevole che accompagna il suo programma è operazione nobile, ma pur sempre screditante, soprattutto quando poi si gioca la carta della perseveranza.

Michele CucuzzaCol gossip si tocca l’apice: «La Vita In Diretta fa cronaca seria, non pettegolezzi. Scriviamo di amori e fidanzamenti, ma ci limitiamo a domandare all’ospite “Sei fidanzata?”, se risponde “sì” abbiamo scritto cronaca rosa, non abbiamo fatto gossip». La spiegazione ovviamente lo tradisce, perchè non c’è un’intervista una in cui alla starletta di turno non si chieda altro che specificare il nuovo compagno, anche quando la negazione diventa l’unica risposta plausibile. La caccia aperta alle frivolezze è terreno costante chez Cucuzza, che dimentica chi ha quotidianamente in studio (c’avete mai visto filosofi?) e chi quotidianamente fa intervistare, direttamente dall’ultima festa in cui il vippume luccica al sol delle recenti banalità platinate. E quindi fa necessariamente ridere che il conduttore possa chiudere l’elucubrazione con un «vogliamo essere interlocutori della gente vera, non dell’élite», riassunta nell’intento sociale della trasmissione. Che «sa parlare alla gente che guarda davvero la tv». Il pubblico pomeridiano diffati ormai è consolidato: le stanche massaie tra una spolveratina e una stirata adorano il ronzio di un programma minestrone che scava nelle inutilità. E che forse neppure Massimo Giletti, improvvisamente additato sottobanco come erede di Cucuzza, saprebbe renderlo più credibile.

DAVID SASSOLI DECLAMA FOSSILIZZATO L'ENNESIMA VELINA AUDITEL: RAIUNO BATTE DR. HOUSE. DI UN PELO

Ma che tristezza, questa Rai. David Sassoli avrebbe voluto fossilizzarsi quando, in chiusura del TG1 di questa sera, ha dovuto necessariamente piegarsi al volere aziendale declamando l’immancabile velina Auditel che decantava la vittoria di ieri sera di Raiuno. A Viale Mazzini non se la passano bene, gli ascolti latitano, la rete di Fabrizio Del Noce subisce gli avversari Mediaset 5 serate su 7: cos’altro c’è di meglio allora che puntualizzare per benino le vittorie? Se sulla forma si può discutere – e purtroppo si discute da tempo, ma mai che fosse cambiato qualcosa sullo stile – il contenuto fa estremamente ridere. Il giornalista del TG1 ha fatto notare come ieri sera la fiction Gente Di Mare 2 ha battuto la serie americana Dr. House, che giusto sette giorni fa stracciò Raiuno e pure L’Isola Dei Famosi, ovviamente a suon di numeri. Ma il bello è che il distacco, soprattutto nel periodo di sovrapposizione – su cui si è puntualizzato con estrema precisione – è minimo: per Gente Di Mare 2 5.164.000 telespettatori (share del 20,30%) mentre per Dr. House 5.012.000 telespettatori (share del 19,70%).

Chissà invece quanto avranno gioito ai piani alti della Rai, gongolando su un successo risicato ma soprattutto vuoto, visto che il 20% di share è un dato inferiore di almeno 3 punti alla media di rete garantita alla Sipra. Ma tant’è, tocca pure sorridere viste le disgrazie, e non c’è miglior modo che accentuare la spallata data a Dr. House che, come ampiamente pronosticabile, sconta la latitanza del pubblico più giovane adeguatamente ripartito tra festoni prefestivi e campionato di calcio, mostrando però una sorprendente tenuta di ferro. Mediaset, non a caso, fa notare come sul target commerciale non ci siano rivali, e risponde piccata all’analisi fornita dalla Rai anche sugli ascolti dei propri talk-show di seconda serata: Matrix, si legge sul comunicato stampa, batte Porta A Porta, ma pure in questo caso si ragiona al fotofinish. Semmai, anche qui, si potrebbe ragionare sul contenuto: Bruno Vespa ha di nuovo puntato sul caso Cogne, seppure mischiato tra gli altri delitti sanguinari, mentre Enrico Mentana ha addirittura dedicato la puntata al Dr. House, in una delirante costruzione di un’apoteosi mediatica che farebbe impallidire pure David Sassoli – senza dubitare del valore reale della serie, che farebbe volentieri a meno di essere sostenuta così spudoratamente da logiche aziendali. La tv s’è ridotta così, ahimè, e la battuta di Sassoli sul finire del telegiornale è cristallina: "Lotta all’ultimo spettatore". Aiuto.

