LOREDANA LECCISO E' L'UNICA NUAFRAGA CONFERMATA: L''ISOLA' DI SUPERSIMO PARTE NELLA NEBBIA

Se la dovrebbero passare decisamente male Simona Ventura e il suo fidato clan se l’unico nome degno di nota per rinvigorire l’Isola Dei Famosi quinta edizione è quello altisonante di Loredana Lecciso. Il cast è in alto mare, i vip non si trovano, chi viene trovato o rifiuta o viene spinto a farlo, e in quest’ultimo caso annoveriamo il diniego forzato di Riccardo Bossi, figlio del senatùr Umberto. Quest’ultimo caso è però la prova di una difficoltà quasi insormontabile nel tentativo di rimpolpare una benchè minima truppa da spedire in Ecuador: se tocca rivolgersi ai figli dei vip per fare il botto, allora stiamo freschi. Perchè di celebrità vere, passate o presunte neppure l’ombra, rimarrebbero quelli che volentieri non si negano ad un florido riciclo, vedi proprio la signora Lecciso, che bisserebbe con estrema felicità l’esperienza di un reality, dopo averci esordito con la prima edizione della Fattoria, esperienza alquanto disastrosa. Dalla Magnolia nessuno si sbilancia, ma i bene informati riferiscono che si stia trattando ora di centesimi, discrepanze di cifre e qualche remora opportuna sono elementi su cui si deve ancora lavorare. E il bello è che, se la consideriamo tale – vista la sua non ufficializzazione – Loredana sarebbe al momento l’unica naufraga pronta a partire. E gli altri cinque dove sono? In teoria la produzione dovrebbe radunare dodici partecipanti, e fortunatamente un cospicuo apporto verrebbe da sei naufraghi sconosciuti reclutati attraverso casting normali. Ma neppure in questo caso girano visioni comuni, tanto che è la stessa Ventura a mescolare le carte annunciando quasi perentoria «non è vero che saranno sei famosi e sei sconosciuti», e relativamente ai famosi aggiunge: «Nessun nome è stato deciso, nessun concorrente ha firmato». Una conferma puntuale: la tribù dell’Isola è ancora vuota, quando mancano due mesi esatti alla partenza del reality (confermata per mercoledì 19 settembre su Raidue).

In verità, alcuni nomi circolavano nell’ambiente, ma sono stati freddamente smentiti. Alcuni in maniera scontata, come nel caso di Azouz Marzouk, il padre di famiglia che a Erba perse moglie, figlio e suocera in uno dei delitti più drammatici e spettacolarizzati dell’ultimo periodo. La smentita di una sua eventuale partecipazione non ha affatto tardato, ma già circolava quanto bastava per alimentare le malelingue, agevolmente supportate dal fatto che all’affascinante e luccicante mondo dello spettacolo Azouz non aveva affatto paura di adocchiare divertito. Scartata anche la partecipazione di Ilona Staller e quella di Federica Moro, avvenuta in realtà in un totale silenzio. Anna Falchi era stata vista entrare ed uscire repentinamente dalla sede milanese di Magnolia, la società di produzione dell’isola, ma ha ribadito ben presto che, nonostante frenetici contatti, non se ne sarebbe fatto nulla. Rinunce su rinunce, a Simona e al suo staff non sono rimaste neppure le briciole. Dove pescare i pesci necessari, sperando che siano eccellenti? Perchè se è vero che il vippame indenne dal reality quantitativamente scarseggia, non può essere bypassata un’ulteriore scrematura sulla base della qualità. Non basta un personaggio qualsiasi, l’importante è che sia televisivamente forte. Anche perchè, e qui starà la difficoltà, da quest’anno si cambia, niente sotterfugi trasgressivi, «basta con i litigi, le parolacce, le volgarità», afferma decisa SuperSimo. Tocca trovarne di belli, bravi e buoni, e non è detto che ci si riesca. Simona lo spera, anche perchè l’Isola rappresenta la base della sua rinascita artistica, dopo il fallimento su Raiuno e la scontata ripartenza dal lido felice per poter ripuntare a vette più ambite. Ovviamente, fallire non è assolutamente contemplato. Già Miss Italia negatole dalla piccola Mirigliani non le è ancora andato giù, e ora ci si mette un’Isola ancora a pezzi a tentare nuovamente di destabilizzarla. Intanto il tempo stringe e in molti iniziano già a tremare.

GIGI SABANI BOCCIA CATERINA BALIVO. COM'E' BELLO SPARARE SENTENZE DA DISOCCUPATO ECCELLENTE

Non è questione di mera antipatia quella che attanaglia il sottoscritto alla visione di Caterina Balivo. Lo show che conduce con Biagio Izzo ogni martedì sera su RaiUno, Stasera Mi Butto, non è di una fattura encomiabile, anzi perfettamente tagliato sul tradizionale sbadiglio estivo di chi ha incidentato malamente qualche ora prima l’automobile e così non può scappare da casa. E’ il programma della consacrazione per Caterina, che non ha affatto perso tempo e staffe per cucirsi addosso la stoffa che si sente di meritarsi, scavalcando senza troppi onori la divenuta spalla Biagio Izzo, comico che anche solo per un’esperienza che sulla bilancia varrebbe qualcosina di più di servizi matrimoniali lanciati da una poltrona. La spalla designata, Massimiliano Ossini, se l’è svignata appena ha potuto, ma c’è anche chi a viso aperto la affronta, scrutando il tentativo della novella conduttrice di ritagliarsi il proprio spazio illuminato su Raiuno. C’è infatti un certo Gigi Sabani che dalle colonne del settimanale Di Tutto non sfodera alcuna remora nei confronti della showgirl, che guida una delle trasmissioni di punta dell’estate della prima rete Rai.  Una trasmissione, ammette Sabani, «lontana da quello che era la mia, che era solo dedicata agli imitatori. In questa edizione ci sono personaggi imbarazzanti. Non credo sia un grande successo». I numeri Auditel non sembrano in effetti tradirlo, visto che dall’esordio al terzo appuntamento (il quarto andrà in onda proprio stasera), Stasera Mi Butto ha perso quasi tre punti percentuali di share, passando dal 22,03% al 19,77%, mentre al diretto avversario, la replica (!) delle prime due stagioni di R.I.S. – Delitti Imperfetti proprio la settimana scorsa è riuscito il sorpasso, obiettivo che in verità pareva nettamente alla portata della fiction di successo di Canale 5. Ergo, a vedere le cifre, di motivi per esultare ce ne sarebbero poi, nonostante nel periodo estivo le menate vengano meno, i grattacapi scompaiono perchè non ci sono più pubblicitari davanti ai quali abbassare la testa, nè garanzie da difendere o conquistare. Però vedere uno show battuto da una fiction in replica la dice alquanto lunga sulla presa del pubblico del duo Balivo-Izzo.

