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DAVID SASSOLI DECLAMA FOSSILIZZATO L'ENNESIMA VELINA AUDITEL: RAIUNO BATTE DR. HOUSE. DI UN PELO

Ma che tristezza, questa Rai. David Sassoli avrebbe voluto fossilizzarsi quando, in chiusura del TG1 di questa sera, ha dovuto necessariamente piegarsi al volere aziendale declamando l’immancabile velina Auditel che decantava la vittoria di ieri sera di Raiuno. A Viale Mazzini non se la passano bene, gli ascolti latitano, la rete di Fabrizio Del Noce subisce gli avversari Mediaset 5 serate su 7: cos’altro c’è di meglio allora che puntualizzare per benino le vittorie? Se sulla forma si può discutere – e purtroppo si discute da tempo, ma mai che fosse cambiato qualcosa sullo stile – il contenuto fa estremamente ridere. Il giornalista del TG1 ha fatto notare come ieri sera la fiction Gente Di Mare 2 ha battuto la serie americana Dr. House, che giusto sette giorni fa stracciò Raiuno e pure L’Isola Dei Famosi, ovviamente a suon di numeri. Ma il bello è che il distacco, soprattutto nel periodo di sovrapposizione – su cui si è puntualizzato con estrema precisione – è minimo: per Gente Di Mare 2 5.164.000 telespettatori (share del 20,30%) mentre per Dr. House 5.012.000 telespettatori (share del 19,70%).

Chissà invece quanto avranno gioito ai piani alti della Rai, gongolando su un successo risicato ma soprattutto vuoto, visto che il 20% di share è un dato inferiore di almeno 3 punti alla media di rete garantita alla Sipra. Ma tant’è, tocca pure sorridere viste le disgrazie, e non c’è miglior modo che accentuare la spallata data a Dr. House che, come ampiamente pronosticabile, sconta la latitanza del pubblico più giovane adeguatamente ripartito tra festoni prefestivi e campionato di calcio, mostrando però una sorprendente tenuta di ferro. Mediaset, non a caso, fa notare come sul target commerciale non ci siano rivali, e risponde piccata all’analisi fornita dalla Rai anche sugli ascolti dei propri talk-show di seconda serata: Matrix, si legge sul comunicato stampa, batte Porta A Porta, ma pure in questo caso si ragiona al fotofinish. Semmai, anche qui, si potrebbe ragionare sul contenuto: Bruno Vespa ha di nuovo puntato sul caso Cogne, seppure mischiato tra gli altri delitti sanguinari, mentre Enrico Mentana ha addirittura dedicato la puntata al Dr. House, in una delirante costruzione di un’apoteosi mediatica che farebbe impallidire pure David Sassoli – senza dubitare del valore reale della serie, che farebbe volentieri a meno di essere sostenuta così spudoratamente da logiche aziendali. La tv s’è ridotta così, ahimè, e la battuta di Sassoli sul finire del telegiornale è cristallina: "Lotta all’ultimo spettatore". Aiuto.

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ENRICO MENTANA CHE PARLA DI FORMULA 1 (SENZA GIORNALISTI E OSPITI)? QUALCOSA NON QUADRA (E 'MATRIX' AFFONDA)

C’è qualcosa che c’è sfuggito? Non tutto sembrava quadrare ieri sera in seconda serata. Enrico Mentana a Matrix s’è messo a disquisire del trionfo Ferrari in Formula 1, mentre l’avversario Bruno Vespa a Porta A Porta non si smentiva, sguazzando con insospettabile fierezza nella diatriba Mastella-De Magistris. Ma quando mai a Matrix si parla di sport, anche se di mezzo c’era il rocambolesco mondiale di Kimi Raikkonen? E soprattutto: perchè uno speciale così, a parte gli sforzi di lusso di Sky (che già delizia con telecamere ovunque) non ce l’ha offerto la Rai, che custodisce con celata soddisfazione i diritti dello sport che attualmente garantisce una platea di telespettatori ancora esagerata nonostante le prime (insignificanti?) crepe di una disaffezione però tutta da decifrare?

