QSVS, LA RIFLESSIONE DI UN TELESPETTATORE DI TELELOMBARDIA


Ricevo e pubblico volentieri la riflessione di un telespettatore.


Salve,
Chi le scrive è un telespettatore che fa zapping, ma molte volte mi fermo a Telelombardia. E’incredibile come sia cambiata. In peggio.
Le scrivo per un motivo particolare che mi è venuto in mente. Riguardo la trasmissione QSVS.
E’ da tempo che ci penso, mi sono fatto una domanda che giro a lei.
Un paio di volte sono venuto a vedere la trasmissione e ho notato che non c’era nessuno. Altre volte ho visto le inquadrature e nella parte dove ci dovrebbe essere il pubblico, non c’era nessuno.
La mia idea del perchè è che non solo è noiosa, ma inesistente e triste, non ha nè testa, nè coda.

La mia considerazione è questa. Se io avessi un’azienda e volessi fare pubblicità in un’azienda televisiva, secondo lei preferirei farla passare durante una trasmissione che piaccia al pubblico inteso non solo come audience ma come partecipazione di pubblico attivo, cioè presente o farla passare durante una trasmissione dove non ci va nessuno?

La risposta è semplice: quella "promossa" dalla presenza della gente. Se non ci va nessuno e prima era pieno, vuol dire che chi c’è adesso come conduzione e responsabilità della trasmissione ha pienamente fallito.
Non so se e quanto ha visto la conduzione precedente quella gestita da Giorgio Micheletti. Beh, era tutt’altra storia. Le basti dire che riuscivo a venire in trasmissione poche volte l’anno causa la quantità di gente che si prenotava e ricordo bene che se a marzo chiedevi di venire a vedere le ultime puntata a maggio o giugno, ti dicevano che non c’era più posto fino a settembre.
Era molto interessante, divertente, e soprattutto facevano una cosa che da anni non si fa più: parlavano di calcio giocato, tecnica, tattica e davano informazioni precise sul calcio (senza offesa, ma penso che non venga fatto perchè non si è in grado di farlo, per ignoranza della materi come più volte dimostrato da Ravezzani in tutti i suoi sbagli evidentemente per non conoscenza, per questo non esistono contenuti).
Che poi lui dica che dopo tante ore si possa sbagliare, per carità, ma quegli sbagli sono proprio di non conoscenza di dati che per un giornalista dovrebbero essere il "pane" quotidiano.
Capisco perchè nessuno ci vada più. E come un ambiente in coma. La cosa che mi ha colpito di più quando sono andato in una delle puntate della gestione Ravezzani è stato il freddo ambientale che ho "sentito", mentre io ricordavo ben altra aria. Era anche un piacere andarci.
E mi chiedo: ma i dirigenti televisivi pensano a queste cose? Penso di si, come ogni lavoro, l’immagine e la qualita sono importanti. E quindi si valutano i risultati.
Per tutti questi motivi, le chiedo perchè non riportano Giorgio Micheletti a TeleLombardia e credo che avendo il ritorno di gente, avrebbero anche ritorni migliori, per logica. Non credo che siano scemi i pubblicitari, loro studiano apposta cosa piace e non piace alla gente. Tanto ormai è chiaro che con Ravezzani ogni anno è sempre peggio, nella più grande mediocrità.
Cordiali saluti


Premetto di non seguire il canale TeleLombardia, scelta forzata visto che nella mia regione non ne arriva il segnale. Ma sicuramente ne ho sentito parlare e sporadicamente ho avuto occasione di seguire alcuni spezzioni delle trasmissioni sportive che da tempo vanno regolarmente in onda nelle piccole emittenti locali o regionali. Fabio Ravezzani non mi è certamente nuovo, non soltanto per le costanti apparizioni nel Processo di Biscardi in cui dimostra rigore e almeno apparente professionalità, senza precipitare in cadute di stile o immischiandosi in velenose risse da bar, ma anche perchè tempo fa ho avuto l’occasione di seguire la trasmissione QSVS in occasione di una partita di Champion’s League, che vedeva di scena il Milan, la quale veniva commentata in diretta in studio dal conduttore e dai suoi ospiti, molti dei quali – a partire da Tiziano Crudeli – arrivavano proprio dal Processo. E, se non ricordo male, a quel tempo il pubblico in studio non c’era. La trasmissione era alquanto noiosa e mostruosamente anti-oggettiva, nel senso che ognuno degli ospiti, appartenenti ad una propria fede calcistica, forniva la propria visione di qualsiasi episodio, che seguivano sul monitor, mentre i telespettatori erano forzatamente limitati a sentire la radiocronaca di un giornalista, inviato allo stadio: una sorta di Riccardo Cucchi con la telecamera di fianco che lo inquadra, rigorosamente senza strappare alcuna immagine della partita. Sinceramente, la conduzione di Ravezzani era lontana dalla compostezza presentata al Processo, molto più pratica, votata ad uno stile semplice ma spesso banale, che quando può acuisce la scintilla della polemica. Su Giorgio Micheletti invece non ho molto da dire, anche perchè personalmente non lo conosco bene – benché la sua faccia non mi sembri affatto nuova nel panorama televisivo – né sono in grado di valutare le sue precedenti conduzioni.