ENRICO MENTANA CHE PARLA DI FORMULA 1 (SENZA GIORNALISTI E OSPITI)? QUALCOSA NON QUADRA (E 'MATRIX' AFFONDA)

C’è qualcosa che c’è sfuggito? Non tutto sembrava quadrare ieri sera in seconda serata. Enrico Mentana a Matrix s’è messo a disquisire del trionfo Ferrari in Formula 1, mentre l’avversario Bruno Vespa a Porta A Porta non si smentiva, sguazzando con insospettabile fierezza nella diatriba Mastella-De Magistris. Ma quando mai a Matrix si parla di sport, anche se di mezzo c’era il rocambolesco mondiale di Kimi Raikkonen? E soprattutto: perchè uno speciale così, a parte gli sforzi di lusso di Sky (che già delizia con telecamere ovunque) non ce l’ha offerto la Rai, che custodisce con celata soddisfazione i diritti dello sport che attualmente garantisce una platea di telespettatori ancora esagerata nonostante le prime (insignificanti?) crepe di una disaffezione però tutta da decifrare?

L’imbarazzo è palese. Federica Balestrieri domenica ha avuto una risicata quindicina di minuti per dire qualcosina nel dopogara del Gran Premio di Brasile, una battuta mozzata di Cesare Fiorio e una automozzata di Jean Alesi e poi via al TG1 (che è pure partito in ritardo di qualche secondo). Poi il nulla, a parte le incursioni nei vari telegiornali delle reti di Viale Mazzini, fino alla Domenica Sportiva su Raidue. Ma non s’era vinto un mondiale? Stupisce tutti infatti che se ne debba occupare Enrico Mentana, che pure gode di una redazione motori di gran lunga più emozionante e spigliata di quella Rai: mancava forse un argomento valido per intonare la puntata del lunedì di Matrix, se si è stati costretti a dirottare l’interesse (meritato, ma strano) sulla Formula 1, quando la Rai avrebbe tutti i doveri di farlo? Perchè la trasmissione di ieri sera chez Mentana appariva alquanto raffazzonata: nessun ospiten Ferrari, nessun collegamento da Maranello, Chicco se l’è dovuta cavare con una discussione a tre coinvolgendo Alessandro Zanardi e Max Biaggi, che non hanno potuto far altro che snocciolare banalità, giustamente ai margini di un evento che doveva poter essere raccontato da chi l’aveva vissuto. E non è sufficiente che tutto il peso venga scaricato sull’esclusiva (?) confezionata dal grande inviato Giorgio Terruzzi, che ha raccontato il dopogara e tutti i retroscena in una sorta di thriller-reality: era davvero così difficile ospitare un giornalista sportivo di Cologno Monzese in studio? Sussulti risigati: un servizio-cronistoria della stagione appena trascorso cerca di riemozionarci, ma è troppo poco. Almeno consegnateci i sempreverdi Andrea De Adamich e Claudia Peroni, che domenica sera, nel salotto calcistico di Controcampo su Italia 1, si stavano infervorando e non poco annusando i rischi di una possibila squalifica di Bmw e Williams. Non li avranno voluti in onda?

Il mistero rimane. E anche la delusione, che i dati Auditel non mancano di sottolineare. La troppa approssimazione di Matrix è stata duramente scontata da Mentana con 1.258.000 telespettatori e il 15,68% di share, non pochissimi, ma su Raiuno Bruno Vespa ha fatto il pieno di 1.771.000 telespettatori e uno share del 23,89%. Applausi comunque a Mentana per il coraggio: in Rai hanno una gallina dalle uova d’oro, la chioccia Formula 1, ma sono specialisti a distruggere con superbia le più luccicanti covate. Qualcuno ha notizia di eventuali speciali? Di appuntamenti esclusivi? La depressione continua.

MIKE BONGIORNO A MISS ITALIA, MANCA L'UFFICIALITA'. NEL FRATTEMPO REGNA INCERTEZZA SU CHI LO ACCOMPAGNERA'

Era ormai scontato che l’unico nome favorevoli ai gran capi fosse il suo. Ora si attende la plateale ufficializzazione ma, salvo imbarazzanti equivoci dell’ultima ora, sarà Mike Bongiorno il padrone indiscusso dell’edizione 2007 di Miss Italia. L’unico conduttore che non incontra le ire di Patrizia Mirigliani, l’unico perlomeno digeribile, anche se ovviamente i convenevoli non mancano, e alla stampa la figlia del patron storico Enzo, 82enne come Mike, non manca di garbo: «Se il suo nome sarà confermato – ha detto – si tratterà di una notizia fantastica per la manifestazione, per Salsomaggiore e per la Rai, che progetta di realizzare un’edizione completamente diversa. Sono sicura che porterà a Miss Italia idee innovative e importanti». A meno che in un paio di giorni non esploda di nuovo l’ennesima, insostenibile, bagarre – di cui la Ventura sa stranamente qualcosa – la scelta tanto agognata è fatta. Mancano ora solo i dettagli, visto che quelli più corposi sono stati già saldati da Mediaset, che non ha tentennato a firmare al popolare conduttore (fedele all’azienda di Cologno Monzese dal 1981) la liberatoria per scappare a tempo in Rai. 