L’imbarazzo è palese. Federica Balestrieri domenica ha avuto una risicata quindicina di minuti per dire qualcosina nel dopogara del Gran Premio di Brasile, una battuta mozzata di Cesare Fiorio e una automozzata di Jean Alesi e poi via al TG1 (che è pure partito in ritardo di qualche secondo). Poi il nulla, a parte le incursioni nei vari telegiornali delle reti di Viale Mazzini, fino alla Domenica Sportiva su Raidue. Ma non s’era vinto un mondiale? Stupisce tutti infatti che se ne debba occupare Enrico Mentana, che pure gode di una redazione motori di gran lunga più emozionante e spigliata di quella Rai: mancava forse un argomento valido per intonare la puntata del lunedì di Matrix, se si è stati costretti a dirottare l’interesse (meritato, ma strano) sulla Formula 1, quando la Rai avrebbe tutti i doveri di farlo? Perchè la trasmissione di ieri sera chez Mentana appariva alquanto raffazzonata: nessun ospiten Ferrari, nessun collegamento da Maranello, Chicco se l’è dovuta cavare con una discussione a tre coinvolgendo Alessandro Zanardi e Max Biaggi, che non hanno potuto far altro che snocciolare banalità, giustamente ai margini di un evento che doveva poter essere raccontato da chi l’aveva vissuto. E non è sufficiente che tutto il peso venga scaricato sull’esclusiva (?) confezionata dal grande inviato Giorgio Terruzzi, che ha raccontato il dopogara e tutti i retroscena in una sorta di thriller-reality: era davvero così difficile ospitare un giornalista sportivo di Cologno Monzese in studio? Sussulti risigati: un servizio-cronistoria della stagione appena trascorso cerca di riemozionarci, ma è troppo poco. Almeno consegnateci i sempreverdi Andrea De Adamich e Claudia Peroni, che domenica sera, nel salotto calcistico di Controcampo su Italia 1, si stavano infervorando e non poco annusando i rischi di una possibila squalifica di Bmw e Williams. Non li avranno voluti in onda?

Il mistero rimane. E anche la delusione, che i dati Auditel non mancano di sottolineare. La troppa approssimazione di Matrix è stata duramente scontata da Mentana con 1.258.000 telespettatori e il 15,68% di share, non pochissimi, ma su Raiuno Bruno Vespa ha fatto il pieno di 1.771.000 telespettatori e uno share del 23,89%. Applausi comunque a Mentana per il coraggio: in Rai hanno una gallina dalle uova d’oro, la chioccia Formula 1, ma sono specialisti a distruggere con superbia le più luccicanti covate. Qualcuno ha notizia di eventuali speciali? Di appuntamenti esclusivi? La depressione continua.

TEMPO DI ACQUISTI MEDIOCRI PER 'CARABINIERI 7'. MENTRE LE REPLICHE VANNO A PICCO

E’ incredibile constatare quanto amore riservi Canale 5 ad una delle fiction più longeve ma anche più banali della sua storia, Carabinieri. In arrivo la settima serie, come al solito girandola di attori che se vanno e altri che entrano, starlette e vippetti, professionisti in mezzo a solide canaglie, che s’innalzano sulla folla anonima per via delle loro proverbiali baccanalate. Non ha maledettamente stupito nessuno l’arruolamento stupefacente di Francesco Arca, recentemente intossicatosi con la vicenda Vallettopoli mischiata a quella più eccitante della caccia alla cocaina nei locali più scapestrati della movida milanese. Un perfetto inetto, con l’esperienza di un nuotatore del Sahara, irrobustirà le fila dei carabinieri nel nuovo set allestito tra le mura di Montepulciano. Il bell’Arca – un altro dei belli e inutili, vedi anche alla voce Luca Dorigo – non si metterò la divisa, ma interpreterà la parte di un affascinante personal trainer, ma se non fosse per quella puntigliosa dotazione di muscoli, a quest’ora sgobberebbe in pizzeria. Intanto rimane indagato, ovvero si sta ritagliando un emozionante biglietto da visita da vidimare alle porte di Cinecittà. Ma d’altronde ne sono passati tanti a Carabinieri, uno più, uno meno, che differenza fa.

Se ne va Luca Argentero. Un altro degli inossidabili fortunati: scappato senza arte dalla casa del Grande Fratello ed inventatosi improvvisamente attore d’alto rango, con la voglia sfrenata di fare cinema di qualità – che giustamente mal si concilia con una fiction mediocre e di basso profilo come Carabinieri. Ci vuole coraggio a sfidare se stessi, e perlomeno Luca non ha urlato la sua intraprendenza, costruendosi almeno un abbozzo di carriera. Sconvolge però sapere che al suo posto arriva Alessia Ventura, una che sarebbe già del giro e con una Talpa coraggiosamente obliterata pur di mantenersi per decenni una fama di cui forse non godeva neppure prima di gettarsi sgambettando nello Yucatan. Alessia, ex letterina, ex realityara, ex showgirl, arriva dalla partecipazione a Fratelli Di Test con Carlo Conti, ovvero soliti contorni senza gloria che però evidentemente le bastano. Ma perchè entrare in Carabinieri? Non è abbastanza famosa? Mistero. Mentre scopro soltanto ora che Alessia Ventura e Luca Argentero sono realmente cugini. Il che dà inavvertitamente adito ad una maliziosa correlazione, che i più corretti avranno anche tolto dal repertorio mentale, ma che invece, complici anche gli scandali recenti, fa impallidire le solite e noiose raccomandazioni. C’entra qualcosa la Ventura con il lancio nel mondo dello spettacolo del cugino Argentero? La domanda potrebbe essere facilmente smentita dalla presa di coscienza che la Ventura non sia in realtà affatto famosa, anzi c’è chi sostiene che forse toccherebbe invertire i fattori: non sarà stato Luca a far splendere la cugina Alessia? Domande stucchevoli, senza dubbio. Alessia si consolerà con Francesco Arca, facendo altresì i conti con gente meno esperta di lei, con un curriculum pressochè – e spaventosamente – lindo/inesistente e con la determinazione di un torero pochito ammansueto.