E’ soprattutto la mora e napoletana Caterina ad attirare le critiche di Sabani, che senza mezzi termini emana una sonante bocciatura: «Caterina è bella e brava, ma ha un modo di fare la conduttrice non adatto a questo programma. La Rai dovrebbe utilizzarla per fare trasmissioni soft come Festa Italiana, non varietà». Proprio le trasmissioni dalle quali la Balivo partiva per spiccare un volenteroso salto in avanti. Ma è anche vero che è pressochè inutile fare confronti con assodati mostri sacri come Massimo Lopez o Pippo Franco, additati da Sabani come conduttori ideali per questa manifestazione. «Datela in mano a chi ci capisce di comicità» esorta Gigi, che non dimentica di ricordare che «questo programma è mio!», anche se l’aveva soltanto condotto qualche anno fa, prima di essere riposto in freezer. Il programma e lui. Perchè, diciamocela tutta, Gigi Sabani, dall’alto di una poco invidiabile assenza dal piccolo schermo, sta lanciando sentenze da eccellente disoccupato, lui che sarebbe l’ideale per RaiUno, «amato dalle famiglie, dalle vecchiette, e non dai teenager a vita bassa e che si fumano gli spinelli» – alè, un maestoso collage di banalità. Ad ogni modo, ce ne sono anche di disoccupati illustri che si stanno svenando per combinare qualcosa di nuovo da proporre a questa tv che delle novità ha il terrore più assoluto. E invece Sabani non si pone neppure il problema, anzi si loda pure affermando di godere ancora «di una tale popolarità che potrei anche non fare più la televisione». E, per la verità, non manca proprio a nessuno. Lui dice di non volersene stare proprio con le mani in mano: «Mi piacerebbe fare tv, ma non vado a cercarla. Ho progetti, ma chi ti ascolta? Bisogna aspettare che la ruota giri». Oppure che ci si metta d’impegno per girarla. Magari dando un improvviso scossone a quell’identità ormai colabrodo da imitatore perenne che lo ha progressivamente affossato. Poi però scopri che Gigi sta lavorando all’imitazione di Fabrizio Corona e Henry John Woodcock, e allora pensi che tutto sommato, quella là, Caterina Balivo, seppure acconciata come una Barbie appena uscita da ostetricia e col tacco avvelenato, non sia poi così malvagia.

RAIDUE HA '7 VITE': BASTERANNO PER EVITARE COSTANTI DECESSI?

Ci risiamo. Alla Rai hanno ancora voglia di sperimentare, nonostante un’impressionante catalogo di fallimenti senza appello nel settore sit-com. O minifiction. Oppure reality-com. Perchè farà parte di questa nuova esuberante categoria il nuovo progetto per il preserale autunnale di RaiDue, 7 Vite. Il direttore di Rai Fiction Agostino Saccà è imperterrito: dopo gli onori raccolti al FictionFest di Roma, dove si è esaltato al ritmo delle strepitose fiction prodotte per l’azienda di Stato e dove ha ribadito – semmai ce ne fosse stato bisogno, viste le evidenze – che ce ne saranno sempre di più e più, garantisce – viste le evidenze – massimi sforzi anche in quei prodotti tradizionalmente invisi alla tv pubblica, quelle sit-com così tanto divorate dai giovani e invece profondamente ignorate quando vengono distribuite nella triade di canali Rai. Le conferme di continue débacle non si contano più: prima fu Cotti & Mangiati con Flavio Insinna e Marina Massironi, poi venne il flop – tutto italiano, però – di Buttafuori su Raitre, e sempre sulla terza rete il neonato Colpi Di Sole se la sta passando malissimo. Abbiamo escluso l’altro disastro, Sottocasa, classificabile come soap-opera e naturalmente come ennesimo tentativo fallito di imporsi in questo particolare settore, nel quale la concorrenza di Mediaset se la cava decisamente meglio. E ora arriva 7 Vite. Se a questo drammatico case history ci aggiungiamo le precarie premesse dalle quali la sedicente reality-com (meglio situation comedy, basta con gli affascinanti ma vuoti neoinglesismi) tenterà di sopravvivere, ci sono tutte le condizioni per mettersi subito in agitazione.

Come si conviene da gentiluomini, però, prima annotiamo qualcosina del nuovo progetto, girato nel centro di produzione tv Rai di Napoli – nel quale dovrebbe svilupparsi anche la soap Agrodolce, ancora in stand-by – e prodotto dalla Publispei, soggetto di fiducia della Rai, visto che le ha fornito il successo Un Medico In Famiglia. 7 Vite è incentrato sulle vicissitudini di un ragazzo (Luca Seta) caduto in coma a 15 anni e improvvisamente risvegliatosi a 30 anni, gettando d’impulso gli occhi in un mondo profondamente modificato. Davide, questo il suo nome, ritorna così a casa, dove riassapora la presenza della sorella, del suo amico d’infanzia e della madre di quest’ultimo: è mosso da una grande voglia di crescere, di recuperare il tempo perduto, senza sapere che finirà innamorato della cugina (interpretata da Elena Barolo, ormai attrice dopo l’esordio a CentoVetrine) mentre la sorella è rimasta ancora singole e il suo amico continua a cibarsi di Playstation e video porno raccattati su Internet. Una trama tutto sommato interessante: perlomeno non si approfitta dello stra-abusato metodo di ripresa a telecamera fissa e permette un racconto di respiro più ampio. Ma ovviamente qui iniziano i dolori. Parecchi.

7 Vite sarà realizzaa dal vivo, davanti ad un pubblico vero. Esempio lampante, è quello di Buona La Prima! di Ale & Franz, che su Italia 1 ha ottenuto buoni risultati: lì i due comici improvvisavano senza copione, qui gli attori del serial recitano misurandosi però immediatamente con la platea, le cui «risate, se ci sono, sono vere» precisa puntiglioso il direttore di Rai Fiction Saccà, che spiega al Corriere Della Sera: «Il principio è un po’ quello teatrale: gli attori provano le scene e poi recitano dal vivo al piccolo gruppo di spettatori». Che ovviamente saranno il parametro primo per valutare il successo o il fallimento del progetto. Per il momento i gruppi di spettatori scelti da nord e sud per valutare alcune puntate-pilota sembrano aver fornito indicazioni positive, come conferma lo stesso Saccà: "Sono piaciute soprattutto ai giovani – dice – non sapendo da quale rete fossero prodotte". E’ proprio qui, in questo punto dolente, che si annida l’inghippo, che da solo basterebbe a palesare i primi forti sentori di malriuscita. I giovani assoldati per giudicare le puntate-pilota non sapevano a quale rete fosse destinata la sit-com, ma hanno provato ad indovinare, così prima hanno pensato che si trattasse di Italia 1 e poi di Canale 5. Soltanto dopo, forse allo stremo e forse in mancanza di ulteriori alternative – Raiuno bocciata e Raitre pure, nonostante gli ultimi tentativi – hanno pronunciato RaiDue. Il che darebbe immediatamente l’idea che, se l’obiettivo fosse quello di arpionare il pubblico giovane, l’unico risultato sarebbe il disastro. E invece per Saccà i giovani-cavie «avevano percepito la modernità del progetto» e per questo soltanto per ultimo avevano nominato RaiDue. Beato lui che ci crede.

