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GIGI SABANI BOCCIA CATERINA BALIVO. COM'E' BELLO SPARARE SENTENZE DA DISOCCUPATO ECCELLENTE

Non è questione di mera antipatia quella che attanaglia il sottoscritto alla visione di Caterina Balivo. Lo show che conduce con Biagio Izzo ogni martedì sera su RaiUno, Stasera Mi Butto, non è di una fattura encomiabile, anzi perfettamente tagliato sul tradizionale sbadiglio estivo di chi ha incidentato malamente qualche ora prima l’automobile e così non può scappare da casa. E’ il programma della consacrazione per Caterina, che non ha affatto perso tempo e staffe per cucirsi addosso la stoffa che si sente di meritarsi, scavalcando senza troppi onori la divenuta spalla Biagio Izzo, comico che anche solo per un’esperienza che sulla bilancia varrebbe qualcosina di più di servizi matrimoniali lanciati da una poltrona. La spalla designata, Massimiliano Ossini, se l’è svignata appena ha potuto, ma c’è anche chi a viso aperto la affronta, scrutando il tentativo della novella conduttrice di ritagliarsi il proprio spazio illuminato su Raiuno. C’è infatti un certo Gigi Sabani che dalle colonne del settimanale Di Tutto non sfodera alcuna remora nei confronti della showgirl, che guida una delle trasmissioni di punta dell’estate della prima rete Rai.  Una trasmissione, ammette Sabani, «lontana da quello che era la mia, che era solo dedicata agli imitatori. In questa edizione ci sono personaggi imbarazzanti. Non credo sia un grande successo». I numeri Auditel non sembrano in effetti tradirlo, visto che dall’esordio al terzo appuntamento (il quarto andrà in onda proprio stasera), Stasera Mi Butto ha perso quasi tre punti percentuali di share, passando dal 22,03% al 19,77%, mentre al diretto avversario, la replica (!) delle prime due stagioni di R.I.S. – Delitti Imperfetti proprio la settimana scorsa è riuscito il sorpasso, obiettivo che in verità pareva nettamente alla portata della fiction di successo di Canale 5. Ergo, a vedere le cifre, di motivi per esultare ce ne sarebbero poi, nonostante nel periodo estivo le menate vengano meno, i grattacapi scompaiono perchè non ci sono più pubblicitari davanti ai quali abbassare la testa, nè garanzie da difendere o conquistare. Però vedere uno show battuto da una fiction in replica la dice alquanto lunga sulla presa del pubblico del duo Balivo-Izzo.

E’ soprattutto la mora e napoletana Caterina ad attirare le critiche di Sabani, che senza mezzi termini emana una sonante bocciatura: «Caterina è bella e brava, ma ha un modo di fare la conduttrice non adatto a questo programma. La Rai dovrebbe utilizzarla per fare trasmissioni soft come Festa Italiana, non varietà». Proprio le trasmissioni dalle quali la Balivo partiva per spiccare un volenteroso salto in avanti. Ma è anche vero che è pressochè inutile fare confronti con assodati mostri sacri come Massimo Lopez o Pippo Franco, additati da Sabani come conduttori ideali per questa manifestazione. «Datela in mano a chi ci capisce di comicità» esorta Gigi, che non dimentica di ricordare che «questo programma è mio!», anche se l’aveva soltanto condotto qualche anno fa, prima di essere riposto in freezer. Il programma e lui. Perchè, diciamocela tutta, Gigi Sabani, dall’alto di una poco invidiabile assenza dal piccolo schermo, sta lanciando sentenze da eccellente disoccupato, lui che sarebbe l’ideale per RaiUno, «amato dalle famiglie, dalle vecchiette, e non dai teenager a vita bassa e che si fumano gli spinelli» – alè, un maestoso collage di banalità. Ad ogni modo, ce ne sono anche di disoccupati illustri che si stanno svenando per combinare qualcosa di nuovo da proporre a questa tv che delle novità ha il terrore più assoluto. E invece Sabani non si pone neppure il problema, anzi si loda pure affermando di godere ancora «di una tale popolarità che potrei anche non fare più la televisione». E, per la verità, non manca proprio a nessuno. Lui dice di non volersene stare proprio con le mani in mano: «Mi piacerebbe fare tv, ma non vado a cercarla. Ho progetti, ma chi ti ascolta? Bisogna aspettare che la ruota giri». Oppure che ci si metta d’impegno per girarla. Magari dando un improvviso scossone a quell’identità ormai colabrodo da imitatore perenne che lo ha progressivamente affossato. Poi però scopri che Gigi sta lavorando all’imitazione di Fabrizio Corona e Henry John Woodcock, e allora pensi che tutto sommato, quella là, Caterina Balivo, seppure acconciata come una Barbie appena uscita da ostetricia e col tacco avvelenato, non sia poi così malvagia.