Carabinieri 7 andrà bene? Perchè, a parte le solite inutile questioni dietrologiche su chi ha spinto quello, chi ha spintonato quell’altro e chi nel frattempo c’ha inserito anche una palpatina furtiva, ai gran capi di Cologno Monzese interessano i dati nudi e crudi. E la sesta serie della fiction non è andata affatto benino, anzi: di bastonate ne ha prese parecchie. E così via a rimodellare il cast, che già subisce annualmente modifiche non minoritarie, senza la paura di stravolgere trame e relazioni. Su Canale 5 ora vanno in onda le repliche dell’ultima stagione, che hanno sostituito Tempesta D’Amore, soap-opera che a sua volta ora tappezza lo scarso access prime time di Rete 4. Solo che la soap tedesca ha lasciato in eredità un succulento 26% di share medio, che Carabinieri si sogna, attestandosi ad un magro 15%. Chissenefrega, diranno quelli a Cologno Monzese, evviva il preserale di Rete 4, che rinsavisce. Ma intanto Cultura Moderna sta crepando, il pomeriggio di Canale 5 è diventato più noioso, il traino per il colabrodo 1 Contro 100 è più debole di una Panda a pedali. Ah, l’amore.

FRIZZI BATTE MAMMUCARI: DOPO UN MESE DI SFIDA, DOMINANO I 'SOLITI IGNOTI'

Probabilmente Antonio Ricci se ne sarà fatta una ragione. Nessuno in giro lo ha visto imbizzarrito, e di motivi per mangiarsi la tappezzeria ce ne sarebbero a iosa. La sua gallina dalle uova d’oro, Cultura Moderna, le prende regolarmente dalla concorrenza, che non è quella assatanata di Affari Tuoi, a metà tra destino e tarocco, puntualmente da smascherare per screditare – a ragione o meno – il nemico di turno, ma è quella decisamente più bonacciona di Fabrizio Frizzi, che presenta senza troppi clamori Soliti Ignoti. Giochetto di una semplicità inaudita, fatto di carte difficili da manovrare di soppiatto, sulle quali Ricci sa di non potersi rivalere. Giochetto semplice come Cultura Moderna, sembrerebbe, e invece il quiz di Teo Mammucari, padrone incontrastato dell’estate scorsa, s’è rifatto il look e ora paga incredibilmente pegno. I maligni ovviamente si immaginano già Ricci a visionare tonnellate di videocassette per pescare il marcio nel concorrente. Sicuramente il padrone di Striscia non sarà raggiante di gioia. Anche perchè non si tratta più dell’effetto sorpresa, che perlomeno nella prima settimana poteva alterare i veri valori di campo. Dopo un mese esatto di programmazione, il gioco di Frizzi ha sorprendentemente preso il largo, mentre la banda capitanata da Mammucari non ha mai dato segnali di ripresa, anzi insistendo con quelle modifiche inutili che potrebbero aver fatto perdere appeal al programma. Nessuno è intervenuto nel modificare qualcosina, forse si sperava in un calo fisiologico dell’avversario. E invece Cultura Moderna sta per affondare e per giunta chi la dovrebbe salvare latita. Frizzi ringrazia, e intanto se la gode.