Non saranno però certo dettagli i cambiamenti che la stessa Mirigliani junior annunciava tra le righe, nonostante si fosse strenuamente messa di traverso quando Simona Ventura, dall’alto del suo tasso rivoluzionario, fu candidata alla conduzione, e avesse confermato che solo puntando sulla tradizione si evitava il rischio di mandare tutto all’aria. Dettagli non insignificanti e di certo non invisibili, perchè non riguarderebbo aggiustamenti ai meccanismi dell’ormai rutilante manifestazione, ma direttamente la conduzione. Due volti femminili affiancheranno Mike. Da una parte Ambra Angiolini, dall’altra Luciana Littizzetto. Un bel trio pronto a scardinare qualsiasi (ormai ripugnante) tradizionale riferimento. Ma se sulla moglie di Francesco Renga, ormai devota al cinema e alla professione di mamma, non ci sono ostacoli – semmai ci si potrebbe interrogare sul suo ruolo nella kermesse -, sul nome di Luciana ci sono ancora discordanze. Che non spuntano dai soliti pettegolezzi, ma provengono direttamente dall’interessata. Che pure, spaparanzata in montagna per una vacanza che non si sogna di interrompere, si stupisce: «Me l’hanno chiesto, certo che me l’hanno chiesto, e pure tante volte, sono anche molto lusingata, ma mi dispiace, ho detto no». Per lei, è inevitabile, era pronto il costume di anti-Miss, l’eterna guastatrice che fa a pugni con bellezza e ceretta. Una parte che le riesce senz’altro benissimo. Ma siamo sicuri che non sarebbe stato troppo per una kermesse che è ancora profondamente legata alla tradizione, come dimostra non a caso la scelta di puntare su un usurato sicuro come il buon vecchio Mike? Siamo sicuri che colorite battute della Littizzetto non avrebbero fatto arricciare i nasi della Mirigliani e company? Senza parlare poi delle gaffes sempre in canna di Mike, perle inimitabili e inevitabili del suo corredo. Simona Ventura forse le risultava antipatica, ma alla corte di Patrizia Mirigliani sembrano affacciarsi nuove grane e non è affatto detto che il risultato finale, comprensivo di conferme che ancora latitano, diventi più gradito. 

GIGI SABANI BOCCIA CATERINA BALIVO. COM'E' BELLO SPARARE SENTENZE DA DISOCCUPATO ECCELLENTE

Non è questione di mera antipatia quella che attanaglia il sottoscritto alla visione di Caterina Balivo. Lo show che conduce con Biagio Izzo ogni martedì sera su RaiUno, Stasera Mi Butto, non è di una fattura encomiabile, anzi perfettamente tagliato sul tradizionale sbadiglio estivo di chi ha incidentato malamente qualche ora prima l’automobile e così non può scappare da casa. E’ il programma della consacrazione per Caterina, che non ha affatto perso tempo e staffe per cucirsi addosso la stoffa che si sente di meritarsi, scavalcando senza troppi onori la divenuta spalla Biagio Izzo, comico che anche solo per un’esperienza che sulla bilancia varrebbe qualcosina di più di servizi matrimoniali lanciati da una poltrona. La spalla designata, Massimiliano Ossini, se l’è svignata appena ha potuto, ma c’è anche chi a viso aperto la affronta, scrutando il tentativo della novella conduttrice di ritagliarsi il proprio spazio illuminato su Raiuno. C’è infatti un certo Gigi Sabani che dalle colonne del settimanale Di Tutto non sfodera alcuna remora nei confronti della showgirl, che guida una delle trasmissioni di punta dell’estate della prima rete Rai.  Una trasmissione, ammette Sabani, «lontana da quello che era la mia, che era solo dedicata agli imitatori. In questa edizione ci sono personaggi imbarazzanti. Non credo sia un grande successo». I numeri Auditel non sembrano in effetti tradirlo, visto che dall’esordio al terzo appuntamento (il quarto andrà in onda proprio stasera), Stasera Mi Butto ha perso quasi tre punti percentuali di share, passando dal 22,03% al 19,77%, mentre al diretto avversario, la replica (!) delle prime due stagioni di R.I.S. – Delitti Imperfetti proprio la settimana scorsa è riuscito il sorpasso, obiettivo che in verità pareva nettamente alla portata della fiction di successo di Canale 5. Ergo, a vedere le cifre, di motivi per esultare ce ne sarebbero poi, nonostante nel periodo estivo le menate vengano meno, i grattacapi scompaiono perchè non ci sono più pubblicitari davanti ai quali abbassare la testa, nè garanzie da difendere o conquistare. Però vedere uno show battuto da una fiction in replica la dice alquanto lunga sulla presa del pubblico del duo Balivo-Izzo.