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MONICA LEOFREDDI SBUFFA IN SILENZIO: SFUMATA L''ISOLA', NESSUN SUSSULTO IN ARRIVO SU RAIDUE

Fa un po’ specie che anche una professionista silenziosa e a modo come lei sia dovuta ricorrere alla carta stampata per manifestare apertamente i primi segnali di disagio. Monica Leoffredi si affida al quotidiano Libero per continuare con coraggio la sassaiola contro mamma Rai, che aveva già visto partecipanti illustri come la simil-inviperita Raffaella Carrà, scagliarsi contro la tv di Stato. Tempi duri per l’azienda di Viale Mazzini, tremendamente lacerata da paralisi dirigenziali e creative che portano artisti e conduttori ad una sorta di ribellione mediatica per testimoniare le molte cose che non vanno. C’è chi tira in ballo disquisizioni economiche, lotte all’ultimo centesimo in busta paga o chi invece percepisce regolarmente lo stipendio ma viene sottoutilizzato o messo in bella mostra in soffitta. La Leofreddi ha rinnovato il proprio contratto con RaiDue per un altro anno, e ovviamente ia conferma in Rai non ha fatto notizia. Nel suo curriculum mancano quei programmi importanti, i cosiddetti sbanca-Auditel, quelle trasmissioni che rimangono impresse negli annali e che ti consegnano alla consacrazione definitiva o contribuiscono a scavarti un’ampia fossa in cui progressivamente scomparire. 

Finora Monica ha maneggiato con parsimonia il talk-show L’Italia Sul Due, un concentrato soffuso di frivolezze in tandem con Milo Infante, che ha retto benissimo nella pennichella pomeridiana della seconda rete, poi è riuscita, questa volta con Gabriele Cirilli, ad illuminare il periodo estivo con lo show Se Sbagli Ti Mollo, anche questo un concentrato di frivolezze tra innamorati che raccolse i giusti plausi e numeri favorevoli. E’ mancato l’acuto, anche perchè nessuno si è preoccuparto di fornirne le condizioni. E proprio quando sembrava che qualcosa si stesse smuovendo, arriva la stonatura, quel mezzo reality-talk Donne, che ha incenerito il prime time di RaiDue e ne ha rabbuiato il pomeriggio. Non le è valso fortunatamente la carriera, ma forse c’è anche questa caduta non certo inattesa alla base dell’addio forzato all’Isola Dei Famosi. Dopo il diniego perentorio della padrona del reality attualmente più seguito, Simona Ventura, la Leofreddi sembrava l’unica capace di raccoglierne l’eredità. Ma la candidatura non convinse fino in fondo nessuno, neppure i giornalisti che pure scrivevano bene di lei. «C’era questa idea, partita dal direttore – annuisce Monica – ma era tutto da vedere. Non avevo neppure mai parlato con Giorgio Gori, il produttore, e Marano mi aveva chiesto di non smentire». Ma il toto-conduttrice – in ballo c’era anche Roberta Lanfranchi – è svanito il tempo di un panino. Gori ha convinto la Mona a scendere dal piedistallo fatato di RaiUno, dove aveva riportato le ferite peggiori, per risalire in quello casereccio di RaiDue, e soprattutto al timone di quell’Isola che può essere soltanto sua. Fortunatamente le menti l’hanno capito in tempo. E non perchè Monica non sarebbe capace di cimentarsi con le vere luci della ribalta, ma forse non sarebbe riuscita a sfoderare tutta quella spregiudicatezza richiesta per rendere sferzante un insulso concentrato di ex celebri inviperiti per dover stare a stecchetto in mezzo al nulla. Troppo trash sfolgorante, lontano dallo stile Leofreddi, più pacato e misurato, ma non di certo meno effervescente. Ma l’Isola sarebbe pur sempre stata l’occasione della vita, la possibilità poi di poter aspirare finalmente all’alto che meriterebbe.

Sfuggitale di mano, è ripiombata nella meno edificante routine. Un piccolo passettino in avanti c’è stato, magari meno entusiasmante: quello di affiancare Giancarlo Magalli a Piazza Grande. E’ pur vero che si deve campare, «in questo periodo di scarse offerte di lavoro non si butta via niente...» scherza ma poi mica tanto Monica, che dovrebbe aver capito che dalle parti di Viale Mazzini la stima si misura malamente col contagocce. Un indizio gli immancabili intoppi per rinnovare il contratto, che «per me sono la norma». E giù frecciate vorticose. «Credo di essere il personaggio che guadagna meno in Rai. Purtroppo non ho le spalle coperte per poter fare quello che vorrei». A questo proposito pare aver repentinamente rimediato rivolgendosi al manager – degli scontenti – Lucio PrestaTra noi c’è sempre stata stima a distanza, parlandoci mi sono trovata bene» conferma Monica). Ma gli ostracismi non finiscono certo qui. «Durante le trattative mi hanno quasi detto: "è già tanto che non ti diamo meno» afferma senza dimostrarsi troppo sconsolata, ma piuttosto realista: «Non mi lamento, ma in 22 anni di Rai non ho avuto gratifiche». E neppure uno stipendio da re, visto che si parla di 300mila euro che, fatti gli opportuni paragoni, sono poca cosa rispetto ai milioni incamerati con meno fatica da Re Mida Bonolis. E’ brutto dire che guadagni una miseria, ma se lo dice anche BaudoNon dirlo in giro, nessuno ci crederebbe» l’ha ironicamente ammonita) allora l’affare si fa straordinariamente cupo. Anche perchè di motivi per giustificare questa manciata di soldini non ce ne sarebbero, anzi. «Per anni, a L’Italia Sul Due abbiamo fatto numeri pazzeschi e portato tanta pubblicità» constata la Leofreddi, che è ben coscia del fatto che «i soldi veri si fanno con le prime serate o con Sanremo». Con una gratificazione super, insomma.