Ovviamente sono i numeri che ci consentono, pur con la naturale freddezza del caso, paragoni millimetrici: con i numeri non si discute, parlano chiaro. L’esordio di Frizzi è stato scoppiettante, anche se la prima settimana si è consumata su una sostanziale parità tra i due avversari diretti dell’access prime-time. Cultura Moderna non ha ripetuto i grandi numeri di un anno fa, Soliti Ignoti ha invece mostrato di saper tenere duro con caparbietà, riuscendo a spuntarla complessivamente. Il vantaggio in share è risicatissimo, e anche il numero di telespettatori totali non registra coraggiose differenze. Ma la seconda settimana inizia immediatamente con il botto per Frizzi, che tocca il 28,02% di share, lasciando nettamente al palo Cultura Moderna, ferma al 21.98%. E’ il preludio di una settimana che si preannuncia vincente. Se il gioco di Mammucari paradossalmente riesce anche ad incrementare lo share dello 0.13%, quello di Frizzi piazza un sorpasso ancor più grintoso, guadagnando l’1.68% (raggiunge una media del 26.86%). A livello di numero di telespettatori, il divario è ancor più palese. Ma Ricci non corre ai ripari, Cultura Moderna continua a proferire noia, precludendosi in partenza l’auspicato recupero. Che non arriverà mai. Nella terza settimana di programmazione, Soliti Ignoti realizza la migliore performance, toccando una media del 28.03% di share (la puntata più vista in assoluto è quella di sabato 30 giugno, con il 30,78%) e lasciando a Cultura Moderna le briciole, in numero ancor minore rispetto a sette giorni prima (calo dello 0,84%). E’ il segno inequivocabile della disfatta della ciurma di Antonio Ricci, che stranamente non decide di correre ai ripari, affidandosi magari ad una chisura di programma ritardata per far salire lo share. Che complessivamente scende, fino a toccare il punto più basso nella quarta settimana (22.88%, -0.65%) e segnando il record negativo nella puntata di venerdì 6 luglio (21.18%, mentre Frizzi tocca il 28,24%). L’ultima settimana di riferimento ha visto anche lo spostamento su Rete 4 in access prime-time della soap-opera Tempesta D’Amore, che ha abbandonato, per la delusione degli appassionati, il pomeriggio di Canale 5, dove raggiungeva risultati eccezionali. Appoggiato sulla terza rete Mediaset, raggiunge la media di rete, ma lo spostamento non ha giovato affatto alle prestazioni di Cultura Moderna, non ha catturato il pubblico più anziano, anzi ha paradossalmente allontanato il pubblico femminile. Per Ricci, insomma, si tratta, da tutti i punti di vista, di una debacle colossale, che rafforza la genuinità di Soliti Ignoti e di un conduttore non urlatore come Fabrizio Frizzi, che si è autorispolverato puntando su un prodotto fresco ed evidentemente efficace. Antonio Ricci invece è partito da vincitore uscente, ma per riconfermarsi campione ha provato a modificare qualcosa, ha raddoppiato la presenza femminile – e dire delle tonnellate di copertine spruzzate di Lydie Pages, che affianca Juliana Moreira, volte a testimoniare un successo straripante -, ha stravolto il meccanismo delle nomination, ha aggiunto attese snervanti: il pubblico evidentemente non l’ha digerito più come prima. Ecco il confronto:

CONFRONTO AUDITEL

 

SOLITI IGNOTI

CULTURA MODERNA

1a SETTIMANA

5.342.000 (25.18%)

5.266.000 (24.24%)

2a SETTIMANA

5.217.000 (26.86%)

4.770.000 (24.37%)

3a SETTIMANA

5.189.000 (28.03%)

4.419.000 (23.53%)

4a SETTIMANA

5.200.000 (27.31%)

4.393.000 (22.88%)

MEDIA FINALE

5.237.000 (26.85%)

4.712.000 (23.75%)

I dati Auditel non sono ovviamente assoluti: una maggiore precisione si riscontrerebbe confrontando le sovrapposizioni esatte dei due programmi. Anche se forse non cambierebbe il risultato. Che invece Ricci saprebbe interpretare alla perfezione: a sostenere Frizzi c’è il solito, stantio, pubblico tradizionale. Se tentasse questo tipo di arringa, non fallirebbe affatto su tutta la linea. Che Raiuno sia la patria di una platea meno giovanile è ben assodato, e anche la composizione del pubblico che segue Soliti Ignoti si piega senza problema a questa supposizione, fornendo i riscontri attesi: il game di Frizzi tocca il 35,60% di share tra gli ultra 65enni, e il 29% tra i 55-64enni. Non propriamente pubblico attivissimo, quello cosiddetto pubblicitario, che tanto fa gola e testo dalle parti di Cologno Monzese. E infatti si parla di un misero 17% di adolescenti a seguire la caccia all’identità nascosta. Mediaset continua a rallegrarsi, nonostante la sconfitta in valori assoluti, perchè colpisce il target di riferimento, i 15-64enni, fascia nella quale riscontra valori migliori, anche se non più di tanto. Se Frizzi può contare sulla sicurezza senile, Teo Mammucari invece si vede sfilare anche i giovani. Con ora la preoccupazione che si sta navigando attorno al 23% di share, l’obiettivo minimo che soddisfa i pubblicitari. Se non si interverrà su Cultura Moderna, pare proprio che tutta la flotta sia destinata repentinamente ad affondare. Per la felicità di Fabrizio Frizzi. Che davamo per coraggioso spacciato e che invece, da buon intenditore, ha ricostruito con silenzioso entusiasmo il suo gradito ritorno.