E’ soprattutto la mora e napoletana Caterina ad attirare le critiche di Sabani, che senza mezzi termini emana una sonante bocciatura: «Caterina è bella e brava, ma ha un modo di fare la conduttrice non adatto a questo programma. La Rai dovrebbe utilizzarla per fare trasmissioni soft come Festa Italiana, non varietà». Proprio le trasmissioni dalle quali la Balivo partiva per spiccare un volenteroso salto in avanti. Ma è anche vero che è pressochè inutile fare confronti con assodati mostri sacri come Massimo Lopez o Pippo Franco, additati da Sabani come conduttori ideali per questa manifestazione. «Datela in mano a chi ci capisce di comicità» esorta Gigi, che non dimentica di ricordare che «questo programma è mio!», anche se l’aveva soltanto condotto qualche anno fa, prima di essere riposto in freezer. Il programma e lui. Perchè, diciamocela tutta, Gigi Sabani, dall’alto di una poco invidiabile assenza dal piccolo schermo, sta lanciando sentenze da eccellente disoccupato, lui che sarebbe l’ideale per RaiUno, «amato dalle famiglie, dalle vecchiette, e non dai teenager a vita bassa e che si fumano gli spinelli» – alè, un maestoso collage di banalità. Ad ogni modo, ce ne sono anche di disoccupati illustri che si stanno svenando per combinare qualcosa di nuovo da proporre a questa tv che delle novità ha il terrore più assoluto. E invece Sabani non si pone neppure il problema, anzi si loda pure affermando di godere ancora «di una tale popolarità che potrei anche non fare più la televisione». E, per la verità, non manca proprio a nessuno. Lui dice di non volersene stare proprio con le mani in mano: «Mi piacerebbe fare tv, ma non vado a cercarla. Ho progetti, ma chi ti ascolta? Bisogna aspettare che la ruota giri». Oppure che ci si metta d’impegno per girarla. Magari dando un improvviso scossone a quell’identità ormai colabrodo da imitatore perenne che lo ha progressivamente affossato. Poi però scopri che Gigi sta lavorando all’imitazione di Fabrizio Corona e Henry John Woodcock, e allora pensi che tutto sommato, quella là, Caterina Balivo, seppure acconciata come una Barbie appena uscita da ostetricia e col tacco avvelenato, non sia poi così malvagia.

MISS ITALIA ORA ASPETTA SOLO MIKE BONGIORNO, L'UNICO SUPERSTITE DELLA BAGARRE FIRMATA PATRIZIA MIRIGLIANI

Intanto hanno messo le mani avanti, quelli di Viale Mazzini. Da qualche giorno è in rotazione su Raiuno il promo di Miss Italia 2007. Che non presenta tanto la kermesse, quanto ricorda alle aspiranti miss di precipitarsi agli ultimi casting per tentare la salita a Salsomaggiore. Nulla di strano in apparenza, se non fosse che mancano due mesi alla partenza dell’edizione 2007 del concorso per la più bella d’Italia – in programma dal 20 al 24 settembre – e ancora si brancola con effervescenza nel buio più pesto: magari i meglio informati avranno già annusato furbescamente l’aria che tira nei piani alti e raccolto diffuse anticipazioni, però ufficialmente manca ancora il conduttore della manifestazione. E nessuna candidatura può arrogantemente darsi per scontata. Il frenetico gioco dei rimpalli tra le più svariate nominations ha fatto impallidire pure veggenti e fattucchiere, oltre che sbiancare i pubblicitari che avrebbero dovuto raccattare brochure complete a Cannes, quando la Rai presentò il palinsesto autunnale, per pianificare la semina degli investimenti di spot. Se non altro, rimarrà loro impresso l’estenuante girandola di nomi che ha funestato l’inizio dell’estate, tra cacciati eccellenti, desideri impossibili, ipotesi surreali ed alternative tutto sommato digeribili.

Molti si aspettavano Simona Ventura, sarebbe stata la prova del nove di una carriera ora stipulatasi sul piano Raiuno, un fronte dove c’è da combattere per evitare di vedersi malamente raschiata l’energica immagine lasciatale in eredità da Raidue. Sarebbe stato anche il Miss Italia della svolta, della rottura con una tradizione stantia che attirava soltanto anziani, della fine delle belle senza cervello, e bla bla bla. Ma Simona non ha fatto i conti con Miss Patrizia Mirigliani. E prima ancora, con l’esordio tutt’altro che esplosivo sulla prima rete Rai. Colpo Di Genio, imbarazzante varietà-sfilata di strampalati geni, chiuse le serrande anzitempo, stampando negli annali una delle pagine più funeste della carriera di Supersimo, che proprio con questa occasione suggellò il poco fortunato salto di qualità e di rete, tradendo Raidue. Uno smacco facilmente lavabile in lavatrice, che non avrebbe danneggiato tessuti e colori. Ma la Mirigliani bis è un tipetto piuttosto preciso, guarda agli aloni con irrefrenabile sospetto, e basta uno sbaffo inatteso per sancire il fallimento. La Rai aveva pronta l’immediata rivincita per Simona, una possibilità di lusso per rimettersi subito in carreggiata: la conduzione della kermesse più prestigiosa. Ma neppure la Rai ha fatto i conti con la piccola Mirigliani: un’occhiata veloce al comunicato dell’azienda e giù con le frecciate: «Sono stupita, perchè la decisione non è stata concordata con la società. Era come dato per scontato che, dopo le prime ipotesi, peraltro mai ufficializzate, si prendesse atto dei risultati negativi della sperimentazione della presentatrice in prima serata su RaiUno e si avviasssero nuove consultazioni».