Dopo l’unica possibile, l’avventura all’Isola da conduttrice, non se ne vedono in giro nell’immediato. A parte piombare a Piazza Grande, nubi avvolgono il destino di Se Sbagli Ti Molloquest’anno Marano ha deciso di non ripetere, magari in autunno…») ed eventuali sbarchi in prime time («Chissà, la coppia LeofreddiMagalli, con cui avevo già lavorato ai tempi dei Cervelloni potrebbe essere promossa in prima serata…»), tanto che l’impressione lampante che emanano queste dichiarazioni è la supposta mancanza di verve con cui Monica affronterà il nuovo anno di contratto. D’altronde però, e qua l’ipocrisia non attecchisce, meglio privilegiare la sicurezza piuttosto che puntare sull’indefinito. Perchè tale era la possibilità di cambiare aria, e lo si sa, cambiare aria alla cieca equivale ad autodistruggersi. Anche se il gioco potrebbe valere la candela, visto che i soldi si fanno anche «passando da Rai a Mediaset e da Mediaset alla Rai…» – ognuno raccolga la provocazione che si sente. E comunque non nega che quelli di Cologno Monzese si siano fatto sentire. «Ci siamo parlati – conferma Monica – mi hanno fatto una proposta, ma su Milano. Avrei avuto vantaggi economici, ma volevo tornare a Roma». Nessun reality o Verissimo in ballo, precisa poi, ma «se ne sta ancora parlando» e così lascia aperte porte inaspettate e soglie che fanno gola, aspettando soltanto di essere oltrepassate. Chissà se a farle cambiare idea, dandole la grinta che le servirebbe, potrebbe aiutarla la scarsa attestazione di stima di Simona Ventura, che a distanza la bocciò senza troppa enfasi quando il nome della Leofreddi circolò tra le possibili sostituzioni. «Non credo sia molto adatta per l’Isola», sentenziò la bionda conduttrice, ora tornata sui suoi passi proprio per evitare l’abbandono ad un fallimento completo. E Monica non lesina stoccate al riguardo: «Simona predica la solidarietà femminile e poi…». Però, a parte le scaramucce, rimane il fatto che l’Isola sfuma, che su RaiDue le possibilità di costruirsi la consacrazione sono assai limitate, che mancano le occasioni importanti per definire l’exploit che le manca. E così si va avanti di espedienti, in attesa di cogliere il colpo della vita. Intanto le toccano tre appuntamenti da condurre, proprio con Gabriele Cirilli, ovvero Notte Mediterranea, ennesima serata spettacolo fatta di musica e comicità. Serate che sembrano d’allenamento per mete migliori, e Monica di questi allenamenti non ne ha più bisogno.

SIMONA VENTURA CELEBRA LA SUA RINASCITA. CON UN BEL DIETROFRONT AL SAPORE DI SMACCO

E’ rinata, Simona Ventura. Come l’araba fenice, «risorgo dalle ceneri», annuncia con la recuperata verve, tornata a farle brillare gli occhi e a ristabilirla dopo una violenta carriolata di fango raccolto per strada. La resurrezione, tutt’altro che scontata – anche se prevedibile per essere stata indotta – avviene sulle pagine di Vanity Fair. A cui Simona si rivolge di nuovo per legittimare il suo ritorno in quinta marcia, dopo aver viaggiato controvoglia con la retromarcia. Tempo fa al settimanale si era frettolosamente esposta come nuova icona di RaiUno, ormai lanciatissima nel conquistare quel pubblico tradizionale più incline a consacrare personaggi televisivi. Invece l’agognata promozione nella prima rete ha partorito una celeberrima delusione, che ha i contorni bruciacchiati di Colpo Di Genio e delle intemperanze frenetiche e poco sdolcinate con quelli di Miss Italia, anche se si dovrebbe leggere Patrizia Mirigliani, insomma la querelle per assicurarsi un posto a Salsomaggiore, prima di essere sbattuta fuori con le più rozze maniere.

La patroncina della kermesse non aveva certamente gradito il flop di Colpo Di Genio, che in effetti è catalogabile con successo come esperimento più malriuscito della sfolgorante carriera della conduttrice. "Il programma non è riuscito – ammette Simona – mancavano le idee. E io in particolare ho sbagliato a pensare che, per andare su RaiUno, dovevo cambiare me stessa". Bastava cambiare rete. E infatti in autunno rieccola su RaiDue, rieccola al comando dei programmi che è ben conscia di saper condurre come nessun’altro, programmi che le sono cuciti addosso. Prima Quelli Che Il Calcio…, poi L’Isola Dei Famosi, che è di una taglia troppo impegnativa per essere indossata senza gemiti da Monica Leofreddi, la candidata che sembrava più probabile per sostituire la Ventura, che invece prediligerebbe ben altre cuciture. Fallimento? Recupero di coscienza? Simona dice di essersi trasformata in una conduttrice tradizionale, in una «presentatrice classica»: un mutamento sconveniente, dai risultati pessimi. E invece era sempre lei, Supersimo, solo che, molto più semplicemente, si trovava alla guida di un programma altrettanto pessimo, dalle capacità di improvvisazione inesistenti e di per sè poco coinvolgente. Con l’aggravante che il pubblico non era certo quello simil-carampano della seconda rete, che davanti alla tv ci stanno anche zia Assunta e nonna Rosa e bisogna tentare di convincerle che non si campa soltanto di Toto Cutugno o Raffaella Carrà. Simona s’è riproposta tale e quale, con quel suo fare sferzante e scintillante che non può logicamente far presa su un manicotto insaziabile di anzianotti. Più che Simona, mancava il programma, quello sì era assente. Sarà per la prossima, allora. «Tornerò su Raiuno – confessa senza demoralizzarsi – ma con un programma nuovo, cucito addosso a me: lo stiamo preparando col direttore Fabrizio Del Noce».