Come se non bastasse una sfacciata evidenza di inseguire il target di riferimento nel canale sbagliato o perlomeno quello meno indicato – e il bello è che neppure gli altri due farebbero al caso… -, i più puntigliosi fanno notare come 7 Vite nasca da un format spagnolo. Rigirando con maledetta benevolenza il coltello nella fastidiosa piaga dell’utilizzo di sceneggiatori stranieri quando qua in Italia di menti ne avremmo a volontà. E Saccà è laconico: «Speriamo così di ridurre i rischi al minimo». Ovvero: fiducia zero nella ciurma creativa made in Italy. La motivazione è eccezionale quando inopportuna: «Ci misuriamo in un campo poco esplorato: una produzione di tipo industriale, con un linguaggio fortemente innovativo». Siamo davvero curiosi di sorbirci queste millantate innovazioni, anche perchè le soluzioni sono due: o queste piacciono e quindi via libera agli applausi per l’obiettivo centrato, oppure queste non piacciono e così si dirà che sperimentare è inutile perchè tanto il pubblico italiano non capisce le innovazioni. Un bivio complicato, che di certo non spiega il perchè dell’ennesima adozione di un’idea straniera, anche perchè c’è sempre di mezzo l’insostituibile adattamento italiano, che ritocca o stravolge il copione originario. E anche in questo caso, a seconda dei risultati, si potrebbe sparare a zero contro un format seguito pedissequamente o un riadattamento di scarso successo perchè troppo lontano dall’originale. Le premesse, come detto, non sembrano sprizzare ottimismo, anche perchè, a rincarare la dose, ci si mette di mezzo anche la collocazione oraria: 7 Vite sostituirà, udite udite, la striscia quotidiana delle 20.00 di Tom & Jerry, dagli ascolti assicurati. Quando qualcuno tenta un’esperimento va sempre lodato, e maggiormente applaudito quando prova a scompaginare scelte di palinsesto che, benchè fruttino ottimi ascolti, sono più stantie di una mela ammuffita. Ed infatti ora il rischio è questo: riuscirà 7 Vite a non far rimpiangere la striscia di Tom & Jerry in quanto ad ascolti, oppure un fallimento – dato per scontato, visto il trend negativo delle ultime esperienze – decreterà il ritorno del sempre uguale (ovvero cartoon prima dell’edizione serale del TG2? Ci sono sempre le guest-star (come Maria Amelia Monti, Max Tortora, Nino Frassica ed Amanda Lear) pronte a raddrizzare la faccenda, ma senza la garanzia che basti una faccia nota – o le rassicurazioni ottimiste del fido Saccà – a risollevare morale ed ascolti.

MISS ITALIA ORA ASPETTA SOLO MIKE BONGIORNO, L'UNICO SUPERSTITE DELLA BAGARRE FIRMATA PATRIZIA MIRIGLIANI

Intanto hanno messo le mani avanti, quelli di Viale Mazzini. Da qualche giorno è in rotazione su Raiuno il promo di Miss Italia 2007. Che non presenta tanto la kermesse, quanto ricorda alle aspiranti miss di precipitarsi agli ultimi casting per tentare la salita a Salsomaggiore. Nulla di strano in apparenza, se non fosse che mancano due mesi alla partenza dell’edizione 2007 del concorso per la più bella d’Italia – in programma dal 20 al 24 settembre – e ancora si brancola con effervescenza nel buio più pesto: magari i meglio informati avranno già annusato furbescamente l’aria che tira nei piani alti e raccolto diffuse anticipazioni, però ufficialmente manca ancora il conduttore della manifestazione. E nessuna candidatura può arrogantemente darsi per scontata. Il frenetico gioco dei rimpalli tra le più svariate nominations ha fatto impallidire pure veggenti e fattucchiere, oltre che sbiancare i pubblicitari che avrebbero dovuto raccattare brochure complete a Cannes, quando la Rai presentò il palinsesto autunnale, per pianificare la semina degli investimenti di spot. Se non altro, rimarrà loro impresso l’estenuante girandola di nomi che ha funestato l’inizio dell’estate, tra cacciati eccellenti, desideri impossibili, ipotesi surreali ed alternative tutto sommato digeribili.

Molti si aspettavano Simona Ventura, sarebbe stata la prova del nove di una carriera ora stipulatasi sul piano Raiuno, un fronte dove c’è da combattere per evitare di vedersi malamente raschiata l’energica immagine lasciatale in eredità da Raidue. Sarebbe stato anche il Miss Italia della svolta, della rottura con una tradizione stantia che attirava soltanto anziani, della fine delle belle senza cervello, e bla bla bla. Ma Simona non ha fatto i conti con Miss Patrizia Mirigliani. E prima ancora, con l’esordio tutt’altro che esplosivo sulla prima rete Rai. Colpo Di Genio, imbarazzante varietà-sfilata di strampalati geni, chiuse le serrande anzitempo, stampando negli annali una delle pagine più funeste della carriera di Supersimo, che proprio con questa occasione suggellò il poco fortunato salto di qualità e di rete, tradendo Raidue. Uno smacco facilmente lavabile in lavatrice, che non avrebbe danneggiato tessuti e colori. Ma la Mirigliani bis è un tipetto piuttosto preciso, guarda agli aloni con irrefrenabile sospetto, e basta uno sbaffo inatteso per sancire il fallimento. La Rai aveva pronta l’immediata rivincita per Simona, una possibilità di lusso per rimettersi subito in carreggiata: la conduzione della kermesse più prestigiosa. Ma neppure la Rai ha fatto i conti con la piccola Mirigliani: un’occhiata veloce al comunicato dell’azienda e giù con le frecciate: «Sono stupita, perchè la decisione non è stata concordata con la società. Era come dato per scontato che, dopo le prime ipotesi, peraltro mai ufficializzate, si prendesse atto dei risultati negativi della sperimentazione della presentatrice in prima serata su RaiUno e si avviasssero nuove consultazioni».