Mai contraddire Patrizia: gli occhi veementi si sono subito maledettamente incollati alla macchia e non la mollano. Anche se, più dell’alone, non si digerisce l’intero tessuto. La caduta temporanea di SuperSimo, non a caso, corrobora la constatazione che sia la stessa Simona a porsi fuori target per la platea di Salsomaggiore. «Miss Italia non può essere bruciata in tentativi di soluzioni già rivelatesi non potabili per il pubblico di RaiUno», ribadendo il tutto però «con la stima e l’amicizia di sempre per Simona». Un fendente tagliente, quello della Miriglianina, dalle conseguenze repentine e magnifiche. Macchè amicizia, bacini a Natale, applausi reciproci. Simona le ha immediatamente sferrato un’altrettanto tagliente querela, condendola con doci nauseabonde di veleno: «Non mi aspettavo un attacco così duro, professionale ed umano. Era stata lei a cercarmi, per anni mi ha inseguito». E sa che si può andare oltre, «so che ci sono tutti gli estremi per ottenere un risarcimento del danno. Nessuno si può sentire in diritto di attaccare un essere umano in difficoltà». E’ anche vero che la stessa Rai abbia faticato non poco a calmare le plateali irritazioni della Mirigliani, che ha semplicemente (banalmente?) fatto due conti: se Colpo Di Genio è andato male, vuoi vedere che pure Miss Italia, in mano a quella lì, affonderà clamorosamente derelitta? Un ragionamento filante che ha scatenato il putiferio. Simona se l’è legata al dito, forse troppo. Perchè è altresì risaputo che nell’ambiente professionale, la Ventura sia ricordata come un tipino pretenzioso, poco incline a metabolizzare critiche o dinieghi, figurarsi un no scritto in maiuscolo e gettato ferocemente alla stampa, neppure alla diretta interessata. SuperSimo sapeva però del rifiuto ben prima che la Mirigliani lo rendesse pubblico a tradimento, anche se per via indiretta. E la minaccia di sferrare una limpida querela non era sfuggita ai piani alti di Viale Mazzini, dove in molti iniziavano a tremare per eventuali ripercussioni. Minaccia poi trasformatasi in realtà, ma col soggetto modificato: cara Patrizia, ora subisci, da buon capo espiatorio. Le dichiarazioni di contorno non mentono.

Ma in tutto questo lussurioso marasma c’è di bello che pure gli altri nomi candidati a salire sul palco di Miss Italia rischiano di essere poco graditi a Patrizia Mirigliani, che in un mesetto scarso ha cancellato dalle cronache il padre Enzo, fervido patron da ben 48 anni. Dopo il rifiuto rinfacciato a Simona Ventura, l’interesse dei media s’è spostato in massa verso Mike Bongiorno, di certo uno che non parla ai giovanissimi – o perlomeno non pretende di risultare credibile ai loro occhi! – e che, dall’alto dei suoi meritati 82 anni, ben si conforma ad una conduzione istituzionale, come si addice ad una manifestazione di vecchio corso e fascino più o meno immutato. Patrizia non vuole la Ventura, e forse neppure Mike. «Sogno Gerry Scotti, prima ancora di Pierino Chiambretti, Christian De Sica o Fabio Fazio…» aveva ammesso di sfuggita, fiutando l’odore di malaffare palesarsi a Salsomaggiore. E subito si sono attivati i rivali della Rai: dicono che Mediaset ci avrebbe fatto più di un pensierino. Perchè non traslocare, per un anno, la kermesse su Canale 5, con l’idea di piazzare alla conduzione proprio il buon Gerry, ed evitando ennesime liberatorie – già usate per spedire a febbraio Michelle Hunziker a Sanremo -? Però forse era una semplice boutade, anche perchè quelli di Cologno Monzese alla Mirigliani avrebbero rifilato comunque Mike Bongiorno, per un’innovativa conduzione in tandem, che si smarcasse con brio dalle noiose ed ingessate conduzioni del passato. Nessuno a Mediaset aveva smentito queste insinuazioni, anche perchè davvero si poteva prevedere uno strappo non facilmente ricucibile tra il clan Mirigliani e la Rai per l’affaire Ventura. L’emergenza poi però è sembrata rientrare, e ora un unico nome capeggia nella scrivania di chi conta. «Sempre che sia di gradimento alla signora Mirigliani» scherza ma poi non troppo Fabrizio Del Noce da Cannes. E il nome è quello di Mike Bongiorno.