Il capo di RaiUno e quello di RaiDue, Antonio Marano, non a caso sono state le due persone che l’hanno supportata, hanno evitato che si piegasse ai piagnistei vuoti come case abbandonate, «non mi hanno fatto mai mancare la fiducia, anzi mi hanno rinnovato il contratto per due anni». Se Del Noce ha investito su di lei con tutta l’insistenza di un corteggiamento agognato, Marano non ha mai smesso di farle la corte, anche quando Simona annunciava il trasferimento su RaiUno, e per l’occasione ha goduto dell’apporto di Giorgio Gori. Fu lui, infatti, a pressarle l’animo per ristabilirla nel suo ambiente naturale, l’unico che la metta in condizione di esplodere. «L’Isola è casa tua», le ripeteva, mentre «telefonava di continuo, non si è mai arreso, neanche davanti a un mio secco rifiuto». Il patron di Magnolia l’aveva intuito, che Simona si sarebbe spontaneamente consegnata al macero accettando la buia avventura nella prima rete, e voleva assolutamente sottrarla da un fallimento i cui sentori erano ben identificabili da un naso sopraffino. E ora che la debacle si è consumata con conseguenze più o meno deprecabili («Ho pensato seriamente, per la prima volta in vita mia, di mollare la tv, sono sempre stata molto combattiva, ma stavo troppo male» giura Simona), non rimane che progettare la rinascita, e renderla effettiva. L’Isola promette la sua completa e indolore reintegrazione, anche se profuma alacremente di furtivo passo indietro, e la Mirigliani junior l’aveva ben capito, che Simona a Miss Italia non si sarebbe rivelato un buon affare. Non è adatta per Raiuno, ripeteva con quel fare rintronato di una che improvvisamente confessava di aver preso un abbaglio, ma senza minimamente badare ai modi utilizzati per spettacolarizzare il suo disagio. «Per quattro anni la Mirigliani mi ha inseguito, per farmi condurre la manifestazione. Per anni ci siamo scambiate messaggi, regali di Natale, anche con suo padre», Simona non se lo spiega. Fa pendant con l’instintiva querela mossa repentinamente contro Patrizia, che «mi ha scaricato nel momento in cui ero più debole, è stato un gesto poco corretto nei miei confronti. Prima che come professionista, come donna». La Mirigliani è una testa calduccia: tuttora aspira ad un conduttore tradizionale, anche se la Ventura le piaceva eccome, per quel modo estroverso di sparigliare carte e ragnatele, però una volta gettato l’occhio sul dato Auditel di Colpo Di Genio, non s’è più ripresa. Quel 15% di share non l’ha certo rallegrata. E non che Simona abbia riso di gusto. "Però Funari ha fatto anche peggio, il 12% – dice come per scusarsi, ma in realtà non c’è traccia di recriminazioni – e dire che il suo programma era più bello del nostro: almeno c’erano le idee».

Schietta, sincera, la Ventura. Una professionista vera. Che come tutte improvvisamente si ingarbuglia e di sfuggita architetta una soluzione per ricomporsi più velocemente possibile, ma qualche pezzo sfugge e bisogna ritornare indietro per recuperarlo, pena lo sfascio totale. Con quell’umiltà che fatica ancora a scrollarsi di dosso l’invidia, Simona s’è ristabilita su RaiDue. Ma puntando sull’usato sicuro. S’è scottata troppo, e soprattutto senza vedere la fiammella, quando ha appoggiato bruscamente il dito su Raiuno. Lei non lo ammette, è rimasta la stessa dei fasti isolani, ma al pubblico di Raiuno non è piaciuta. Oppure non è piaciuto il programma. Però anche Le Tre Scimmiette non fecero certo furore, ma anche in quel caso il programma era una schifezza ingarbugliata che non poteva aiutarla a costruire il suo exploit. D’altronde il salto su Raiuno era troppo ghiotto per non essere spiccato, e Simona s’è gettata senza fare i conti con una serie sterminata di variabili. Rimane però saldo il dilemma: sarà Simona o sarà ciò che fa a non attirare il pubblico della prima rete Rai? Il passo indietro non aiuta certo a darsi risposte, la Ventura starà per un’altra stagione a crogiolarsi beata tra le sue certezze, senza però domandarsi se si tratti di spudorata sfortuna, coincidenze malevoli o disaffezione cronica. Se vorrà ripresentarsi al portone di Raiuno, farebbe molto meglio a premunirsi di previsioni azzeccate: digerirebbe l’ennesimo ed umiliante dietrofront, una come lei, adatta al meglio e al massimo?

RIEMERGE RAFFAELLA CARRA' DALL'OBLIO TV. E NE HA ANCORA PER DEL NOCE

E’ passato (colpevolmente?) quasi inosservato l’ennesimo sfogo di Raffaella Carrà. Dire ennesimo è forse eccessivo, visto che la conduttrice più popolare del Belpaese non è propriamente il tipo che passa il tempo a starnazzare con la gola infuocata dall’odio. Però la Raffa è tornata a farsi sentire, ad urlare il proprio disappunto di fronte ad una Rai sempre più claudicante, e soprattutto con la voglia – ed è su questo punto che insiste – di ottenere le famigerate spiegazioni che non ha ancora avuto, quando il direttore di Raiuno Del Noce dichiarò il decesso anticipato di Amore, benevolo show del sabato sera che Raffaella condusse proprio un anno fa, a ridosso del periodo estivo. Da quel momento, è scomparsa di nuovo dalla tv, s’è rifugiata di nuovo in Spagna – dove ha condotto in primavera «una specie di concorso per le promesse della canzone molto divertente, il tiolo tradotto è Pioggia Di Stelle», concedendosi soltanto il lusso di apparire nel videoclip di Raffaella E’ Mia, l’inno che Tiziano Ferro le ha dedicato. Adulazioni a parte, nell’intervista consentita al settimanale Diva & Donna di sassolini ne tira fuori parecchi. Ma gira e rigira sono esattamente gli stessi sassi, quelli già scaraventati tempestivamente in un’intervista a TGCOM. Una domanda comune, ancora irrisolta: perchè hanno chiuso in anticipo Amore?