Mai contraddire Patrizia: gli occhi veementi si sono subito maledettamente incollati alla macchia e non la mollano. Anche se, più dell’alone, non si digerisce l’intero tessuto. La caduta temporanea di SuperSimo, non a caso, corrobora la constatazione che sia la stessa Simona a porsi fuori target per la platea di Salsomaggiore. «Miss Italia non può essere bruciata in tentativi di soluzioni già rivelatesi non potabili per il pubblico di RaiUno», ribadendo il tutto però «con la stima e l’amicizia di sempre per Simona». Un fendente tagliente, quello della Miriglianina, dalle conseguenze repentine e magnifiche. Macchè amicizia, bacini a Natale, applausi reciproci. Simona le ha immediatamente sferrato un’altrettanto tagliente querela, condendola con doci nauseabonde di veleno: «Non mi aspettavo un attacco così duro, professionale ed umano. Era stata lei a cercarmi, per anni mi ha inseguito». E sa che si può andare oltre, «so che ci sono tutti gli estremi per ottenere un risarcimento del danno. Nessuno si può sentire in diritto di attaccare un essere umano in difficoltà». E’ anche vero che la stessa Rai abbia faticato non poco a calmare le plateali irritazioni della Mirigliani, che ha semplicemente (banalmente?) fatto due conti: se Colpo Di Genio è andato male, vuoi vedere che pure Miss Italia, in mano a quella lì, affonderà clamorosamente derelitta? Un ragionamento filante che ha scatenato il putiferio. Simona se l’è legata al dito, forse troppo. Perchè è altresì risaputo che nell’ambiente professionale, la Ventura sia ricordata come un tipino pretenzioso, poco incline a metabolizzare critiche o dinieghi, figurarsi un no scritto in maiuscolo e gettato ferocemente alla stampa, neppure alla diretta interessata. SuperSimo sapeva però del rifiuto ben prima che la Mirigliani lo rendesse pubblico a tradimento, anche se per via indiretta. E la minaccia di sferrare una limpida querela non era sfuggita ai piani alti di Viale Mazzini, dove in molti iniziavano a tremare per eventuali ripercussioni. Minaccia poi trasformatasi in realtà, ma col soggetto modificato: cara Patrizia, ora subisci, da buon capo espiatorio. Le dichiarazioni di contorno non mentono.

Ma in tutto questo lussurioso marasma c’è di bello che pure gli altri nomi candidati a salire sul palco di Miss Italia rischiano di essere poco graditi a Patrizia Mirigliani, che in un mesetto scarso ha cancellato dalle cronache il padre Enzo, fervido patron da ben 48 anni. Dopo il rifiuto rinfacciato a Simona Ventura, l’interesse dei media s’è spostato in massa verso Mike Bongiorno, di certo uno che non parla ai giovanissimi – o perlomeno non pretende di risultare credibile ai loro occhi! – e che, dall’alto dei suoi meritati 82 anni, ben si conforma ad una conduzione istituzionale, come si addice ad una manifestazione di vecchio corso e fascino più o meno immutato. Patrizia non vuole la Ventura, e forse neppure Mike. «Sogno Gerry Scotti, prima ancora di Pierino Chiambretti, Christian De Sica o Fabio Fazio…» aveva ammesso di sfuggita, fiutando l’odore di malaffare palesarsi a Salsomaggiore. E subito si sono attivati i rivali della Rai: dicono che Mediaset ci avrebbe fatto più di un pensierino. Perchè non traslocare, per un anno, la kermesse su Canale 5, con l’idea di piazzare alla conduzione proprio il buon Gerry, ed evitando ennesime liberatorie – già usate per spedire a febbraio Michelle Hunziker a Sanremo -? Però forse era una semplice boutade, anche perchè quelli di Cologno Monzese alla Mirigliani avrebbero rifilato comunque Mike Bongiorno, per un’innovativa conduzione in tandem, che si smarcasse con brio dalle noiose ed ingessate conduzioni del passato. Nessuno a Mediaset aveva smentito queste insinuazioni, anche perchè davvero si poteva prevedere uno strappo non facilmente ricucibile tra il clan Mirigliani e la Rai per l’affaire Ventura. L’emergenza poi però è sembrata rientrare, e ora un unico nome capeggia nella scrivania di chi conta. «Sempre che sia di gradimento alla signora Mirigliani» scherza ma poi non troppo Fabrizio Del Noce da Cannes. E il nome è quello di Mike Bongiorno.

Che è anche il solo possibile. A parte ovviamente l’uscente Carlo Conti, che ha detto basta con Miss Italia, dopo averne condotto una decina di edizioni. E a parte quelle oggettivamente indisponibili, come Milly Carlucci ed Antonella Clerici, due volti affabili e tranquilli che tanto piacciono alle massaie e poco alle donne manager, supportate con grinta invece da miss Ventura. Ma a Salsomaggiore prediligono comunque la tradizione, e sulla piazza rimaneva solo Mike. Meglio di niente, avranno detto dalla regia. Prima di abbandonarsi all’elogio istituzionale, emanato ad arte per sfuggire all’ennesimo estenuante stallo. «Uno come Mike non si può discutere – ha dichiarato apparentemente soddisfatta la Mirigliani – non si può non dire di sì ad una soluzione del genere, sempre che la Rai la renda ufficiale e la concetrizzi e ci faccia sempre sapere qualcosa in merito». La Rai per ora rimane coraggiosamente nel vago, mentre il tempo stringe e le occasioni per bisticciare scarseggiano. E a Mediaset iniziano a scocciarsi di firmare liberatorie, perchè oltre a Mike dall’altra parte della barricata prediligerebbero anche la frizzante nonchè ex-miss Cristina Chiabotto, magari solo per la serata finale. A Cologno Monzese gli sgarbi non sono invece prediletti e probabilmente finirà con le liberatorie tranquillamente firmate. Anche perchè in casa del Biscione c’è lo stesso Mike che inizia a fremere di malcontento, specialmente da quando, invitato alla presentazione dei palinsesti autunnali dell’azienda, aveva notato che per lui non c’era spazio. Non aveva parlato di tradimento, ma i toni erano quelli lucidi di amarezza e delusione. Notato l’inaspettato inghippo, non s’è certo vergognato di palesare sotterfugi. "Mi hanno chiamato i dirigenti di Mediaset per dirmi che li hanno contattati quelli della Rai per chiedermi di fare Miss Italia. E gli hanno risposto: “volentieri”, come se non vedessero l’ora di sbolognarmi…», Mike starnazza rivendicando da una parte lo spazio che meriterebbe dopo anni di strenue militanza, e dall’altra espone con soddisfazione le lusinghe di mamma Rai. Anche se c’è ancora di mezzo qualcosa da discutere. «Lo farò – conferma Mike – solo se lo cambieranno. Ci vuole una formula più giovane, frizzante. Bastano tre serate soltanto, non cinque dove si ripetono le stesse cose e si rifanno vedere in continuazione le stesse ragazze. Se ottengo di ridurre almeno a quattro serate, accetto». Le serate confermate sono in effetti quattro, ma di trattative, perlomeno ufficialmente, non ce n’è traccia. E lui ribadisce che nulla è scontato: «Io non ho ancora detto se lo farò, quando me l’hanno proposto l’ultima volta, otto anni fa, avevo detto mai più. Posso pensare eventualmente di farla se verrà totalmente ristrutturata e rifatta». Ed i segnali sono tutt’altro che negativi: «Miss Italia è uno spettacolo molto valido. È un onore poterla fare, ma io non ho ancora deciso, bisogna vedere con chi farla, io vorrei accanto una bella ragazza». Magari la Chiabotto? Nel frattempo sa che la «Mirigliani mi vuole molto bene, ora sto aspettando una proposta scritta», e anche da parte di Mediaset sono attesi annunci. Si tratta pur sempre di fare un favore agli avversari di sempre, e il prestito di artisti per rafforzare, seppur temporaneamente, i diretti concorrenti, non può essere non scrutato con inelegante sospetto.