Che è anche il solo possibile. A parte ovviamente l’uscente Carlo Conti, che ha detto basta con Miss Italia, dopo averne condotto una decina di edizioni. E a parte quelle oggettivamente indisponibili, come Milly Carlucci ed Antonella Clerici, due volti affabili e tranquilli che tanto piacciono alle massaie e poco alle donne manager, supportate con grinta invece da miss Ventura. Ma a Salsomaggiore prediligono comunque la tradizione, e sulla piazza rimaneva solo Mike. Meglio di niente, avranno detto dalla regia. Prima di abbandonarsi all’elogio istituzionale, emanato ad arte per sfuggire all’ennesimo estenuante stallo. «Uno come Mike non si può discutere – ha dichiarato apparentemente soddisfatta la Mirigliani – non si può non dire di sì ad una soluzione del genere, sempre che la Rai la renda ufficiale e la concetrizzi e ci faccia sempre sapere qualcosa in merito». La Rai per ora rimane coraggiosamente nel vago, mentre il tempo stringe e le occasioni per bisticciare scarseggiano. E a Mediaset iniziano a scocciarsi di firmare liberatorie, perchè oltre a Mike dall’altra parte della barricata prediligerebbero anche la frizzante nonchè ex-miss Cristina Chiabotto, magari solo per la serata finale. A Cologno Monzese gli sgarbi non sono invece prediletti e probabilmente finirà con le liberatorie tranquillamente firmate. Anche perchè in casa del Biscione c’è lo stesso Mike che inizia a fremere di malcontento, specialmente da quando, invitato alla presentazione dei palinsesti autunnali dell’azienda, aveva notato che per lui non c’era spazio. Non aveva parlato di tradimento, ma i toni erano quelli lucidi di amarezza e delusione. Notato l’inaspettato inghippo, non s’è certo vergognato di palesare sotterfugi. "Mi hanno chiamato i dirigenti di Mediaset per dirmi che li hanno contattati quelli della Rai per chiedermi di fare Miss Italia. E gli hanno risposto: “volentieri”, come se non vedessero l’ora di sbolognarmi…», Mike starnazza rivendicando da una parte lo spazio che meriterebbe dopo anni di strenue militanza, e dall’altra espone con soddisfazione le lusinghe di mamma Rai. Anche se c’è ancora di mezzo qualcosa da discutere. «Lo farò – conferma Mike – solo se lo cambieranno. Ci vuole una formula più giovane, frizzante. Bastano tre serate soltanto, non cinque dove si ripetono le stesse cose e si rifanno vedere in continuazione le stesse ragazze. Se ottengo di ridurre almeno a quattro serate, accetto». Le serate confermate sono in effetti quattro, ma di trattative, perlomeno ufficialmente, non ce n’è traccia. E lui ribadisce che nulla è scontato: «Io non ho ancora detto se lo farò, quando me l’hanno proposto l’ultima volta, otto anni fa, avevo detto mai più. Posso pensare eventualmente di farla se verrà totalmente ristrutturata e rifatta». Ed i segnali sono tutt’altro che negativi: «Miss Italia è uno spettacolo molto valido. È un onore poterla fare, ma io non ho ancora deciso, bisogna vedere con chi farla, io vorrei accanto una bella ragazza». Magari la Chiabotto? Nel frattempo sa che la «Mirigliani mi vuole molto bene, ora sto aspettando una proposta scritta», e anche da parte di Mediaset sono attesi annunci. Si tratta pur sempre di fare un favore agli avversari di sempre, e il prestito di artisti per rafforzare, seppur temporaneamente, i diretti concorrenti, non può essere non scrutato con inelegante sospetto.