La domanda, soprattutto per via delle recenti scommesse fallite a Viale Mazzini, assume ora i contorni più vivaci di un forzato tradimento. L’analogia con il flop di Gianfranco Funari è scoppiettante: «Scrivevano che non aveva troppa fortuna, mi pare. La rete, però, aveva deciso di continuare ugualmente come stabilito, per via del valore sociale di quelle serate. Ma allora il mio Amore? Il mio programma sulle adozioni a distanza? Nonostante toccasse una media del 20% di share, e affrontasse temi e situazioni delicatissimi legati all’infanzia, all’umanità più sofferente, fu accorciato di due puntate». E di nuovo la legittima stilettata. «Ancora oggi attendo una spiegazione che non ho mai avuto». Non s’è certo arresa, la Raffa. Non è una di quelle che se le lega al dito, ma ci tiene ad uscire indenne da guai, specialmente quando si accorge che ci sono mani non sue a maneggiare gli inconvenienti. Nessuno le ha mai dato ancora spiegazioni dell’intervento di cesoie ai piani alti di Viale Mazzini, ma rintracciare i motivi di un limpido fallimento, che le sontuose buone intenzioni dichiarate non sono riuscite ad evitare, non è impresa da centauri scatenati. Era necessario imbastire uno show sulle adozioni? Perchè gli ospiti di rilievo si sono improvvisamente defilati? Perchè anche uno così solidale come Lucio Dalla si sia voluto forzatamente tenere fuori dalle missioni a forma di cuore? Perchè il pubblico ha preferito dilettarsi seguendo La Corrida – anche nella serata emotivamente più difficile – piuttosto che partecipare emotivamente alle esperienze di chi quei bambini aveva voluto prendersi cura? La Carrà aveva già accarezzato la lista dei palpabili capi d’accusa, tra recriminazioni ma anche meriti autoriconosciuti, e in fondo al foglio aveva aggiunto anche lo scarso appeal tra bambini e Del Noce. Il direttore di Raiuno non ama i bambini, si diceva, mal li digerisce. Forse le sta indigesta anche Raffaella. Un’insostenibilità reciproca che la biondissima non riesce ancora a dipanare. «Siccome non è successo niente, né scontri, nè dissapori – ipotizza – forse il motivo vero consiste nel non essere nella sua scuderia. Non crede nel mio lavoro, in quel che posso ancora dare alla rete». Lei che è «incapace di lavorare senza la partecipazione diretta del mio editore, altrimenti ne soffro» non ne ha fatto certo mistero, di essersi trovata praticamente sola, esonerata inspiegabilmente da quelle attestazioni di stima che dovrebbero essere una routine. Ma Amore seguiva Sogni, lo show sempre in prima serata che Raffaella condusse con un buon successo nel 2004. Un format successivamente e frettolosamente scippatole dalla Endemol, che l’ha trasformato ne Il Treno Dei Desideri ed adagiato nelle mani candide di Antonella Clerici. Raffaella è rimasta basita: «Sogni me l’hanno prelevato e portato via di colpo. Non m’era mai capitata una faccenda del genere. Sono rimasta basita, stupefatta, eppure mi sono detta "Forse mi sbaglio, buttiamoci su un altro programma". Del Noce non m’ha spiegato niente, è scomparso, punto. E invece ci terrei a chiarire con lui faccia a faccia, anche se mi dovesse confessare: "Guarda Raffaella che non mi piacciono le cose che fai"». Evidentemente a Don Fabrizio la Carrà non dispiaceva mica, per riaffidarle, a distanza di due anni, la prima serata più calda, quella del sabato sera. «Nasce così Amore – ricorda Raffaella, appuntendo quella pacatezza che l’ha sempre contraddistinta – La media di ascolto è buona, ma vado incontro ad una serie di complicazioni, finchè, per voce di De Andreis, mi comunicano che eliminano due puntate (con conseguente rivoluzione di palinsesti, ndb). Anche le cattive notizie preferisco riceverle dal mio direttore, invece me le fanno dire da una terza interposta persona».