'STELLA' (CADENTE?), COSI' COSTANZO SPERIMENTA IL SUO SOLITO STANTIO TALK-SHOW SU SKYVIVO

«Per i veterani della tv non c’è spazio» si lamentava qualche giorno fa Maurizio Costanzo, accarezzando i vecchietti dimenticati, vedi anche Mike Bongiorno o la coppia Mondaini-Vianello. Mike sbotta quando Mediaset presenta i palinsesti autunnali, cercando invano la propria collocazione. Costanzo tace ma si rifà con la completa vaghezza con cui discute del suo futuro, tanto che Piersilvio Berlusconi, da buon capo, s’è affrettato a minimizzare, anche se è evidente che «non riesco a capire cosa abbia in mente». A giugno 2008 scade il contratto «e non è detto che si rinnovi», annuncia senza troppo sgomento l’anchorman più longevo della tv, spalleggiato dal fido agente Lucio Presta, che ricorda come non ci siano trattative in corso. «Non ci sono lotte, nè bracci di ferro con Mediaset» puntualizza però il marito di Maria De Filippi, anch perchè la consorte ha firmato il rinnovo e non si capisca perchè la stessa operazione non possa effettuarsi a breve. A rallentare evidentemente la corsa alle conclusioni, ci sono le deroghe. «Lui ha un contratto in esclusiva con Mediaset, tutto quello che fa all’esterno è sempre stata una nostra concessione» rimarca, anche un po’ spazientito, Piersilvio, che tende una mano e l’altra la nasconde. Perchè se è vero che Costanzo aveva chiesto all’azienda «se, quando sarebbe iniziato il mio ultimo anno di contratto avrei potuto fare dell’altro, mi è stato risposto di sì, purchè non si trattasse della Rai», è maldestramente nascosta il calo di fiducia che il capo di Mediaset deponga nel giornalista di lunga data. Due esperimenti falliti, Buon Pomeriggio e Tutte Le Mattine, diatribe con quelli di Verissimo, Auditel non certo lusinghiero anche se non persecutore in seconda serata, quando il Maurizio Costanzo Show, ristabilito a fantomatico furor di popolo, faceva il suo dovere – e dovrà fare, visto che si riparte a settembre. Ma la sensazione è che Maurizio Costanzo sia diventato per quelli di Cologno Monzese un fardello ancora ineliminabile. Il braccio di ferro di un anno fa non ha certo cancellato gli strascichi, infatti guai a chi osa spezzare il duo Costanzo-De Filippi. Pena l’addio di entrambi. Piersilvio non può perdere Maria, la gallina dalle uova d’oro, e per mantenere fede al compromesso deve inghiottire la pillola amara. Ma Costanzo è pur sempre un lavoratore Mediaset, e allora la posizione diventa un pelo più infuocata. Si ragiona a suon di deroghe, dunque, Costanzo vuole nuovi stimoli, basta che non ci scippi la De Filippi e, nonostante le ufficiali attestazioni di stima, nessuno comprometta il compromesso.

Basta che non si parli di Rai. Intanto si parla di Sky, perchè sarà dalle parti del satellite che Costanzo esordirà in video quest’estate a partire da domani 2 luglio fino al 27 con Stella, talk-show in diretta su Sky Vivo, canale 109 della piattaforma di Murdoch. Se per i veterani della tv non c’è spazio nella roccaforte generalista, c’è sempre il satellite a sopperire alla quotidiana visibilità. Da irrobustire con la solita formula, quella del talk-show, con la quale il quasi settantenne conduttore ha ammorbato tutti da una quarantina d’anni. Il pubblico di giorno lo evita, riesce a tollerarlo dopo mezzanotte, non ne può più delle storielle di vita vissuta, spesso ad un passo dal confine borderline, pronto a sfociare senza ritegno in discussioni su tradimenti, perversioni, malattie, confusioni psichiche. Con i casi umani, ovvio, ad esibirsi dietro un paravento, con la vocina mascherata e il busto mascherato, mentre Costanzio sbiascica qualcosa con l’entusiasmo di una lepre appena azzannata e le casalinghe da casa raccontano cosa fanno i propri mariti quando i topi non ci sono, ma neppure i gatti che ballano, o viceversa. La storica formula di uno schema di trasmissione così noioso e ormai superato che non convince più nessuno, ma Costanzo non demorde, ora mette sul piatto le esclusioni eccellenti di chi questa tv l’ha inventata o perlomeno sviluppata per benino, e visto che ci si mette Mike a reclamare un posto in prima fila, non si capisce – ovviamente – perchè anche chi si ritrova in piedi nel corridoio non possa pretendere un posticino almeno in platea. E allora eccoti il contentino satellitare, terra dove la sperimentazione è permessa, dove l’Auditel è penetrata ma senza scombussolare le coscienze, dove chiunque è benvenuto, soprattutto chi è dotato di un nome non certo insignificante, un nome che vuol dire esperienza e certezza, anche quando ormai non ci sarebbe ormai neppure più tanto da dire. E invece quelli di Sky sono tutti entusiasti, celebrazioni a dismisura, uno così ad irrobustire le fila se lo erano sempre sognati. Però intanto l’hanno piazzato su SkyVivo, dove a farla da padrona sono reality e produzioni straniere, dove una linea comune è l’irriverenza anche stilistica, dove uno come Costanzo stonerebbe divinamente.