Pare però ormai scontato che sarà proprio Mike Bongiorno a sostituire Simona Ventura. O, a piacimento, tutti i conduttori indisponibili o scartati (per evidenza di fatti) a priori. Tra i secondi ci sono Massimo Giletti e e l’ex della manifestazione Fabrizio Frizzi. Giletti, che nel frattempo ha condotto Miss Italia Nel Mondo, si lascia sfuggire una battuta, che poi rifletterebbe con puntualità la realtà: «Se Vianello ha condotto Sanremo a 76 anni, io ne ho 45 e spero di poter condurre Miss Italia prima dei 50, non vorrei essere troppo vecchio». L’importante è che non ci sia una donna di mezzo, «credo che in mezzo a cento ragazze ci voglia un uomo». La Ventura ringrazia. Fabrizio Frizzi invece, che la kermesse l’ha condotta per 15 anni, prima di essere biecamente silurato dal direttore di Raiuno Del Noce, se il telefono squillasse di nuovo ci farebbe un pensierino: «Se un giorno si creasse la possibilità di un mio rientro, sarebbe stimolante, ma per dire sì non posso rischiare, dovrei essere certo di garantire un’edizione bella». Il che suona un po’ come monito per chi si troverà ad armeggiare la manifestazione quest’anno, «un evento troppo prestigioso che ha bisogno di una preparazione scrupolosa e tale da assicurare una conduzione all’insegna della freschezza e che sappia coinvolgere. La fretta sarebbe deleteria». E dire che ancora non è deciso neppure il nome del conduttore, anche se ormai tutti concordano con la candidatura di Mike Bongiorno, «uno dei padri della tv, una colonna» lo elogia Fabrizio, per il quale basterebbe il pesante curriculum come efficiente garanzia. Al coro felice si uniscono pure altri benpensanti, entusiasti della possibile scelta di Mike, «una grande idea per sparigliare le carte» constata Maria Venturi, scrittrice e critica televisiva, convinta che oggi il concorso «necessiti di una sferzata e Mike, che conosce la tv come nessun altro, è la persona migliore per riuscirci». E il bello è che, rispetto all’accusa storica di essere poco empatico, «ora è cambiato, come se l’età gli consentisse di prendersi meno sul serio: si infila una parrucca ed esce per strada a girare spot con Fiorello». Già, Fiorello. In molti in Rai lo bramano all’inverosimile, e lui reinventa proprio il signor Mike, un arzillo ottantaduenne che sembra aver smarrito allora l’empasse istituzionale che lo contraddistingueva. E se si mostrasse trasgressivo (per scelta o per costituzione) come la scartata SuperSimo? Fotografate immediatamente l’espressione di Patrizia Mirigliani alla prima – immancabile – gaffe: forse ci sarà poco da ridere.

LA7 REINTEGRA IN TV DANIELE LUTTAZZI. MA NON E' LA RAI AD INTERROMPERE IL SUO ESILIO

Evviva, è ritornato. Anzi, lo hanno fatto ritornare. Fine della polemica, la reintegrazione così agognata e sofferta spazza via i malumori. Daniele Luttazzi torna ad essere un uomo libero, reindossa il costume d’artista satirico che non guarda in faccia nessuno, riemerge dall’oblio condito dalle polemiche vestite da frecciate per ristabilirsi in pompa magna in tv. E peccato se invece che passare dal portone principale si deve approfittare di un pertugio sul retro. L’importante è risalire sul palco mediatico, basta che lo regga a sufficienza. Il palco è quello piccolo ma caloroso di La7, l’impresario all’occorrenza è il direttore Antonio Campo Dall’Orto. Che ha senza dubbio fatto un’opera pia: spezzare il buio che circonda Luttazzi, rivingorendo il suo ego e nutrendolo proprio con bocconi succulenti di televisione. Da ottobre l’artista epurato da Berlusconi avrà a disposione dieci seconde serate per dare vita ad una sorta di one-man show, dove avrà praticamente carta libera su tutto, da quello che potrà dire a quello che potrà fare. «Avrà la stessa libertà di tutti gli altri suoi colleghi» concorda Dall’Orto, salvo poi specificare che «sono loro a decidere e ad assumere le responsabilità di quello che portano in video». Come dire, io recito da salvatore della patria, poi per eventuali conseguenze vedetevela tra di voi. Anche se la paura di querele non sembra spaventare nessuno. «Negli anni ne abbiamo prese – precisa Dall’Orto – ma non siamo stati mai condannati».