Pare però ormai scontato che sarà proprio Mike Bongiorno a sostituire Simona Ventura. O, a piacimento, tutti i conduttori indisponibili o scartati (per evidenza di fatti) a priori. Tra i secondi ci sono Massimo Giletti e e l’ex della manifestazione Fabrizio Frizzi. Giletti, che nel frattempo ha condotto Miss Italia Nel Mondo, si lascia sfuggire una battuta, che poi rifletterebbe con puntualità la realtà: «Se Vianello ha condotto Sanremo a 76 anni, io ne ho 45 e spero di poter condurre Miss Italia prima dei 50, non vorrei essere troppo vecchio». L’importante è che non ci sia una donna di mezzo, «credo che in mezzo a cento ragazze ci voglia un uomo». La Ventura ringrazia. Fabrizio Frizzi invece, che la kermesse l’ha condotta per 15 anni, prima di essere biecamente silurato dal direttore di Raiuno Del Noce, se il telefono squillasse di nuovo ci farebbe un pensierino: «Se un giorno si creasse la possibilità di un mio rientro, sarebbe stimolante, ma per dire sì non posso rischiare, dovrei essere certo di garantire un’edizione bella». Il che suona un po’ come monito per chi si troverà ad armeggiare la manifestazione quest’anno, «un evento troppo prestigioso che ha bisogno di una preparazione scrupolosa e tale da assicurare una conduzione all’insegna della freschezza e che sappia coinvolgere. La fretta sarebbe deleteria». E dire che ancora non è deciso neppure il nome del conduttore, anche se ormai tutti concordano con la candidatura di Mike Bongiorno, «uno dei padri della tv, una colonna» lo elogia Fabrizio, per il quale basterebbe il pesante curriculum come efficiente garanzia. Al coro felice si uniscono pure altri benpensanti, entusiasti della possibile scelta di Mike, «una grande idea per sparigliare le carte» constata Maria Venturi, scrittrice e critica televisiva, convinta che oggi il concorso «necessiti di una sferzata e Mike, che conosce la tv come nessun altro, è la persona migliore per riuscirci». E il bello è che, rispetto all’accusa storica di essere poco empatico, «ora è cambiato, come se l’età gli consentisse di prendersi meno sul serio: si infila una parrucca ed esce per strada a girare spot con Fiorello». Già, Fiorello. In molti in Rai lo bramano all’inverosimile, e lui reinventa proprio il signor Mike, un arzillo ottantaduenne che sembra aver smarrito allora l’empasse istituzionale che lo contraddistingueva. E se si mostrasse trasgressivo (per scelta o per costituzione) come la scartata SuperSimo? Fotografate immediatamente l’espressione di Patrizia Mirigliani alla prima – immancabile – gaffe: forse ci sarà poco da ridere.

FRIZZI BATTE MAMMUCARI: DOPO UN MESE DI SFIDA, DOMINANO I 'SOLITI IGNOTI'

Probabilmente Antonio Ricci se ne sarà fatta una ragione. Nessuno in giro lo ha visto imbizzarrito, e di motivi per mangiarsi la tappezzeria ce ne sarebbero a iosa. La sua gallina dalle uova d’oro, Cultura Moderna, le prende regolarmente dalla concorrenza, che non è quella assatanata di Affari Tuoi, a metà tra destino e tarocco, puntualmente da smascherare per screditare – a ragione o meno – il nemico di turno, ma è quella decisamente più bonacciona di Fabrizio Frizzi, che presenta senza troppi clamori Soliti Ignoti. Giochetto di una semplicità inaudita, fatto di carte difficili da manovrare di soppiatto, sulle quali Ricci sa di non potersi rivalere. Giochetto semplice come Cultura Moderna, sembrerebbe, e invece il quiz di Teo Mammucari, padrone incontrastato dell’estate scorsa, s’è rifatto il look e ora paga incredibilmente pegno. I maligni ovviamente si immaginano già Ricci a visionare tonnellate di videocassette per pescare il marcio nel concorrente. Sicuramente il padrone di Striscia non sarà raggiante di gioia. Anche perchè non si tratta più dell’effetto sorpresa, che perlomeno nella prima settimana poteva alterare i veri valori di campo. Dopo un mese esatto di programmazione, il gioco di Frizzi ha sorprendentemente preso il largo, mentre la banda capitanata da Mammucari non ha mai dato segnali di ripresa, anzi insistendo con quelle modifiche inutili che potrebbero aver fatto perdere appeal al programma. Nessuno è intervenuto nel modificare qualcosina, forse si sperava in un calo fisiologico dell’avversario. E invece Cultura Moderna sta per affondare e per giunta chi la dovrebbe salvare latita. Frizzi ringrazia, e intanto se la gode.