Ma poco importa, si tratta di boccheggiare ancora per un po’, e poi c’è sempre la carta dell’interattività da esibire con famelica soddisfazione. Peccato che l’elemento multimediale si risolva al solito in un bluff inaudito. A partire dalla collocazione oraria in una rete che predilige soprattutto un target giovanile: dalle 12.00 alle 14.00, chi sarà lì pronto a mandare messaggi? Le casalinghe cucinano, i mariti tornano dal lavoro, i figlioli hanno meglio da fare che deprimersi con il solito vuoto chiacchericcio. Eppure l’interattività sarà magnifica. Quattro famiglie saranno perennemente collegate da casa propria via web-cam, per scambiare pareri ed opinioni a qualsiasi ora, visto che il tutto sarà registrato e poi mandato sullo schermo nello studio. Ma «non è un reality», precisa Costanzo. Ah no, chissà cos’è. Ma a parte le solite auspicate derive voyeuristiche legate al conduttore da un rapporto di amore/odio – l’hanno spedito nella rete dei reality, forse ancora non se n’è accorto – non dimenticate che i telespettatori potranno farsi sentire via e-mail e sms. A patto che qualcuno abbia voglia, in quelle due ore non propriamente vuote di faccende, di mettersi d’impegno e buttare giù un paio di righe. Fa però ridere che proprio Costanzo si dichiari «negato per la tecnologia», come dire, figuratevi quanto me ne intenda io di nuovi media, e figuriamoci noi come potrà quindi utilizzarli al meglio, senza sfornare le solite banalità. Dopotutto, chissenefrega, Costanzo se la ride ugualmente, «sono il primo fra quelli che hanno fatto la televisione generalista a tentare l’avventura satellitare», ridacchia sornione. Dimenticandosi, nell’apoteosi fai-da-te, che esordirà con l’ennesima copia di quanto fatto nella generalista, evidentemente proprio ciò che la tv generalista ormai rifiuta. Beh, su Sky è diverso, il satellite è preda degli alfabeti, gente che sa(prà) apprezzare il mio stile, non certo voi plebei affiliati al vulgo infimo di chi Sky non se lo può permettere, ma neppure apprezzare, causa manifesta inferiorità. «Sogno di avere almeno il 5% degli abbonati Sky» che sarebbero circa duecentomila, Costanzo si accontenta di poco. L’importante è non finire dimenticati, nè tantomeno bistrattati, che corrisponderebbe ad una diretta ed insostenibile umiliazione.

Basta che non sia Rai, diceva Piersilvio. Vale anche RadioRai? Perchè magari se lo sono scordati, ma il Baffo è anche in radio, in quella del nemico, ovviamente, ergo già da tempo starebbe sperimentando. Magari è solo un modo per tenersi in allenamento, con i soliti puzzolenti piedi in due scarpe, sulle quali sprofonda con la convinzione di essere imperturbabilmente imprescindibile. Ma la sua è una generazione vetusta, di quei veterani che continuano a svolazzare con le piume cadenti finchè respirano, incapaci di pensarsi al di fuori del tubo catodico che ancora li sopporta, pur constatandone la fine dei loro modi antichi di porsi e di pensare. Uno che conduce una trasmissione interattiva senza saperne un fico secco di cosa significhi provoca semplicemente ribrezzo. Piersilvio non ci vorrebbe imbastire una squallida cagnara, il prezzo (ovvero la De Filippi) è troppo oneroso, ma ora che con la Maria il contratto è in saccoccia, non ci sono più scuse: Costanzo rimani su Sky, o ritirati. E pazienza se i veterani bofonchiano con quell’insostenibile supponenza, ci sono milioni di sostituti giovani pronti a sostituirti, e perlomeno al passo coi tempi. Una Stella domani si accende, speriamo sia cadente.