Ma poi, pensandoci bene, chissenefrega delle querele. Ora solo champagne, prego, si deve brindare al ritorno di Luttazzi. Che per troppi suona come maledettamente ritardato, e soprattutto in un contesto meno indicato per riadditarsi come sbattitore delle coscienze. La7 non è mica la Rai, vuoi mettere? Però il convento al momento sta passando questo, ed è sempre meglio mangiar qualcosa che rimanere a digiuno. La succulenta portata offerta da Sky era andata a finire male, e stavolta l’occasione è un po’ più ghiotta per non essere afferrata, a dispetto delle reali aspettative. «Infatti io credevo che Luttazzi sarebbe tornato in tv solo a patto di essere reintegrato in Rai – prosegue il direttore di La7 – Invece, quando ho visto che la Rai non si decideva, l’ho invitato ad entrare nella nostra squadra», in una rete dove si appresterà a realizzare un programma definito dallo stesso artista «innovativo, ci sarà da divertirsi», e in molti sospettano che spizzicherà molto dal suo repertorio teatrale. Il Barracuda Tour non l’ha tenuto certo disoccupato, benchè a più riprese faccia notare quanto la tv lo renda tale: è quel vizietto dell’onnipotenza televisiva, che dilania chi non partecipa ai meccanismi catodici, subendone l’esclusione come annullamento totale del proprio lavoro. Ora Luttazzi ottiene ciò che voleva, e che chiedeva da sempre: il suo (meritato?) spazio in televisione, sostanzialmente per dire quello che vuole senza freni e senza limiti. Agitando se possibile il sacro precetto della libertà di espressione. Fin dove sia lecito, è tuttora ignoto. Ma tanto basta per incassare i primi attestati di stima. Il primo che alza la mano è giustamente Michele Santoro, anche lui reintegrato in tv dopo anni di malcontento lontano dalla tanto amata telecamera. Del ritorno a tutti i costi degli epurati ne aveva fatto una crociata: proprio con questa invocazione esordì nella prima puntata di Annozero su RaiDue. Non sarà la Rai, è La7, ma basta disprezzare. «L’importante è che si sia rotto quel blocco di sistema che impediva a Daniele di tornare su qualunque rete – dichiara trionfante l’ex parlamentare europeo -. Solo un anno fa sembrava impossibile perchè Berlusconi condizionava tutto il sistema. Il cambio di governo ha avuto un effetto positivo». Ci risiamo con Berlusconi, argomentazione sempre molto gettonata per condire con striature di veleno effervescenti proclami. La vicenda del famigerato editto bulgaro, che sarà stato magari anche becero, ma ha amplificato quegli eccessi morbosi che Luttazzi sfoggiava a Barracuda, rosicchiato da una frenetica attenzione ad una rivincita politica – gli attacchi contro l’ex premier non mancavano di certo – lo aveva tolto di mezzo. Per qualcuno è andata meglio – Santoro e Biagi sono ripiombati in Rai -, per qualcuno peggio – vedi i Guzzanti. Luttazzi espia forzatamente le colpe per un periodo maggiore, ma anche lui riguadagna l’agognato accesso in tv. «Luttazzi non è pazzo – ci tiene a precisare Dall’Orto – e ha già pagato a sufficienza per quello che ha fatto». Macché pazzo, Luttazzi: è intelligentissimo, abile come nessuno. Perchè mai si dovrebbe accontentare di essere stato rieletto nell’olimpo catodico, quando la scommessa è di appartenere alla Rai? Intanto ha accettato il contentino. Ma il ritorno a Viale Mazzini è l’unico obiettivo, perchè bisogna per forza fargliela pagare, a Berlusconi, che ha utilizzato proprio la Rai per bastonarlo con suprema autorità. Sai che goduria, ritornare in casa del nemico, finalmente rinfacciare «il sopruso prepotente di un vigliacco che si è fatto forte del suo potere e dei suoi soldi», confida l’artista ad A. Dimenticandosi che a Mediaset, la roccaforte di Silvio, militò con successo prima di diventare l’uomo polemico di oggi. Ma in fondo non importa a prescindere se a qualcuno non possa piacere, questo Luttazzi. A nessuno può essere negato il diritto di discorrere a suo modo e a suo dire. E’ per questo che ancora in molti lo temono: hanno paura delle sue scatenate briglie sciolte. E finchè potevano, le hanno tenute legate. «A differenza di altri che in questi anni hanno continuato tranquillamente a lavorare in Rai (e chi, visto che i compagni di sventura sono stati reinseriti dopo tempo e difficoltà? ndb), non ho mai chiesto aiuto ai politici» rimarca Luttazzi, che sa bene a che santi votarsi: Grillo, i Guzzanti, tutta gente che sta scontando il fatto di avere le gambe tagliate da qualcuno che li odia per benino. Non che Daniele risparmi frecciate acuminate: in un’intervista a La Stampa, aveva avuto da dire su tutti i personaggi principali del tv-biz, da Fiorello a Bonolis, da Gnocchi a Fabio Fazio, anche se ora precisa di aver «soltanto riferito quello che loro hanno detto di se stessi».

D’altronde lui non è un conduttore, è un artista di satira. Sai, la satira, roba scottante ma pregiata. Lo ribadisce in un simil-monologo di due colonne che il quotidiano Repubblica gli offre, ricopiando l’intervento fatto dal comico ad Articolo21. Due colonne a ruota libera, dove si rimarca l’importanza vitale della satira, che «per definizione è libera e può rovinare l’immagine edulcorata che i politici vogliono dare di sè». I politici sono sempre di mezzo, e anche la religione, vuoi mettere i soprusi della Santa Sede, pensa solo a quante ne avrebbe potute dire se fosse stato in video quando scoppiò il caso dei preti pedofili. «In questi sei anni ho rifiutato diverse proposte da emittenti satellitari proprio perchè per loro sarebbe stato un problema affrontare satiricamente temi come la politica e la religione» spiega ora rasserenato, perchè su La7 finalmente «avrò carta bianca, niente controlli, come è giusto che sia, la satira controllata che satira è?». Evidentemente non si è mai posto il problema di individuare il confine tra satira e offesa. Guai a chi lo ferma. Ora che è pronto a riappropriarsi dello spazio tagliato su misura per cantarle a chiunque. E ci scommette che molti attendano soltanto questo momento per gridare alla giustizia. «Grillo e i Guzzanti farebbero ascolti enormi» presume con quella ritrovata carica, che lo abbandona anche a ragionamenti affatto scontati di audience. Anche qua, però, senza considerare che c’è altrettanta gente che si tiene alla larga dall’osannare le sue libere sparate. Però quelli si chiamano traditori, gente contro la satira pura e cruda, contro la libertà di espressione. Molto facile da dirsi. Ma anche un ammasso di vacuità, questa satira, fatta di sberleffi prolungati da agitare a più mani per mettere i colpevoli con le spalle al muro, almeno teoricamente. Ma la satira ha armi deboli, non cambia nulla, non risolve le cose, non propone soluzioni, usa la tecnica del paradosso per suscitare coscienze, inviti che cadono prontamente nel vuoto. Certo, libertà di espressione. Peccato che a livello pratico nessun proclama si traduce in azioni concrete: basta a rafforzare il proprio ego, un’esperienza orgasmica che non supporta bendette interferenze.