Ovviamente sono i numeri che ci consentono, pur con la naturale freddezza del caso, paragoni millimetrici: con i numeri non si discute, parlano chiaro. L’esordio di Frizzi è stato scoppiettante, anche se la prima settimana si è consumata su una sostanziale parità tra i due avversari diretti dell’access prime-time. Cultura Moderna non ha ripetuto i grandi numeri di un anno fa, Soliti Ignoti ha invece mostrato di saper tenere duro con caparbietà, riuscendo a spuntarla complessivamente. Il vantaggio in share è risicatissimo, e anche il numero di telespettatori totali non registra coraggiose differenze. Ma la seconda settimana inizia immediatamente con il botto per Frizzi, che tocca il 28,02% di share, lasciando nettamente al palo Cultura Moderna, ferma al 21.98%. E’ il preludio di una settimana che si preannuncia vincente. Se il gioco di Mammucari paradossalmente riesce anche ad incrementare lo share dello 0.13%, quello di Frizzi piazza un sorpasso ancor più grintoso, guadagnando l’1.68% (raggiunge una media del 26.86%). A livello di numero di telespettatori, il divario è ancor più palese. Ma Ricci non corre ai ripari, Cultura Moderna continua a proferire noia, precludendosi in partenza l’auspicato recupero. Che non arriverà mai. Nella terza settimana di programmazione, Soliti Ignoti realizza la migliore performance, toccando una media del 28.03% di share (la puntata più vista in assoluto è quella di sabato 30 giugno, con il 30,78%) e lasciando a Cultura Moderna le briciole, in numero ancor minore rispetto a sette giorni prima (calo dello 0,84%). E’ il segno inequivocabile della disfatta della ciurma di Antonio Ricci, che stranamente non decide di correre ai ripari, affidandosi magari ad una chisura di programma ritardata per far salire lo share. Che complessivamente scende, fino a toccare il punto più basso nella quarta settimana (22.88%, -0.65%) e segnando il record negativo nella puntata di venerdì 6 luglio (21.18%, mentre Frizzi tocca il 28,24%). L’ultima settimana di riferimento ha visto anche lo spostamento su Rete 4 in access prime-time della soap-opera Tempesta D’Amore, che ha abbandonato, per la delusione degli appassionati, il pomeriggio di Canale 5, dove raggiungeva risultati eccezionali. Appoggiato sulla terza rete Mediaset, raggiunge la media di rete, ma lo spostamento non ha giovato affatto alle prestazioni di Cultura Moderna, non ha catturato il pubblico più anziano, anzi ha paradossalmente allontanato il pubblico femminile. Per Ricci, insomma, si tratta, da tutti i punti di vista, di una debacle colossale, che rafforza la genuinità di Soliti Ignoti e di un conduttore non urlatore come Fabrizio Frizzi, che si è autorispolverato puntando su un prodotto fresco ed evidentemente efficace. Antonio Ricci invece è partito da vincitore uscente, ma per riconfermarsi campione ha provato a modificare qualcosa, ha raddoppiato la presenza femminile – e dire delle tonnellate di copertine spruzzate di Lydie Pages, che affianca Juliana Moreira, volte a testimoniare un successo straripante -, ha stravolto il meccanismo delle nomination, ha aggiunto attese snervanti: il pubblico evidentemente non l’ha digerito più come prima. Ecco il confronto:

CONFRONTO AUDITEL

 

SOLITI IGNOTI

CULTURA MODERNA

1a SETTIMANA

5.342.000 (25.18%)

5.266.000 (24.24%)

2a SETTIMANA

5.217.000 (26.86%)

4.770.000 (24.37%)

3a SETTIMANA

5.189.000 (28.03%)

4.419.000 (23.53%)

4a SETTIMANA

5.200.000 (27.31%)

4.393.000 (22.88%)

MEDIA FINALE

5.237.000 (26.85%)

4.712.000 (23.75%)

I dati Auditel non sono ovviamente assoluti: una maggiore precisione si riscontrerebbe confrontando le sovrapposizioni esatte dei due programmi. Anche se forse non cambierebbe il risultato. Che invece Ricci saprebbe interpretare alla perfezione: a sostenere Frizzi c’è il solito, stantio, pubblico tradizionale. Se tentasse questo tipo di arringa, non fallirebbe affatto su tutta la linea. Che Raiuno sia la patria di una platea meno giovanile è ben assodato, e anche la composizione del pubblico che segue Soliti Ignoti si piega senza problema a questa supposizione, fornendo i riscontri attesi: il game di Frizzi tocca il 35,60% di share tra gli ultra 65enni, e il 29% tra i 55-64enni. Non propriamente pubblico attivissimo, quello cosiddetto pubblicitario, che tanto fa gola e testo dalle parti di Cologno Monzese. E infatti si parla di un misero 17% di adolescenti a seguire la caccia all’identità nascosta. Mediaset continua a rallegrarsi, nonostante la sconfitta in valori assoluti, perchè colpisce il target di riferimento, i 15-64enni, fascia nella quale riscontra valori migliori, anche se non più di tanto. Se Frizzi può contare sulla sicurezza senile, Teo Mammucari invece si vede sfilare anche i giovani. Con ora la preoccupazione che si sta navigando attorno al 23% di share, l’obiettivo minimo che soddisfa i pubblicitari. Se non si interverrà su Cultura Moderna, pare proprio che tutta la flotta sia destinata repentinamente ad affondare. Per la felicità di Fabrizio Frizzi. Che davamo per coraggioso spacciato e che invece, da buon intenditore, ha ricostruito con silenzioso entusiasmo il suo gradito ritorno.