'FESTIVALBAR 2007' PARTE BENE, CON UN TRIO SOLISTA CHE NON INCIAMPA NEI SINGOLI

E’ andata bene. Forse benone. Non certo malaccio. L’edizione numro 44 del Festivalbar è partita ieri sera su Italia 1 e l’esordio fa già sorridere un po’ tutti. Sicuramente Andrea Salvetti, ma anche il direttore della rete Luca Tiraboschi tirano già sospiri di sollievo, leggendo i dati Auditel. La partenza è promettente: ben 2.832.000 telespettatori con il 13,20% di share. Il problema viene ora, e si profila di una certa consistenza. Anche l’edizione 2006 della kermesse partì con fragore (3.080.000, 13.72%), salvo però creare i primi ruvidi grattacapi una settimana più tardi, quando il fragore scese (2.072.000, 9.55%). Però l’anno scorso c’erano i mondiali, mentre questa volta si profila un interessante campo libero, ovvero pochi avversari, competitor deboli, palinsesti svuotati. Se il Festivalbar funzionerà, lo si vedrà tra sette giorni. Per ora possiamo soltanto fare rozzi paragoni, e riconoscere che, benchè la partenza sia stata positiva (anzi, positivissima, visto che Tiraboschi e Salvetti non si erano spinti oltre una previsione dell’1111,5%), i veri tempi d’oro sono già passati e per ora stentano ad arrivare. L’annata 2004, quella della coppia Incontrada-De Luigi, compì un’impresa clamorosa, quella di far confluire al video ben 4.593.000 telespettatori ed uno share stellare del 19.97%, numeri da sballo per Italia 1. Anche nel 2003 l’Auditel sorrise alla manifestazione e al duo Maccarini-Hunziker, lanciatissima da Zelig, che catalizzarono l’attenzione di 4.437.000 telespettatori per uno share del 19.59%. Funzionò meno nel 2004, con il trio Maccarini-Grandi-Nardi, che comunque assicurò un buon risultato (3.297.000, 13.96%), più o meno proprio quello racimolato con apparente soddisfazione ieri sera. Siamo ben oltre la media di rete, siamo ben oltre le previsioni, però oggettivamente al ribasso, dei grandi capi. Ci sarebbe da sorridere, dunque.

Il nuovo trio alla conduzione ci ha messo del proprio, nonostante nessuno dei tre fosse convinto di stare su un palco condiviso con altri conduttori. La situazione è paradossale, in effetti, ma tutto sommato ha mietuto risultati. Non si sono intralciati, anche perchè era difficile pestarsi i piedi. Enrico Silvestrin, faccia da MTV ma con la professionalità di un anchorman, ha condotto con dovizia l’ordine delle esibizioni, ha dosato gli inneschi di schiamazzi da parte del pubblico, ha somministrato con sicurezza i momenti della serata, senza sbavature. Molti – compreso il sottoscritto – avevano chilate di riserve su Giulio Golia, Iena con le contropalle ma con il terrore che si trovasse spaesato in un contesto così diverso. E invece, benchè il lavoro sulle spalle non fosse così gravoso, non ha sfigurato, immerso nella folla e poi saltato sul palco a presentare i cantanti. Il problema, semmai, che i ruoli che il Festivalbar designa sono sempre i soliti, e i prescelti a rivestirli si avvinghiano anche degli immancabili stereotipi. Così se Silvestrin si ritaglia il numero 1 da appiccicare alla t-shirt da sbandierare, se Giulio Golia incita la folla e dispensa battutine che però si disperdono facilmente nel rimbombo delle grida, anche Elisabetta Canalis non si esime certamente dalla figura di bellona di turno, con spontaneità dimenticata a casa e dozzine di imperfezioni con cui stilettare le presentazioni. Sguardo semi-fisso sulla telecamera, scollatura sbarazzina, Elisabetta ha recitato se stessa, con la convinzione che si tratti di un impegno da prendere sottogamba e dove forse il talento non è indispensabile. Meglio Canalis attrice (!) che presentatrice allo sbaraglio, anche in una delle trasmissioni più facili da portare a termine.

Ma è anche vero che senza la bellona i maschietti reclamerebbero, e allora andrebbe bene pure così. Anche perchè ci ha pensato la musica a compensare necessariamente queste mancanze, con esibizioni ravvicinate il cui ritmo incalzante ha contribuito a ridurre al minimo le sempre più inutili disquisizioni sul nulla, relegate a semplice contorno. C’è del buono in questo Festivalbar, in questa ripetitività malandrina che coltiva con menefreghismo la fresca frenesia di una serata disimpegnata, da ben 44 anni. E pazienza se le rivoluzioni tecnologiche tanto sbandierate siano passate in secondo piano, per il popolo di telespettatori che per essere invogliato a surfare sul web la trasmissione, ne deve essere colpito. Se il Festivalbar non ha mirato propriamente al cuore, ha fallito non di molto.

CONTRO LE ATTESE, FRIZZI BATTE MAMMUCARI. E PER 'CULTURA MODERNA' E' GIA' ARIA DI CRISI

Massimo Donelli questa volta non impugna la tromba per suonare le rosee note del trionfo. L’abbiamo trovato in un ruolo particolare, quello dell’esaltatore di qualsiasi programma di Canale 5, sbandierando l’entusiasmo tipico del direttore di rete alle agenzie stampa. Ma stavolta nessuno squillo gioioso, rimangono le campane da listare a lutto, perchè il malato c’è, e al momento non si regge neppure in piedi.