MONICA LEOFREDDI SBUFFA IN SILENZIO: SFUMATA L''ISOLA', NESSUN SUSSULTO IN ARRIVO SU RAIDUE

Fa un po’ specie che anche una professionista silenziosa e a modo come lei sia dovuta ricorrere alla carta stampata per manifestare apertamente i primi segnali di disagio. Monica Leoffredi si affida al quotidiano Libero per continuare con coraggio la sassaiola contro mamma Rai, che aveva già visto partecipanti illustri come la simil-inviperita Raffaella Carrà, scagliarsi contro la tv di Stato. Tempi duri per l’azienda di Viale Mazzini, tremendamente lacerata da paralisi dirigenziali e creative che portano artisti e conduttori ad una sorta di ribellione mediatica per testimoniare le molte cose che non vanno. C’è chi tira in ballo disquisizioni economiche, lotte all’ultimo centesimo in busta paga o chi invece percepisce regolarmente lo stipendio ma viene sottoutilizzato o messo in bella mostra in soffitta. La Leofreddi ha rinnovato il proprio contratto con RaiDue per un altro anno, e ovviamente ia conferma in Rai non ha fatto notizia. Nel suo curriculum mancano quei programmi importanti, i cosiddetti sbanca-Auditel, quelle trasmissioni che rimangono impresse negli annali e che ti consegnano alla consacrazione definitiva o contribuiscono a scavarti un’ampia fossa in cui progressivamente scomparire. 

Finora Monica ha maneggiato con parsimonia il talk-show L’Italia Sul Due, un concentrato soffuso di frivolezze in tandem con Milo Infante, che ha retto benissimo nella pennichella pomeridiana della seconda rete, poi è riuscita, questa volta con Gabriele Cirilli, ad illuminare il periodo estivo con lo show Se Sbagli Ti Mollo, anche questo un concentrato di frivolezze tra innamorati che raccolse i giusti plausi e numeri favorevoli. E’ mancato l’acuto, anche perchè nessuno si è preoccuparto di fornirne le condizioni. E proprio quando sembrava che qualcosa si stesse smuovendo, arriva la stonatura, quel mezzo reality-talk Donne, che ha incenerito il prime time di RaiDue e ne ha rabbuiato il pomeriggio. Non le è valso fortunatamente la carriera, ma forse c’è anche questa caduta non certo inattesa alla base dell’addio forzato all’Isola Dei Famosi. Dopo il diniego perentorio della padrona del reality attualmente più seguito, Simona Ventura, la Leofreddi sembrava l’unica capace di raccoglierne l’eredità. Ma la candidatura non convinse fino in fondo nessuno, neppure i giornalisti che pure scrivevano bene di lei. «C’era questa idea, partita dal direttore – annuisce Monica – ma era tutto da vedere. Non avevo neppure mai parlato con Giorgio Gori, il produttore, e Marano mi aveva chiesto di non smentire». Ma il toto-conduttrice – in ballo c’era anche Roberta Lanfranchi – è svanito il tempo di un panino. Gori ha convinto la Mona a scendere dal piedistallo fatato di RaiUno, dove aveva riportato le ferite peggiori, per risalire in quello casereccio di RaiDue, e soprattutto al timone di quell’Isola che può essere soltanto sua. Fortunatamente le menti l’hanno capito in tempo. E non perchè Monica non sarebbe capace di cimentarsi con le vere luci della ribalta, ma forse non sarebbe riuscita a sfoderare tutta quella spregiudicatezza richiesta per rendere sferzante un insulso concentrato di ex celebri inviperiti per dover stare a stecchetto in mezzo al nulla. Troppo trash sfolgorante, lontano dallo stile Leofreddi, più pacato e misurato, ma non di certo meno effervescente. Ma l’Isola sarebbe pur sempre stata l’occasione della vita, la possibilità poi di poter aspirare finalmente all’alto che meriterebbe.

Sfuggitale di mano, è ripiombata nella meno edificante routine. Un piccolo passettino in avanti c’è stato, magari meno entusiasmante: quello di affiancare Giancarlo Magalli a Piazza Grande. E’ pur vero che si deve campare, «in questo periodo di scarse offerte di lavoro non si butta via niente...» scherza ma poi mica tanto Monica, che dovrebbe aver capito che dalle parti di Viale Mazzini la stima si misura malamente col contagocce. Un indizio gli immancabili intoppi per rinnovare il contratto, che «per me sono la norma». E giù frecciate vorticose. «Credo di essere il personaggio che guadagna meno in Rai. Purtroppo non ho le spalle coperte per poter fare quello che vorrei». A questo proposito pare aver repentinamente rimediato rivolgendosi al manager – degli scontenti – Lucio PrestaTra noi c’è sempre stata stima a distanza, parlandoci mi sono trovata bene» conferma Monica). Ma gli ostracismi non finiscono certo qui. «Durante le trattative mi hanno quasi detto: "è già tanto che non ti diamo meno» afferma senza dimostrarsi troppo sconsolata, ma piuttosto realista: «Non mi lamento, ma in 22 anni di Rai non ho avuto gratifiche». E neppure uno stipendio da re, visto che si parla di 300mila euro che, fatti gli opportuni paragoni, sono poca cosa rispetto ai milioni incamerati con meno fatica da Re Mida Bonolis. E’ brutto dire che guadagni una miseria, ma se lo dice anche BaudoNon dirlo in giro, nessuno ci crederebbe» l’ha ironicamente ammonita) allora l’affare si fa straordinariamente cupo. Anche perchè di motivi per giustificare questa manciata di soldini non ce ne sarebbero, anzi. «Per anni, a L’Italia Sul Due abbiamo fatto numeri pazzeschi e portato tanta pubblicità» constata la Leofreddi, che è ben coscia del fatto che «i soldi veri si fanno con le prime serate o con Sanremo». Con una gratificazione super, insomma.