Lo smacco non era certo passato inosservato, e malauguratamente quando l’Auditel ci si mette a tagliar teste, i media si defilano dal lesinar apprezzamenti. Ma c’è sempre un orgoglio da proteggere, e Raffaella sembra aver imparato perfettamente la lezione. «Ho dato tanto alla Rai, anche in termini economici, e non intendo rovinare il mio passato per questa situazione che non comprendo» afferma decisa, ma un momento dopo è pronta a riaprire senza tentennamenti le braccia, a patto «che mi si dica: "Raffaella, vogliamo rilanciare questo…", importante è quel plurale». E se fosse Carràmba? La biondissima non lo nasconde, di voler ridare lustro ad una delle trasmissioni di culto del suo trionfo televisivo. Intanto la butta lì, sapendo con certezza che nessuno, perlomeno attualmente, si dichiari disposto a raccoglierla, tantomeno quel Del Noce che, ben saldo in poltrona, sembra si diverti a mortificarla. Sicuramente non ora, con questa dirigenza, Raffaella progetterà la sua risurrezione. Amore, benchè abbia scontato una formula non ben oliata, non ha certo scalfito la sua estrema professionalità. Quello che magari ora turba gli animi, mettendo da parte le giustissime recriminazioni verso i piani alti assolutamente sordi, è la constatazione che con l’innovazione più o meno sorta dalla tradizione è impossibile fare felicemente i conti. I risultati mediocri di Sogni e il mezzo fallimento di Amore, due esperimenti diversi rispetto al solito show plebeo, hanno indirettamente decretato che l’unica via per respirare è puntare sull’usato sicuro. Ma Raffaella non si abbatte mica. Non vive di sola televisione. Andatelo a dire ai tracimanti presentatori che non rinuncerebbero mai ad un posto in prima fila (vero, Costanzo e soci?).

CUCUZZA-VENIER, QUANDO LA DIATRIBA E' IN-DIRETTA

Mi era sfuggito. Ma a DiPiùTv, per mano del gossipparo direttore Sandro Mayer, certamente no, specialmente quando si tratta di mirabolanti diatribe catodiche. Questa volta a finire sotto i riflettori è uno scambio indiretto di vedute tra Mara Venier e Michele Cucuzza. Il conduttore de La Vita In Diretta giovedì scorso ha mandato in onda un servizio sulla storica conduttrice di Domenica In, E fin qui nulla di così scandaloso, anche perchè volentieri si parla di personaggi della propria azienda. Certo, per decantarli e idolatrarli. Ecco, il servizio mandato in onda da Cucuzza agiva esattamente nella direzione opposta. La Mara domenicale veniva ritratta mescolata alle poco felici apparizioni a Canale 5 con il flop Ciao Mara e soprattutto insieme alla scazzottata mediatica Pappalardo-Zequila, che costò alla conduttrice uno stop forzato dal video per volere dei piani alti di RaiUno. Insomma, non proprio un ritrattino idillico, tutt’altro. E come ogni straordinarietà che esce dall’ordinario, il fatt(acci)o non ha perso tempo nel farsi notizia.

Il movente di tale comportamento da parte di Cucuzza – che fino a quel momento aveva sempre riservato uno spazio nel suo programma a Mara ogni venerdì – pare sia rintracciabile nell’intervista rilasciata alla Venier domenica 14 maggio da Paola Perego, invitata personalmente e, come fa sapere Mara, con il limpido benestare dei dirigenti Rai, nello spazio Domenica In…TV, un paio di orette dove Mara, oltre ad intavolare il talk-show finale, scambia battute e racconti con l’ospite vip di turno adagiato sulla poltroncina bianca. Da notare che Paola Perego appartiene ora a Mediaset e conduce Verissimo, guardacaso il diretto concorrente de La Vita In Diretta di Cucuzza, nonché facente parte della scuderia vip di Lucio Presta, alla quale aderisce pure Mara Venier oltre ad altri pezzi forti come Paolo Bonolis ed Amadeus – già alla concorrenza o in procinto. Insomma, Cucuzza non ha perso tempo a fare 2+2 e a pensare ad un sordido sotterfugio combinato di pubblicità e complotto pur di screditare il collega del pomeriggio quotidiano di RaiUno. E così via a una bella gettata di fango gratis sull’altra collega. La Venier naturalmente si è fatta sentire presso i responsabili del programma di RaiUno, che hanno addidato la sua intervista a Paola Perego: se ne andata via con un pugno di mosche. Francamente una diatriba imbarazzante, che di certo conferma quanto il clima in Rai sia sì baldanzoso e ilare, ma dannatamente fragile se si rovinano determinati equilibri, specialmente quando ci sono di mezzo personaggi resi forti dali responsi Auditel. Da sostenitore Mediaset sordidamente sogghigno – ma le magagne ogni tanto spuntano pure a Cologno Monzese…

LE SUORE GUARDANO LA TV. PECCATO PER LA SOLITA IPOCRISIA

Due appunti, in principio, subito da fare. La prima: non sapevo che pure le suore guardassero quotidianamente la televisione, ad ogni ora del giorno. La seconda: è inutile ragionare obiettivamente sui giudizi che le stesse suore, ben 350 in 80 istituti, hanno espresso in un sondaggio del periodico on-line Marketing & Tv, perchè il punto di vista religioso è ormai assodato, il cardinal Ruini e le intemperane catodiche di don Mazzi lo hanno fatto capire più volte. E’ altrettanto poco comprensibile l’obiettivo che questa stessa ricerca si prefigurava. Magari ci si aspettava uno stravolgimento dei pareri tradizionali e/o istituzionali? I risultati sono risibili e del tutto scontati. Banditi i reality show (23%), deprecati i numerosi quiz televisivi in cui pullulano premi cospicui, accusati di fornire una visione troppo materialista della realtà e di danneggiare l’educazione dei bambini (mamma mia che esagerazione, ma avranno mai visto Distraction di Mammucari?), tipo Chi Vuol Essere Milionario? condotto da Gerry Scotti (però stranamente nessuno ha tirato le orecchie ai pacchi ripieni di pecunia di Affari Tuoi), anche se il simpatico presentatore di Canale 5 viene salvato quando sale al timone di Passaparola, preferito dal 13% delle intervistate sicuramente per la finalità culturale, e magari questo giudizio ci può anche stare, ma ci starebbe pure per le domande a scalare del Milionario, che presuppongono un grado minimo di cultura, e non soltanto fortuna come per i pacchi di RaiUno. Però, riconoscono puntualmente le suore, i quiz sono finti (16%), sconci per l’esibizione di corpi femminili (18%) – il pullulare di letterine e ereditiere dai lembi di vestiti addosso non è chiaramente concepito, ma l’abito non faceva il monaco? – e nocivi per il linguaggio dei giovani (14%) – anche se non ho ancora mai sentito volare una sonora imprecazione, né visto volare schiaffi o calci di stelle morte di fama, che invece ammassano i reality