Ed è un malato di lusso. Cultura Moderna termina la prima settimana di programmazione leccandosi appuntite ferite, la spunta Frizzi a sorpresa, canalizzando l’attenzione del pubblico sul nuovo gioco dell’access-prime time di Raiuno, quel Soliti Ignoti che, con una semplicità disarmante e altrettanto appeal, riaccende il sorriso a Viale Mazzini, e fa sprofondare nell’incertezza quelli di Cologno Monzese. Perchè la questione s’è fatta grave, il programmino di Teo Mammucari, proprio quello che vinse un Telegatto e che non ebbe rivali l’estate scorsa, confermandosi con record su record programma più visto dei tre mesi di latitanza tv, ha perso improvvisamente le marce e ora neppure a folle la macchina cammina. Gli addetti ai lavori ci tengono a sottolineare che in realtà si sfidano due programmi che adocchiano tipologie di pubblico differenti: come dire, nessuna sfida, ognuno gioca per conto suo. Ma con l’Auditel non si scherza, e i numeri attestano verità agghiaccianti per la banda di Ricci. Passi una prima settimana col fattore sorpresa, con sorpassi e controsorpassi. Però la seconda settimana è incominciata con un verdetto netto: vince Frizzi, 6.069.000 telespettatori e il 28,02% di share, mentre Ricci si attesta sui 4.795.000 e un 21,98%. Un divario pesante, ben 6 punti di share. Una batosta cruenta, che fa zittire Donelli e preoccupare i dirigenti del Biscione, che già si pregustavano una nuova estate di sorrisi.

Ogni misfatto nasconde una soluzione, un motivo, un’insinuazione. E il calo di Cultura Moderna si aggrappa ad un deciso cambiamento di formula, che rende il gioco meno appetibile e divertente, oltretutto noioso e senza grinta. L’arrivo di Lydie Pages al fianco di Juliana Moreira ha rafforzato il parco femmineo nella trasmissione, ma intanto è scomparsa proprio la Moreira, che dal raddoppiamento di bocce non ha guadagnato nulla, anzi ha progressivamente perso contatto con Teo Mammucari, e per fortuna che almeno lui si mantiene in esercizio scatenando da vero instancabile la sua proverbiale irriverenza. Però il gioco, che dovrebbe scalpitare, incespica malamente. E lo fa nella parte finale, quando si aspetta che esca dalla cabina il vip di turno per approvare o meno le candidature dei talentuosi. Però ognuno di loro, singolarmente, deve attendere una manciata di minuti devoti alla suspence per sapere se c’ha azzeccato, e soprattutto la scelta viene fatta in una rosa di candidati, rendendo la ricerca del vip molto meno spontanea ed esilarante. Ma senza dubbio, l’attesa inutilmente spasmodica del finale fa inevitabilmente crollare pazienza ed attenzione del pubblico, che già non tollera sbrodolamenti oltre misura – e già che la prima serata riparte alle 21.20 se non oltre, proprio come ai brutti vecchi tempi, prima della tregua forzata.

Non che l’avversario diretto sia francamente irresistibile. Soliti Ignoti ha lacune evidenti, proprio come il restyling del concorrente di Canale 5, con il quale condivide una struttura di gioco particolarmente immediata da far a meno di inutili orpelli per migliorarne l’appeal. Ma se Cultura Moderna s’è complicata la vita rielaborandosi senza motivi apparenti, Soliti Ignoti sconta l’effetto novità e una conduzione, quella di Fabrizio Frizzi, che, seppur non si dimostri esaltante nè tantomeno briosa, non stona più di tanto con il gioco che non dispensa sussulti o emozioni a ripetizione, anzi è una litania da processione che ben s’adatta alle attenzioni ridotte di un target alticcio d’età che tradizionalmente s’incolla a RaiUno. Da qui le differenze di tipologia di pubblico, da qui un motivo per giustificare un distacco così cospicuo tra due programmi quasi simili – entrambi giocano sul fattore identità – e soprattutto un crollo così inaspettato del gioco che giusto un anno fa fece sfracelli, anche quando dall’altra parte c’erano i Mondiali.

La soluzione sarebbe semplice: cambiamenti in corsa. Ma Cultura Moderna è registrata, ergo anche intervenire sul montato non è così facile, anche perchè si deve agire di bisturi, con l’accortezza di non turbare la spontaneità del decorso delle singole puntate. Visto che le puntate sono registrate, non è poi così difficile modificarne l’ordine temporale, così ecco che ieri sera da Mammucari vincono i 500.000 euro in palio, ma non vi è stato nessun impatto sull’ascolto. Un’ulteriore, fiammante batosta. Neppure servire in anticipio la vittoria di un concorrente serve a far cambiare canale. Proprio nella puntata più interessante, la sconfitta assume proporzioni disastrose. E Del Noce intanto è libero di ridersela, anche perchè così, per immediata correlazione, con Soliti Ignoti – che quindi si candida a sostituto di Affari Tuoi – riabilita lo sfiduciato Fabrizio Frizzi, ristabilendolo con successo nella rete ammiraglia dalla quale era stato cacciato e poi recuperato. Una rivincita niente male, di fronte a previsioni funeree sulla sua nuova avventura. Ricci è avvisato, e chissà che non prepari missive per scovare i soliti ignoti tarocchi, a cui è tanto affezionato.