Il fattore del pubblico in studio, ad ogni modo, non è necessariamente una faccenda rilevante: tutto dipende dal contesto, dai contenuti e dal modo con cui essi vengono affrontati e presentati dal programma stesso e dal conduttore. Spesso il pubblico è meramente decorativo, elemento di contorno, che non interagisce e che fa semplicemente scena. Non discuto che alla gente piaccia assistere ad una trasmissione televisiva, magari solo per il gusto di poter essere inquadrati da una telecamera o semplicemente per vedere dal vivo ciò che quotidianamente seguono dal televisore di casa. Il fatto che con il nuovo corso di Ravezzani la trasmissione abbia rinunciato al pubblico in sala non è per forza indicativo di uno scarso appeal dei pubblicitari, anzi. In teoria, almeno, la trasmissione si prefigura più tecnica, specifica, più attenta ai temi sportivi senza che essa stessa sia proiettata su di un palco alla visione del pubblico, che sicuramente spettacolarizza il programma. L’azienda che investe soldini per pubblicizzare il proprio prodotto all’interno di un programma che non prevede pubblico in sala non credo si faccia problemi: piuttosto io mi preoccuperei se quella trasmissione, per il modo in cui è strutturata e condotta, possa per primo soddisfare il pubblico, catturarne la visione e permettergli di rimanere incollato allo schermo, e così magari sorbirsi anche il mio spot. Ecco perchè il pubblico, se ci deve essere, a mio parere debba essere funzionale alla trasmissione, partecipare, rivolgere domande, essere attivo.

Un esempio è la trasmissione Griglia Di Partenza che su Telenova si occupa del mondo dei motori con un ricco parterre di personalità illustri e continue iniziative che riguardano il pubblico da casa e quello in studio, oltre alla possibilità per chi è a casa di porre domande direttamente agli ospiti. Forse è una metodica superata ai giorni d’oggi, più improntati sullo sviluppo di nuove tecnologie interattive e nuove interfacce mediali tra spettatore e televisione, ma che ancora dà rilievo e peso alle singole componenti, pubblico e personaggi della trasmissione. Al tempo stesso, la trasmissione però deve funzionare, occuparsi con competenza e merito di ciò che va trattando, senza scendere al chiacchiericcio banale e inconcludente ma almeno fornendo un modo di seguire lo sport che sia di facile presa del pubblico e al tempo stesso professionale. E’ chiaro che le trasmissioni sportive che vanno in onda su emittenti non nazionali cerchino di staccarsi dall’impostazione impressa dagli analoghi programmi nazionali di Rai e Mediaset, e spesso puntando su soluzioni alternative che prediligono il commento chiassoso e l’esaltazione fuorviante ed eccessiva. Ma al tempo stesso non si deve perdere di vista il contenuto originario della trasmissione stessa, pena il malcontento del pubblico e la perdita di telespettatori. Forse la gestione Ravezzani ha voluto eliminare il pubblico in studio per evitare possibili fischi? O perchè semplicemente non serviva a nulla? Non glielo so dire. Ma condivido comunque la sua personale visione, come ho specificato in precedenza. Io sono per il pubblico in studio – non a caso non vedo l’ora di assistere pure io a qualche trasmissioncina soltanto per il gusto di carpire il sapore di uno studio televisivo – a patto che possa essere funzionale alla trasmissione e non esclusivamente di contorno, alla stregua di un varietà televisivo scandito dai frequenti e forzati scroscii di applausi on demand.

Naturalmente invito tutti coloro che seguono TeleLombardia e soprattutto la trasmissione QSVS a dire la propria e a confrontarsi con la confessione del telespettatore. Un’altra critica alla gestione Ravezzani, d’altronde, arriva pure da un certo Fabio, che ha mandato una e-mail al direttore di Sorrisi & Canzoni, Massimo Donelli, per segnalare il proprio disappunto sul cambio di conduzione e la volontà di riottenere come conduttore Giorgio Micheletti (qui trovate la lettera). Spero di essere stato esaustivo, ma mi affido ai lettori assidui telespettatori di TeleLombardia per ampliare un possibile dibattito e soprattutto a tutti coloro che seguono le emittenti locali e regionali e vogliano proporre la propria visione. Fate pure.

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One response to “QSVS, LA RIFLESSIONE DI UN TELESPETTATORE DI TELELOMBARDIA”

  1. anonimo says :

    Il pubblico non l’hanno tolto, è solo che da quando non c’è più Micheletti nessuno va più a vedere la trasmissione.

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