Quegli stessi reality che spediscono i propri figlioletti appena svezzati nell’olimpo di nomination/eliminazioni nelle trasmissioni pomeridiane: se magari La Vita In Diretta gioca più sulla retroattività dei prodotti trash Rai, senza però tralasciare le interviste on the road ai personaggi che hanno ritrovato il momentaneo successo dopo l’oblio indistinto, è Verissimo che ultimamente ci marcia di più con gli esclusi dai vari reality. Ma  la ricerca afferma che le suorine non hanno pre-concetti su questi prodotti, piuttosto condannano le ormai trite sconcezze, scurrilità e falsita. Cucuzza, secondo loro, sarebbe un ottimo salto professionale se tornasse a sedersi dietro un bancone di un telegiornale, mentre Lorena Bianchetti, oggi al comando di Al Posto Tuo su RaiDue, riacquisterebbe stima se ritornasse a presentare programmi religiosi – per la serie, viva l’emancipazione professionale se non è condito del buon segno della croce. Quell’emancipazione che invece appassiona Don Matteo, guardacaso fiction (31%) più amata dalle donne col velo, definita divertente, che trasmette sani valori come l’amicizia e il senso della giustizia: addirittura le storie raccontate, che spesso insistono sulle figure religiose, basti vedere i successi di Padre Pio, Papa Giovanni Paolo II e altri personaggi col saio, dovrebbero persino essere regalate alle scuole. Se paga la Curia, non vedo alcun problema.

Naturalmente – e che sorpresa! – la cultura (22%), supportata dai programmi di divulgazione scientifica, è privilegiata, seguita dall’informazione (12%), anche se le suore picchettano la violazione della privacy, mentre non disdegnano gli approfondimenti sull’economia (un futuro da S.p.A?), sulla politica (prove generali dell’arrivo della Chiesa in parlamento?) e sul sociale. Grande risonanza, magari, ha la preferenza delle suore verso i programmi sportivi (18%): a parte il wrestling (che novita!), sono preferiti La Domenica Sportiva (26%) e Controcampo (15%), ma d’altronde in fondo non è neppure una novità, Suor Paola D’Auria, la suora laziale che partecipava al Quelli Che Il Calcio di Fabio Fazio, era già un volto noto e si era sposata virtualmente con la fede nel pallone, e oggi, sul Corriere, conferma le linee guida del sondaggio, auspicandosi che la tv tratti con maggior enfasi quei temi e contenuti di carattere informativo che non seguono le logiche pubblicitarie, ma che oggi sono relegati solo in alcuni programmi di cultura e di approfondimento.

E tra i personaggi televisivi, chi salverebbero dal marasma dell’accusa? I soliti. Piero Angela (38%) è il sacrosanto paladino della cultura buona, segue Roberto Giacobbo, conduttore di Voyager su RaiDue. E non ci sarebbe nulla di male, se non che gli altri personaggi del mondo dello spettacolo, giudicati per i programmi che conducono e non per la professionalità e la competenza che donano, vengono rapidamente ignorati, tout court. Per la serie, guardo la tv solo se mi accultura – ed è, fatemelo dire, alquanto riduttivo. Salvata pure la Bianchetti, come detto, le suore non rinuncerebbero a Paola Ferrari, Monica Maggioni e Lucia Annunziata – tutti nomi di indiscusso prestigio, ma anche qua il giornalismo più o meno sobrio e impostato sovrasta tutti gli altri personaggi, che incespicano in trasmissioni di varietà ed intrattenimento meno graditi o più facilmente ripudiati perchè di basso stile o cultura. E il sondaggio si conclude con un (interessantissimo?) panorama sulle fasce della giornata che vedono più suore davanti alla tv, giusto per ribadire – magari anche all’Auditel che le ignora (giustamente?) come campione, specialmente dalle aziende pubblicitarie, tanto non acquistano nulla, chi lo sa – che pure loro vedono la televisione, come qualsiasi altro mortale. Ma le suore non avevano tonnellate di canali tematici dedicati interamente alla religiosità? Toh, pure TelePadrePio per svariate ore al giorno trasmette le immagini dalla cripta del frate, in stile reality, oppure Sat 2000. La televisione deve rimanere così variegata: offre di tutto, sta alla consapevolezza dell’utente selezionare ciò che gli interessa. E senza che ci siano 350 suore, macchiata dal peccato artificiale di presenzialismo mediale e di (opprtuno?) meccanismo delle sviste di comodo (vedi Affari Tuoi) in nome della moralità perduta e da riacquistare, a ribadirlo nei confronti di quella televisione generalista che è ancora ben lungi dall’essere laica e soprattutto svuotata dall’urticante ipocrisia che dilaga come in questi casi. Che lo zapping sia con voi, telespettatori mortali.