Dopo l’unica possibile, l’avventura all’Isola da conduttrice, non se ne vedono in giro nell’immediato. A parte piombare a Piazza Grande, nubi avvolgono il destino di Se Sbagli Ti Molloquest’anno Marano ha deciso di non ripetere, magari in autunno…») ed eventuali sbarchi in prime time («Chissà, la coppia LeofreddiMagalli, con cui avevo già lavorato ai tempi dei Cervelloni potrebbe essere promossa in prima serata…»), tanto che l’impressione lampante che emanano queste dichiarazioni è la supposta mancanza di verve con cui Monica affronterà il nuovo anno di contratto. D’altronde però, e qua l’ipocrisia non attecchisce, meglio privilegiare la sicurezza piuttosto che puntare sull’indefinito. Perchè tale era la possibilità di cambiare aria, e lo si sa, cambiare aria alla cieca equivale ad autodistruggersi. Anche se il gioco potrebbe valere la candela, visto che i soldi si fanno anche «passando da Rai a Mediaset e da Mediaset alla Rai…» – ognuno raccolga la provocazione che si sente. E comunque non nega che quelli di Cologno Monzese si siano fatto sentire. «Ci siamo parlati – conferma Monica – mi hanno fatto una proposta, ma su Milano. Avrei avuto vantaggi economici, ma volevo tornare a Roma». Nessun reality o Verissimo in ballo, precisa poi, ma «se ne sta ancora parlando» e così lascia aperte porte inaspettate e soglie che fanno gola, aspettando soltanto di essere oltrepassate. Chissà se a farle cambiare idea, dandole la grinta che le servirebbe, potrebbe aiutarla la scarsa attestazione di stima di Simona Ventura, che a distanza la bocciò senza troppa enfasi quando il nome della Leofreddi circolò tra le possibili sostituzioni. «Non credo sia molto adatta per l’Isola», sentenziò la bionda conduttrice, ora tornata sui suoi passi proprio per evitare l’abbandono ad un fallimento completo. E Monica non lesina stoccate al riguardo: «Simona predica la solidarietà femminile e poi…». Però, a parte le scaramucce, rimane il fatto che l’Isola sfuma, che su RaiDue le possibilità di costruirsi la consacrazione sono assai limitate, che mancano le occasioni importanti per definire l’exploit che le manca. E così si va avanti di espedienti, in attesa di cogliere il colpo della vita. Intanto le toccano tre appuntamenti da condurre, proprio con Gabriele Cirilli, ovvero Notte Mediterranea, ennesima serata spettacolo fatta di musica e comicità. Serate che sembrano d’allenamento per mete migliori, e Monica di questi allenamenti non ne ha più bisogno.

TEMPO DI ACQUISTI MEDIOCRI PER 'CARABINIERI 7'. MENTRE LE REPLICHE VANNO A PICCO

E’ incredibile constatare quanto amore riservi Canale 5 ad una delle fiction più longeve ma anche più banali della sua storia, Carabinieri. In arrivo la settima serie, come al solito girandola di attori che se vanno e altri che entrano, starlette e vippetti, professionisti in mezzo a solide canaglie, che s’innalzano sulla folla anonima per via delle loro proverbiali baccanalate. Non ha maledettamente stupito nessuno l’arruolamento stupefacente di Francesco Arca, recentemente intossicatosi con la vicenda Vallettopoli mischiata a quella più eccitante della caccia alla cocaina nei locali più scapestrati della movida milanese. Un perfetto inetto, con l’esperienza di un nuotatore del Sahara, irrobustirà le fila dei carabinieri nel nuovo set allestito tra le mura di Montepulciano. Il bell’Arca – un altro dei belli e inutili, vedi anche alla voce Luca Dorigo – non si metterò la divisa, ma interpreterà la parte di un affascinante personal trainer, ma se non fosse per quella puntigliosa dotazione di muscoli, a quest’ora sgobberebbe in pizzeria. Intanto rimane indagato, ovvero si sta ritagliando un emozionante biglietto da visita da vidimare alle porte di Cinecittà. Ma d’altronde ne sono passati tanti a Carabinieri, uno più, uno meno, che differenza fa.

Se ne va Luca Argentero. Un altro degli inossidabili fortunati: scappato senza arte dalla casa del Grande Fratello ed inventatosi improvvisamente attore d’alto rango, con la voglia sfrenata di fare cinema di qualità – che giustamente mal si concilia con una fiction mediocre e di basso profilo come Carabinieri. Ci vuole coraggio a sfidare se stessi, e perlomeno Luca non ha urlato la sua intraprendenza, costruendosi almeno un abbozzo di carriera. Sconvolge però sapere che al suo posto arriva Alessia Ventura, una che sarebbe già del giro e con una Talpa coraggiosamente obliterata pur di mantenersi per decenni una fama di cui forse non godeva neppure prima di gettarsi sgambettando nello Yucatan. Alessia, ex letterina, ex realityara, ex showgirl, arriva dalla partecipazione a Fratelli Di Test con Carlo Conti, ovvero soliti contorni senza gloria che però evidentemente le bastano. Ma perchè entrare in Carabinieri? Non è abbastanza famosa? Mistero. Mentre scopro soltanto ora che Alessia Ventura e Luca Argentero sono realmente cugini. Il che dà inavvertitamente adito ad una maliziosa correlazione, che i più corretti avranno anche tolto dal repertorio mentale, ma che invece, complici anche gli scandali recenti, fa impallidire le solite e noiose raccomandazioni. C’entra qualcosa la Ventura con il lancio nel mondo dello spettacolo del cugino Argentero? La domanda potrebbe essere facilmente smentita dalla presa di coscienza che la Ventura non sia in realtà affatto famosa, anzi c’è chi sostiene che forse toccherebbe invertire i fattori: non sarà stato Luca a far splendere la cugina Alessia? Domande stucchevoli, senza dubbio. Alessia si consolerà con Francesco Arca, facendo altresì i conti con gente meno esperta di lei, con un curriculum pressochè – e spaventosamente – lindo/inesistente e con la determinazione di un torero pochito ammansueto.

Carabinieri 7 andrà bene? Perchè, a parte le solite inutile questioni dietrologiche su chi ha spinto quello, chi ha spintonato quell’altro e chi nel frattempo c’ha inserito anche una palpatina furtiva, ai gran capi di Cologno Monzese interessano i dati nudi e crudi. E la sesta serie della fiction non è andata affatto benino, anzi: di bastonate ne ha prese parecchie. E così via a rimodellare il cast, che già subisce annualmente modifiche non minoritarie, senza la paura di stravolgere trame e relazioni. Su Canale 5 ora vanno in onda le repliche dell’ultima stagione, che hanno sostituito Tempesta D’Amore, soap-opera che a sua volta ora tappezza lo scarso access prime time di Rete 4. Solo che la soap tedesca ha lasciato in eredità un succulento 26% di share medio, che Carabinieri si sogna, attestandosi ad un magro 15%. Chissenefrega, diranno quelli a Cologno Monzese, evviva il preserale di Rete 4, che rinsavisce. Ma intanto Cultura Moderna sta crepando, il pomeriggio di Canale 5 è diventato più noioso, il traino per il colabrodo 1 Contro 100 è più debole di una Panda a pedali. Ah, l’amore.