AMADEUS, L'ELOGIO DEL DIETROFRONT. CI PENSA DEL NOCE

Essere voltagabbana oggigiorno non è più considerabile un peccato di virtù. Lo si è e basta. Anzi, ci si gioca spesso su. Si affilano le provocazioni, si lima il dietrofront in garage, per poi spiattellarlo in pubblico dopo aver agitato le acque, che sia mai cambi qualcosa e soprattutto qualcuno riprenda coscienza che esisto ancora, in mezzo al marasma indistinto che mi aveva fatto fuori. Amadeus, anzi Amedeo Sebastiani – ci teniamo all’identità segreta – stava beatamente progettando il suo divorzio dalla Rai, traghettandosi verso l’approdo Mediaset, dopo le mancate rassicurazioni sul suo futuro nell’azienda di Viale Mazzini e soprattutto dopo le velate scaramucce in occasione della serata dedicata agli Oscar Tv, che l’avevano visto trionfare con L’Eredità per poi venire clamorosamente snobbato dai conduttori Piombi e Carlucci nel momento di ritirare l’ambiziosa statuetta. Il conduttore allora prese il telefono, una chiamata al collega Fiorello nel corso della tramissione cult Viva Radio 2, dove annunciò più o meno cripticamente il prossimo distacco dalla Rai, fornendo così materiali di fantasticheria a giornalisti, addetti al settore e blogger – tra cui mi ci infilo anch’io – che hanno tentato di immaginare il futuro artistico e professionale di Amadeus. Ecco, l’iter del perfetto dietro-frontista è seguito correttamente: faccio un bell’annuncio, sentono la mia voce, così qualcuno domani parlerà di me e mi rimetterà in discussione.

Il passo successivo prevede una rapida ritrattazione, condita naturalmente di qualche accenno polemico che non guasta mai e di qualche frecciatina che ha valore soltanto se chi è il colpito di torno coglie e rigetta al mittente. E così infatti è andato. Amadeus, rilasciando un’intervista al settimanale Diva & Donna di cui i media hanno anticipato degli stralci, ritorna sui suoi passi, ma ponendo condizioni tutt’altro che irrisorie. «Resto in Rai – dice – se scelgono di trattarmi allo stesso modo di Paolo Bonolis o di Simona Ventura», scegliendo senza ritegno il paragone, per un futuro adeguamento professinale, con due mostri sacri, e soprattutto osannati dalla stessa Rai – anche se poi Bonolis se n’é andato a Mediaset. «Sono interessato ad un rilancio artisticoha proseguito il conduttore, sbottonandosi sulle sue prerogative -. Valuterei anche di continuare con L’Eredità a patto che si cambi qualcosa». Non le ha mandate a dire, il buon Amadeus. In linea con il percorso degisnato dal manuale del buon dietrofront. Mettiamola così, io mi sono esposto, ora se credono in me si faranno avanti, altrimenti io prendo e parto. Il dietrofront, d’altronde, ha sempre un margine di veridicità che l’ha scatenato, e sicuramente Amadeus, a conti attuali fatti, non ha nulla di stabile a Mediaset, se non la certezza di doversi rimettere in gioco da capo. E così alza la posta in gioco, scalda le pretese, e non del tutto a torto, visto che l’attuale edizione de L’Eredità sta facendo soffrire maledettamente il Milionario ormai stantio di Gerry Scotti, collega che ha già dichiarato ditirarsi fuori per la prossima stagione della sfida del preserale. E poi rimane la questione Giovanna Civitillo, sua compagna nonchè ballerina di punta de L’Eredità. Che fine farebbe, se il suo fidanzato traslocasse a Mediaset?

Il dietrofront contemporaneamente però si porta dietro inevitabilmente qualche rischio. Solitamente è una mossa apprezzata, ma talvolta rifila dolori acuminati. La risposta del direttore di RaiUno Fabrizio Del Noce non si è fatta attendere, e non è uno a cui fa ripugno coccolarsi le proprie stelle. Oggi ha Del Noce ha ribattuto così al diktat di Amadeus: «Amadeus fa tutto da solo. Tutti sono utili, ma nessuno è insostituibile. A certi costi sarebbe incompatibile con l’attuale situazione economica di RaiUno. Siamo per il contenimento dei costi, non per l’espansione. Non possiamo pensare ad alti costi dell’ordine del raddoppio di fronte a prestazioni uguali». Una bella mazzata. Tralasciando a priori le questioni economiche e gli sprechi quotidiani dei fondi Rai verso programmi che meritebbero ben altro, qualche conclusione viene spontanea: Amadeus evidentemente non è nè il cocco di Del Noce nè sta particolarmente a genio, ma è un semplice stipendiato utile all’azienda, ma ora diventato eccessivamente esigente. Nessun aumento, se deve continuare a fare L’Eredità la parcella che percepisce è più che sufficiente. O meglio, abbiamo già i cavalli di razza – pagati profumatamente perchè allo stesso modo permettono di far rientrare lo stesso profumo dei soldini dall’esterno -, i puledrini aspettano mestamente nella stalla, anche perchè per ora non ci sono le condizioni per avviare il processo di divizzazione di un’ulteriore star. Amadeus, quindi, o rimane in Rai continuando a portare avanti dignitosamente la baracca, o è libero di cercarsi una nuova sistemazione. E’ il rischio del dietrofront, un’arma subdole come tante altre, che pone ora Amadeus in una situazione instabile ed irritante, ma al tempo stesso univoca. Prevediamo a breve il passaggio del conduttore a Mediaset. Senza molti rimpianti suoi o della Rai. A conti fatti, il dietrofront è stato una perdita inutile di tempo – e anche un po’ di faccia.